151esima

Torno per lasciarvi il racconto per la challenge di scrittura Raynor’s Hall. Il tema di questo mese era: “dopo la fine di una storia”. Buona lettura!

Un’ultima stretta di mano, un saluto a tutti quei personaggi che hanno saputo rendere avvincente queste centocinquanta puntate. Il tempo è parso volare, non mi sembra vero di aver detto davvero la parola fine. Che poi, avremmo pure potuto tirarla ancora di più per le lunghe. Non sono di certo mancati i drammi, i patetismi e nemmeno delle situazioni assurde che si sarebbero potute chiarire a tavolino in pochi minuti. Ma alla gente questa roba piace e pare dare un senso di appagamento che, cose più complesse, non riescono a dare: lasciano solo amarezza.

Ma adesso non mi rimane più niente. Niente litigi con la suocera che finivano in tiri di capelli, né insulti sulla mia selvatichezza, dato che non ero abituata nemmeno a indossare le scarpe, prima di sposare mio marito, né a usare le posate. Ma ora è tutto finito. Sono ricca, rispettabile e con un uomo che mi ama e amo. La suocera si è rivelata dolcissima e ci siamo chiarite, anche se ha tentato di accusarmi di un omicidio e di farmi lasciare da mio marito. Precauzioni, diceva, e io sinceramente non ho avuto nulla da obiettare.

Ma adesso? Adesso è tutto vuoto, noioso. Un mare piatto di cui non si riesce a intravedere la fine. Non riesco a godermi la felicità. È stato solo quel fugace attimo di averla conquistata, di avere tutto a posto che mi ha resa soddisfatta. La sensazione è evaporata subito, sfuggita dalle mie dita. Ero lì, sempre in attesa di qualcosa che perturbasse la quiete. Ma ormai tutto è finito, nulla potrà arrivare più. La felicità è diventata noia, la noia insoddisfazione e la insoddisfazione frustrazione. Non c’è niente di più che io possa avere, che possa desiderare. Ma mi manca. Se dicessi a qualcuno del mio stato d’animo mi prenderebbero per pazza, un’incurabile pezzente che faceva meglio a stare sulla strada invece che aspirare a una fortuna che pochi sarebbero riusciti a raggiungere, nel mio stato.

Potrei tiranneggiare, movimentare io la situazione. Ma mi sento ingrata. Sarebbe soltanto per mio capriccio e poi provo una noia che mi rende proprio difficile i movimenti. Sto avvizzendo e molti non sanno che il “felici e contenti” è una condanna da cui non si può uscire, non si può superare. Inutile parlarne con mio marito, né con chiunque altro mi voglia bene. E questo aiuta solo a creare altre insormontabili muri, che creano diffidenza e allontanamento.

Devo scappare, andare via. Avere il coraggio di strapparmi a questa situazione per potermi reimmergere nel caos della vita e sentirmi viva. Aveva ragione Eraclito nel dire che nella staticità ci fosse la morte e nel dinamismo la vita.

Ero appena uscita dal set, mi voltai a guardarlo. Forse potevo anche recitare male, ma qualcosa mi ero portata dietro con me. Non riuscivo a lasciarlo andare. Un barlume di consapevolezza o un monito? Non sapevo dirlo, sentivo di non essere stata completamente onesta, però. Ci voleva una centocinquantunesima puntata, in cui si attivava qualche altro dramma oppure che facesse capire quanto la felicità si potesse avvertire anche grazie a quei contrasti.

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8 risposte a "151esima"

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