Recensione di “Until Dawn”, il videogame Survival Horror

Until Dawn

Copertina del videogioco survival horror “Until Dawn”

Scheda

Titolo: Until Dawn

Data di Pubblicazione: 26 agosto 2015 (Europa)

Genere: Survival Horror

Origine: Regno Unito

Sviluppo: Supermassive Games

Pubblicazione: Sony Computer Entertainment

Modalità di gioco: giocatore singolo

Trama

Solo le tue scelte decideranno chi sopravvive

Quando otto amici fanno ritorno alla baita dove due loro amiche sono scomparse esattamente un anno prima, la situazione si fa presto sinistra.
In preda alla paura e alla tensione, dovrai prendere decisioni difficili che significheranno vita o morte per i membri del gruppo.

Osserva l’impatto delle tue scelte e il percorso intrapreso con il sistema ‘effetto farfalla’.
• Gioca nei panni di tutti gli otto amici, ognuno dei quali può sopravvivere o morire a seconda delle tue decisioni. Non ci sono seconde possibilità.
• Resisti a momenti spaventosi, resi vivi da un cast hollywoodiano che include Hayden Panettiere (Heroes, Nashville).

(Dalla presentazione del gioco del PlayStation Store)

Discussione (No Spoiler)

L’horror non credo sia propriamente nelle mie corde e, infatti, sono pochi i libri e i film che ho visto di questo genere. Mi sono ritrovata a giocare “Until Dawn” con un’altra persona e, per motivi logistici, lo abbiamo dovuto finire tutto in un giorno. Per me è stata un’esperienza piacevole ma anche sfiancante: non sono abituata a stare così tanto davanti a uno schermo a giocare. E non sono abituata alle emozioni che vogliono trasmetterti gli horror.
“Until Dawn” è un gioco che cita ben volentieri grandi classici degli horror. Come lo so? È stato piuttosto palese, anche solo conoscendo alcune trame generali o cattivi iconici. Mi è piaciuto anche per come sia riuscito ad arricchire e sviluppare dei caratteri, bene o male, abbastanza stereotipati all’inizio.

I protagonisti fanno ritorno a Blackwood Pines dove, un anno prima, è avvenuta la tragica morte delle due gemelle Washington: Hannah e Beth. Il fratello delle due, Josh, è ancora addolorato dalla perdita e spera che, ritornare lì, lo aiuti a superare il trauma e passare un momento sereno con i suoi amici. Le prime interazioni del gioco sono tra i protagonisti stessi e aiutano sia ad alterare le statistiche caratteriali e i rapporti dei personaggi, sia a spiegare le meccaniche dell’ effetto farfalla.

L’effetto farfalla del gioco è una dinamica interessante e che ha reso famoso il gioco. Ho fatto solo una partita e ho un’idea di dove vanno a parare alcune decisioni, su altre ho dei dubbi. Ma questa è una cosa che dovrei valutare in una partita successiva. In linea di massima trovo anche che i totem che dovrebbero aiutarti a capire certe cose, non siano particolarmente d’aiuto, se non molti poco. Alcuni mi hanno anche portata fuori strada su alcune decisioni da prendere. Sono anche abbastanza facili da trovare se si esplora quel minimo: alla prima run li ho trovati quasi tutti e, quelli che ho mancato, credo siano in luoghi in cui non sono arrivata perché… era morto prima il personaggio. Nella prima parte bisogna esplorare anche per trovare degli indizi. Via via ci saranno sempre più scelte morali e si dovranno risolvere (o meno) i Quick Time Event, dinamica che avevo imparato da “Detroit: become human”.

Dopo la prima parte, sono rimasta incollata alla sedia a giocare per capire come andasse avanti. Se si fanno attenzione ad alcuni elementi, credo si possano smascherare già alcuni grandi misteri del gioco fin dall’inizio. Non sono riuscita a indovinare tutto al 100% subito ma ho trovato la storia generale con una certa coerenza narrativa e, se si sta attenti, si capiscono già molte cose prima di avere una conferma. Le sbavature della trama, a mio avviso, sono state fatte solo per creare delle situazioni di paura e sorpresa per il giocatore. Una dinamica che non ho particolarmente apprezzato del gioco sono gli jumpscare. La parte centrale è costellata di jumpscare e sono anche abbastanza banali/o riusciti male. Non mi spaventavano, né li apprezzavo ma li trovavo solo fastidiosi. Ce n’è stato solo uno che ha davvero meritato il mio applauso: mi ha spaventata e l’ho apprezzato tantissimo anche perché non lo avevo previsto per nulla.

Un ruolo chiave del gioco è quello dello psicologo. A inizio partita, litigavo ogni secondo con lo psicologo a voce, rispondendogli a tono. Ho trovato quella parte geniale, invece, e ho aspettato con sempre più ansia quelle parti.

Mi è piaciuto molto e credo che lo rigiocherò volentieri (con altre scelte o tirando dei dadi). Sembra davvero di guardare un film, ci sono tanti dettagli e il doppiaggio non è male. È stato un po’ pesante per me perché avevo urgenza di finirlo in un solo giorno, quindi sono curiosa di godermelo con più calma. Ho trovato anche che il gioco, se all’inizio era abbastanza prevedibile, a un certo punto diventi abbastanza controindicativo nelle scelte da prendere, che non ho trovato sempre condivisibili se calate in un contesto reale. Ma questa è una mia impressione.

Hai altri bei giochi horror da consigliarmi?

Trailer


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2 risposte a "Recensione di “Until Dawn”, il videogame Survival Horror"

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