Recensione “Così si perde la guerra del tempo” di Amal El Mohtar, Max Gladstone

Così si perde la guerra del tempo

Copertina di “Così si perde la guerra del tempo” di Amal El Mohtar, Max Gladstone della Mondadori

Scheda

Titolo: Così si perde la guerra del tempo

Titolo originale: This Is How You Lose the Time War

Autore: Amal El Mohtar, Max Gladstone

Prima pubblicazione: 2019

Lingua originale: Inglese

Genere: Romanzo (fantascienza)

Quarta di Copertina

Tra le ceneri di un mondo in rovina, un agente del comandamento trova una lettera: “bruciare prima di leggere”. Inizia così la strana corrispondenza tra due agenti rivali, Rossa e Blu, emissarie di due fazioni in lotta, ciascuna desiderosa di controllare il passato per dominare il futuro. Ma quella che è iniziata come una sfida a distanza presto si trasforma in qualcosa di diverso. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico… qualcosa che potrebbe farle uccidere. Perché in fine dei conti c’è una guerra in corso. E qualcuno deve vincerla. Non è così che funziona?

(Dalla quarta di copertina della Mondadori)

Discussione (no Spoiler)

Blu e Rossa sono due rivali che compiono varie missioni nel passato per portare le loro rispettive fazioni alla vittoria nel futuro. Un giorno, Rossa trova una lettera indirizzata a lei e, nonostante possa essere una trappola, decide di leggere e accettare la provocazione della sua avversaria. È l’inizio di una fitta corrispondenza sparsa nello spazio-tempo.

Inizialmente sono rimasta spaesata dalla narrazione. Tutti gli eventi della guerra sono appena accennati e non si avrà mai una vera e propria spiegazione di quello che succede davvero. Abbiamo solo degli sprazzi di dove le due si trovano e cosa stanno facendo. Questa cosa mi aveva creato un senso di estraniamento che è andato a diminuire quando mi sono lasciata inglobare dalle lettere e dalla strana relazione che emerge tra Blu e Rossa.

Lo scambio epistolare è il vero fulcro del libro. Sono lettere bellissime. Ogni singola parola ha un chiaro significato e ogni parola scritta ci permette di capire cosa davvero si agita nell’animo di un personaggio, a volte prima che il personaggio stesso se ne renda conto. È bellissimo vedere come una corrispondenza nata per tentare l’avversario, sbocci in qualcosa che neanche il Giardino, la fazione di Blu, poteva prevedere. Sono quelle radici tanto profonde ad alterare la storia delle due per sempre, senza portare a un effettivo vincitore, o quasi.

“Così si perde la guerra del tempo” mi ha anche fatto venire voglia di scrivere qualcosa a quattro mani. L’idea di base trovo sia geniale, anche se il testo stesso allude a una fiaba di riferimento per il finale.

Il finale è avvincente e davvero mi sono ritrovata a parteggiare per le due. È un finale aperto, si interrompe proprio sul “più bello”. Quindi capisco che ad alcuni lettori possa infastidire in qualche modo. Ma credo sia anche la giusta conclusione. Gli eventi attorno a Blu e Rossa ci servono a capire perché si comportino in un determinato modo e qual è il loro ostacolo. A noi interessa sapere quanto il sentimento tra loro sia o meno genuino. Il loro “dopo”, se avranno un dopo, è un dopo che non contempla più lettere e viene meno lo scambio tanto fugace e articolato che ha innescato il libro.

C’è da dire che, se da un libro desideri chiarezza nei fatti narrati, forse non è il libro che fa al caso tuo. Ho parlato di estraniamento all’inizio, proprio perché non è davvero possibile ricostruire tutti gli spostamenti delle protagoniste nello spazio e nel tempo, questi sono funzionali solo per il loro scambio di lettere o per svelare parte di sé e della loro umanità sopita.

È però una bellissima storia d’amore e di umanità in una guerra che imperverserà, probabilmente, per sempre: come si può davvero vincere una battaglia dove si continua ad alterare il passato? Lo scambio di parole è sottile e ben studiato. Gli autori sono stati molto bravi a costruire una corrispondenza piena di immagini e che riesce a chiarirti, in poco, le differenze e le affinità delle due protagoniste.

Lo stile a me è piaciuto, ho trovato ogni parola calibrata e poetica. Non ho letto il libro in inglese ma presumo la traduzione dei passi epistolari non sia stata affatto semplice, ma è ben curata.

Tu hai letto “Così si perde la guerra del tempo”?


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3 risposte a "Recensione “Così si perde la guerra del tempo” di Amal El Mohtar, Max Gladstone"

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