Recensione “I Persiani” di Eschilo

I Persiani

Copertina di “I Persiani” di Eschilo della Universale Economica Feltrinelli

Titolo: I Persiani

Titolo originale: Πέρσαι

Autore: Eschilo

Prima pubblicazione: 472 a.C.

Lingua originale: Greco antico

Genere: Tragedia

Ambientazione: Palazzo reale a Susa, Persia

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Quarta di Copertina

I Persiani di Eschilo è la tragedia più antica che ci sia stata tramandata e l’unica fra le trentadue pervenutaci che abbia come trama un fatto storico: la battaglia di Salamina in cui i Greci con pochissime navi sconfissero e costrinsero alla ritirata il potentissimo esercito di Serse nel 480 a.C. ovvero solo otto anni prima della rappresentazione del dramma.

Ma la tragedia trasfigura i fatti della storia: Eschilo fa dello scontro con i Persiani un ‟mito”, rappresentabile in dramma alla stregua degli altri ‟miti”: il ‟ciclo persiano” come il ‟ciclo degli Atridi”, o il ‟ciclo troiano”. Lo scontro con Serse diventa un capitolo dello scontro che da sempre oppone Oriente a Occidente: anche gli dei sono schierati come a Troia, gli uni a fianco dell’Asia, gli altri degli Achei.

(Quarta di copertina scritta dalla Universale Economica Feltrinelli)

Discussione

Ho riletto la tragedia greca più antica pervenutaci: “I Persiani” di Eschilo. È una tragedia a tema storico sulla guerra tra Greci e Persiani.

Come al solito, la questione è quella di allontanarsi dagli studi fatti per cercare di recensire questa tragedia senza altre influenze. Così come mi piacerebbe, prima o poi, vederle recitate più che lette.

La storia è scritta dai vinti e, come tale, i vincitori non si risparmiano di umiliare il loro avversario per esaltarsi. In passato doveva essere un’opera che conteneva in sé una certa potenza, proprio perché nessuno avrebbe creduto che le città greche avrebbero potuto arrestare un impero organizzato e minaccioso come quello persiano. Nell’opera si va a enfatizzare la lunga lista di vittorie e questo diventa sicuramente utile per ricostruire le imprese dei greci. Anche se, come lettura a sé, non è particolarmente attraente.

Le usanze greche vengono mescolate alle persiane e tutto in questa tragedia è contrasto. I greci sono sempre presenti e opposti ai persiani ma non è l’unica cosa che salta all’occhio. Anche Dario e Serse vengono paragonati, esaltando del primo la prosperosità donata al proprio popolo e del secondo la tracotanza e la violenza che lo hanno portato alla sconfitta.

Penso che quello che mi piace tanto di Eschilo sia una specie di fascino per l’arcaico. Le sue opere sono massicce, maestose ma non raffinate di ghirigori superbi. I vari personaggi persiani sfilano l’uno dietro l’altro, parlando ognuno del proprio dolore e della propria sconfitta. È il coro che agisce come motore e come mezzo di connessione tra i vari personaggi, interfacciandosi con domande, riflessioni ed esclamazioni. Anche questa potrebbe essere vista, a mio parere, come una continuazione della contrapposizione: di personaggi importanti e di un popolo, a sua volta, come se fosse l’impero persiano e la democrazia greca a confronto.

Sono sempre stata affascinata dal personaggio di Serse in questa tragedia, che scudiscia persino il mare per manifestare la sua potenza. È il personaggio di cui si sente molto parlare prima del suo arrivo effettivo in scena. Serse, assieme alla presenza del fantasma del padre, mi pare un Amleto e il padre, anche se in ruoli totalmente diversi. Dario non è contento dell’operato di quel suo figlio scellerato che ha portato alla rovina con sé il suo popolo. Serse, poi, non deve vendicare nessuno: è solo un uomo la cui troppa ambizione di potere ha corrotto la sua carriera.

Consigliata la lettura? Indubbiamente se avete voglia di recuperare le tragedie greche, non potete non conoscerla. Continuo a ritenere che queste opere siano particolari e, anche se visionate in un teatro, bisogna avere delle specifiche conoscenze per capirlo e apprezzarlo. Credo che sia troppo lontano dalla nostra visione sia per il modo di narrare, che per la metrica e anche per come venivano considerate ed eseguite le scene più cruente sul palco. Pochi sono ancora abituati al teatro, il cinema ci ha abituato a tutto un nuovo modo di raccontare le storie, troppo lontano dalla visione antica del mondo.

Lo avete letto?

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