Recensione “I sette contro Tebe” di Eschilo

I sette contro Tebe

Scheda

Titolo: I sette contro Tebe

Titolo originale: Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας

Autore: Eschilo

Lingua originale: Greco antico

Ambientazione: Acropoli di Tebe, Grecia

Prima assoluta: 467 a.C.

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Dramatis Personae

Eteocle: Re di Tebe

Messaggero

Antiogone: sorella di Eteocle

Ismene: sorella di Eteocle

Araldo

Coro di giovani tebane

Quarta di Copertina

Sette contro Tebe” di Eschilo, rappresentata per la prima volta nel 467 a.C., è la terza tragedia ( dopo “Laio” e “Edipo”) di una trilogia interamente dedicata all’inquietante saga dei Labdacidi, una delle famiglie più ostinatamente sanguinarie della pur cruenta mitologia greca. È una delle tragedie più arditamente monolitiche del teatro ateniese.

(Dalla quarta di copertina di La Vita Felice Editore)

Discussione (No Spoiler)

Non credo sia facile parlare di una tragedia greca di tanti anni fa. Sicuramente chi ha frequentato il classico o inerenti studi successivi, sa di cosa parla la pièce teatrale o si ricorderà di Eschilo. Per chi invece è un appassionato di mitologia greca, penso sia molto più facile conoscere le vicende di Eschilo e di Antigone. “I sette contro Tebe” parla di sette guerrieri che, con il loro esercito, assaltano la città di Tebe guidati da Polinice. Eteocle, re di Tebe, è il fratello di Polinice e sono entrambi figli di Eschilo. Il loro duello e la loro morte porterà Antigone al suo gesto di ribellione.

Ma ritornando alla questione principale, credo che sia difficoltoso parlare liberamente di questi testi teatrali. Il giudizio che ne abbiamo è troppo filtrato dallo studio e spesso ci è difficile dire che possa non piacerci. Si deve anche considerare che è una tragedia davvero lontana nel tempo da noi e i testi teatrali, tranne poche eccezioni, va vissuto più che letto. Ho avuto questa fortuna una volta ma non mi è stato possibile apprezzare a pieno l’esperienza, inoltre non era questa la pièce in scena.

Non è una delle tragedie che preferisco di più di Eschilo. Mi è anche un po’ difficile entrare completamente nel mood, mi sembra sempre di esserne un po’ estraniata. Le tragedie di Eschilo le trovo lucide per lo spettatore, i suoi personaggi granitici e forti sono uno dei motivi però che me lo fanno amare tanto (si pensi al Prometeo che ha poi ispirato il titanismo romantico). Ne risulta che provo fascino. Il problema è che il protagonista non riesce a conquistarmi con il suo carisma.

La tragedia di Eteocle e Polinice mi sembra solo un passaggio da Edipo ad Antigone. Eppure della trilogia di tragedie di Eschilo è l’unica sopravvissuta.

Eteocle non cede, dopo un anno di potere, il trono al fratello. È questo a scatenare la battaglia, anche se è rappresentato come un re che tiene alla sua popolazione. Atteggiamento che cambia non appena apprende dell’arrivo del fratello con un esercito. Qui Eteocle accetta il fato della sua stirpe maledetta e combatte il fratello, nonostante il coro cerchi di dissuaderlo.

Il coro nelle tragedie di Eschilo è la componente che muove la tragedia con i suoi commenti e le sue emozioni. Alla fine i personaggi della tragedia sono Eteocle e il messaggero che parlano tra di loro, mentre il coro commenta. Polinice, anche se innesca tutti i mali, non è presente.

In una narrazione più moderna sarebbe forse uno spreco non dar voce a entrambi i personaggi ed evidenziare la loro reciproca tragedia. Forse è l’essere così lontana a risultare così di difficile di comprensione e affascinante allo stesso tempo.

Voi conoscevate Eschilo? Avete mai avuto l’occasione di vedere una tragedia greca dal vivo?


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Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

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