Riscrivere Barbablù

Questa storia è stata scritta durante la live del Circolo di scrittura Raynor’s HallAssegnato un tema, si ha solo un quarto d’ora di tempo per scrivere una breve storia. dopo la stesura si leggono le proprie storie in una live. Il tema di questo incontro era “riscrivere il finale di Barbablù”.

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Ho sempre adorato la storia di Barbablù e, anche se ho insistito su questo tema, non avevo proprio idea del finale da fare. Questo è quello che è uscito fuori!


Uscì dalla stanza trafelata, richiuse la porta. La sprangò. Scivolò a terra. Le si leggeva in volto lo sconforto della sua scoperta. Aveva vissuto in tutte quelle sale dorate e ormai sapeva di convivere a pochi passi da una macelleria di donne.

Sentì i passi del padrone tornare, i servi sciamare verso la porta d’ingresso. Tempismo perfetto, ma non lo considerava più suo marito. Temeva le si leggesse negli occhi la colpa di quanto aveva compiuto. Doveva confidare nei suoi fratelli, sarebbero arrivati di lì a poco. E fino a quel momento, se non era stata uccisa per tutto quel tempo, forse aveva una speranza. Una piccola speranza. E ci si sarebbe aggrappata fino all’ultimo.

Convocata nel salottino, cercò di sorridere. Sentiva le labbra sfuggire al suo controllo, in un tic nervoso.

Lo salutò, lo baciò e si sedette sulla poltrona di fronte alla sua. Chi lo avrebbe mai detto che in quelle sembianze umane si annidasse il demonio.

«Potete restituirmi le chiavi?»

Prese il mazzo, non riuscì a spiccicare parola mentre sfiorava le sue dita. Le dita che avevano ucciso, massacrato, smembrato.

«Sono… pulite» stupore. Totale stupore.

Lei non capiva, non incrociò i suoi occhi, si limitò a rimanere in silenzio.

«È la prima volta che torno e… e non sono macchiate di sangue».

Di sangue dovevano essere macchiate solo le dita del suo sposo ma… se fosse stata una prova?

L’idea le guizzò nella mente. Una prova ben crudele e se era stata la prima… forse le voci che si dicevano al villaggio erano state vere fin dal principio. Dopotutto nemmeno la sua ricchezza era riuscito a offuscarle.

Barbablù continuava a fissarla, incantato e quello sguardo le provocava disgusto, odio, disprezzo. Sentì la paura scavalcata da un senso di rabbia e impotenza. Si sentiva abbandonata dalla sua famiglia che l’aveva sposata, dal suo corpo che non avrebbe retto i colpi brutali di un assassino.

«Perché dovrebbero essere sporche? L’unico sporco qui siete voi. Voi e… quel… quelle…» si interruppe, non sapeva nemmeno come dirlo. Si era alzata in piedi ma la consapevolezza di essersi tradita la riportò a sedersi. Se aveva avuto una minima possibilità di salvarsi, l’aveva gettata via. Ma come si poteva resistere a una tale atrocità? Non aveva avuto neanche la possibilità di scappare da quella casa di orrori. Poteva sentire l’odore di sangue fin lì e la nauseava.

«Voi… voi sapete, eppure siete qui. Forse avete capito quelle che le altre non avevano mai capito? La vita eterna, ecco cosa ho sempre voluto. Ho ucciso per un bene più altro, ho ucciso perché possa risollevare la razza degli uomini e riportarla ai fasti di un’epoca in cui convivevano con le fate. Voglio che stiate al mio fianco, non temete quegli orridi spettri. Il mio amore saprà farveli dimenticare. Il destino mi diceva che avrei potuto trovare il conforto eterno in una donna che avrebbe decretato o la mia ascensione o la mia rovina. Siate l’ultima chiave e il mio tormento si appianerà, sparirà. Quelle donne torneranno in vita e voi sarete la mia diletta compagna».

Si era gettato ai suoi piedi. Il terribile Barbablù ai suoi piedi, miagolava le sue lusinghe, accarezzava la sua vanità. Ma non sentiva altro che terribile disgusto.

Le porte si spalancarono, entrarono i fratelli. Il panico la fece fuggire, volò verso i suoi fratelli.

«Ma come, voi fuggite, a voi che ho promesso di fare alcun male?».

«È lui che… sopra… sono morte tante donne, le voci sono tutte vere».

I fratelli sguainarono le spade.

«Se è questo quello che volete, finirete anche voi in quella stanza.

E dopo aver ucciso la donna con la spada, i servi uccisero i fratelli.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Riscrivere Barbablù” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


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3 risposte a "Riscrivere Barbablù"

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