Recensione di “Parla, ricordo” di Vladimir Nabokov

Parla, ricordo

Copertina di “Parla, ricordo” di Vladimir Nabokov

Scheda

Titolo: Parla, ricordo

Autore: Vladimir Nabokov

Prima edizione: 1967

Genere: autobiografia

Lingua originale: inglese

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Quarta di Copertina

Con la “particolare nitidezza” di qualcosa che si vede dall’altro capo di un telescopio, minuscolo ma provvisto dello smalto allucinatorio di una decalcomania, Nabokov ha lasciato affiorare dalle pagine di questo libro la sua fanciullezza nella “Russia leggendaria” precedente alla Rivoluzione, troppo perfetta e troppo felice per non essere condannata a un dileguamento istantaneo e totale, sospingendo poi il ricordo fino all’apparizione dello “splendido fumaiolo” della nave che lo avrebbe condotto in America nel 1940. “Il dettaglio è sempre benvenuto”: questa regola aurea dell’arte di Nabokov forse mai fu applicata da lui stesso con altrettanta determinazione come in “Parla, ricordo”. Qui l’ebbrezza dei dettagli che scintillano in una prosa furiosamente cesellata diventa il mezzo più sicuro, se non l’unico, per salvare una moltitudine di istanti e di profili altrimenti destinati a essere inghiottiti nel silenzio, fissandoli in parole che si offrono come “miniature traslucide, tascabili paesi delle meraviglie, piccoli mondi perfetti di smorzate sfumature luminescenti”. Compiuta l’operazione da stagionato prestigiatore itinerante, Nabokov riarrotola il suo “tappeto magico, dopo l’uso, così da sovrapporre l’una all’altra parti diverse del disegno”. E aggiunge: “E che i visitatori inciampino pure”. Cosa che ogni lettore farà…

(Dalla quarta di copertina del libro Adelphi)

Discussione (No Spoiler)

Non ho mai letto nulla di Nabokov. Certo, conosco a grandi linee di cosa tratta “Lolita”, ma non è la stessa cosa che leggerlo. Forse, in un certo senso, è stato azzardato partire dalla sua autobiografia.

Mi sono ritrovata davanti una personalità molto interessante. Non solo per le esperienze narrate, ma soprattutto per come le narra. Una buona parte del libro è molto eterea, come le farfalle che Nabokov amava catturare. Il modo di narrare risente molto dello stile di scrittura del suo tempo: non è organica ma ci si perde nel flusso dei ricordi. Questo flusso diventa molto più concreto in alcuni sprazzi, come quando discute con precisione sulle specie delle farfalle, o quando si parla, in età più matura, della situazione politica della Russia.

Se poco mi è rimasto della sua infanzia, ci sono delle scene che mi hanno fatto molto riflettere. È interessante come i ricordi infantili si mescolano a quello dell’uomo adulto, che non solo sa già come andranno le cose, ma a cui si insinua sempre più preponderante la storia russa di quel periodo.                                                                                                  

Interessanti sono le prime esperienze d’amore di Nabokov, tra cui sicuramente emerge la figura sui generis di Tamara. Una ragazza un po’ “selvaggia” che rimarrà una costante importante anche quando ormai i due si saranno persi di vista, lui ormai in Crimea per sfuggire all’arruolamento russo.

Ma quello che davvero ha attirato la mia attenzione è la figura del padre di Nabokov: specie quando si parla del duello e la sua contribuzione nella rivoluzione russa.

Questa autobiografia trovo faccia molto riflettere sullo spaccato storico dell’epoca. Nabokov non diventa mai troppo pesante nel narrarla, dopotutto è la sua biografia. Fa brevi accenni che bastano a inquadrare la situazione. Ma è interessante notare come l’aria di quel tempo potesse influenzare qualcuno. Particolare rilievo assume anche la narrazione che gli europei fanno della Russia, rispetto a un uomo che aveva vissuto con mano certe vicende.

Non è un libro che mi ha completamente rapita nella sua narrazione, ma che ho trovato davvero molto intrigante, specie quando la lettura era abbastanza avanzata. A volte, quando studiamo la storia, alcuni avvenimenti ci sembrano così lontani da noi. Continuo a ritenere importante lo studio della storia, importante anche per capire la nostra quotidianità e cercare sempre il modo in cui comportarsi. Libri del genere servono per capire le esperienze dello scrittore. Purtroppo mi è impossibile fare questo tipo di paragoni, non avendo letto niente di suo. Ma questi libri sono importanti anche per sentire vicino quello che leggiamo e studiamo nei libri di storia.

In poche pagine l’autore ha ripercorso la sua vita, le sue passioni e la sua storia. È una lettura che non prende molto tempo ma, anche se molto breve, ci ho messo molto tempo per leggerla. Non tanto perché fosse particolarmente pesante, ma perché questi flussi di pensieri non mi scivolavano addosso, a volte non mi erano indifferenti. Nabokov e io abbiamo davvero poco in comune, da quello che ho potuto leggere come esperienze di vita. Forse questo mi ha fatto molto riflettere e valutarlo dal suo stesso racconto.

Spero presto di leggere qualche suo romanzo. E voi, cosa avete letto di suo?


Se vi è piaciuto l’articolo e vorreste leggere altro di mio, informatevi sui miei libri Qui

Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

Una risposta a "Recensione di “Parla, ricordo” di Vladimir Nabokov"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: