Recensione “Aria e altri coccodrilli” di Silvia Pillin

Aria e altri coccodrilli

Copertina di “Aria e altri coccodrilli” di Silvia Pillin

Scheda

Titolo: Aria e altri coccodrilli

Autore : Silvia Pillin

Prima Edizione: 2018

Genere: Narrativa

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Quarta di Copertina

Aria ed Eva hanno diciotto anni, frequentano la stessa scuola e la stessa biblioteca, ma non si conoscono. Eppure hanno molto in comune: entrambe vorrebbero smettere di esistere. Aria ha un quaderno in cui annota i luoghi, i libri, le frasi, i modi del morire, domandandosi se troverà mai il coraggio di passare dalla teoria alla pratica, e intanto cerca di racimolare i soldi per il corso di scrittura che potrebbe essere un motivo per vivere ancora un po’. Eva si butta dalla finestra e basta, ma sopravvive a se stessa e dopo tutto è quasi peggio. Quando le loro strade si incrociano, grazie a un biglietto non firmato e a un esercizio di scrittura, qualcosa inizia a cambiare. I loro coccodrilli, forse, possono ancora essere addomesticati.

(Dalla quarta di copertina dell’originale)

Discussione (No Spoiler)

“Aria e altri coccodrilli” è un libro che non si perde in chiacchiere e non lo farò nemmeno io. L’inizio è un pugno nello stomaco: ci si ritrova al funerale di una persona suicida. L’ho trovato audace ma penso metta anche subito in chiaro il tipo di pubblico con cui si vuole comunicare. Io ero una di quelle persone attirate dal tema. Di libri sul suicidio ne ho letti tanti ma, specie in Italia, non è ancora abbastanza quello che si trova. Letture di questo genere smantellano un po’ quegli stereotipi sul tema che continuano a nuocere alla nostra società. E, soprattutto, ti aiuta a empatizzare e capire cosa evitare in certi casi.

Aria, la protagonista, non conosceva la persona morta. Voleva capire come si svolgesse un funerale del genere, perché immagina il suo. L’unica evasione che trova dalla realtà in cui vive è andare in biblioteca. La sua vita si consuma nel suo silenzio e nei contrasti con la famiglia. Persino le sue amicizie sono silenziose, come lo strano rapporto che vive in biblioteca con una ragazza dagli oggetti a forma di coccodrillo. Aria dice anche che avrebbe voglia di vivere se fosse come lei ed è in quel momento che si svaluta, senza notare che davanti ha un’anima che potrebbe esserle affine. Un’anima che, forse, se avesse solo il coraggio di parlare potrebbe salvare entrambe. Non è una mera questione di “salvare dalla morte”, come potrebbe essere logico pensare. È proprio cercare un motivo per cui godere della propria vita e, soprattutto, di sé.

L’unico mezzo espressivo di Aria è la scrittura. Potrebbe essere quella la sua ancora di salvezza, specie quando trova un corso di scrittura creativa tenuto dal suo scrittore preferito. Ma continua a camminare in equilibrio su un filo, mentre continua a percorrere i binari che potrebbero farle terminare il suo viaggio.

Un pezzo forte di questo libro penso si esplichi in un contrasto molto significativo: il desiderio di comunicare e l’incomunicabilità. Aria è una ragazza che ha tanto da dire e, se non parla, lo fa per vari motivi. Questo desiderio di comunicare si esplica sempre in persone che non conosce (come un’infermiera) o in oggetti inanimati che non possono giudicarla (il libro della morte). La sua incomunicabilità è dettata dalla consapevolezza di non essere capita, alimentando ancora di più il malessere che si trascina dentro. Se il problema parte al suo interno, sono anche gli altri a renderlo più grave, spesso perché non sanno cosa davvero fare in una situazione del genere o credono sia solo un piccolo capriccio temporaneo.

Stranamente, fino alla fine ho desiderato che si risolvesse tutto. Amo i finali drammatici ma la storia mi ha coinvolta così tanto che non potevo salutare così dei personaggi che desideravo salvare da loro stessi. L’ho divorato in un giorno, mi sono anche commossa. Forse ho sentito anche io i miei coccodrilli e ci ho rifatto pace. Anche se non strettamente legate al libro, devo dire che ho apprezzato molto le parole dell’autrice e, se dico questo in una mia recensione, è solo perché la storia mi ha coinvolta e fatto sentire vere quelle parole d’inchiostro (o pixel). Quando trovi uno di questi libri non puoi dire altro che grazie a chi ti ha aperto le porte di un mondo che ti ha rattristato, ma che ti ha anche fatto sentire meglio.


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