Recensione di “Havel” di Alessia Maria Lo Curto

Havel

Copertina di “Havel” di Alessia Maria Lo Curto

Scheda

Titolo: Havel

Autore: Alessia Maria Lo Curto

Genere: Dark Fantasy

Autopubblicato

Edizione: Cartacea (14,90€); E-book (2,99€ o Gratis su Kindle Unlimited)

Dimensioni: 321 pagine; 5130 KB

Lingua: Italiano

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Quarta di Copertina

“Terra allora risvegliò l’antico male dimenticato da secoli. Spaccò la crosta, permettendogli di tornare alla luce. Le piante seccarono, incendi divampavano da una semplice scintilla, l’aria presto si riempì di fumo e cenere. I verdi prati divennero rossi e gli alti alberi divennero come pietra.”

Quando le divinità iniziarono a litigare fra di loro, a farne le spese furono gli umani. La pioggia divenne nera, contaminò paesi e inaridì i terreni. Il mondo di Cabbal ne rimase sconvolto, in balia dei sentimenti degli dèi decisi a sterminare i mortali scatenando epidemie e carestie, ma in quella distruzione si accese una piccola speranza. Nella vecchia città portuale di Demo vive un ragazzo albino di nome Havel. Ogni giorno che passa, osserva da lontano gli abitanti sopravvivere a stento, chiusi tra il terribile mare e il bosco pietrificato. Dopo aver perso tutto e stanco di una vita vissuta al varco, Havel sceglie di attraversare la foresta per raggiungere Azilut, la città sacra dimora degli dèi. Forse, un modo per fare la differenza c’è. Basta solo scegliere.

Dalla quarta di copertina dell’originale

Discussione (No Spoiler)

Come lettrice non posso negare un mio legame affettivo con Havel. Non solo perché ho seguito la storia dall’inizio, quando ancora non potevo immaginare la fine. La storia, i personaggi e lo stile mi hanno subito attirata. Ricordo ancora quando lessi per la prima volta “un bacio condannerà”. Era diverso dalla versione finale e tutto il romanzo si è evoluto come quel racconto. C’è qualcosa che mi ha attirato subito, però, e questa curiosità non è mai mutata: il suo cuore. Era qualcosa che non potevo lasciarmi sfuggire. Ma lascio da parte i miei sentimentalismi e vado avanti.

Havel è un dark fantasy e la luce dello stile epico iniziale cozza con il primo capitolo. Sì, luce, perché ci ritroviamo poi in un mondo ormai tetro, oscuro, dove l’umanità per sopravvivere ha perso la sua humanitas. È in questi momenti difficili che sorgono la diffidenza, la bestialità e tutto si confonde nell’atmosfera grigia della cenere. C’è solo un personaggio completamente bianco che spicca: Havel. Un protagonista tormentato dai continui mal di testi, dal suicidio della madre e un reietto che vive ai margini di quella che un tempo era una società. Havel ha perso tutto e, se si muove, lo fa per disperazione, per allontanarsi da una situazione di cui non ha più il controllo. Profetici sembrano gli avvertimenti di chi gli sta attorno per indirizzarlo sulla giusta via.

È in questo momento che, dagli abissi danteschi in cui si ritrova a vivere, Havel cerca di uscire. Spinto dal caso, lentamente i colori attorno a lui riprendono a esistere. Ed è qui che inizia la sua salita, una salita spesso stroncata ma mai affievolita. L’autrice è crudele a mostrarci aspetti di questo mondo, aspetti che devono sempre farci tenere a mente la nostra condizioni di umani, con i suoi pregi e i suoi difetti. È un libro che, per certi versi, potrebbe assestare dei pugni nello stomaco che forse non tutti sono pronti a incassare. Io non ho avuto particolari problemi, ma riconosco che la lettura potrebbe essere ostica per alcuni a livello di avvenimenti.

Il mondo creato è davvero ben fatto e trovo magistrale il colpo finale che l’autrice ha saputo dare alla sua storia. Inaspettato all’inizio, anche se vari elementi in una rilettura chiarificano alcuni passaggi. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e, tra simpatie e antipatie, l’autrice è stata in grado di costruire un ottimo legame tra il lettore e i suoi personaggi, il suo mondo. Legame che non si è risparmiata dal maltrattare. Ma sono tutti questi mix di emozioni che hanno reso e rendono tanto bello un libro. Ogni gesto e ogni parola calzano nel personaggio e permettono al lettore di farsi un’idea di chi si ha davanti.

Il libro ha due tipi di capitoli. Il primo tipo contiene le cronache del mondo. Il secondo tipo è strettamente legato alla storia che stiamo leggendo. I due fili narrativi sono collegati in quanto ti permettono piano piano di capire veramente il mondo in cui ci si trova. Lo stile epico delle cronache l’ho trovato perfetto. Gli epiteti, il modo di scrittura, i richiami quasi fiabeschi. La storia invece si presenta più cruda, senza patetismi di sorta. Basti pensare che in un passaggio iniziale una scena è molto simile a quella della ben nota morte di Cecilia di Manzoni.  Ma anche nella sua realtà l’autrice ha saputo insinuare la fiaba. Havel è un orco impacciato a suo dire e troverà nel bosco un misterioso aiutante che ho trovato abbastanza speciale nel suo genere. È un viaggio di crescita dove Havel è solo una seconda scelta e dove imparerà anche a volere bene a caro prezzo.

Un libro assolutamente consigliato e di cui, spero, poter aver presto un confronto con altri lettori!


2 risposte a "Recensione di “Havel” di Alessia Maria Lo Curto"

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