Analisi su “Cime Tempestose” di Emily Brontë

Cime Tempestose

 

Cime tempestose Emily Bronte
“Cime Tempestose” di Emily Brontë

 

Titolo: Cime Tempestose (Wuthering Heights)

Autore: Emily Brontë

Prima Edizione: 1847

Lingua originale: Inglese

Ambientazione: Inghilterra

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Analisi

La lettura di Cime Tempestose ti trasporta nell’atmosfera magica e spettrale della brughiera. Emily e le sue sorelle vissero sin da bambine vicino alla loro amata brughiera ad Haworth e, nelle loro storie, è un’ambientazione ricorrente. Emily aveva un carattere particolare, che spesso la portava a isolarsi in lunghe passeggiate tra l’erica in fiore e questo amore viscerale si sente nel suo scritto.

Il suo carattere si riversa perfettamente nel suo unico romanzo. La prima a scorgere il talento di Emily fu Charlotte, la sorella maggiore. Trovate le sue poesie, la convinse a pubblicarle sotto pseudonimo, nonostante Emily non apprezzò mai questa intromissione nei suoi scritti personali. La raccolta, oltre a quelle di Emily, conteneva anche le poesie, ben più mediocri, delle due sorelle, ma furono vendute poche copie e non ebbe grande successo. Questa prima pubblicazione, portò le tre sorelle a pensare seriamente ai loro romanzi e fu così che usarono gli stessi pseudonimi della raccolta per pubblicare i loro scritti: Acton, Ellis e Currer Bell, rispettivamente per Anne, Emily e Charlotte. Il successo di “Jane Eyre” di Charlotte spezzò un po’ la fortuna degli altri: Cime Tempestose stesso fu ritenuto, da alcuni, un romanzo meno maturo di Charlotte. Sarà lei stessa, alla morte di Emily, ad accostare per sempre il nome della sorella a Cime Tempestose in una seconda edizione del romanzo.

Cime Tempestose non fu accolto in maniera entusiasta ed è stato riabilitato solo recentemente come grande romanzo dell’epoca vittoriana.

Motivi di critica erano diversi. Uno era la struttura a matriosca, escamotage geniale per mantenere sempre in ombra il personaggio misterioso: Heathcliff. Parte del fascino, violento e soprannaturale che esprime, è proprio dovuto a come non vengano mai rivelati parti del suo passato. A rimanere nascosti sono anche i suoi sentimenti, così da non chiarire mai la sua natura perversa: le sue emozioni rimangono sempre interpretazione di chi guarda. Ma era ben altro a scandalizzare il lettore vittoriano. Le pagine erano intrise di un odio, di una cattiveria e di una violenza che era inconcepibile per delle persone civili in una società vittoriana. Le percosse, gli animali maltratti e dei desideri così animaleschi erano ben allontani, per la morale comune, dall’appartenere a persone altolocate e rispettabili. Chi fece più fremere d’orrore era proprio Heathcliff. Il problema principale non erano le azioni commesse (normale amministrazione nei libri gotici che circolavano già da un secolo) quanto dal fatto che non si redimesse nel senso cristiano del termine. Se ne può immaginare lo scandalo.

Volare con la fantasia mi porta anche a pensare quanto la struttura matriosca potesse essere determinante per la fortuna del romanzo. Nel 1900 sarebbe stato normale usare certi trucchi per ottenere un continuo gioco di sguardi e permettere di narrare ciò che un personaggio aveva visto, non di cosa fosse successo davvero. Ma questo è un mio pensiero. Curioso è invece pensare come Cime Tempestose sia poi diventato, con il tempo, uno dei classici della letteratura vittoriana, nonostante non fosse stato apprezzato nella sua epoca.

Nel romanzo si mescolano dei retaggi del vissuto di Emily. Un esempio sono i tratti fiabeschi del romanzo. I giovani Brontë trascorrevano il tempo a inventare storie e racconti con i loro soldatini, come Gondal di Anne ed Emily, ormai perduto. La storia del ritrovamento di Heathcliff ricorderebbe qualche fiaba, come la bella e la bestia. Il padre di Catherine chiede ai figli cosa desiderino, promettendo di portare i regali richiesti dal suo viaggio. Al suo ritorno tutti gli oggetti sono rovinati, ma porta con sé la “bestia”: Heathcliff. Bestia per il suo essere rozzo e per i suoi sentimenti distruttivi, oltre che essere lo squilibrio che porterà tutte le famiglie coinvolte a rottura. Emily ha curato moltissimo il delicato incastro di queste famiglie, specie perché nel XIX si dava grande considerazione a queste faccende, dandogli sempre una certa simmetria (Catherine/Hindley; Edgar/Isabella; Cathy/Hareton) con elementi di disturbo (Heathcliff/Linton). Heathcliff è anche “bestia” per il suo retaggio misterioso, per questo spesso chiamato zingaro. La sua esoticità era motivo di grande pregiudizio, nonostante nella poco prima età dei lumi si fosse tentato di promuovere l’idea del “gentile selvaggio”.

Un altro retaggio è il contrasto pagano/cristiano. L’istituto frequentato da Emily nella sua giovinezza era particolarmente bigotto e questo colpirà negativamente la sua indole. Le sorelle Brontë, poi, furono sempre attirate da credenze pagane, forse per la loro fantasia, per la loro vicinanza nella brughiera e le leggende del piccolo popolo che viveva in Inghilterra. In Cime Tempestose tutte le apparizioni avvengono sotto forma di sogni, visioni terrificanti che sanno essere premonitori. Emily chiama sempre tutto questo “superstizione”, superstizione che non viene mai spiegata e si potrebbe immaginare sia un certo potere della brughiera.

Giungiamo al punto fondamentale del romanzo: l’amore. L’amore per la bestia (Heathcliff). Catherine non è però la classica “Bella”, non perché non sia bella ma perché le sue azioni non possono definire una bontà di cuore. Emily aveva lavorato come istitutrice in alcune famiglie altolocate, come le sue sorelle, e tutte avevano dovuto subire delle situazioni ben spiacevoli dato che questo lavoro era spesso denigrato. Catherine è una donna capricciosa e le belle cure ricevute hanno solo sotterrato parte dell’indole selvaggia affine a quella di Heathcliff. Come lei stessa dice, le loro anime sono fatte della stessa sostanza; e non come la stessa sostanza dei sogni (citando Shakespeare) nonostante i sogni li leghino molto.

Heathcliff è un’esasperazione dell’antieroe byroniano e di questo ha preso solo le parti negative, togliendo tutti gli intenti nobili e privandolo della titanica opposizione alle ingiustizie. Forse l’unico sentimento elevato capace di provare Heathcliff è l’amore? Non ne sono convinta. Il suo amore non è un amore ma un tormento malato che non può compiersi, consumato dalla violenza e dalla vendetta. Non sempre amor vincit omnia, tant’è che nel romanzo l’amore può sbocciare solo quando è la bestia a morire, anche solo figuratamente.

In una sorta di eredità le due diverse generazioni mostrano quasi un diverso modo di approcciare l’amore in situazioni abbastanza identiche. Quasi mostrano come sarebbe potuta andare la storia in modo diverso, se solo il destino avesse spostato appena appena le cose.


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Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

 


5 risposte a "Analisi su “Cime Tempestose” di Emily Brontë"

  1. Cime Tempestose era un romanzo avanti per quei tempi e diciamo che andava contro certi canoni (cosa che apprezzo quando una persona riesce attraverso la storia e soprattutto alla scrittura a dare qualcosa di nuovo e in più). Una romanzo che ho letto 2 o 3 anni fa e che ho trovato davvero stupendo e intelligente.

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    1. Cime Tempestose era figlio del suo tempo, riuscendo però a portarsi avanti. A me piacciono quando le cose escono dagli schemi ma in modo naturale, come ha fatto questo libro, non con il desiderio di scrivere qualcosa solo per uscire dagli schemi e mettersi in mostra. Grazie per il tuo commento ^^

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  2. Sei riuscita come sempre a stupirmi… Mi hai fornito nuovi spunti di approfondimento su Emily e le sue sorelle. E…che dire della brughiera! In un attimo attraverso le tue parole mi sono ritrovata catapultata in quel magico e singolare mondo cui mi ero trovata tempo fa con Catherine e Heathcliff. Un grazie speciale per questa recensione💖

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