Il piccolo Segreto vanitoso

Questa storia partecipa al Raynor’s Hall. Il tema di questo racconto è “Segreto” , scelto da Monique Namie.

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Continuo a non scrivere molto e per lo più di getto. Vogliate perdonare questi bozzi immaturi, sperando che un giorno, migliorandoli, possano diventare farfalle. Li dedico a voi, miei lettori, sperando che continuerete a sostenermi.


Quella del Segreto era un’esistenza difficile. Il Segreto neonato cresceva piano piano, germogliato nel cuore di una persona. Il piccolo non è uno di quello a cui si danno inizialmente tante cure: è un bambino inatteso, di cui inizialmente non si valuta nemmeno l’esistenza. Il bambino Segreto più fortunato è considerato un ospite, ma è un riguardo di breve periodo: presto diventerà un parassita.

Il problema del Segreto è che fin da subito mostrava un’indole egocentrica. La sua vanità lo rinchiudeva in se stesso. Ecco che il Segreto, a forza di coccolarsi e impomatarsi, iniziava a diventare ingombrante e la sua presenza acquisiva un certo peso. Il Segreto era tanto preso dalla sua mania di finalmente essere preso in considerazione, che non si interessava minimamente dei morsi di coscienza del suo genitore. La sua ingordigia nel prendere importanza e la sua vanità di mettersi sempre sotto un riflettore, creava spesso imbarazzo nel suo genitore. Per il segreto il tormento che procurava era l’unico modo per essere amato e considerato.

A volte il Segreto perdeva la sua carica. Capitava infatti che venisse condiviso, appena sussurrato e il Segreto stesso si trasfigurava, come se il suo corpo fosse violato. Il suo viso si trasfigurava, il suo corpo invecchiava velocemente o capitava addirittura di perdere un arto. Questa metamorfosi seccava molto al Segreto che si imbronciava e sbuffava, sbuffava al punto dal sparire e non lasciare traccia di sé. Quando il Segreto si deturpava, infatti, era quasi segnato il suo destino e presto tutti avrebbero conosciuto il segreto, e la sua esistenza veniva quindi meno.

Il Segreto era ben consapevole di questa fine fin dalla nascita: curava al massimo la sua vanità anche per godere della sua giovinezza il più possibile. Era estremamente difficile che il suo genitore non provasse il desiderio intrinseco al segreto stesso di vantare il suo figlio più ingombrante.

Il segreto non era un figlio amato, non era mai cullato e amato.

Nato dalla colpa del suo genitore, il Segreto è qualcosa vista come di peso, ostile e allontanato da tutti, anche se ognuno aveva il suo di segreto.

Se solo, forse, si fosse sorrisi per la prima volta il Segreto, forse anche lui sarebbe stato meno cattivo. Forse se il genitore avesse guardato senza paura il figlio che aveva generato, forse avrebbe saputo che di indole il Segreto non voleva fargli del male. Avrebbe saputo anche che non tutti i Segreti erano così pesanti da creare tormenti ma che potevano essere goduti anche da soli da chi li aveva creati. E se proprio fosse stato condivido, non era di certo perché il peso era diventato troppo grande, ma perché si aveva il piacere di condividere una piccola gioia nascosta.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il piccolo Segreto vanitoso” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


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3 risposte a "Il piccolo Segreto vanitoso"

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