Il mattino del conforto

Questa storia partecipa al Club di Aven. Il tema di questo racconto è “Mattino” , scelto da Aven.

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Dai… non ve lo dico nemmeno come l’ho scritto 😛


Mi era spesso capitato di assistere al sopraggiungere della notte. Era per la mia anima un richiamo molto forte, un richiamo che non potevo ignorare. Mi sentivo a mio agio nel non farmi vedere, nel silenzio e nel freddo. Tutto ciò che era in me apparteneva a quel momento ed ero riuscita sempre a gustarmi il momento. Il mattino mi era molto meno congeniale. Furono i miti greci a svegliare in me la voglia di vedere per la prima volta il sole scacciare le tenebre. Volevo conoscere Eos dalle dita rosate e poi il fiammeggiante cocchio di Helios che avvolgeva la terra. Per la prima volta desiderai anch’io, come Fetonte, di correre sul cocchio di fuoco, fino a consumarmi. Se avevo caldo, anche nel freddo della sera, era perché dentro di me continuava a bruciare una fiamma sopita che voleva esplodere, ma non sapeva ancora come fare. Le tenui emozioni della notte non avevano saputo farmi trovare pace. Mi ammantavano di malinconia, certo, ma non riuscivo a trovare a questa sofferenza una risoluzione.

Fu per questo che quel giorno mi alzai presto, prima dell’alba. Corsi fin su la spiaggia, volevo vedere fin dove la linea dell’orizzonte mi permetteva di spingermi con lo sguardo. Ancora non era sorto e già tutto si colorava. Ero meravigliata di quei colori nuovi, di quelle sensazioni che mi erano sfuggite. Mi sedetti su una panchina, più lontano potevo vedere un vagabondo addormentato su un’altra panchina. Era tutto grigio, ma anche lui sembrava colorarsi di un nuovo alito vitale.

Guardai la spiaggia deserta, fin dove il mio sguardo si bloccò. Sì, se avevo faticato tanto ad alzarmi era perché la sera prima avevo cercato di trovare l’ultima emozione della notte. Quella delle feste notturne, la musica a palla sulla spiaggia e il karaoke. Ero andata con gli altri coinquilini della casa, sola non sarei mai riuscita a metterci piede.

Era lì che avevo toccato con mano il mio più grande limite, che ancora mi bruciava nel petto. Era lì che in tutta quella massa di corpi ero sfuggita. Potevo reggere la solitudine, non potevo più sostenerla nel momento in cui vedevo gli altri stare insieme, godersi il momento. Era una cosa che mi era preclusa e non per mancanza di volontà. Anche se mi fossi obbligata a rimanere lì in mezzo non avrei mai saputo divertirmi come loro, né avrei potuto prendere confidenza così velocemente con un estraneo.

La mia non era invidia, né mi sentivo di criticarli. Era solo una profonda tristezza che mi aveva portata fin quasi alle lacrime. E quando i miei occhi nuovamente stavano per bagnarsi, il mattino mi colse nel suo splendore e quasi me ne dimenticai. Me ne andai, prima che comparissero altre persone che già iniziavano a installarsi sulla spiaggia. Volevo custodire dentro di me il ricordo di quella pace che, nel coraggio di vedere la luce, avevo trovato. Quello non era un richiamo, né un’affinità ma era stato uno dei grandi conforti che la natura aveva saputo darmi. E io ero pronta ad accoglierlo.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il mattino del conforto” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


Se vi è piaciuto l’articolo e vorreste leggere altro di mio, informatevi sui miei libri Qui

Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

 


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...