Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo IV

Ecco il quarto capitolo! Spero la storia vi stia piacendo!

Vi ricordo che troverete anche il racconto su Wattpad ed Efp.

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Puntata Precedente – Capitolo III

Il significato di un nome

Come mi fossi ritrovata in quella situazione non mi era proprio pienamente chiaro.

La sera del nostro incontro e la mattina seguente Carmela aveva seguitato a bombardarmi di messaggi. Temeva che mi tirassi indietro non aveva tutti i torti. Più il tempo si avvicinava e più un po’ la sua iniziativa mi turbava e mi innervosiva: perché non me ne aveva parlato prima? Aveva programmato una mia figuraccia. Per quieto vivere non dissi nulla: non volevo certo rovinare l’unica possibile amicizia che avevo per una sciocchezza. In fondo era davvero un modo per migliorarsi e per crescere, non potevo scappare. Dovevo tener conto che avrei anche attirato l’attenzione del maestro da cui andavamo e se non mi fossi presentata, forse si sarebbe ricordato di me in un momento meno propizio, magari a un esame, e avrei peggiorato la mia situazione.

Sognavo di entrare al suono del Valzer della Masquerade Suite, di Chačaturjan, solo che a un certo punto avrei fatto un capitombolo pateticissimo fino a interrompere la bellezza della musica. Ne ero convinta. E avrei mandato all’aria tutto quanto. A casa mi preparai più a lungo del solito, speravo almeno che non presentandomi trasandata avrei fatto come minimo una figura migliore di quella che avrei poi fatto in seguito.

Ero andata in conservatorio prima dell’appuntamento, con l’intenzione di rispolverare un po’ qualche pezzo per riscaldarmi anche le mani e cercare il suono migliore per i miei pezzi. Non stavo combinando niente: ero troppo in ansia e pensavo morbosamente alla scenata che avrei fatto di lì a poco. Insomma se anche avessi potuto studiare bene, mi stavo dando da fare per non fare il massimo. Poi ero anche un po’ in ansia per il maestro Gimmo, lui non sapeva di questa cosa e continuavo a trovarlo ingiusto nei suoi confronti.

Carmela mi raggiunse poco dopo, doveva aver visto il mio permesso in quell’aula.

«Allora! Sei pronta?»

Annuii, guardando e ripassando con gli occhi lo spartito che avevo davanti e che da lì a qualche momento avrei dovuto eseguire. Perdersi nei piagnistei lo avevo sempre trovato abbastanza inutile, quindi non mi feci problemi a fingermi più sicura di quanto in realtà non fossi. Alla fine non avrei potuto fuggire, tanto valeva cercare di godermi la situazione fino alla fine.

«Io no per niente»¸ continuò Carmela «ma alla fine in due si ha meno paura e avremo modo di confrontarci!»

Da lì partì tutta una serie di lamentele e insicurezze da parte di Carmela che cercai di arginare nel modo più educato possibile.  La sua ansia mi veniva trasmessa come un morbo addosso e iniziai a tremare impercettibilmente con le mani. Posai dunque il libro, senza che Carmela si accorgesse di niente. Iniziai di respirare più a fondo, tentando di trovare nella respirazione il modo di calmarmi. Aprii anche la finestra per far entrare un po’ d’aria e mi concentrai anche di camminare per la stanza per rilassare i muscoli. Non volevo interromperla, ma aiutarla: mostrarmi scontrosa non era il modo per farla stare tranquilla.

Non so come, Carmela si era messa a parlare di quanti grissini consumassero nella sua famiglia. Fortunatamente pensai a cosa dire prima che mi andasse in cortocircuito il cervello. La interruppi, aveva parlato per quasi mezz’ora senza prendere fiato.

«Comunque ieri mi è successo qualcosa di strano… cioè mi ha scritto una persona del conservatorio».

Gli occhi di Carmela si richiusero a spillo. Avevo eccitato la sua curiosità e per un momento quello sguardo mi mise a disagio. Poi pensai che alla fine non me ne fregava niente, non era niente di serio.

«Si chiama Corrado e suona il flauto…» sbloccai il telefono, «Mi ha scritto che a volte mi pensa, perché il mio nome significa saggezza e pensa di aver visto questo nei miei occhi quando mi ha visto. In realtà prima di rispondergli sono rimasta un po’ interdetta. Ma se mi ha vista mezza volta e non mi ha manco parlato come può dire queste cose?»

«Non gli avrai risposto questo, vero?»

«No, ovvio che…»

«Io lo conosco già comunque. È simpatico e penso sia un bravo ragazzo».

Mi sentii sollevata. Sì che c’era il grande problema del capopalestra dei pokèmon, ma se era un bravo tipo era anche qualcosa di sorvolabile. Dovevo essere rimasta in silenzio per un po’ perché Carmela mi chiese di continuare. Guardai l’orologio, nervosa, e decisi di passarle direttamente la discussione sul cellulare.

 

 

Chat 1

 

Seguiva una discussione molto blanda e breve in cui si parlava degli strumenti che si suonavano, il Maestro Gimmo e le scuole d’appartenenza. Corrado suonava il flauto, due anni più grande di me. Frequentava il musicale. Era di paese ed era single.

 

 

Chat 2

 

«Hai una ragazza?» Carmela aveva fermato la lettura, guardandomi ad occhi spalancati.

«Ma no, è che gli avevo detto che non avevo un ragazzo ma quando mi ha proposto di uscire non me la sono sentita di stare con lui, per ora. Lo conosco così poco! E non avrei voluto dargli un no definitivo, oltretutto per come sono certi uomini poteva sentirsi in dovere di insistere e non avevo voglia di litigare. Per cui sono corsa ai ripari…»

«Ma sei etero? Guarda che si esce con le persone per conoscerle!»

Il ragionamento di Carmela non faceva una piega ma non ero convinta dell’approccio di Corrado. Ma nemmeno un po’. Certo, sapere che fosse un bravo ragazzo un po’ mi faceva sentire in colpa del mio comportamento, ma se non ero interessata…

Ero mai stata interessata a qualcuno?

«Andiamo, stiamo per fare tardi». E così rimandai il dilemma.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo IV” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


Se vi è piaciuto l’articolo e vorreste leggere altro di mio, informatevi sui miei libri Qui

Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

 


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