Recensione “La scuola della carne” di Yukio Mishima

La scuola della carne

La scuola della carne di Mishima
Copertina di “La scuola della carne” di Yukio Mishima

 

Titolo: La scuola della carne

Autore: Yukio Mishima

Prima edizione: 1964

Genere: Narrativa Contemporanea. Erotico

Lingua originale: Giapponese

Disponibile in: Cartaceo ed E-book

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Quarta di Copertina

“‘Smettila, Taeko, finirai per sporcare i guanti con il rossetto!’ ‘È più erotico così, non trovi?’”

Taeko, elegante e avvenente trentanovenne, conduce una vita agiata e godereccia, destreggiandosi fra l’atelier di cui è proprietaria, le amiche con cui condivide racconti piccanti e gli eventi mondani. Stereotipo della divorziata indipendente dell’alta società nipponica del dopoguerra, dove il desiderio di occidentalizzazione si contrappone ad antiche tradizioni e pregiudizi, Taeko non vuole rinunciare al proprio stile di vita né alla libertà. Poi, una sera, incontra il giovane Senkichi in un gay bar e l’attrazione è fatale. Una magia che scaturisce dalla carne fresca e virile del ragazzo, dai suoi muscoli tesi, dai lineamenti fieri del viso. La vita di Taeko cambia in un batter d’occhio: proprio lei che aveva sempre voluto solo avventure si ritrova irrimediabilmente in balìa di un giovane tanto bello quanto misterioso. Ne scaturisce un gioco perfido e ossessivo. Ma chi è davvero la vittima? Chi il carnefice? Mishima mette in scena il mercato dei sentimenti. Può la passione essere una merce tanto preziosa da annebbiare anche la più lucida delle menti? E quando ci innamoriamo, come facciamo a capire di non essere soltanto caduti nell’ingannevole trappola dei sensi? Non resta che frequentare quella “scuola della carne” che è la vita. Lo scandaloso inedito di Mishima, base del film di Benoît Jacquot del 1998, con Isabelle Huppert nel ruolo della protagonista.

Recensione

Mishima. Autore scoperto grazie a un amico. Adorai il suo “Le confessioni di una maschera”, anche se per me ha avuto degli alti e dei bassi. In ogni caso sono rimasta incantata dal suo modo di scrivere, sulle sue tematiche e sul suo stile che ha un certo fascino ai miei occhi. Quando ho visto di sfuggita “La scuola della carne” in libreria non ho potuto far altro che comprarlo e divorarlo il prima possibile. Cosa ne penso?

Io l’ho adorato. Penso sia più di nicchia rispetto ad altri suoi scritti ma io l’ho trovato perfetto ai miei gusti. Lo avrei desiderato anche un po’ più sporco magari, ma Mishima già creò scandalo con quanto scritto ed era un innovatore, figuriamoci se avesse provato a forzare di più la mano. Forse non sarebbe nemmeno uscito questo equilibrio della narrazione.

La storia ha in sé una certa carica erotica ma ha sempre un che di raffinato, un po’ come Taeko. Mishima in questo libro non sporca mai il linguaggio né è troppo esplicito, lasciando ben intendere però che cosa potrebbe accadere. In ogni caso tutto è appena abbozzato, appena ne sono tratteggiati i contorni e sta nella fantasia del lettore immaginare la storia e lasciarsi coinvolgere in questa storia intensa. La trama non può considerarsi “originale”, cosa lo è? Ma quello che è interessante non è neanche il punto di vista ma il taglio personale che Mishima dà e che attira il lettore nelle spire della narrazione. Almeno lo ha fatto con me. Certo, anche questo non è un libro per tutti, non solo per la storia ma anche per il tipo di scrittura orientale che per certe cose si allontana molto dalla nostra e potrebbe non piacere.

Taeko è la protagonista perfetta per questo romanzo, come ho già detto in tutta la narrazione mi sembra di averla accanto. È la sua anima quella più interessante da osservare e, attraverso di lei, Senkichi, il suo amante. Lei ci è presentata senza alcuna ombra, se non il suo passato di cui riusciamo a comprendere quel tanto che basta per farci un’idea anche sul perché sia diventata la donna che è adesso. Abbiamo davanti a noi una figura indipendente, che sfida le regole, pur cercando di mantenere la convenzione per non perdere del tutto il suo status sociale, nonostante nella narrazione piano piano notiamo che anche la società che la circonda può nascondere delle cose. La personalità di Senkichi invece ci viene dischiuso dallo sguardo e dalle sensazioni di Taeko; non entreremo mai nella sua mente che anche per noi pare misteriosa e inaccessibile, fino allo scioglimento finale.

L’ambientazione è  in Giappone ma non è estraniante, anzi è possibile anche scoprire di più su questo paese se si è interessati. Oltretutto Taeko spesso parla anche di occidentali, pur avendo lei un atteggiamento patriottico, riusciamo a capire anche quanto sia stata l’influenza estera sul Giappone.

Lo consiglio per chi vuole avvicinarsi a una cultura lontana, per leggere di una storia d’amore molto particolare senza pregiudizi e senza scandalizzarsi e, in ultimo, per scoprire la meravigliosa penna di Mishima che mi sorprende sempre di più.


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7 risposte a "Recensione “La scuola della carne” di Yukio Mishima"

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