Recensione “Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo” di Philip Pullman

Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo

Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo di Philip Pullman
Copertina di “Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo” di Philip Pullman

 

Titolo: Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo

Autore: Philip Pullman

Prima edizione: 2012

Genere: Narrativa Contemporanea

Lingua originale: Inglese

Disponibile in: Cartaceo ed E-book

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Quarta di Copertina

Ci sono storie destinate a scolpirsi nella memoria di chi le legge o le ascolta, a durare in eterno, e che, nonostante lo scorrere dei secoli, mantengono intatto il mistero dei loro protagonisti, che a loro volta diventano linfa per altre storie. E così per il Vangelo, forse la storia più universalmente conosciuta, senz’altro la più controversa e dibattuta, perché controversa e dibattuta è la figura su cui è incentrata: Gesù Cristo. A distanza di anni dal grande successo e dalle accese polemiche della sua grandiosa trilogia “Queste oscure materie”, Philip Pullman torna a confrontarsi con la visione religiosa e la critica alla teocrazia, e lo fa partendo proprio dal suo fulcro vitale: la figura di Gesù. Con un linguaggio semplice e immediato, proprio come quello evangelico, fautore ci restituisce un’affascinante rivisitazione della vita del Cristo, regalandoci una nuova storia, che spalanca le porte a nuove letture e interpretazioni, destinate a risuonare ben oltre la pagina finale.

Recensione

Queste oscure materie” è forse la mia serie fantasy preferita. Non potevo quindi resistere alla tentazione di leggere “Il buon Gesù e il cattivo Cristo” del medesimo autore, specie trattandosi di argomenti religiosi e avendo già un’idea di come Pullman avrebbe potuto trattare la questione.

La storia per un’occidentale, bene o male, è già conosciuta. Quello che cambia è il punto di vista che l’autore ci vuole dare. Davvero ci prospetta uno degli infiniti modi in cui la storia possa essere andata e di come poi nel tempo il tutto abbia lasciato un simbolo, la veste sacra che ancora conferiamo alla cristianità.

Nonostante Pullman proponga la sua storia, non ridicolizza mai la religione. Ridicolizza magari gli uomini o quello che ne succede dopo. Il suo è un chiaro approccio distaccato, ma non si trattiene da lasciare alcuni punti ambigui che il lettore può interpretare come preferisce, né lo offende. Potrebbe sembrare superfluo puntualizzarlo ma penso che molti non abbiano preso questo testo con il giusto spirito, finendo per svilire il libro e il suo autore. Penso che anche un credente dovrebbe avvicinarsi a questa lettura, in ogni caso molto piacevole, con l’idea non di svilire il suo credo ma aprirsi a una possibilità o, se preferisce, a una fantasia.

Lo stile è scorrevole e immediato, prende proprio un tono da parabola, adattandosi perfettamente alla storia narrata. I due personaggi principali sono molto interessanti ma, soprattutto Gesù, intangibile. Non si riesce mai a sapere veramente cosa pensi, anche in momenti drammatici che avrebbero potuto svelare parti della sua sensibilità. Ho apprezzato però come Pullman non ne faccia una storia lirica, per il gusto personale di narrare le passioni: il suo racconto è distaccato come potrebbe esserlo un testo sacro. Solo con Cristo ci dà la possibilità di empatizzare di più, ma non diventa mai una cosa patetica o portata fino agli estremi. I due gemelli (Gesù e Cristo) sono due persone però speculari. Se prima Cristo è colui che fa i miracoli, è poi colui che inverte il suo ruolo per lasciare il posto a Gesù. Sono figure complementari che non riescono a combaciare e in questo poi consiste il dramma della loro fraternità che viene soppressa per fare spazio a un messaggio più grande, destinato a rimanere nei secoli. Gli altri personaggi sono appena accennati ma quello che rivela la grande maestria di Pullman è come ha rielaborato gli eventi.

Questa storia non è scritta da zero: Pullman deve narrare eventi che non sono stati narrati da lui e che oltretutto sono disseminati in diversi vangeli. Ha rielaborato quindi gli eventi principali e li ha riutilizzati in maniera originale, cercando di mantenere la coerenza della sua ipotesi.

Da leggere? , se siete curiosi di vedere come una storia può essersi deformata nel tempo, seguendo però un’invenzione dell’autore. Se pensate che il testo possa offendervi come credenti o possa risultare blasfemo, semplicemente lasciatelo perdere. Non è il testo che fa per voi, come non penso sia nelle intenzioni dell’autore offendere qualcuno, nonostante non abbia simpatia per la Chiesa.

E voi lo avete letto?


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2 risposte a "Recensione “Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo” di Philip Pullman"

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