Recensione “Paradiso Perduto” di John Milton

Paradiso Perduto

 

Paradiso Perduto di Milton
Copertina di “Paradiso Perduto” di John Milton

 

Titolo: Paradiso Perduto

Autore: John Milton

Prima edizione: 1667

Genere: Poema

Lingua originale: Inglese

Disponibile in: Cartaceo ed E-book

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Quarta di Copertina

Poema che si propone la «giustificazione all’uomo delle azioni del Signore», Paradiso perduto usa la forma drammatica per dimostrare che Adamo ed Eva furono puniti perché peccarono, scegliendo deliberatamente il Male. Uniti nella colpa e nell’implacabile sentenza divina, furono cacciati dall’Eden sulla terra: un luogo ignoto nel quale sono destinati a vivere nell’infelicità. Pur nella drammaticità del tema, le pagine del Paradiso perduto vivono di delicatissime sfumature e di un senso idillico e musicale che ne fanno ancora oggi un’opera di straordinario fascino.

Recensione

Premetto che la mia non è un’analisi: persone molto più competenti di me hanno scritto saggi interessanti a riguardo. Questa è solo una recensione scritta tanto per parlare di questo capolavoro e aggiornarvi sulle mie letture.

Il Paradiso Perduto di Milton non è certo una lettura che si affronta per piacere. Prima di tutto, trattandosi di poesia, necessita di essere letta in inglese. È un inglese antico e poetico, con cui non abbiamo tanta confidenza. Io mi sono aiutata con il testo a fronte, senza sforzarmi moltissimo nei punti oscuri. È interessante però vedere come i temi biblici siano affrontati in chiave poetica da un uomo seicentesco, per lo più inglese (si pensi alla varietà religiosa in quel periodo) e un personaggio che fa parlare molto di sé anche politicamente.

Interessante è riflettere su un punto. Gli eventi biblici/vangelici sono le basi su cui si è costruita l’arte occidentale, proprio perché si basava su avvenimenti che per lo meno erano conosciuti a tutti, anche dalla popolazione ignorante che aveva magari anche una bibbia a casa che non sapeva leggere. Nel Paradiso perduto Milton attingeva da lì moltissime immagini che, devo dire, a me a volte sfuggivano e dovevo documentarmi. Un po’ mi dispiace che si sia perso questo retroterra che poi ha fondato la nostra cultura. A questo retroterra Milton mescola anche la cultura grecolatina, usando una sorta di sincretismo religioso, anche per giustificare la partecipazione di alcune presenze che sono considerate pagane e, di conseguenza, eretiche. Basti pensare alle invocazioni alle muse.

È quindi una lettura complessa, intrisa di cultura. Solo studiare tutti i vari riferimenti renderebbe molto più chiare le due culture da cui Milton attinge a piene mani, sposando al sentimento religioso quello della cultura antica. Si avvale anche di vere e propri stratagemmi in uso nell’epica classica.

Le parti più famose di Satana e qualche altro soliloquio sono bellissimi. Anche le prime parti con Adamo ed Eva sono molto dolci. Penso Milton sia perfetto a rappresentare il primo uomo e la prima donna, prima nella loro felicità e poi nella loro disperazione più completa. Se si volesse studiarlo nei dettagli non si avrebbe mai da finire, tanto è un capolavoro ricco di dettagli e particolari.

La traduzione che ho seguito (quella linkata sopra) era molto godibile, per quanto non sia una grande esperta di traduzioni di questo tipo. Penso comunque sia accessibile a tutti. L’unica pecca dell’edizione che ho letto è che, a voler stare dietro le note, è necessario sempre spezzarsi per il semplice fatto che non sono segnate dai numerini, quindi bisogna controllare ogni volta a che verso ci si trova e la nota, il che l’ho trovato un po’ scomodo ma capisco il motivo della scelta.

Consiglio la lettura a chi vuole confrontarsi con una lettura impegnativa ma che è un fondamento della cultura inglese. Non è una lettura che si può prendere a cuor leggero e, dal punto di vista personale, sarebbe interessante confrontarla con qualche saggio o con la visione del testo sacro di riferimento, anche perché, tanto per citare un esempio, Milton, ammiratore di Galileo, cambia anche molte cose dal punto di vista scientifico per adattarle al punto di vista moderno.


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Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

 


3 risposte a "Recensione “Paradiso Perduto” di John Milton"

  1. Bellissima recensione, complimenti! Ho letto anch’io questo poema, due anni fa, forse, e non posso far altro che confermare le tue parole. 🙂 Di questo poema ho l’edizione Mondadori, che ho trovato ben fatta, a livello di introduzione, traduzione e cura nel senso più ampio. Stootoscrivo anche il discorso sulle note; si rischia spesso di interrompere la narrazione, e sebbene ritengo siano necessarie, ad ogni modo, poi non è semplice riprendere il filo del discorso. Comunque sia, volevo anche raccontarti che molti anni fa (era il 1995), con amici sono stato sopra Firenze, nelle foreste Casentinesi, ospiti di uno stabile in cui soggiornò proprio Milton, e da questa terra un po’ aspra prese l’ispirazione per il suo Paradiso Perduto. Proprio per questa sua opera, il posto, sulla cui porta è posta una targa a ricordare questo evento, è stato chiamato “Il Paradisino”. 🙂

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    1. Grazie mille ❤ è un grande complimento visto che il "Paradiso Perduto" è un'opera monumentale! Non sapevo di questa cosa di Milton! Molto interessante, prima o poi magari ci passerò. Sapevo che era venuto in Italia e aveva conosciuto Galileo, ma non sapevo questa cosa nello specifico 🙂 grazie per avermela detta!

      Piace a 1 persona

      1. Di nulla ❤ Prima ho dimenticato di specificarlo, ma questa tenuta, che nel 1995 era stata concessa al CFS locale si trova a Vallombrosa; e in un certo punto del suo poena, Milton la cita 🙂 Buon pomeriggio! ❤

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