Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo III

Ed ecco a voi il terzo capitolo! Mi sono presa una pausa estiva senza avvertivi ma ho preparato dei post in anticipo per far ritornare a settembre il blog al top!

Vi ricordo che troverete anche il racconto su Wattpad ed Efp.

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Puntata Precedente – Capitolo II

Increspature nell’acqua

Quei pensieri non mi lasciavano più dormire la notte.

Carmela mi aveva aperto gli occhi, ero grata. In questo modo non avrei avuto nessuna delusione quando il tempo sarebbe giunto. Il tempo in cui il maestro Gimmo avrebbe mostrato la sua vera natura. Ripensavo morbosamente alle nostre lezioni. Concentravo di più l’attenzione su piccoli particolari che prima non avevo considerato, come se non fosse nulla di importante. Adesso ricoprivano una grandezza mastodontica, ne ero schiacciata.

Ero stata morsa e avvelenata. Anche la mattina a scuola non potei evitare di pensarci tra una spiegazione e l’altra. Non poter parlare con qualcuno dei miei dubbi mi stava logorando. Risolvetti di dover cercare la donna che mi aveva instillato tutti i dubbi per trovare un minimo di conforto.

Attesi il suono della campanella con impazienza ma durante l’avvicinarsi del tempo, mi sentivo sempre più insicura di voler andare. Temevo di cader ancora di più nello sconforto: magari Carmela non avrebbe voluto nemmeno vedermi a scuola. Non ero proprio una persona “cool” di quelle con cui hai piacere a stare anche in pubblico. Magari davanti alle sue amicizie si sarebbe vergognata di vedermi: mi era già successo. E così avevo rovinato intere amicizie, ma chi poteva sopportare questo stare delle cose?

Ovviamente nella mia mente in soccorso arrivò la musica. “In quegl’anni in cui val poco” di Basilio, nelle nozze di Figaro. Non era un’aria particolarmente conosciuta ma a me piaceva molto e in momenti come questi, di indecisioni, me la canticchiavo e spesso, per contrastare la ritrosia di Basilio, finivo per prendere coraggio. Forse era uno strano modo per prendere decisioni ma la musica influenzava qualsiasi mio comportamento e ne ero totalmente abbagliata: non potevo rinunciarci. Erano cose che tenevo per me, un po’ un mio segreto che non avevo voglia di svelare agli altri.

Arrivato il momento, mi alzai cercando di allontanare tutti gli altri dubbi. La velocità del movimento mi aiutò a non tirarmi indietro.

Trovare Carmela fu un’impresa semplice. Vestiva di giallo acceso e nero e, come al solito, i suoi vestiti davano nell’occhio. Non potei fare a meno di pensare che forse anche per questo riusciva a essere tanto popolare. Io indossavo per lo più tinte morbide o l’immancabile nero.

«Oh! Sofia! Che piacere! Lascia che ti presenti Alessio: anche lui viene in conservatorio!»

Almeno non mi aveva cacciata e ora conoscevo anche un’altra persona che frequentava anche il mio stesso liceo. Era poco più alto di me, pelle abbronzata, capelli ricci e scuri. Era particolare e mi sorrise simpatico, provai a mia volta simpatia e ricambiai il sorriso.

«Ieri mi sono dimenticata di dirti una cosa!» Carmela riprese a parlare: Alessio e io a mala pena eravamo riuscirci a presentarci e scambiare qualche domanda formale. Carmela doveva proprio amare a essere al centro dell’attenzione, altrimenti non i sarebbe spiegato come perennemente avesse qualcosa da dire per calamitare le orecchie. Mi afferrò un braccio e mi portò in disparte. Lanciai uno sguardo in direzione di Alessio: mi dispiaceva lasciarlo così ma non avrei potuto ribattere niente a Carmela.

Lei nel frattempo mi divorava con lo sguardo e mi sentivo un po’ in soggezione. Se davvero doveva dirmi una cosa così importante, perché non mi era venuta a cercare? Oltretutto ci eravamo anche scambiati i numeri e non mi aveva scritto niente. Mi sentivo così in imbarazzo solo perché non mi sembrava tanto educato mettere così da parte Alessio: sembrava chissà quale notizia di stato. Non che io e Carmela avessimo poi tutta questa amicizia per farci confidenze di qualche tipo. Anzi, era molto più improbabile che conoscesse Alessio da molto più tempo prima di me. Lo guardai ancora di sfuggita, lui non se l’era presa più di tanto, si era allontanato a parlare con altri, aveva l’aria sorridente.

«Te lo avrei scritto, ma me ne sono dimenticata completamente! In ogni caso, domani in conservatorio arriverà un maestro. È tanto gentile da volerti sentire, vieni?»

Rimasi un attimo frastornata. Un maestro che doveva ascoltarmi? E chi era? E cosa avrei mai potuto fargli sentire? E poi perché? Carmela dovette notare il mio disorientamento, o semplicemente parlava fin troppo, perché iniziò a darmi un sacco di spiegazioni confuse e disordinate.

«Gli ho parlato io di te. In realtà sa anche della mia situazione con Gimmo e sa che anche tu non ti trovi bene. In ogni caso può darti un consiglio e magari prenderti nella sua classe».

Non ebbi le forze per dire qualcosa. Non avevo mai detto di non trovarmi con il maestro. E se lui lo avesse saputo? Probabilmente per questa sua uscita infelice avrei rischiato dei guai seri. Ma alla fine, se mi sentivo così stamattina, era forse perché in realtà non mi trovavo bene e non me n’ero mai accorta? Ma in ogni caso non avevo voglia di farmi sentire da nessuno: non avevo niente di pronto!

«Lo so che sei timida, ma potresti davvero prendere in considerazione di andare. Andremo insieme! Anche io voglio andare a suonare qualcosa ma avevo vergogna di andare da sola ed ero sicura che tu non mi avresti lasciata! Oltretutto sei un’allieva di Gimmo anche tu, quindi magari potrebbe anche farsi un’idea del modo in cui lavora per poterci aiutare meglio, no! Potresti dirgli anche la tua! E poi non avere paura, è gentilissimo e molto simpatico!»

Pensai fosse stata carina a prendermi in considerazione e nominarmi con tutte le persone che conosceva. Però mi sentivo abbastanza a disagio.

«Ecco io verrei ma non ho niente di pronto…»

«Ma non ti preoccupare! È gentilissimo! E poi me ne uscirò anch’io dall’aula quando suonerai tu, così ti sentirà solo lui. Così mi dirai pure che ne pensi. Io lo sposerei se potessi».

Ero confusa. Stava scherzando sull’ultima battuta ma forse neanche più di tanto. Accettai anche se non mi sentivo tranquilla, quando tornai a casa non riuscii a pensare ad altro.

Ero in questo stato meditabondo quando sentii il telefono squillare. Non che ricevessi tanti messaggi, ma non mi aspettavo il messaggio di un estraneo, cosa che era.

“Ciao Sofia, a volte ti penso”.

Puntata Successiva – Capitolo IV


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo III” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


Se vi è piaciuto l’articolo e vorreste leggere altro di mio, informatevi sui miei libri Qui

Riscritture della fiaba della Sirenetta di Andersen

 


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