Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo II

Ed ecco a voi il secondo capitolo! Vi ricordo che troverete anche il racconto su Wattpad ed Efp. Sul blog ci risentiremo il 12 per il terzo capitolo!

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Puntata Precedente – Capitolo I

Turbamento nei tasti

Quel giorno il maestro Gimmo era inquieto.

Non assomigliava all’idea che mi ero fatta del pianista. Non indossava il frac nero, di capelli ne aveva ma erano bianchi e nel complesso mi ricordava Babbo Natale. Anche la bonarietà era la stessa, ma sapeva come farti sentire in colpa senza alzare la voce. Ero convinta, oltretutto, che la sua calma fosse dovuta solo alla grande quantità di sigari consumati in continuazione all’ingresso. Prima degli esami lo si poteva vedere alla porta, mentre fumava come un turco, a volte aveva anche la barba e i baffi sporchi di tabacco. Certi giorni era anche giallognola.

«La musica è fatta di diverse sensazioni . Il musicista deve tenerle in conto tutte: la percezione visiva, tattile, uditiva…»

Era un discorso conosciuto a memoria ormai, anche se interessante. Era uno di quegli argomenti che preludiavano alla sua insoddisfazione. Cercava da me qualcosa che non riuscivo appieno a mettere in pratica. Una volta ero persino scoppiata a piangere a lezione, dicendogli di non capire. Per questo forse moderava tanto i termini con me, ma mi faceva sentire in colpa e mi sembrava sempre di aver studiato troppo poco. In parte era anche vero, ma anche il liceo mi ostacolava nei miei progetti e non era una situazione facile.

Mi aggiustavo gli occhiali e i capelli in continuazione per frenare il nervosismo e l’imbarazzo che mi assalivano.

«Riprova il passaggio adesso».

Aveva appoggiato la schiena sulla sedia, teneva le braccia conserte e mi guardava con i suoi occhi cisposi e che sembravano ancora più infossati nel volto per gli occhiali tondi che indossava. Era bonario ma ti metteva ansia quel suo modo di fare.

Sentivo riecheggiare nella testa il “Pas de caractere” de “La bella addormentata” di Tchaikovskj, famoso nel cartone Disney come tema per Malefica. E mi sentivo braccata, come Aurora.

Respirai profondamente e mi buttai a capofitto a suonare. Sbagliai. Mi fermai: mi innervosiva andare avanti. Sapevo già cosa mi avrebbe detto il maestro e aspettavo le parole fatali. Venne interrotto. Qualcuno bussò alla porta ed entrò senza nemmeno aspettare il permesso.

Era un ragazzo alto e, anche se con la mia altezza tutto è considerabile alto, dai tratti tipici di questa regione: pelle olivastra e capelli scuri. Aveva anche un sorriso smagliante. Speravo solo che il maestro non avesse la cattiva idea di farmi provare il passaggio, magari sbagliarlo davanti a quel tipo. E sicuramente avrei potuto sbagliarlo: la presenza di qualcun altro mi rendeva ancora più nervosa. Non volevo rovinargli il sorriso prima del tempo.

«Ah Corrado! Vieni, vieni!»

Il maestro Gimmo si alzò. Significava che la lezione era finita e mi sentii salvata da questa fortuna improvvisa. Afferrai i miei libri e chiusi tutto prima che potesse cambiare idea. Guardai di sottecchi lo sconosciuto. Corrado, eh? L’unico degno di portare quel nome era il capopalestra dei pokémon e il tipo i capelli biondi fashion non ce li aveva. Continuai a scrutarlo. Per me era bocciato.

Andai a firmare. Il maestro si era messo a parlare con Corrado e perciò non iniziò a farmi raccomandazioni che avrebbero potuto mettermi in imbarazzo davanti al non biondo. Salutai e me ne andai, augurando buona lezione. Corrado mi guardò intensamente e mi sorrise. Ma quel sorriso lo aveva perennemente stampato in faccia?

Non mi trattenni più a lungo in conservatorio. Mi toccava studiare filosofia e non avevo alcuna intenzione di litigare con la professoressa il giorno dopo. Oltretutto era contenta di poter camminare: avevo dei pensieri che mi assillavano.

Ora che la mia mente era più libera, dopo la lezione, mi ritornava in mente la discussione sulle panchine con Carmela…

«Lui è… esigente. Ma di quella esigenza che ti fa disperare perché non sai come fare per esaudirla. La musica è un lavoro, presa molto sottogamba in Italia. È vero. Ma con la scuola e tutto come è possibile dedicare così tanto tempo al pianoforte per perfezionarsi? E poi lui dovrebbe stare lì, ad aiutarci. Mi manca questo sostegno che qualsiasi altro docente potrebbe dare. Mi sarebbe piaciuto anche provare un concorso, qualche anno fa. Più per mettermi alla prova che sperare di vincere. So bene di non essere all’altezza, ma credo nella possibilità del confronto. Anche la mia ex docente, che mi ha permesso di sostenere l’esame di ammissione, era d’accordo. Anzi, a dirla tutta, è stata lei a propormelo. Ne ero molto felice. Immagina il mio entusiasmo spegnersi, Sofia, quando l’ho riferito al maestro Gimmo e lui ha alzato la voce. Mi ha detto che non dovevo andare, che non era cosa. E alla fine non sono andata, ero troppo giù per farlo. Da allora ogni nostra lezione è una discussione e non riesco a soffrirlo…»

Carmela continuò ancora: era proprio una chiacchierona, il mio esatto contrario. Da un lato forse era un bene. Sorseggiai la mia “cioccolata cioccolata” e rimasi silenziosa. Ascoltavo e meditavo. Perché un uomo aveva dei comportamenti tanto diversi? Certo era esigente anche con me ma… c’era qualcosa di strano. Non riuscivo a spiegarmelo nemmeno con la semplice antipatia. Credevo alle parole di Carmela e raccontava con una partecipazione tale che non poteva mentirmi. Conclusi che avrei dovuto indagare e magari intercettare qualche altro allievo della classe: magari una terza, una quarta opinione avrebbe potuto delineare il quadro. Al momento non conoscevo nessuno che potesse aiutarmi. Carmela smise di parlare e mi affrettai a risponderle.

«Mi dispiace molto, a essere sincera non mi trovo nella tua situazione. È vero che è esigente e tutto ma a queste scenate non si è mai spinto…»

«Beata te! Saranno tre o quattro anni che sono sua allieva».

Rabbrividii. Possibile che fosse solo questione di tempo? I sigari quanto a lungo potevano trattenere la bestia che si trovava dentro il nostro maestro? Temevo di essere la prossima e il nervosismo mi accompagnò fino a quando tornai a casa.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il giorno in cui dissi NO! – Capitolo II” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


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