La Fantasia

Questa storia partecipa alla ventisettesima challenge del Circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema per questo mese è “Carillon” , scelto da La valigia del sedentario.

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La composizione è molto breve, ispirata alle mie sensazioni nel suonare la Fantasia in do minore di Mozart (K 475) che sto preparando per l’esame di letteratura. Lo scritto è anche steso di getto ma, come detto molte volte, ho davvero pochissimo tempo al momento per potervi offrire altro ma al momento mi sto impegnando tanto anche sui miei romanzi (oltre che sui miei studi). In fondo lascio l’interpretazione di Barenboim.


Lascio andare il pedale, gradualmente, aspettando che i suoni si smorzino. Alzo le mani dalla tastiera e prendo un momento di pausa, lasciando aleggiare il silenzio. Le pause in musica sono importanti quanto le note. Forse di più ancora. La pausa, in momenti strategici, fa desiderare il suono e l’ascoltatore pende dal movimento delle dita. Il pubblico è come un amante che cerca riposo nelle proprie certezze e, fin quando esse non sono realizzate, si strugge per il dolce dolore. È solo così che una melodia tanto nota può acquistare significato e tutti ancora la ascoltano, nonostante sia impressa nelle loro menti.

Preparo le dita per l’affondo forte e travolgente dell’allegro. Quell’energia drammatica mi pervade e so di doverla domare per darle la forma che io desidero. I suoni scorrono veloci. Sono prima nella mia testa, fluiscono nelle dita e trasmesse poi nelle corde. È in quel momento che il tempo si annulla e lascio che il mio corpo assecondi quei suoni e partecipi a quel movimento teatrale del tutto.

Si gira la pagina e di nuovo l’espressione cambia. La tempesta si placa, i colori diventano più tenui. In sottofondo c’è un gorgoglio che non distinguo, a me interprete sfugge quasi dopo l’affondo iniziale.

«Questo non è altro che un carillon in sottofondo. Non cambia mai il tempo, è dolce e accompagna la melodia acuta».

Sbatto un attimo le palpebre. Le parole del maestro mi risvegliano dalla mia stasi. È sempre così quando si suona, almeno dovrebbe essere così. Mi fermo e rimango in silenzio. Prima ancora di suonarlo, devo immaginarlo. Immaginare il movimento delle dita che accarezzano i tasti e calibrare la forza rispetto al suono e all’idea che voglio ottenere. Sento gli occhi del maestro su di me ma cerco di non farci caso. Un domani, se sarò abbastanza fortunata, sarà il pubblico a guardarmi e quella bestia multiforme è tanto ingannabile quanto spietata. Non posso lasciare che uno sguardo mi terrorizzi, non posso permettere che la titubanza faccia tremare la mia mano.

Ce l’ho! Preparo le dita e provo la mia idea. Sento la parte, adesso, con molta più limpidezza. Non posso fare altro che immergermi in questo carillon, per quanto tempo ancora durerà, fino al nuovo svolgere degli eventi. A quel punto non dovrò fare altro che mutare il mio carattere e i miei sentimenti, per metterli al servizio di questa musica magnifica e capricciosa, di cui non sono che l’umile strumento.


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “La Fantasia” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


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6 risposte a "La Fantasia"

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