Un personaggio appartiene solo al proprio autore? – Piccola riflessione a partire da Jane Eyre

Un personaggio appartiene solo al proprio autore? – Piccola riflessione a partire da Jane Eyre

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 “Un giorno lei giungerà ad una stretta tra le rocce, dove il flusso della vita s’infrangerà in un vortice tumultuoso e schiumeggiante e allora o lei finirà sbriciolata su quelle cime scabre, oppure, sollevata da un’onda potente, si troverà a fluttuare in acque assai più calme, come è accaduto a me.”  – “Jane Eyre


Ho già parlato approfonditamente di Jane Eyre in un altro post. Ma volevo dare finalmente spazio a una piccola riflessione che mi tormenta. Non leggete il post se non desiderate spoiler sul libro.

La donna pazza rinchiusa è un tema ricorrente nei libri femministi, specie in quelli che analizzano il tema delle malattie considerate prettamente femminili (ad esempio l’isteria) e dei manicomi. Ora non voglio addentrarmi troppo in questo argomento, sarebbe delicato e questo è solo il preambolo dell’intera riflessione.

Nonostante siano temi che mi stiano molto a cuore, non credo che la moglie pazza di Rochester sia un tipo di donna incompresa. È descritta fin dall’inizio come un’approfittatrice sociale. Che questo sia vero o no, il problema è che Charlotte Brontë la descrive così poco che non ci è dato sapere come sia veramente. Per questo io propendo sempre a pensare che sia un simbolo, il Doppelgänger di Jane. Anche perché la funzione del personaggio è narrativa: ostacola l’amore tra i due, prima con gli incidenti e poi della sua presenza come moglie. Per quanto mi riguarda, fare altri moralismi sul personaggio di Rochester è una critica sterile. Charlotte ha una mente aperta per il suo tempo, nonostante molte cose non siano ancora mature e se anche Bertha fosse un personaggio incompreso, penso proprio che Rochester non sarebbe biasimabile: quella era la mentalità dell’epoca e in ogni caso non era innamorato della moglie.

Perché tutto questo sproloquio? Bene è molto semplice. Criticando in maniera analitica il romanzo, mi sono ritrovata un commento del tipo “Tu non hai capito niente del personaggio di Bertha, impara a leggere”. Allora a parte che la critica è stata oggettiva e trasparente, è proprio sbagliato vedere al di là di un personaggio quello che l’autore non ci mostra. Continuando il commento c’era scritto “leggiti Il grande mare dei Sargassi e fatti un’idea di chi sia il personaggio”.

Il grande mare dei Sargassi è un prequel di Jane Eyre, scritto da Jean Rhys nell’ottobre del 1966. Jane Eyre è stato pubblicato un secolo prima , nel 1847. Davvero stiamo mettendo a confronto due libri con UN SECOLO di differenza? A parte che non sono una gran fan di prequel e sequel scritti dall’autore stesso, figuriamoci uno scritto tanto lontano dal presente della vera scrittrice! È vero che parte della discriminazione del personaggio derivi dal suo retaggio creolo ma era una mentalità comune dell’epoca, non c’è niente di cui meravigliarsi. Il romanzo di Jean Rhys è postmoderno e postcoloniale, qualcosa che non può essere lontanamente paragonato al classico di partenza.

Questo per dire che, a parte che nell’analisi di un romanzo la contestualizzazione è d’obbligo e quindi il commento fattomi è infondato sotto tutti i punti di vista; la vera riflessione è: quanto appartiene un personaggio al suo autore?

Ogni personaggio creato può essere impugnato da un altro scrittore, fumettista e che dir si voglia. Basti pensare alle molteplici maschere popolari utilizzate in ogni dove (teatro, romanzi…) o ai racconti più famosi (Don Giovanni, Faust…). Ognuno mette la sua idea in mostra che essa sia sbagliata o meno. Ogni autore prende la sfaccettatura del carattere che più lo interessi. Si prenda il personaggio di Paperon de’ Paperoni. Cambia da fumettista a fumettista. Chi lo ritiene un avaro egoista e chi un animo burbero ma generoso; chi lo ritiene uno sporco affarista che farebbe di tutto per l’oro e chi pensa che la famiglia sia il suo tesoro più importante. C’è qualcuno che ha ragione o torto? No. Ognuno vede il personaggio secondo la sua prospettiva, la sua esperienza e la sua epoca.

Nel tempo penso che sia normale avere delle rielaborazioni dei personaggi più disparati, è anche giusto così. Permette quello che faccio io in molte analisi: portare la realtà lontana di certi libri, contestualizzando il tutto nel nostro tempo. Ci può stare ma fatto con criterio. Però va sempre prima analizzato il personaggio originale nel suo contesto.


Approfondimenti

Analisi su “Jane Eyre” di Charlotte Brontë


 

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4 risposte a "Un personaggio appartiene solo al proprio autore? – Piccola riflessione a partire da Jane Eyre"

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  1. A mio parere personale direi… sì, morto l’autore, muore il personaggio.
    I personaggi immortali, come i disneyani, invece, ma penso valga anche per altr fumetti, sono figli di un padre, ma vivono con le sceneggiature di tanti.
    Ripeto, mio parere personale.

    Mi piace

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