Mary Shelley, un amore immortale. Tra poliamore e tormento – Ms Poison & Ms Raynor

Mary Shelley, un amore immortale. Tra poliamore e tormento – Ms Poison & Ms Raynor

Buongiorno a tutti! Ecco a voi la rubrica gestita insieme a Ms Poison. Nella rubrica analizzeremo dei film di nostro interesse e diremo la nostra! Il secondo è Mary Shelley, un amore immortale! Se volete recuperare la nostra prima recensione, potete trovarla qui. Lascio la parola a lei, indicherò in corsivo il mio intervento. Ultima indicazione prima di iniziare. Vi consiglio di seguire Ms Poison sul Blog The Nerd’s Family

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Non sorprende che sia stata proprio la regista saudita Haifaa Al-Mansour a realizzare un film su Mary Shelley. Difatti, dopo aver denunciato il fondamentalismo e la poligamia in Arabia Saudita, Haifaa ha deciso di indagare – in questo film – sulla sensazione dell’esclusione. Sempre stata in prima linea per la lotta ai diritti delle donne, in questa pellicola volge la sua attenzione al passato, in direzione del Vecchio Continente. La protagonista è appunto la giovane Mary Shelley e allo stesso tempo il suo entusiasmo rivoluzionario. Mary vuole guadagnarsi il suo posto in quel mondo scuro e opprimente e la sua voce diviene quindi così intima da poter essere messa su carta, tanto da firmare l’ultimo vero romanzo gotico e il primo romanzo sci-fi.

Quando ho saputo dell’uscita di questo film non vedevo l’ora di vederlo. Il trailer non mi convinceva tantissimo, soprattutto per la figura di Byron che vedevo troppo esaltata più che eccentrica, ma ero decisa a vedere quello che ne sarebbe uscito fuori. All’uscita della pellicola ho letto moltissime recensioni negative che non mi sento di condividere appieno. A me è piaciuto, più di Bright Star che non ha attirato così tanto fango su di sé come Mary Shelley, un amore immortale. Prima di tutto penso bisogna premettere che questo non è un documentario su Mary Shelley. Di errori nel film se ne potrebbero trovare a centinaia: dal classico errore di rappresentare le eroine ottocentesche con i capelli sciolti, quando li avevano sempre legati in elaborate pettinature, a incongruenze della vita di Mary Shelley. Penso che tutti questi errori siano funzionali al messaggio che la regista voleva trasmettere. Soprattutto per le idee che può portare a una società attuale, come il poliamore, tematica a cui mi sento particolarmente legata anche se non è la sede adatta per discuterne. Amo l’idea di base della coppia Shelley: l’amore libero, la coppia aperta e molto altro. Eppure penso che in molti casi si potrebbe avere il rischio di sentirsi come Mary, abbandonate e forse messe in secondo piano da colui che si ama. Nella realtà Mary, benché sembri non abbia amato nessuno all’infuori di Shelley, intratteneva buoni rapporti con Hogg, personaggio che nel film viene solo allontanato. Allo stesso modo per quanto soffrisse degli amori di Shelley, era la prima a credere nell’amore libero. Quello che ho apprezzato di questo film è la visione complessa che si dà all’amore: è qualcosa difficile per cui bisogna lottare. Dopo l’infatuazione iniziale, nascono i veri problemi e l’amore necessita di evolversi. Penso che la storia di Mary Shelley sia stato un pretesto per parlare di amore. Per quanto si affaccino altri suoi tormenti, come la matrigna o le morti dei figli, sono tutte cose trattate in secondo piano rispetto a questa tematica. Molti si sono accaniti sulla poca veridicità in questo senso ma, quando ho visto il film, mi sono lasciata trasportare in modo naturale dal messaggio che si voleva trasmettere. Soprattutto per il polverone sessuale che si è alzato in questo periodo, in senso positivo ovviamente. Mary era una donna molto tormentata e le sue insicurezze non si basavano solo e unicamente per le storie del marito. Ho letto di alcuni che vedevano Shelley tratteggiato come il classico maschio stronzo di alcuni young adult ma non penso sia proprio così. Oltretutto il tormento di Mary deriva dalla sua situazione tormentata e incerta, non solo dagli amori d Shelley. Frankestein è il fine ultimo del film, il modo in cui attraverso l’orrore raggiunge una sorta di catarsi. Mary Shelley ha scritto altro, ha fatto altro e ho trovato che il finale si interrompesse di netto, in modo brusco. Non penso fosse perché erano esaurite le due ore di riprese, secondo me l’intento era trasportare i coniugi Shelley nel nostro tempo e farci capire quanto la loro storia ancora possa essere difficile da accettare oggi, due secoli più tardi. Quindi se volete vedere il film come storia della vita di Mary Shelley sì, è brutto. Se lo volete vedere come portatore di un messaggio più ampio allora penso sia un buon film, anche se non ottimo. Ho amato le immagini, i costumi e anche gli attori. Mi è piaciuta l’immagine diafana e forte di Elle Fanning. Ho personalmente un’immagine differente di Mary Shelley, ma penso sia strutturato bene come personaggio. Gli altri personaggi sono un po’ trascurati ma perché, sempre ritornando al titolo, l’unica protagonista era Mary Shelley, era il suo punto di vista. Alla fine anche il punto di vista narrativo era incentrato su di lei. Altra critica che ho letto: Byron era uno stronzo. Beh, rispondo che non è un mistero. Se volete giustificarlo per il padre violento e l’adolescenza difficile, la morale ristretta dell’epoca mi va benissimo ma… il film non era su Byron, molto semplicemente. Shelley era uno stronzo perché ha abbandonato la moglie e trattava malissimo Mary? Va benissimo. Ma a parte tutto il discorso sul poliamore, alla fine non l’ha mai maltrattata e alla fine ha fatto davvero il bel gesto che dichiara l’amore vero. Che sia stronzo o no, Mary è stata insieme a lui, quindi liberi di pensare quello che volete su di lui, nì io né voi lo conosceremo di persona e quindi ognuno avrà la sua opinione in merito. A livello di recitazione forse poteva essere migliore ma penso abbia avuto anche poco spazio per esprimersi. Oltre l’amore, un altro interessante tema è quello dell’editoria o del rendere il proprio nome immortale attraverso i secoli. Chi scrive sa quale sia la crisi attuale nella letteratura ma a volte mi sembra si dimentichi le difficoltà che sono sempre esistite.

La mia compagna vi ha già deliziato con moltissime tematiche all’interno del film e vi ha già delineato questo meraviglioso ed emancipato personaggio. Haifaa racconta della nascita di un mito letterario eterno. Mary Shelley crea – e mette su carta- il figlio di una relazione vulcanica – di cui la mia collega vi ha già ampliamente messo al corrente – e di un gioco di società. Una società ottocentesca abbastanza fedele, ma messa in scena con alcuni errori per quanto riguarda la moda e le tradizioni tipiche dell’epoca.

La via d’uscita a questo gioco orrendo e misantropo? Haifaa risponde implicitamente “l’immaginazione”.


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