Opheliac

Opheliac

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Questa storia partecipa alla ventesima challenge del Circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Questa immagine” proposto da Sara Tricoli.

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Shrunken heads converse in bed with mysteries of the sea
Does he long for the promise of mermaiden grace?
While I rest in my case
Will they look after me?
Will I ever be free?

(Circus Contraption, Acrophelia’s Lament)

L’idea di una gita mi aveva colto di controvoglia. Era stato Alessandro a obbligarmi a fare un’escursione da sola. Diceva che poteva aiutarmi a risolvere i miei problemi. Ne dubitavo. Stare da sola a confrontarmi con il mio io, non era una cosa che avrei voluto fare. Ero abituata alla solitudine, sì, ma ultimamente ne provavo una certa avversione. Avevo dei conti in sospesi e non ero così impaziente di risolverli. L’acqua era immobile e piena di ninfee. Un po’ la invidiai: era davvero troppo calma e troppo bella. Mi sedetti sulla sponda e fissai lo sguardo in un punto imprecisato. Un fascio di sole colpiva proprio un fiore nel pieno del suo rigoglio. Il rosa delicato di quello spettacolo mi fece fremere. Certo che, se si guardavano meglio le cose intorno a noi, non erano così brutte. Come aveva fatto Ofelia a morire, circondata da uno scenario del genere? Gertrude parlava di un ramo invidioso che si era spezzato al passaggio della ragazza, che ornava la natura dei suoi fiori. La natura poteva essere gelosa dell’uomo? Gelosa di cosa poi? Siamo così fragili e insignificanti al confronto delle stagioni che passano. Morti, molti pensano che non rinasciamo. Sono fermamente convinta che mi confonderò con la terra e inizierò un nuovo ciclo vitale. Chi può dirlo. Nessuno può impedirmi di pensare dopotutto.  La luce e il fiore continuano ad attirare la mia attenzione. Mi piace lasciarmi andare alla malinconia, ma mi piace anche vedere la bellezza intorno a me. È bello ciò che ha significato, non ciò che è bello. E per me questa ninfea ha un particolare significato nel momento stesso in cui mi ha portato a pensare tutto questo.

 But you were never able
To keep me breathing
As the water rises up again
Before I slip away

(Emilie Autumn, Opheliac)

 Mi trascinavo problemi da mesi ma la verità è che avevo paura di qualche gesto avventato, di cui a mente lucida avrei potuto pentirmi. Ofelia è pazza, dicevano. L’unico peccato di Ofelia è quello di aver troppo amato l’amante e il padre, non trovando amore in entrambi. Nell’ultimo per freddo disinteresse e in Amleto per proteggerla. È pazzo chi cede alla disperazione? Forse sì, ma ha un cuore che ama. Amare è una parola strana. Non si ama solo il proprio compagno, si ama qualsiasi cosa. “Love” è usato come “ti amo”, come “ti voglio bene” e come “mi piace”. Non sono forse le tre espressioni il complemento di qualcosa di più grande?

Anch’io ero annegata, come Ofelia. Ero annegata nelle pieghe della mia mente, nelle aspettative della società, nella freddezza dei sentimenti. Ofelia e io siamo morte nel momento in cui tutto doveva essere soffocato. Soffocando la nostra vitalità, non c’era respiro per la vita. E infine mi sono lasciata trascinare dalle correnti, quando ormai ero così diversa da non essere più me stessa. Ofelia è affranta dai doveri e io dalle mie responsabilità. Sono oppressa dalla vita che io stessa mi sono costruita. Ho costruito una gabbia e non posso liberarmene. Dovrei abbandonare tutto e a cosa serve abbandonare tutto, se non si ha un posto dove tornare? Allora lì si impazzirebbe davvero.

La ninfea continuava a rimanere lì, calma nel suo splendore. La osservo ancora, cercando di mettere a tacere i miei pensieri. Quel raggio di sole, anche se non è su di me, ha il potere di riscaldarmi. La luce esiste e continua a brillare nonostante tutto.

Sorrisi. Forse avevo fatto bene dopotutto ad ascoltare Alessandro. Non credo fosse proprio questo che si aspettasse da me, ma almeno era già qualcosa. Mi alzai in piedi e lanciai un ultimo sguardo a quello che mi circondava e me ne tornai indietro. Il tempo era volato nelle riflessioni e già si stava facendo buio. Ma dentro di me la luce che illuminava la ninfea non mi avrebbe mai abbandonata.

“And I, of ladies most deject and wretched,
That suck’d the honey of his music vows,
Now see that noble and most sovereign reason,
Like sweet bells jangled, out of tune and harsh;
That unmatch’d form and feature of blown youth
Blasted with ecstasy: O, woe is me,
To have seen what I have seen, see what I see!”

(Shakespeare, Amleto, Atto III scena I)


E’ uno scritto molto corto e forse non può essere nemmeno considerato un racconto. Questo però è quello che ho sentito e spero abbiate potuto apprezzarlo 🙂 A presto!


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Opheliac” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License

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14 risposte a "Opheliac"

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  1. I tuoi testi non sono mai banali. Ti meriti i complimenti solo per questo. Mi è piaciuta molto l’idea di questo viaggio in solitaria per trovare un confronto con se stessi. L’introspezione, resa attraverso i pensieri della protagonista, è ben riuscita e invita alla riflessione. Bello anche il paragone con Ofelia. In qualche modo le due donne hanno qualcosa in comune: entrambe hanno fatto i conti con i crudi meccanismi della società e con la freddezza dei sentimenti. L’immagine-tema è un punto fisso presente nella scena, qualcosa in grado d’infondere calma, sicurezza, positività. È stata una lettura davvero piacevole. 🙂

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  2. Mi piace molto come hai sfruttato e dispiegato l’immagine del tema, usandone l’impatto comunque solare per approfondire degli argomenti profondi e non indifferenti, né banali. Corto sì, ma bello e interessante, con dei riferimenti ben studiati a un’opera incredibile come l’Amleto! Bello 😊

    Piace a 1 persona

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