Il viaggio di un’anima sola

Il viaggio di un’anima sola

Questa storia partecipa alla diciottesima challenge del Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall Il tema estratto per questo mese è stato “Viaggi” proposto da Belial

All’infrangersi dell’ennesimo tuono, alzai lo sguardo dal libro. Mi erano sempre piaciuti i temporali, la pioggia mi ispirava calma e i fulmini mi aiutavano a scaricare la tensione, come se li avessi scagliati io dall’Olimpo. Dallo scorcio del bagno riuscivo a vedere parte del bosco e mi giungeva alle narici un piacevole profumo di erba bagnata. Socchiusi il libro, tenendo il segno con un dito e mi voltai a dare un’occhiata alla stanza. Il concerto doveva tenersi il giorno dopo e le prove erano state interrotte a causa del maltempo. Tutti si erano rifugiati al riparo: chi nei due bagni e chi in una casetta vicino al palco. Guardavo con interesse il chiacchiericcio dei vari musicisti che mi stavano attorno, ma non mi intromettevo; non era mia abitudine dare molta confidenza a chi non conoscevo. Avevo letto anche per tutto il viaggio in autobus per giungere fin lì. Mi perdevo negli intricati labirinti del pensiero dell’Iperione di Hölderlin ma a tratti sentivo un richiamo alla realtà: risate, parole concitate e abbracci. Guardavo sempre da lontano quelle scene: non mi erano mai appartenute. Mi accontentavo di osservare quell’affetto, chiedendomi a volte come ci si potesse sentire ad avere tutto quell’amore attorno. Mi avvicinavo piano, come un passerotto che si avvicina con cautela alle briciole di pane. A guardarli mi riempivo di felicità alla loro tenerezza e di tristezza perché si accentuava la malinconia del mio animo. Non si sente la solitudine quando si è soli; si sente quando intorno c’è la gioia. Non è invidia, è un desiderio che si è i primi a non farlo realizzare.

«Andrea dovresti ripassare meglio la tua parte, sei proprio terribile quando arricci il naso per prendere le note alte!»

Parole scherzose tra amici, che dette da me risulterebbero come un insulto perché per me sono degli estranei.

«Rita almeno non mi pavoneggio quando canto. Sei in un coro, non sei Azucena e non canti “stride la vampa”».

Osservai quel suo modo curioso di parlare con tanta scioltezza, probabilmente non ne sarei capace. Oltretutto provavo una particolare simpatia per quel ragazzo.

«Phuong, di’ anche tu a Rita che scuote troppo le spalle!»

Arrossii quando mi venne rivolta la parola senza motivo. Con il tono più sicuro possibile biascicai una qualche risposta di senso compiuto e me ne ritornai all’ingresso, sola. Potevo vedere l’ampio orizzonte delle montagne, nessuna figura umana. Era tutto isolato e calmo. Perché me ne ero andata per l’ennesima volta? Scossi la testa. Sbirciai indietro: un uomo mi aveva scrutato ma non mi aveva rivolto parola. Quando ero scivolata via dalla sua vista, lui aveva preso a scherzare con altri musicisti. Affondai la testa nel libro: ero proprio brava a non lasciare alcuna traccia di me.

***

Ero in viaggio per i monti Ellenici, chiamando il nome della cara Diotima. Viaggiavo senza sosta e senza pace, potevo anche sentire il dolore alle gambe. Nel mondo reale socchiusi il libro e iniziai a guardare l’orizzonte, nel mondo immaginario ero ormai un Manfred in cerca della sua Astarte. La mia mente si esibiva in piroette, tutto cambiava e non acquistava mai un senso. Seguivo le note di una musica solenne, un brano che alzava il suo canto fino alla somma del Paradiso e giù sino agli abissi infernali. Diventavo ciò che la musica mi comandava. Le metamorfosi non avevano un nesso apparente ma per me tutti i mondi si legavano e si amalgamavano. I libri perdevano i loro contorni, si scioglievano al punto da unirsi in un universo palpitante di sapere in cui solo io potevo vivere. Eppure tutti quei pesi mi schiacciavano: non riuscivo a esserne padrona, forse perché io stessa non ero padrona di me. Chi ero se non il pallido spettro di mondi che avevo vissuto non in prima persona? Ero un contenitore. Tutto quello che avevo appreso era inutile perché non riuscivo a esprimermi. Ero bloccata nei miei viaggi ma non riuscivo a concentrarmi su quello che era il viaggio della mia vita. Apprendevo senza poter insegnare, mi riempivo di amore di parole senza che potessi esprimerle a mia volta. Ero costretta a subire ed ero costretta solamente dalla mia volontà che non si distaccava dal sogno, per paura che qualcosa avesse potuto rompermi, come era già successo.

Nella realtà mi afferrai la testa tra le mani, lasciai cadere il libro; nel viaggio iniziai a correre nel buio. Non vi era né direzione né motivo per cui lo facessi: scappavo da me e me sola. Ma è impossibile scappare dal proprio io.

Precipitavo. Correvo ma sapevo di star cadendo. La logica fisica di quel mondo mi era sempre sfuggita ma sapevo di star ricadendo nel baratro di memorie proibite che sarebbe meglio dimenticare.

«Guardate! Ha smesso di piovere!»

Mi riscossi a quella voce. Mi affrettai a chinarmi a raccogliere il libro e iniziai a respirare con regolarità, cercando di calmarmi. Mi ero appena voltata a guardare gli altri: non si erano accorti di niente. Solo lo stesso uomo che avevo notato prima mi guardava ma non ci feci caso sul momento: ero troppo intenta a nascondermi.

Uscii di fretta, sperando presto di confondermi tra l’orchestra che si sarebbe riversata fuori dai ripari. Il movimento brusco mi aveva fatto riprendere il pieno possesso del mio corpo e mi ero allontanata dagli antri bui della mia mente che ero consapevole di dover presto riaffrontare, non in presenza però di altre persone.

«Penso che questo ti sia caduto»

Mi voltai di scatto, come colta su un misfatto. Era l’uomo che mi porgeva il libro che leggevo. Quando mi era caduto?

«Grazie» feci per prenderlo, ma vi era come una resistenza dalla sua parte.

«È raro vedere una giovane ragazza leggere questi libri»

Non sapevo se fosse un complimento o un ammonimento. Nel dubbio sorrisi di circostanza, non sapendo bene cosa dire.

La folla si era diradata fino a raggiungere il palco di sotto, non c’era più nessuno.

«Leggere credo sia sempre molto ammirevole…» lo vidi avvicinarsi. Rimasi immobile, finché non mi sentii abbracciare «solo che ricorda che c’è anche altro».

Si allontanò piano, guardandomi incuriosito «Non ti abbracciano spesso, non è vero?»


Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il viaggio di un’anima sola” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License

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6 risposte a "Il viaggio di un’anima sola"

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  1. Rieccomi! Speriamo che questa sia la volta buona. 😀
    Il racconto è scritto davvero bene e il tema del viaggio è trattato addirittura in modo duplice. È presente il viaggio fisico, ma anche il viaggio mentale. Non lo dici, però si intuisce che la protagonista è una musicista. L’ho trovata una figura misteriosa e intrigante. In lei c’è malinconia e tormento: sentimenti che si direbbero rari in qualcuno di così giovane. Tra l’altro il suo modo di agire, schivo e serio, la fa sembrare molto matura. Mi è piaciuta la breve interazione che c’è stata tra lei e l’uomo. Lui sembra capirla e con quell’abbraccio pare che voglia farle un regalo. Penso che non potevi creare finale migliore. Complimenti! Alla prossima! 🙂

    Piace a 1 persona

  2. Finalmente riesco a leggere e a recensire… Sinceramente non vedevo l’ora… E’ la prima volta che partecipo a questa iniziativa ed è stato incredibile ^_^
    Il racconto è scritto davvero bene e il tema del viaggio si legge in modo meraviglioso, non lasci che nulla ti distragga, anzi crei una sorta di viaggio nel viaggio… E’ un’espressione che mi hanno detto e che la trovo azzeccata nel tuo caso. Parli di un viaggio che loro compiono davvero, ma anche di un viaggio che fa attraverso pensieri, riflessioni e posso dire un pò anche alla scoperta di sè. è trattato addirittura in modo duplice. È presente il viaggio fisico, ma anche il viaggio mentale.
    Forse lei non è così chiara, la protagonista sembra voler dire di più di quanto fa, eppure è un personaggio che mi intriga, che mi fa riflettere e allo stesso tempo mi dice che io voglio di più, ed è vero =)
    Incredibile quanto un tema uguale porti la gente a creare storie una diversa dall’altra. MI piace la tua, ma penso che tra tutto il momento che amo è il finale. Lo so, non è chissà quanto arricchito, ma amo quelle parole e quell’abbraccio… è un pò come se lui sentisse la necessità di farlo e lei aspettasse che lui lo facesse. Non lo so… mi è davvero piaciuto….
    Alla prossima….Non vedo l’ora *_*
    Claire

    Piace a 1 persona

    1. Ciao ^^ grazie per aver partecipato alla challenge. Concordo con te nel dire che è un’esperienza davvero unica ed è molto bello vedere come diverse persone rielaborano una semplice parola 🙂 “Viaggio nel viaggio” credo di averlo usato io nel tuo commento xD e ti ringrazio per averlo riutilizzato: vuol dire che ti è piaciuto. Grazie anche per il tuo commento molto dettagliato: l’ho apprezzato moltissimo ^^ Alla prossima!

      Mi piace

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