Recensione “Dietro anime d’inchiostro” di Marco Chiaravalle

Dietro anime d’inchiostro

Dietro anime d'inchiostro di [Chiaravalle Marco]

Titolo: Dietro anime d’inchiostro

Autore: Marco Chiaravalle

Casa Editrice: La strada per Babilonia

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Sinossi

Marco, aspirante scrittore frustrato e dalla fervida immaginazione, non riesce a portare a termine i suoi romanzi. Accanto a lui c’è Mike, protagonista di una storia lasciata in sospeso e che vorrebbe poter continuare a vivere tra le pagine. Poi c’è Michelle, ex fidanzata, la cui presenza si fa sentire quando Marco inizia a frequentare Alice, la ragazza che legge sempre lo stesso libro a parte l’ultima pagina. Ma Michelle sarà lei davvero, o sarà soltanto un sogno? Attraverso riflessioni sul mondo del lavoro, sull’editoria e sulla devastazione che il terremoto ha creato nella città dell’Aquila, soffermandosi anche sulla situazione di due piccoli rom e del loro campo, Marco scoprirà che il blocco dello scrittore non è il suo unico problema. C’è qualcosa, nel suo passato, destinato a riemergere e a spingerlo a rimediare, per mettere a tacere il suo cervello inquieto e finalmente trovare pace.

Recensione

Questo racconto è stato per me una magnifica perla nascosta. Mai mi ero imbattuta in una storia tanto bella, emozionante e ben scritta. In “Dietro anime d’inchiostro” sono stata trascinata fin dai primi capitoli nello stile magnetico di Marco Chiaravalle. Sono abituata a tutt’altro genere di scrittura (sono cresciuta principalmente leggendo classici ottocenteschi), ma Marco ha saputo conquistarmi e spero con la mia recensione di rendere giustizia alla sua storia.

Lo stile è scorrevole, accattivante e sa dove concentrarsi per inquadrare al meglio il protagonista e la realtà che lo circonda. Questa scrittura fresca e spontanea l’ho trovata perfetta per la prima persona, che in genere trovo usata negli scrittori attuali con troppa leggerezza e senza che la sappiano usare in modo accettabile. Come più volte ho detto anche in altre recensioni, trovo la prima persona un’arma letale e, in questo racconto, il punto di vista asseconda la narrazione. Mi spiego meglio: seguiamo il protagonista per la sua ironia pungente e per la sua serietà, lo stile si adatta al suo pensiero e avvolge in una bolla anche il lettore. Ridiamo con lui, ci appassioniamo ai personaggi e proviamo simpatia (ma proprio nel senso greco di soffrire insieme…).

Marco sa oscillare tra lo scherzo e la serietà e così fa lo stesso tra “l’aulico” e un registro più colloquiale. Trovo anche che emerga dallo scritto una cultura non indifferente che tocca, ad esempio, riferimenti classici o la cinematografia, senza nessuna superbia.

Nei primi capitoli ridiamo, ci divertiamo all’ironia dell’autore, ma è già una sorta di “sorriso pirandelliano”. È quel riso che a teatro porta alla riflessione e il romanzo ci porta a questa, anche se non nello stesso modo: si ride genuinamente a certe constatazioni del protagonista ma non si possono ignorare quelle devastanti realtà che ci vengono presentate. Si parte dalle tristi e vere riflessioni dell’editoria attuale, per giungere al terremoto e la devastante realtà che molte persone ancora sono costrette a vivere ogni giorno. Anche in questo c’è una crescita graduale delle tematiche trattate che sono le più varie.

La storia è breve ma particolarmente intensa. L’ho divorata in pochissimo tempo e mi ha distrutto.  Il libro ha quasi un’impronta surrealista, immerso in un mondo onirico che rende intrigante la storia fin dal primo momento. Molti lettori sognano di scrivere e chi non parla con i propri personaggi e speri che li aiutino nella vita? Personalmente lo faccio in continuazione e spesso finisco per parlare da sola con varie mie creazioni. Ottenere questo effetto deve avere richiesto molto tempo e riflessione, accostarlo poi ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” è un tocco di genio, a mio parere. Spesso troppo commercializzato, non bisogna dimenticarsi che è un libro scritto da un matematico e contiene molti nonsense e riferimenti non di facile interpretazione. Come è abbinato così strettamente alla storia, mi ha deliziata ed era inevitabile avere una simpatia.

Per ora mi sono lasciata andare a una pura analisi tecnica per cercare di inquadrare al meglio i numerosi meriti che mi sono rimassi impressi.

Credo sia impossibile avere in antipatia il protagonista e soprattutto la sua creatura: Mike. Il loro rapporto è coinvolgente e sincero, ma il personaggio che ho più amato è Alice. A parte l’omonimia condivido molte somiglianze con lei e l’ho trovata molto affine alla mia personalità. L’apparizione iniziale di Clint e Clinton mi aveva stesa! Sono fortissimi e li adoro, soprattutto Clint

Parlare di questo libro, senza spoilerare troppo, è stato difficile ma spero comunque di aver attirato la vostra attenzione e invito tutti a leggere questo racconto e di dare una possibilità a uno scritto che mi ha davvero conquistata!

 

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