Analisi su “Un americano tranquillo” di Graham Greene

Un americano tranquillo

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Titolo: Un americano tranquillo
Autore: Graham Greene
1° Edizione: 1955
Paese d’origine: Inghilterra
Lingua originale: Inglese
Genere: Romanzo, spionaggio, giallo

Particolarità e critiche dell’epoca&Analisi dei Temi 

Il libro di Greene è davvero molto particolare. Lui stesso nell’introduzione ribadisce che il suo libro non è da considerarsi storico. Nonostante forse non vi sia la precisione desiderata, il contesto storico non prescinde di certo tanto che in America aveva ricevuto moltissime critiche, etichettandolo come “anti-americano”. Si sentivano colpiti dalle critiche della guerra in Vietnam e non a torto. Ma di questo parlerò dopo.

E’ comunque essenziale, per comprendere il libro, avere chiaro il quadro storico degli anni ‘50 e soprattutto della situazione in Vietnam. Tecnicamente penso che la prima cosa da fare per accostarsi a un libro con coscienza è avere un quadro della situazione storica in testa, perché inevitabilmente vi è un influenza: anche se il libro magari non ha un ambientazione precisa, ci saranno sicuramente motivazioni – magari sia a livello privato sia a livello storico – che hanno spinto l’autore a fare una scelta specifica. Soprattutto i romanzi del ‘900 vanno affrontati con una coscienza non indifferente: sia perché siamo troppo vicini nel tempo per giudicarli ancora con esattezza, sia perché il ‘900 è un’epoca in cui tutte le certezze dell’uomo crollano e lasciano un vuoto.

In un certo senso questo romanzo cerca di colmare un vuoto. Greene è ben cosciente di quello che scrive: ha visto gli orrori della guerra. Descrive scene e situazioni che ha toccato con mano ma con il suo linguaggio pulito e immediato non indugia mai a eccedere il senso di orrore e sottolineare le cose: è la scena stessa che deve creare nella coscienza il terrore, non la descrizione. Imperversa un mondo di caos ma il vero caos che noi percepiamo, se non si prova un minimo di empatia verso un esterno che si apre come uno squarcio della coscienza, è quello del protagonista. Fowler è particolare per molti versi. E’ cinico, si distacca dalla vita – anche grazie all’uso dell’oppio ed è troppo concentrato sui suoi problemi personali, troppo sulle sue disgrazie per vedere ciò che lo circonda. Lui è un giornalista: riporta ciò che vede ma non sembra mai prendere parte al tutto. Se non in un momento in cui lui stesso si sporca di sangue ed è costretto a sentire uno degli uomini che odia parlare della propria disgrazia e provarne compassione. Vi è dell’insano in tutto questo… ma in fondo è la scia che ancora la letteratura si porta dal decadentismo e la situazione delle guerre non ha certo migliorato la situazione.

Il personaggio personale si pone in contrasto con il ben ideale e patriottico Alder Pyle. Il loro mondo è completamente diverso, eppure vi è qualcosa che li legga: la bella Phuong. Ma anche la loro concezione d’amore è diversa, da una parte terrena e brutale, dall’altra idealizzata. E’ in essa che in fondo già si può azzardare una analisi ben precisa dei due personaggi. Attorno a loro tre ruota una storia di desolazione e miseria, che ci viene filtrata man mano che anche Fowler decide di mostrarci e di farci essere con lui a contemplare tutta la miseria.

E’ qui che si colloca “l’anti-americano”. Pyle non è un cattivo personaggio ma è troppo astratto ed è cieco al terrore e alla violenza che si ritrova intorno. Lui immola tutto per una causa più alta, ma i morti sono morti e non tornano certo indietro. E’ qui che persino il cinico pare riscuotersi e deve finalmente prendere una decisione, scegliere da che parte trovarsi nella guerra quando aveva sempre optato per la neutralità. Anche Pyle in fondo diventa una vittima per una causa più alta, che potrebbe essere la fine della violenza. Ci si ritrova in un circolo vizioso in cui non vi è via d’uscita.

Ma credo che la considerazione più interessante vada fatta sul genere del libro.

Parla di spionaggio, ma non è certo un’avventura come quella di James Bond. Le spie non sono eroi e la guerra è brutale. Vi è una grande vena realista, non un’esaltazione. Non vi sono eroi: solo persone normali che si ritrovano immersi in un abisso d’orrore. Il libro è anche un giallo perché prende piede dalla morte di Pyle e della ricerca del colpevole. L’ispettore a cui è assegnato il caso, Vigot, non può reggere il peso dei suoi colleghi come Poirot (Agatha Christie) oppure Sherlock Holmes (Sir Arthur Conan Doyle). Vigot ha altro che pensare: vede morte ingiustificata ogni giorno, perché bisognerebbe concentrarsi su una vittima singola? E’ il potere a obbligarlo ma la sua ricerca e il suo acume non arrivano mai a comprendere il colpevole, se non forse velatamente. Questo è dato dalla sottigliezza e dall’interpretazione che un lettore vuole dare al tutto.

Il proposito è dunque quello di ricercare l’assassino. Se non è Vigot a condurre le indagini e smascherare il colpevole, chi è ad agire? Come ho detto Vigot non ha alcun interesse nel scoprire la verità: la guerra è di per sé una verità inconfutabile. Non ha neanche legami affettivi con l’assassinato, perché dovrebbe “sforzarsi”?

In questo panorama forse l’unico a preoccuparsi di lui, è proprio Fowler. Il suo antagonista in amore e in ideale, forse è l’unico che continua a pensare morbosamente al suo “amico”. Neanche Phuong pare preoccuparsi più di tanto. Il giallo diventa psicologico e instaura due piani temporali: un passato con riferimento al presente e un presente che noi conosciamo, perché sappiamo della morte di Pyle. Fowler scava dentro di sé, indaga nella sua mente le cause e motivi in un vero e proprio flusso di pensiero. Le quattro parti del libro, una più forte dell’altra, sono come degli ingranaggi. Attivano un’analisi della coscienza sempre più profonda. Ci lasciamo guidare dalla voce narrante e Greene trovo sia stato molto abile nel condurre la sua narrazione: sappiamo già la fine ma ci riserva colpi di scena non indifferenti, oltre che a saperci introdurre in un ambiente aspro e duro senza appesantirlo. Credo che qualsiasi sensibilità sarebbe smossa dalle scene d’orrore e di guerra qui contenute. Un romanzo breve che sicuramente vale la pena di essere letto, anche non conoscendo molto il genere né l’autore spero anche di aver dato il meglio con questa mia breve analisi.

Biografia dell’Autore

Graham Greene nacque nel 1904 a Berkhamsted, nei pressi di Londra.

Da giovane fu vittima di bullismo e tentò più volte il suicidio, anche a causa del disturbo bipolare che andava a prendere sempre più piede in lui.

Dopo la laurea in storia, Greene intraprese la carriera di giornalista fino a diventare redattore del The Times. Per tutta la vita intraprese viaggi che lo portarono fuori dall’Inghilterra, ad esempio durante la seconda guerra mondiale fu inviato in Sierra Leone e vide dal vivo la situazione in Vietnam. Tutte queste serie di esperienze e di incontri lo portarono a una florida ispirazione nei suoi romanzi.

Passò gli ultimi anni della sua vita sul lago di Ginevra, fino a morire a 86 anni.

Trama Senza Anticipazioni

Sullo sfondo della guerra in Vietnam, si colloca una storia d’amore di due uomini per una donna vietnamita. Fowler è un giornalista cinico e Pyle, il suo rivale, rappresenta il suo esatto opposto: ideale e attivo sul fronte politico. Un giorno però Pyle viene ritrovato morto e l’ispettore Vigot si ritrova a dover risolvere il caso.

Analisi dei personaggi

Thomas Fowler: narratore e protagonista cinquantenne. E’ un giornalista inglese, cinico e che non prende parte attivamente agli eventi della guerra. Si interessa solo della sua amante Phuong.

Alden Pyle: è “l’americano tranquillo”. E’ idealistico e ingenuo: troppo preso nei suoi preconcetti, nei suoi studi e nei suoi ideali non riesce a vedere la realtà dei fatti. Preferisce studiare la situazione su carta piuttosto che aprire gli occhi e vedere la violenza che si consuma attorno a lui. Si innamora di Phuong.

Phuong: è una bella e giovane vietnamita. Amante di Fowler per ottenere sicurezza e protezione. Decide poi la compagnia di Pyle perché lui le promette di sposarla. E’ un personaggio criptico: Greene la mantiene nel mistero. Non mostra emozioni e la sorella decide tutto per lui.

Vigot: un ispettore francese della Sûreté, investiga sulla morte di Pyle. Cinico e stanco del mondo, è combattuto tra il suo desiderio di fare il suo dovere e di fare del suo meglio per il Paese.

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