Recensione “Scusate, non c’è niente da vedere” di Marco Chiaravalle

Scusate, non c’è niente da vedere 

Identikit

Titolo: Scusate, non c’è niente da vedere
Autore: Marco Chiaravalle
Casa Editrice: Self

Trama

Marco è un annoiato impiegato postale di 32 anni con la passione per la scrittura che, all’inizio del romanzo, decide di abbandonare tutte le storie che stava scrivendo per narrare la sua. Ciò non piacerà a qualcuno, che verrà a bussargli alla porta per fargli riprendere in mano i suoi scritti ai quali molti personaggi, in dimensioni differenti, sono legati. Preparatevi ad un viaggio nel nostro “paese delle meraviglie”. Insieme a Marco andremo a parlare di argomenti quali l’editoria moderna, la difficoltà nel trovare un posto di lavoro nel nostro paese, la censura, e una cicatrice rimasta nell’anima di tutti noi a vita: L’Aquila e il terremoto che la sconvolse. A Marco si affiancheranno, nel corso della storia, personaggi che non dimenticherete e un vecchio amore ritornerà a bussare nel suo cuore: Michelle, la donna che lo abbandonò anni addietro. Ma sarà veramente lei o solamente un sogno?

Recensione

Questo racconto è stato per me una magnifica perla nascosta su wattpad. Ho frequentato per un po’ di tempo vari siti di scrittura, ma mai mi ero imbattuta in una storia tanto bella, emozionante e ben scritta. In “Scusate, non c’è niente da vedere” sono stata trascinata fin dai primi capitoli nello stile magnetico di Marco Chiaravalle. Sono abituata a tutt’altro genere di scrittura (sono cresciuta principalmente leggendo classici ottocenteschi), ma Marco ha saputo conquistarmi e spero con la mia recensione di rendere giustizia alla sua storia.
Lo stile è scorrevole, accattivante e sa dove concentrarsi per inquadrare al meglio il protagonista e la realtà che lo circonda. Questa scrittura fresca e spontanea l’ho trovata perfetta per la prima persona, che in genere trovo usata negli scrittori attuali con troppa leggerezza e senza che la sappiano usare in modo accettabile. Come più volte ho detto anche in altre recensioni, trovo la prima persona un’arma letale e, in questo racconto, il punto di vista asseconda la narrazione. Mi spiego meglio: seguiamo il protagonista per la sua ironia pungente e per la sua serietà, lo stile si adatta al suo pensiero e avvolge in una bolla anche il lettore. Ridiamo con lui, ci appassioniamo ai personaggi e proviamo simpatia (ma proprio nel senso greco di soffrire insieme…).
Marco sa oscillare tra lo scherzo e la serietà e così fa lo stesso tra “l’aulico” e un registro più colloquiale. Trovo anche che emerga dallo scritto una cultura non indifferente che tocca, ad esempio, riferimenti classici o la cinematografia, senza nessuna superbia.
Nei primi capitoli ridiamo, ci divertiamo all’ironia dell’autore, ma è già una sorta di “sorriso pirandelliano”. È quel riso che a teatro porta alla riflessione e il romanzo ci porta a questa, anche se non nello stesso modo: si ride genuinamente a certe constatazioni del protagonista ma non si possono ignorare quelle devastanti realtà che ci vengono presentate. Si parte dalle tristi e vere riflessioni dell’editoria attuale, per giungere al terremoto e la devastante realtà che molte persone ancora sono costrette a vivere ogni giorno. Anche in questo c’è una crescita graduale delle tematiche trattate che sono le più varie.
La storia è breve ma particolarmente intensa. L’ho divorata in pochissimo tempo e mi ha distrutto.  Il libro ha quasi un’impronta surrealista, immerso in un mondo onirico che rende intrigante la storia fin dal primo momento. Molti lettori sognano di scrivere e chi non parla con i propri personaggi e speri che li aiutino nella vita? Personalmente lo faccio in continuazione e spesso finisco per parlare da sola con varie mie creazioni. Ottenere questo effetto deve avere richiesto molto tempo e riflessione, accostarlo poi ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” è un tocco di genio, a mio parere. Spesso troppo commercializzato, non bisogna dimenticarsi che è un libro scritto da un matematico e contiene molti nonsense e riferimenti non di facile interpretazione. Come è abbinato così strettamente alla storia, mi ha deliziata ed era inevitabile avere una simpatia.
Per ora mi sono lasciata andare a una pura analisi tecnica per cercare di inquadrare al meglio i numerosi meriti che mi sono rimassi impressi.
Credo sia impossibile avere in antipatia il protagonista e soprattutto la sua creatura: Mike. Il loro rapporto è coinvolgente e sincero, ma il personaggio che ho più amato è Alice. A parte l’omonimia condivido molte somiglianze con lei e l’ho trovata molto affine alla mia personalità. L’apparizione iniziale di Clint e Clinton mi aveva stesa! Sono fortissimi e li adoro, soprattutto Clint ❤
Parlare di questo libro, senza spoilerare troppo, è stato difficile ma spero comunque di aver attirato la vostra attenzione e invito tutti a leggere questo racconto e di dare una possibilità a uno scritto che mi ha davvero conquistata!
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4 thoughts on “Recensione “Scusate, non c’è niente da vedere” di Marco Chiaravalle

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