History – Il perché del monopolio francese della moda

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Dopo tanto tempo ho deciso di dedicare un nuovo articolo per questa rubrica. Inizialmente volevo parlarvi della moda in epoca georgiana. Mi sono resa conto che per parlarne era necessario discutere anche del monopolio della moda in Francia. Pertanto cercherò di affrontare il problema nel modo più semplice e dettagliato possibile, affrontando la questione sociale e storica.
È essenziale però inquadrare l’epoca georgiana (ne ho parlato già qui) e ricostruire le varie vicende che hanno caratterizzato questi anni lunghi e oscuri, ricchi di modi di fare e tradizioni. È un periodo prettamente inglese con la successione dei 4 re “Giorgio” e nello studio della storia più generale non viene citato come periodo storico, dato che si limita a descrivere un solo popolo.
Da tenere in conto è anche il periodo artistico del tempo: il rococò. Questa tendenza eccessiva e di stravaganza nelle sue mutevoli espressioni influenzò tutta la concezione di bello e di gusto nella moda. È uno stile che nasce in Francia sotto il regno di Luigi XV (quindi nella prima metà del Settecento) ed è caratterizzato dalla sfarzosità delle forme, dalle ramificazioni in riccioli e arabeschi. Infatti il nome stesso forse è legato alla parola “conchiglia” e questo spiegherebbe la grande presenza di volute tipiche di questa forma. A differenza del barocco, di cui è un’evoluzione tarda, il rococò è molto più luminoso, elegante e meno carico di colori. Cerca di descrivere la vita aristocratica, tralasciando quindi le battaglie eroiche o i motivi religiosi. Si può ben capire quindi come questo modo di fare si fosse radicato anche nelle tendenze del tempo che assecondava i capricci dei nobili.
Per quanto riguarda la Francia, infatti, a stabilire la moda erano gli aristocratici e non i borghesi. Questi ultimi esistevano già prima della rivoluzione francese, anche se non erano riconosciuti come casta a sé e rientravano a far parte del cosiddetto “terzo stato”, dove si collocavano dai ricchi borghesi ai contadini più umili. Non avevano alcun potere e iniziavano la loro ascesa per riscuotere dei diritti. Luigi XIV si attorniò di loro per ristabilire le economie, grazie anche a Colbert (e insomma con tutti gli sperperi e le guerre non è stata abbastanza come accortezza ma questo è un altro problema).
Gli aristocratici d’altronde non vanno confusi con “i più ricchi”. Non pagavano tasse e vivevano di rendita ma non erano necessariamente danarosi. Proprio il non lavorare e non avere alcuna percezione del denaro li portava a ingenti sprechi di soldi che si concretizzavano in debiti per mantenere i costi dei loro assurdi tenori di vita. Persino i loro conti erano tenuti da servitori appositi che si preoccupavano di pagare i loro bisogni, capite bene che vivevano un po’ in una dimensione a parte. Proprio questa sconsideratezza portò al declino dell’aristocrazia francese e alla rivoluzione. Lo Stato aveva aggravato il suo bilancio mantenendo a suo carico i nobili di Versailles, un metodo del Re Sole per liberarsi dei nobili e non contrastarli direttamente.
La bellezza dell’epoca sottostava ai dettami francesi. Luigi XIV con la creazione dell’opulente corte di Versailles aveva sviluppato (oltre a isolare gli aristocratici dagli affari di stato e lasciare il potere alla borghesia) una vera classe che con le proprie stravaganze accettasse le mode del tempo e decidesse quello che ormai era desueto. Per quanto fossero snob e pacchiani erano loro a dettare legge e si sbizzarrivano nel stupire e nell’esibire il loro status sociale.
L’aristocratico dimostrava di essere tale, ostentando le proprie ricchezze in stravaganze di ogni tipo, in inutili e (a tratti ridicoli) orpelli che solo le persone facoltose potevano permettersi. Seguire le mode era un modo per far parte dell’entourage nobile. Era ovvio che quindi il loro divertimento era quello di spendere i loro soldi ed esibirli con l’apparenza, in contrasto con la povertà dilagante della popolazione. Il loro tempo trascorreva nella società e l’unico modo per prevalere sugli altri nobili e farsi seguire era creare mode (con eccentricità) e soprattutto stupire per creare pettegolezzi e concentrare l’attenzione su di sé. Che si parlasse di loro nel bene o nel male non aveva alcuna differenza, questo era anche uno dei motivi che incitava a creare scandali.
I nobili erano stati investiti per volontà divina, i borghesi erano degli arricchiti, la forte religione dell’epoca imponeva che il buon gusto passasse all’aristocrazia. Non dovendo fare nient’altro se non preoccuparsi di pettegolezzi e dei soldi (che non erano nemmeno i loro) è ovvio che per tenersi occupati, crearono una vera e propria tradizione di moda, presa a modello da tutta l’Europa (anche la Russia rimase affascinata dai modi francesi, tanto da adottare persino la lingua nei discorsi colti o mondani).

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