Sospiri a una porta socchiusa

Sospiri a una porta socchiusa

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 N.B. La lettura è sconsigliata a chiunque non abbia letto Jane Eyre e non voglia spoiler sul libro. I Disclaimer della proprietà sono riportati in fondo
Prorompenti calde lacrime accarezzano di tormento le mie guance e un respiro troppo rumoroso mi infrangeva il petto. Ormai era andata via, aveva abbandonato la stanza ed ero quasi sicuro di poter dare largo al mio sfogo profondo, al dolore che mi lacerava le carni. Inutile dire che avrei evitato tutto questo. Mi sentivo debole, schiacciato e sconfitto da una forza che non sapevo domare e temevo di aver fallito e soprattutto di essere degno di biasimo. Ad un tratto dopo la tragedia, dopo il matrimonio rimandato, credevo davvero che sarebbe rimasta al mio fianco. Fino all’ultimo, quando raggiunta la porta libera si era voltata a guardarmi, con i suoi bellissimi occhi verdi pieni di una vita sopita, speravo che sarebbe diventata la mia compagna. Mi ero sentito rinascere a quel solo sguardo che conteneva amore. Avevo sentito le mie pene innalzarsi, lasciare il mio corpo e un soffio di vita era spirato nelle mie membra. Avevo avvertito il dolce profumo dell’amore baciare il mio spirito e le ombre del mio volto erano sparite, inghiottite da quella luce eterna che brillava negli occhi degli innamorati. Ma quella era stata una breve luce nei suoi occhi e poi era stata risucchiata, spenta dalla sua volontà di ferro e dalla sua grande forza di spirito che odio, perché l’ha sottratta ai miei sospiri e che amo perché è ciò che ho sempre adorato di lei. Poi era fuggita via, dopo essersi chinata su di me e avermi baciato teneramente. Il suo corpo leggero libero dal peccato si muoveva in una danza arcana che io non potevo eguagliare. Avrei sempre dovuto tenere a mente che lei mi era superiore e mai avrei potuto bramarla per me. Era troppo alta di spirito perché io potessi incatenarla al mio corpo scuro e macchiato di un matrimonio da cui non posso redimermi. Che folle sono stato il momento stesso in cui ho pensato di legarla alla passione e sperimentare il suo amore per un essere tanto basso. E io mi credevo alto, sì, alto nella mia superbia e non vedevo che tracciavo da solo la gabbia per la mia e la sua sofferenza. Io l’ho condannata.
Cancello con rabbia le lacrime dalle guance, strappo il dolore che mi strazia le viscere dal volto e per un momento mi aggrappo alla poltrona. A quella poltrona su cui lei si era seduta, su cui mi pareva di sentire ancora il suo profumo. La accarezzo piano, come se accarezzassi la sua pelle. Poi preso dal disgusto, mi allontano veloce. Mi vergogno della mia azione, mi sembra quasi di violarla con quel semplice gesto. Osservo il fuoco scoppiettare e mi confronto con lo sfavillare delle fiamme. Nella mia vita ho sempre preso su di me le responsabilità, anche quelle che non mi appartenevano. È tempo che prenda anche questa sulle mie spalle e soffra per i miei misfatti. Trattengo le lacrime che non si adattano al mio volto maschile e mi vergogno di questo pensiero. Perché sono umano e mi sembra ingiusto non poter piangere in questa situazione che mi strazia il cuore. E al contempo sono io stesso che mi rimprovero, mi trovo patetico ed è tutto indegno di me.
Un’energia sconosciuta tutto a un tratto mi spinge a voltarmi di scatto, come se avessi scorto nelle ombre della stanza quella figura che tanto odio e vorrei eliminare dalla mia mente. Lei mi ha chiesto di non odiarla, di non detestarla perché pazza. E forse davvero la odio per questo, quando avrei potuto rinchiuderla per sempre in un manicomio e portare con me il fardello di quella colpa. Ma la verità era che in parte mi sentivo responsabile, io l’avevo sposata. Eppure non l’amavo perché mi era stata promessa senza che la scegliessi. Ero stato trascinato dalla stoltezza della mia giovinezza e mi ero innamorato dell’amore, del suo bell’aspetto, delle sue attenzioni ma mi ero presto accorto che erano vuote manovre per conquistare il mio denaro. E odiato da padre e fratello e sposa, non mi sentivo che tradito, dopo gli studi dell’università dove avevo appreso sulla poesia cosa fosse l’amore mi sentivo incompreso. Mi sembrava di vivere in un altro universo, che non aveva nulla di reale. Ed ora ero arrivato sino a quel punto, dove avevo finalmente trovato ciò che desideravo. Dopo anni di combattimento non avevo raggiunto nessun risultato e mi ero ritrovato davanti quella donna che mi attendeva nella mia dimora, come se la felicità si trovasse nel luogo maledetto che il mio cuore odiava più di tutti. Odiavo chiunque avesse potuto organizzare un tale colpo per il mio cuore, dove ormai nello stesso luogo convivevano il mio più grande tormento e la mia più grande gioia. Ero stato uno stolto a credere che potesse durare, ero stato uno sciocco a pensare anche per un solo istante che lei non lo avrebbe scoperto. Non avevo avuto rispetto per la sua intelligenza e i suoi sentimenti e non potevo sopportare il suo sguardo tradito e trafitto dalla verità. Avevo quasi temuto che, inizialmente, non provando alcun sentimento che non si fosse offesa e che anche lei si era interessata solo alla mia ricchezza. E mi ero ricreduto quando avevo visto le sue lacrime sentite, che stillavano allo stesso ritmo del sangue dal mio cuore. Ero stato crudele anche solo a pensarlo e a nasconderle qualcosa di tanto importante. Avrei dovuto capire da quella sera che mia moglie era andata a trovare Jane che la mia azione non sarebbe stata perdonata e forse tanto pazza non era per essersene accorta. Avevo rischiato che lei pagasse per le mie azioni e non avrei mai tollerato che fosse accaduto qualcosa a lei, innocente. Ma ero stato io a tradire a spezzare il cuore e non avrei mai potuto perdonarmelo. Forse avrei dovuto dirle tutto quella sera, quando le avevo accennato le mie colpe.
Avevo preso a camminare per la stanza, come una furia, e i miei pensieri erano costretti a seguire il mio dirompente movimento fisico. Quando mi resi conto di quello che stavo facendo rimasi per un momento fermo, immobile, come una bestia che ascolta se qualcuno potesse aver assistito a tutta quella scena. Ascoltai il silenzio e il vento notturno battere contro i vetri e quell’atmosfera pesante e dolorosa che aleggiava per tutta la casa, che sentivo incombere soprattutto sulle mie spalle. Ero stato uno sciocco a rimanere lì, dove avrebbe potuto vedermi chiunque. Camminai verso la mia stanza, non senza evitare di passare davanti la sua camera e rimanere fermo, in attesa, come sperando che potesse accadere qualcosa. Ma nulla successe e tutto rimase muto e silenzioso, come quando ero rimasto in veglia per attendere che uscisse dal suo nido.
Passai avanti, cercando di scrollarmi da quel sogno. Sperai che lei decidesse di rimanere e di restare ad alleviare la mia solitudine e il mio tormento, ma ho paura della sua decisione e della sua franchezza. Mi rinchiusi nella camera e non mi rimase altro che riflettere su quello che le avrei detto l’indomani. Arrossii violentemente quando ripensai a come l’avevo afferrata poche ore prima e l’avrei certamente ridotta in mio potere, se non l’avessi amata così tanto da rispettare la sua decisione.
Dovevo dormire eppure Morfeo non mi sottraeva al dolore e lasciava che il mio cuore crepitasse alle fiamme di quella passione che non si voleva sopire. Temevo il giorno che poteva sorgere e odiavo quella situazione. Ripensavo al suo volto macchiato di lacrime e di sofferenza ed era un pensiero che non riuscivo a tollerare.
Passai la notte insonne e camminai con furia, ripercorrendo la stanza in lungo e in largo. Solo una volta quella notte mi arrestai, come se avessi avvertito dei passi soffermarsi davanti alla mia porta. Ma dopo quel breve stallo mi convinsi che era stato solo uno scherzo della mente. E andai a dormire, distrutto dalle emozioni e dalla terribile decisione del giorno dopo.
Se solo avessi saputo che era stato il mio amore a fermarsi, se solo avessi saputo che sarebbe volata via per posti insicuri, non avrei mai potuto trovare pace quella notte. Così come non la trovai nelle notti a venire.

DISCLAIMER
I personaggi e gli eventi qui narrati non sono di mia invenzione ma sono di proprietà dell’autrice inglese Charlotte Brontë. Il mio è un semplice omaggio a questa grandissima persona.
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