Principe

Principe

Questa storia partecipa all’ undicesima sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Principe” proposto da Erin Wings

 

Con fortuna o con virtù, un principe che meritasse tal nomina avrebbe sempre dovuto manifestare il suo valore. Poco importava che fosse brutto, o storpio o stupido: il principe era ciò che un intero regno sognava di essere e non si poteva immaginare altre immagine che non fosse bella, gagliarda e intelligente, ma di quell’intelligenza malata, corrotta da una stupidità da favola, corredata di blu e di forza. Ed era giusto che un principe avesse la sua principessa.
Rènè era uno di quei principi biondi, che nascondevano la loro misteriosità nei profondi occhi chiari e in quel loro sorriso beota che pareva non abbandonare mai il suo volto. Cavalcava spavaldo per i boschi e sperava invano di imbattersi in un magico personaggio che gli avesse mostrato la via per un castello incantato o bramava incontrare una bestia feroce che avrebbe abbattuto con il suo coraggio. Ma nulla di tutto questo accadeva e nemmeno l’uccello dalle piume d’oro si decideva a fargli visita. Avanzava e avanzava, addentrandosi nella parte più buia del bosco, sfidandolo con la sua strafottenza e desiderando di trovare quell’avventura che lo avrebbe reso finalmente grande e che avrebbe dato al suo titolo di principe un valore aggiunto.
A un certo punto del suo viaggio, scorse una casa assalita dall’edera e mangiata dalla vegetazione. Ma quello che sembrava ancora più strano, è che era abitata. Una vecchia, incurante di tutto questo, continuava a filare all’arcolaio e ignara del cavaliere procedeva nel suo lavoro, forse era sorda.
«Buona donna» disse il principe, dopo aver provato a chiamarla più volte «sapete quale sia il regno più vicino? Il mio intrepido cuore brama una dama ed erro nella speranza di veder colmato il mio desiderio»
La donna alzò il suo volto infossato e lo guardò con attenzione, cercando di capire il significato delle sue parole.
Proprio quando il giovane stava per ripetere, il suo volto si illuminò e sostenne «io sono una principessa»
«Mi aspettavo qualcun di ben più giovane» ribatté il principe, disprezzandola con lo sguardo. Voltò la testa e aggiunse, dopo una lunga pausa «ma immagino che il vostro terribile aspetto sia causa di una terribile fattura…»
«Oh non datevi pensiero» sorrise la donna sdentata «nessuna fattura!»
Il giovane scosse la testa «io ne cerco certamente una più bella!»
La vecchia smise di sorridere «se volete una rosa, preparatevi a soffrire nel coglierla e a stillare sangue dal vostro cuore quando la accosterete alle vostre labbra!»
«Nessuna donna potrà di certo resistermi!» sbuffò il millantatore.
«Allora viaggiate per Shadiya, la principessa che fa crollare ogni suo pretendente»
«Perché non ha incontrato ancora quello giusto: me»
La donna ridacchiò «Si narra che obbligò un suo amante a combattere a duello mortale con lei e appena lui si rifiutò, parlando ancora del suo amore, lei lo uccise, vedendo che non abbandonava le armi e non si fidava della sua sciabola, che lo avrebbe risparmiato solo se si fosse affidato a lei»
«Queste sono calunnie» sentenziò il principe «non può esservi principessa così spietata nei confronti dei suoi amanti se non per valide ragioni. Non gli cederò occasioni»
«Intanto accumula corpi e sangue, trasformando i suoi occhi neri d’oriente in un baratro in cui si rispecchia la morte»
«Scuse!» strillò il principe «per mettere a tacere la sua bellezza e scoraggiare chiunque non la meriti!»
Prima ancora che la vecchia potesse parlare, il principe incitò il suo destriero. La donna sorrise piano, mentre una bella ancella le si faceva innanzi dalla casa.
«Shadiya mi chiede e mi comanda, ha lui posto aiuto al prossimo abbandonato, creduto alla sua parola di principessa e dato lieto abbandono al suo egoismo?»
«No» sospirò la vecchia «né ora, né mai fin ora»
«Ha fallito la prima prova» disse l’ancella «Shadiya ha parlato» e sparì velocemente, perdendosi nella vegetazione.
«Ogni volta è la stessa prova e narro la stessa storia della terribile Shadiya, quando lei testa il vero cuore degli uomini. Mai amante uccise per capriccio» disse la vecchia.
Intanto il giovane seguì le indicazioni della vecchia e si inerpicò alla volta del lontano castello, che gli pareva avvolto da una nebbia talmente fitta da sembrare irreale.
Rènè smontò di sella dopo un giorno e una notte di viaggio, estasiato dalla rocca che gli si ergeva dinnanzi. Lasciò il destriero e si inoltrò nella costruzione, guidato dal dolce suono di un flauto.
Seguì il dedalo, traboccante d’amore per quella musica che sgorgava come il lamento di un cuore infranto.
Quando le sue gambe stavano per crollare, emerse nella sala del trono, dove una bella figura dai tratti orientali, suonava un Nay, con gli occhi socchiusi, come se lasciasse sgorgare la sua anima da quel suono. Alzò gli occhi alla venuta del visitatore e i suoi occhi ingenui sbatterono increduli.
«Benvenuto straniero!»
«Salute a voi madamina!» si inchinò Rènè e spavaldo aggiunse «giungo a chiedere la vostra mano»
«Non così in fretta! Shadiya cede il suo cuore al più valoroso dei principi»
«In verità, lo sono!» la interruppe il principe.
Shadiya sorrise e un attento osservatore avrebbe letto disprezzo, ma un attento osservatore avrebbe dovuto saper reggere l’abisso vorticoso del suo sguardo. «quali crediate siano le doti di una principessa?»
«La bellezza, di cui voi non mancate, non sgorga che da un cuore puro, capace di fidarsi del proprio amore»
«E credete forse che una donna possa osare di apprendere le somme scienze, di ambire a quel dinamismo che permetterebbe di non soggiogare della noia in cui cadrebbero gli uomini?»
«La virtù, che nasce dai cuori nobili, non può sovvertire i dolci dettami della natura, a cui china il capo come se fosse veste naturale. Donna non proverebbe noia ma conforto tra mura domestiche e scherzi amicali tra altre dame, da cui non potrebbe ricavare maggior diletto»
«Ma vedo che siete stanco!» iniziò preoccupata Shadiya e suonò un campanello «la mia ancella vi mostrerà una stanza per dormire, domani vi darò la mia risposta!»
«Che la notte vi porti consigli e vi faccia giungere i dolci sospiri del mio cuore» e Renè simulò un bacio lontano, seguendo l’ancella.
La principessa calò in un silenzio muto e i suoi occhi percorrevano con malinconia il pavimento.
«È colui che è degno?» chiese l’ancella, di ritorno dalle sue mansioni.
Shadiya scosse il capo «dichiara il suo amore, vedendo la mia bellezza; non si preoccupa dei sentimenti d’amore che non si collocano nel mio petto impazzito e disprezza la mia intelligenza, che curiosa come un uccello vorrebbe solo discutere e trovare un compagno a cui confidare le proprie scoperte. Disprezza la donna, di quell’antico disprezzo che è degli uomini»
«Non scoraggiate! Molti uomini nelle parole condannano, temono la loro virilità, e nei fatti si smentiscono»
«Spero tu abbia ragione» e annuì, facendole cenno con la mano, per dare il via al seguito.
L’ancella si affaccendò e lavò, cucinò per il suo ospite, sperando che gradisse la permanenza e sopravvivesse alla notte.
A un certo punto si accostò alla finestra, per riprendere fiato, mentre l’uomo la osservava. Le spalle scoperte, le gambe sottili che sfuggivano alla stoffa, tutto sembrava che una donna per bene, degna di una principessa.
La brocca che reggeva tra le mani, cadde a terra e si abbassò a raccoglierla, permettendo all’uomo di scorgere nudità, attirandolo con quel rumore improvviso.
Non mosse un dito per aiutarla.
«Non tollererò che stiate ancora al servizio della principessa quando diventerà mia moglie» sbottò poi il principe «una donna che non sa nemmeno mantenere il proprio decoro non è degna di essere tale»
«sei così sicuro che lei ti sposerà?» chiese invece la donna.
«Certamente, domani avrò la mia risposta!» non sembrava aver gradito l’insolenza e a passi veloci le si appressò, deciso a picchiarla «una donna come voi non merita altro che un bordello e sarei ben felice di farvi una lezione! Non potete di certo provocare un uomo, prossimo al matrimonio, senza contare che mi date del tu, come se foste superiora a me»
La afferrò violentemente per un polso e quando stava per toccarla, per umiliarla, le luci si spensero e non rimase altro che una notte senza stelle.
«Hai fallito la terza prova» sentenziò Shadiya «non hai avuto cuore per il suo lavoro e non volevi far altro che umiliarla, farla sentire inferiore e maltrattarla. Non sopporterei un uomo del genere come marito»
«Vi fate condizionare da una tale serva? Cosa credete che sia una donna? Davvero credete in tutte queste storie?»
Lei lo guardò freddamente, «non sono storie. Siete il novantunesimo e ancora non prenderò pace per l’umanità»
Alzò la scimitarra e prima ancora che lui potesse ribattere, gli mozzò la testa, mentre un lontano canto di un flauto riprendeva la sua marcia.

Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Principe” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License

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17 thoughts on “Principe

  1. Adoro, come ti ho detto su fb, per tante ragioni : a. il linguaggio, che mi riporta di colpo all’epoca di dame e cavalieri. b.il genere. Il viaggio di Renè per certi versi è una fiaba, per altri pare l’incipit di un romanzo picaresco/epico-cavalleresco, alla Don Chisciotte, non fosse per c.il finale, brusco, perfetto per una storia breve, in quanto ribalta la situazione chiudendo in modo inaspettato. d. la morale. Che se ripenso a certe frasi dette da “uomini” uscite fuori questa settimana, mi vien da dire che in questo mondo c’è ancora molto bisogno della scimitarra di Shadiya…Bravissima !!

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  2. Si, mi è veramente piaciuta. E’ un insegnamento importante non soffermarsi soltanto sull’aspetto esteriore delle persone, ma ognuno di noi cela un lato profondo all’interno dell’animo. Non ho capito, però, perché quella della serva era la terza prova. Il colloquio con l’anziana e con la principessa giovane erano la prima e la seconda?

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