Finlandia

Finlandia

Questa storia partecipa alla decima sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Finlandia” proposto da Aven90

 

Ilmatar ripercorreva le stesse strade di anni fa, quando passeggiava nella sua amata Finlandia e i suoi occhi erano vergini dal conoscere altre terre. A quei tempi le pareva che quella fosse l’unica landa che potesse amare, la migliore, l’unica in cui avrebbe potuto sentirsi sempre a casa, pure quando ne era stata cacciata.
Forse anche adesso ne era convinta, ma non vi era nulla nel suo volto che potesse tradire altra emozione se non un’apatia completa, che faceva apparire i suoi tratti quasi innevati da una furia celata. Avanzava incurante della neve e lembi di pelle emergevano dal mantello d’argento, come se non sentisse il vento pungente gelarle le ossa.
Le fronde degli alberi si chinavano verso la terra, pesanti delle gelature che le adornavano come merletti. La neve veniva impressa dal suo piccolo piede e quel passaggio andava a marcare un passato indelebile, che si estendeva dietro di lei, a ogni orma. La sua decisione andava via via rafforzandosi a ogni passo che affondava con leggerezza in quella morbida coltre. Tutta la natura era ghiacciata in un singolo istante, regalando un paesaggio che avrebbe commosso i poeti e lei pareva il frutto della natura stessa, tanto si rispecchiava nello scenario.
Era quasi sicura di sentire risate gioiose di bambini invisibili, che si rincorrevano in quella piana solitaria. Ilmatar storse le labbra e i suoi occhi si accesero di risentimento. Osavano sbeffeggiarla quando non era ancora arrivata? Osavano farle ricordare il suo isolamento, il disprezzo che gli altri provavano per lei, l’allontanamento che le avevano fatto sempre pesare? Ricordava di come gli altri giocassero felici sotto i suoi occhi, come lei avesse provato timidamente a far parte di quei divertimenti e ne era stata allontanata, lasciata sola, disgustata. Forse il problema era stato quando i suoi tratti erano cambiati per l’incidente.
Di incidente non si poteva propriamente parlare. Tuttavia, quando i bambini aprono gli occhi quel tanto per scorgervi differenze, lì nasce l’intoppo. Genitori maligni additavano Ilmatar, piccola, indifesa, con i suoi grandi occhi che silenziosamente chiedevano amore e non disprezzo. Non era importante sapere quale fosse il suo problema, era importante sapere che era stata cacciata, isolata e lei aveva dovuto far conto con la solitudine.
Aveva sentito schegge di un vetro malefico trafiggerle il cuore e mille frammenti fecero sanguinare il suo cuore, avvelenandolo di cattivi intenti. Quel clima rigido non la faceva star bene e senza niente che la riscaldasse, aveva finito per cedere a una follia sorda. Era una semplice ragazzina isolata, arrabbiata con il mondo e quella sua attitudine alla sofferenza aveva attirato su di sé uno spirito maligno, che si era impossessato del suo animo fragile, nutrendosi dei suoi sentimenti oscuri si era radicato in lei. Ricordava ancora uno di quei momenti decisivi, in cui il proprio oscuro io, unico con cui potesse parlare, prendeva il sopravvento e tra loro si instaurava un dialogo, uno di quelli in cui le diverse coscienze battibeccavano.

 

«Cosa devo fare?» chiedeva disperata, con la sua voce acuta. E poi si incupiva, ingobbendosi e assumendo una voce più grave, in un battibecco con la propria coscienza. Era stanca di quella situazione che diventava insostenibile. Non sentiva la vita, non sentiva alcun piacere riscaldarle il petto.
«Pazientare… e soffrire»
«Perché? Cosa c’è che non va in me?» richiedeva disperata a quel giudice implacabile, alzando di scatto la testa. Quella risposta l’aveva annientata, non le restava altro che soccombere?
«Tu sei oscura»
«Non più degli altri!» protestò la più sofferente
«Ѐquesta superbia a farti peggiorare!»
Si tirò uno schiaffo da sola e sentì di ansimare. Socchiuse gli occhi e la voce infantile riprese a parlare «Cosa devo fare?»
«Adeguati a loro, sii quello che gli altri vogliono da te»
«Ma allora non sarò me stessa. Cosa devo fare?» la pausa che seguì le fece gelare le vene prima ancora di sentire le parole successive.
«Sterminali! Sterminali tutti!»
Si teneva la testa tra le mani, cedendo a quelle emicranie che affliggevano il suo tormento.
 
Questo era stato l’ultimo degli attacchi, che non erano di certo poco frequenti e meno violenti.
Da piccola, l’esigenza di creare personalità incorporee aveva avuto il sopravvento quando si era ritrovata completamente sola. Inizialmente aveva dovuto fare i conti con il proprio io, soffrire per la sua insoddisfazione del mondo e perché non riusciva a reggere quello scontro. Piano piano aveva ceduto a una propria autodisciplina, nel disperato tentativo di avvicinarsi agli altri e lo spirito si era radicato in quella sensazione, sfruttandola per i suoi scopi. Ogni sforzo era stato vano e tutta la sua goffaggine era stata presa come scherno, derisione e affronto.
Aveva ceduto a una forza oscura che non poteva controllare da sola e nessuno poteva aiutarla. Aveva lottato e aveva perso. Ricordava quella furia, quel sangue che macchiava la candida neve e pareva che l’innocenza si fosse macchiata di violenza. Ricordava di respirare affannosamente, di essersi coperta gli occhi, di aver urlato in mezzo a quei corpi devastati e ormai per sempre spenti di bambini perduti. Ed era dovuta scappare e non fare mai più ritorno.
E ora era lì, a passeggiare, completamente apatica come una regina delle nevi che ritornava nel suo regno. C’era voluto un lungo percorso di purificazione, che l’aveva portata a toccare la miseria del mondo e ora non era più una ragazzina, ma una donna che portava indelebilmente il segno di una magia. Sentiva quasi un’inadeguatezza a rimanere lì ma si rendeva conto che per rigenerare la sua terra ci sarebbe voluto un sacrificio.
Si fermò sulle soglie di quel lago ghiacciato e il suo cuore ebbe un brivido. Avanzò sulla lastra, incurante, guardando sempre in avanti, verso un orizzonte bianco in cui erano contenuti Inferno e Paradiso, Olimpo e Oltretomba.
Avanzò ancora e si inerpicò su uno spuntone di roccia, i piedi nudi che sanguinavano e come rigagnoli contrastavano il bianco di quell’abisso freddo. L’abito continuava a svolazzare nella corrente, svelando sempre una parte del suo corpo come neve. Un ramo di biancospino apparve dalle sue mani e le spine bevvero avidamente dal suo braccio, macchiando le tenere corolle dei fiori di rosso.
I suoi occhi si gelarono alle lacrime soppresse di un antico delitto e la sua figura impietrì lentamente e persino le gocce si cristallizzarono sulle sue braccia. E il biancospino fu un dono di quello spirito maligno, per salvare i bambini e per donare loro ciò che il loro cuore desideri di più, ciò che lei da ragazzina non aveva potuto avere.

Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Finlandia” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License

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16 thoughts on “Finlandia

  1. Bella! Una storia cupa e complessa, dove l’atmosfera di gelata solitudine riflette bene lo stato d’animo della protagonista, apatica, sperduta, sofferente. Ottimi come sempre il tuo stile e la tua capacità di penetrare in profondità nella psiche dei tuoi soggetti 😉

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  2. Che dire? Il prompt è stato rispettato perfettamente, apprezzo come sempre il tuo stile, quasi poetico, e anche se lo è si riesce ad apprezzare bene perché riesci comunque ad essere scorrevole ^^ la Finlandia è un paese bellissimo e le storie che scaturiscono da queste non possono che essere altrettanto straordinarie. Ben fatto davvero ^^

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  3. Finlandia, terra magica nei suoi silenzi di ghiaccio.
    Bellissima la figura che presenti anche nella sua cupezza che viene riscattata dal bianco gelido dei merletti di neve e dal mantello argentato.
    La solitudine e il sacrificio a volte sono necessari al riscatto. Ma quanto questo è giusto?
    Compliemnti, come sempre intrecci immagini paesaggistici alle emozioni umane.

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  4. Il tema è rispettato. Stile di scrittura sempre bello da leggere che non stanca mai. Interessante lo sviluppo di una personalità doppia nella ragazza che permette di comprenderla maggiormente a livello psicologico. Si! Mi è piaciuta molto.

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  5. Finalmente leggo la versione definitiva xD rispetto alla prima, qui hai messo più dettagli e risulta più chiara ma allo stesso tempo lasci il mistero di non sapere cosa le sia successo. Molto bella anche per la descrizione del luogo… Mi hai messo freddo xD

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    1. Ti ringrazio per il commento ❤ era proprio l'effetto che volevo raggiungere 🙂 non mi piace svelare troppo ma deve essere comunque chiaro
      guarda non mi dire niente per il freddo ahahah in quel periodo stavo al mare, si moriva di caldo e dovevo concentrarmi a evocare queste immagini piene di neve, uno strazio ahah

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