Analisi su “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas père

Il Conte di Montecristo

Identikit

Titolo: Il Conte di Montecristo
 Titolo Originale: Le Comte de Monte-Cristo
 Autore: Alexandre Dumas père
 1° Edizione: 1846
 Paese d’Origine: 20px-Flag_of_France.svg, Francia
 Lingua Originale: Francese
 Genere: Romanzo d'appendice, avventura

Particolarità e critiche dell’epoca&Analisi dei Temi 

Prima di  tutto ci tengo a dire che ho a cuore questo romanzo, essendo stato il primo che mi ha spinto, in tenera età, ad avvicinarmi ai classici e al magnifico mondo che custodiscono. Da piccola ne rimasi completamente incantata e per mesi non riflettei che su altro e mi parve di averlo letto troppo velocemente.
Ora sono cresciuta, i gusti cambiano, cosa ne penso?
Continuo a ritenerlo un capolavoro per l’intreccio della trama, per i numerosi personaggi e sotto trame che vengono tenute conto. Ma, leggendolo, ci sono numerose considerazioni da tenere a mente.
Dumas concepisce questo libro come un romanzo d’appendice, ovvero pubblicato a puntate su un giornale. Veniva pagato per la quantità di parole scritte ed era obbligato a seguire ritmi assurdi per riuscire a scrivere questo libro. Dal punto di vista stilistico può lasciare quindi a desiderare per molte parti superflue che avrebbe potuto evitare. Inoltre Dumas non era solo la scrittura, nelle idee era aiutato da altri scrittori e lui è emerso per essere il più importante. Ma nonostante questo credo sia difficile resistere al fascino di questo libro. Il suo magnetismo nasce dalla pura avventura in cui è immerso l’intera atmosfera e conquista il lettore fin da subito..
All’avventura Dumas aggiunge un ingrediente fondamentale che ci rende completamente succubi della sua scrittura: la realtà. Un avventura che possa essere vissuta in prima persona coinvolge ancora più di un fantasy anche se è molto più difficile coinvolgere dato che la normalità, senza essere popolata da magia e altro, ci appare molto più triste. Eppure è il Conte a portare magia nella realtà, una magia che si completa nel suo fascino e nel suo mistero. E’ questo forse che costituisce l’ingrediente principale. La sua personalità profonda, in continua evoluzione ci porta ad interessarci alle sue vicende e ad affezionarci.
L’io profondo di Edmond Dantès si impersona con chiunque sia convinto di avere avuto un’ingiustizia nella propria vita e vede la propria vita di successo rovesciata dall’invidia e dalla gelosia. Chi mai non ha desiderato giustizia? E il Conte, rinnegando Dio, decide d fare giustizia da sé (purtroppo spesso toccando la vendetta più spietata). Che sia ambito monetario, d’amore, di lavoro, di successo e di dignità, Dantès rappresenta qualsiasi sventura umana che è toccata in sorte almeno ad un uomo e il nostro desiderio di raggiungere una giustizia si mescola alla sua volontà, facendoci diventare parte di questa gigantesca anima di Dantès (basti pensare anche ai numerosi travestimenti che utilizza, come  a voler inglobare tutto il mondo nella rappresentazione del suo essere). Questi sono i motivi per cui ci sentiamo tanto coinvolti da questo libro che rappresenta il massimo desiderio dell’uomo, mescolando ciò che ci affascina.
La cultura diversa, il mistero e la fascinazione si mescolano a farci scoprire il misterioso oriente che tanto attira gli europei ma si affaccia anche uno spiraglio della contemporaneità di Dumas non indifferente, aprendo le sue finestre sulla Francia (e la difficile situazione con e senza Napoleone), il sentore dell’Inghilterra, la bellezza di un’Italia visitata da ogni dove (ma maledetta per l’unificazione) e ancora di una Grecia che lotta per la sua libertà e per affermarsi contro la personalità turca. Ci restituisce quindi un’immagine politica e sociale sfumata ma reale e tutte queste situazioni pensano non indifferentemente sul romanzo. Anche sui personaggi, come quello dell’Abate Busoni, un gesuita, ordine ecclesiastico che era stata riabilitato solo dopo il congresso di Vienna per il suo prestigio monetario e di potenza che aveva allarmato precedentemente gli stati europei.
Vi è un assoluta concentrazione di bene e male, giustizia e vendetta che vanno a intrecciarsi e e accorparsi, poi ancora a dividersi e ritornare uniti. Vi è questo ballo incessante e pulsante di cui il lettore può apprendere tutta la sfaccettatura dell’esistenza. Anche se la scrittura è complessa, a volte ripetitiva, a volte con inutili fronzoli è una lettura adattissima per avvicinarsi e appassionarsi sempre di più ai classici.
Molto bello è anche come la giustizia implacabile mostri anche il suo volto oscuro nel personaggio stesso (che nella seconda parte diventa ermetico, motivo di magico e impenetrabile nei suoi pensieri, se non quando lo spiraglio dei sentimenti busserà nuovamente alla sua porta e si aprirà il suo cuore, rimasto immutato dal tempo passato.)
Un’immensa tragedia umana che si mescola al tempo e trova solo nell’infinito imprecisato un amaro e lieto orizzonte, facendo quasi ritornare alla perfezione e stabilità iniziale e forse facendo iniziare una nuova successione di torti e ripugnanze.
Il tesoro che trova Dantès è quella magia di risorse umane che tutti desidererebbero, la soluzione alla sofferenza. Non è un tesoro facile da raggiungere, né da utilizzare e facendolo fruttare si potrebbe raggiungere qualsiasi felicità, ma l’uomo è incapace di dimenticare quello che ha già vissuto. E’ questo che spinge Dantès a sperimentare e vivere il mondo ma al contempo ritorna nel punto di origine, atteggiandosi da estraneo e vedere ciò che è rimasto immutato e ciò che è cambiato in maniera irrimediabile. E’ questo teatro di emozioni che Dumas sfrutta fino all’ultimo, mantenendo alta la concentrazione del lettore.
Anche i personaggi hanno uno spessore psicologico che io adoro, soprattutto contando che Dumas(o chi per lui) dovevano tenere a mente moltissimi personaggi, trame secondarie, e ricordarsi di risolvere tutte le questioni in sospeso, senza tralasciare nulla, assecondando anche il piacere del pubblico.
Scrivere per un giornale rende il prodotto commerciale, soprattutto per Dumas che era sommerso di debiti e quello era l’unico modo per guadagnare qualcosa. Inoltre si ritrovava a tenere una trama gigantesca, ricordarla sempre a un pubblico che leggeva solo dopo un determinato tempo la trama e Dumas non poteva smorzare la tensione, finendo per annoiare magari il lettore che adesso leggere il libro per intero, portandolo a chiedere perché abbia ripetuto all’infinito certi passaggi. Eppure per una trama così ampia forse è un bene ricordare tutti i passaggi e avere sempre presente il punto iniziale. E’ come se costantemente ti aiutasse a tener d’occhio tutto il romanzo in un rapido volo che ti riporta a ricordare tutte le scene più belle e più significative che hanno toccato e scosso l’animo del lettore, secondo la sensibilità di ognuno.

Biografia dell’Autore

Alexandre Dumas père era figlio del noto “Général Dumas”, generale noto in Francia per aver combattuto con Napoleone. Suo padre era mulatto, figlio di un marchese francese e di una schiava di Haiti, chiamata la femme du mas (la donna della masseria). Il Général Dumas, chiamato anche Diavolo nero per il suo coraggio in battaglia, aveva rifiutato il cognome e il titolo nobiliare del padre, essendo in disaccordo con le sue ideologie. Assunse quindi il soprannome della madre (Du-mas) passandolo poi al figlio scrittore.
Inoltre il Général Dumas, deluso dalla politica imperialistica di Napoleone si ribellò apertamente al regime, finendo imprigionato per insubordinazione. Liberato, fu nuovamente catturato dal re di Napoli e poi scarcerato dopo due anni per le sue gravi condizioni di salute.  Alexandre aveva solo tre anni e mezzo e fu cresciuto dalla madre, anche se versavano in una situazione economica poco rosea. La sua istruzione non poteva essere molto approfondita ma lo scrittore si impegnò lo stesso e approfondì la lettura di ogni genere. Iniziò a lavorare molto presto nell’albergo del nonno materno e apprese a cucinare. A 21 anni, trasferitosi a Parigi, entrò al servizio del futuro Re di Francia, il Duca d’Orléans come copista.
Nel luglio 1824 nacque il figlio omonimo e iniziò a scrivere il primo esempio di dramma romantico, che fu accolto favorevolmente dal pubblico.
Dal 1844 su Le Siècle o sul Journal des débats prese a pubblicare a puntate le opere letterarie più note (tra cui appunto Il conte di Montecristo). Sempre in quell’anno, Dumas acquistò un terreno e fece costruire un edificio che chiamò “Castello di Montecristo”, un’abitazione in cui si confondono lo stile Rinascimentale, barocco e gotico.
Tra il 1846 e il 1847 iniziò un progetto abbastanza ambizioso. Costruì un proprio teatro (che chiamò “Théâtre-Historique”) dove faceva rappresentare le grandi opere del teatro ma il progettò fallì nel 1850 e si ritrovò sommerso dai debiti. Fu quindi costretto a vendere il castello e iniziare una serie di viaggi che lo porteranno a visitare gran parte dell’Europa.
Una curiosità che riguarda da vicino la nostra penisola è la vicinanza all’amico Garibaldi e un ruolo da non sottovalutare nella politica italiana.
Nel 1870 a causa di problemi di salute, si trasferì a casa del figlio Alexandre dove morì nel dicembre dello stesso anno.

Trama Senza Anticipazioni

Edmond Dantès, giovane ufficiale della nave mercantile Pharaon dell’armatore Morrel, è appena ritornato da un lungo viaggio dove il suo capitano Leclère è morto, lasciando a lui il comando. Al suo arrivo, Morrel è dispiaciuto della notizia ma è contento dell’ottimo lavoro svolto dal marinaio e gli promette di nominarlo capitano nonostante la giovane età. Dantès fra tutti infatti è colui più esperto nel conoscere le acque, gode della benevolenza dell’equipaggio e conosce più di se stesso il Pharaon. Ma non è solo la prospettiva di quest’alta carica a rendere la sua vita felice. Questo successo lo aiuterebbe a mantenere economicamente il vecchio padre e di sposare la sua fidanzata, la catalana Mercédès.
Al colmo della felicità, quando crede che nessuno possa più fargli del male, scatena la gelosia di Danglars, contabile del Pharaon che sperava di diventare capitano e di Fernand Mondego, catalano follemente innamorato di Mercédès. I due sono aiutati da Caderousse, vicino di casa di Dantès, e complottano per sbarazzarsi di Edmon con una lettera anonima, denunciandolo alle autorità francesi, con l’accusa di essere un bonapartista. Edmond è arrestato il giorno delle sue nozze e portato al cospetto del vice-procuratore del re Villefort.
Edmond ha realmente ricevuto dal capitano morente una lettera indirizzata a Noirtier, padre bonapartista dello stesso Villefort, che trama per far ritornare Napoleone a Parigi nelle famose cento giornate. Villefort pur convinto dell’innocenza di Edmond, leggendo la lettera comanda di rinchiuderlo nel castello d’If, per evitare di provocare uno scandalo al padre e quindi compromettere la sua posizione. Ma questa azione gli permette anche di avere l’appoggio del Re e di essere quindi promosso a una maggiore carica.
Dantès medita più volte il suicidio, ormai strappato dalla sua più completa felicità. Conoscerà, di nascosto, l’abate Faria – altro detenuto del castello d’If – che gli svelerà gli inganni sottesi dai falsi amici di Dantès e lo istruirà in moltissime cose. Faria fidandosi del buon cuore del giovane, gli rivela di essere l’erede di un immenso tesoro degli Spada, nascosto sull’isola di Montecristo ed è deciso a spartire il tesoro con il suo nuovo compagno di disavventure. I due decidono di preparare un modo per scappare ma l’abate muore ed Edmond, per scappare, si nasconde nel sacco dov’era stato posizionato il cadavere, sperando di trovare un modo poi per disotterrarsi. Ma non sapeva che per i morti del Castello d’If non esisteva un cimitero ma venivano buttati nel mare. Grazie alle sue notevoli abilità, riuscirà a salvarsi a nuoto e a impossessarsi del tesoro.
Cambiando identità, è pronto a ritornare a Marsiglia, ma si ritroverà ad affrontare una realtà mutata…

Analisi dei Personaggi

Ps. non sono inseriti tutti i personaggi per evitare spoiler.
  • Edmond Dantès: Protagonista del romanzo. Marinaio molto giovane, dalle spiccate abilità tanto da essere il futuro capitano del Pharaon, una nave mercantile. Innamorato di Mercédès e adora il padre. Dopo gli anni di prigionia diventa il Conte di Montecristo, nome acquistato dall’isola su cui ha trovato il tesoro dell’abate Faria. I 14 anni di prigionia gli danno un aspetto quasi vampiresco. La trovo un’allusione molto interessante per lo stadio della sua nuova vita, un cambiamento interiore ed esteriore non indifferente. La morte è quella di Edmond, rappresentata simbolicamente dal suo confinamento nel castello d’If ma anche il suo emergere dalla tomba (il sacco utilizzato per fuggire). Cambia sia fisicamente, diventando più forte e possente ma anche la capacità di vedere nel buio e inoltre anche mentalmente, diventando freddo e calcolatore, grazie anche all’istruzione donatagli da Faria. Inoltre da idealista e ingenuo è diventato vendicativo e cupo, pronto a insidiare la sua giustizia.
  • Conte di Montecristo: Alter Ego di Edmond. Quello che si sa di lui è che è un nobile italiano, dalla ricchezza illimitata e avvolto da una continua aura di mistero e fascino. Edmond è stato anche abile nel creare una propria identità al suo personaggio per sviare eventuali ricerche. E’ una persona cortese e affabile, ma sempre distaccato e lontano dal dare confidenza. E’ colto, ha viaggiato il mondo ed è sempre pronto a introdurre le sue stravaganze.
  • Lord Wilmore: Altro alter ego di Edmond. Nobile inglese, nemesi del Conte di Montecristo. Viene utilizzato da Edmond nelle situazioni più dolci e generose, è come se rappresentasse il suo animo dolce e puro di un tempo, che non si nasconde a esibire i suoi sentimenti.
  • Sinbad il marinaio: Altro nome di Edmond.
  • Abade Busoni: Altro alter ego di Edmond. Gesuita, con la sua autorità religiosa Edmond si aiuta in diverse occasioni.
  • Mercédès Herrera: Fidanza di Edmond, il suo fidato amico è Fernard Mondego.
  • Fernand Mondego: Innamorato di Mercédès, è capace del tradimento più spregevole per ottenere la donna che ama.
  • Danglars: Scrivano e contabile della nave mercantile Pharaon. Invidioso di Dantès perchè vorrebbe essere lui il capitano, decide di denunciarlo con l’aiuto di Fernand.
  • Gérard de Villefort: Vice-procuratore del re. Figlio di un bonapartista, rinnega il padre per la sua carriera giudiziaria e si accerchia di monarchici, sposandosi anche alla famiglia di Saint-Méran, importante e nobile famiglia. Pur considerando Edmond innocente, lo condanna per non dover soffrire per la sua posizione sociale.
  • Noirtier de Villefort — Padre di Gérard e bonapartista.
  • Gaspard Caderousse: Vicino di casa di Dantès, ubriaco partecipa al piano per accusare Dantès.
  • Pierre Morrel: Armatore del Pharaon, affezionato a Edmond ed è contento di nominarlo come capitano.
  • Faria: Abate e colto italiano. Segretario del Conte Spada,  è poi diventato erede di questa imponente famiglia. Imprigionato, tenta la fuga scavando un tunnel che lo avrebbe condotto fuori dalla prigione ma si ritrova nella cella di Edmond, dove stringono amicizia e diventa suo tutore e amico.
  • Louis Dantès — Padre di Edmond, è molto affezionato al figlio.

    Approfondimenti

Confronto Jean Valjean ed Edmond Dantès

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6 thoughts on “Analisi su “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas père

  1. Confesso di non aver mai letto il libro. Il mio grande amore per il conte di Montecristo è nato dalla serie televisiva con Gérard Depardieu che ne hanno trasmesso tempo fa che era veramente bellissima… Mi affascina molto questo personaggio in lotta per la sua vendetta, l’alto numero di personaggi (tutti affascinanti) che Dumas riusciva a gestire… Tu l’hai vista la serie? *_* Un giorno o l’altro devo leggere il libro *_* Bacione

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  2. Anche in Francia però Dumas non è stato molto amato dalla critica per via del suo successo. Infatti la sua dimora, a Port Marly, rischiò di essere rasa al suolo per far posto a una serie di palazzine di lusso, verso la fine degli anni Settanta del Novecento. Per fortuna si riuscì a intervenire e a evitare lo scempio. E da allora è iniziata una lenta opera di recupero e di rivalutazione di Dumas.

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