Recensione su “Bright Star” di Jane Campion

Bright Star di Jane Campion

Informazioni Generali

TitoloBright Star

Regia: Jane Campion

Soggetto: Jane Campion

GenereBiografico, Drammatico, Sentimentale

Anno: 2009

Durata:  119 minuti

Paese di produzione: Regno Unito, Australia, Francia

Interpreti

 

  • John Keats: Ben Whishaw
  • Fanny Brawne: Abbie Cornish
  • Charles Armitage Brown: Paul Schneider
  • Madre di Fanny: Kerry Fox
  • Samuel Brawne: Thomas Sangster
  • Leigh Hunt: Jonathan Aris
  • Joseph Severn: Samuel Barnett
  • Charles Dilke: Gerard Monaco

Trama

La storia prende inizio il 1818 a Hampstead. Fanny Brawne è una giovane donna schietta e realista, appassionata di cucito e ricamo, si guadagna da vivere disegnando vestiti per sè e per gli altri. Essendo la primogenita di una famiglia agiata, frequenta la società del posto fino a conoscere i suoi vicini di casa: Charles Brown e il suo protetto John Keats. Poeta senza alcuna rendita, orfano di entrambi i genitori e un fratello minore malato di tisi, vive alla completa dipendenza dell’amico Brown e della sua arte che purtroppo gli frutta poco e niente, pur avendo una grandissima dote. Brown lo sostiene, credendo nel suo talento e sperando di portare avanti con lui un progetto letterario che potrebbe renderli famosi. Fanny e Brown non vanno per nulla d’accordo e si punzecchiano spesso a vicenda ma ad unirli è la figura del tormentato e malinconico poeta. Fanny rimane affascinata da quella figura così silenziosa, che osserva il mondo e ne astrae il suo significato profondo. Fanny si accosta alle sue poesie, cercando di avvicinarsi a un mondo che non riesce a capire, per conoscere meglio anche il suo autore. Tartassata da critiche molto aspre, alla fine gli scritti conquistano nel profondo la ragazza che decide di intrecciare con il poeta un rapporto di discussioni e dibattito, fino ad arrivare a un reciproco rispetto. A legare ulteriormente i due è la morte del fratello malato di Keats, quando Fanny diventerà anche un sostegno e una consolazione. Il loro rapporto si evolve in un affetto profondo, anche se viene ostacolato da Brown che vede Fanny come una donna falsa, che distrae Keats dalla sua poesia.

Considerazioni Personali

Un po’ di tempo fa ho avuto il piacere di vedere questo film e leggendo una poesia di Keats, mi è venuto in mente di proporvelo.

Ultimamente sto apprezzando molto i film delle vite sugli artisti o comunque film che inquadrano la vita di un personaggio storico . Spesso sono nomi citati, ricordati ma poco conosciuti nella loro vita privata e spesso quindi soggetti a un’errata interpretazione dei loro gesti, delle loro azioni o dei loro ideali. Mi piace zoomare sull’individuo per comprendere al meglio il personaggio storico, dato che solamente il contesto sociale e politico del tempo non basta per descrivere la complessità delle persone.

Keats era un poeta che non conoscevo e non avevo mai avuto occasione per leggerlo, troppo presa da Shelley e Byron. E’ stata l’occasione per conoscere parte della sua vita, dei suoi sentimenti e ripercorrere quei passi della sua vita, anche se sicuramente rivisitati dalla fantasia del film.

Un film a tratti pesante, triste ma molto significativo per comprendere la vita e gli avvenimenti del personaggio. La particolare storia d’amore e di poesia che lega due anime così diverse è stata molto interessante. Attraverso l’arte e la bellezza la protagonista si avvicina a questa figura enigmatica, per lei forse anche “sfaticata” non dedicandosi a un vero e proprio lavoro ma “solo” alla costanza della sua arte. La protagonista non capisce quest’astrazione, quando lei nella sua vita ha sempre lavorato e ha sempre individuato un’utilità pratica delle cose. Lei inizialmente non mi era molto simpatica, troppo realista, quando io mi rendo conto di avere un’astrazione più artistica e sentimentale.

Keats ha subito esercitato un immenso fascino. Il fatto che sia anche in questo film, che riguarda la sua vita, così distaccato e misterioso rende ancora più impenetrabile la sua mente d’artista e gli dona quel fascino in più, quell’incomprensione che pare aleggiare tra i suoi contemporanei ma anche tra gli spettatori del film.

Lo stesso film ci avvolge a volte in atmosfere favolose, in cui tutto pare fermarsi, e il tempo si infrange per quello squarcio che permette ai due di combattere per il loro amore impossibile la malattia, le convenienze e i pettegolezzi. Fin quando stanno insieme non hanno alcun interesse per i pettegolezzi e non sono nemmeno interessati a conoscerli. Il loro amore si infrange sempre per cause esterne: essendo legati dalla bellezza, il loro sentimento è suggellato dall’eternità della poesia e non può placarsi.

Amo questo tumulto, questa felicità desinata a schiantarsi come per qualsiasi uomo che sfidata la natura, si ritrovi a soccomberla. Ho amato la riprese di molte scene, i colori, le ambientazioni e i costumi. Se  ci si vuole immergere nella magia di quest’epoca e conoscere meglio quest’autore sempre un po’ bistrattato consiglio caldamente la visione, essendo un film drammatico, romantico ma assolutamente piacevole e che porta a riflettere e mettere nuovamente in discussione la figura dell’artista, delle sue difficoltà a inserirsi nel mondo pur essendo colui che riesce a comprenderlo meglio. L’eternità alla fine restituisce agli uomini i relitti di una grande bellezza.

Vi lascio come sempre il trailer 🙂

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8 thoughts on “Recensione su “Bright Star” di Jane Campion

  1. L’ho visto alcuni anni fa,che era appena uscito nelle sale. L’ho trovato molto bello, per nulla patetico, nonostante la storia del disgraziato poeta, potesse fornire facilmente il fianco a cadute lacrimose. Invece, la regia in certi punti asciutta, ma sempre attenta a non lasciarsi sfuggire la poeticità della natura, come anche la magia di certe espressioni degli attori bravissimi, è riuscita a mantenere la storia nei giusti binari, anzi arricchendola con considerazioni dei protagonisti mai sopra le righe e sempre nell’ambito di un lirismo spontaneo e delicato. Come ben noti tu, in chiusa alle tue considerazioni, un tema molto importante che corre sottotesto per tutto il film, è quello del rapporto dell’artista con il mondo, in particolare del poeta, e che affiora alla grande, quando Keats fa presente all’amata, che lui non è in alcun modo in grado di potersi occupare di lei, perchè la sua arte non gli rende un soldo bucato. E che lui non sarebbe in grado di fare altro che scrivere versi. Il candore addolorato dell’uomo, consapevole di essere dentro e fuori allo stesso tempo dal mondo, è davvero disarmante. Ed ho trovato la scena come una delle più emozionanti ed allo stesso tempo poeticamente espressiva: la poesia, tra tutte le arti, è quella che meno garantisce il pane all’artista. Se un pittore, uno scrittore, un attore, un regista, un musicista… può avere la speranza di un buon contratto, un poeta, anche quando dovesse riuscire ad essere pubblicato, se non ne avesse già di suo, oppure non trovasse un mecenate,
    potrebbe tranquillamente morire di fame. La poesia è l’arte della parola che cerca di farsi mondo per interpretarlo e ricrearlo. Ma non sono in molti ad interessarsene per riconoscerle il giusto valore…
    Complimenti per la recensione
    Un saluto ed un fiore…

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  2. Complimenti per la recensione. Solitamente non leggo recensioni proprio perché odio la saccenza che solitamente si usa; le tue “considerazioni personali” però, le ho trovate un’ottima cosa, mettono la giusta curiosità e potrebbero portare chi le legge a conoscere un poeta spesso sottovalutato, ma anche a provare nuove emozioni. Per quanto mi riguarda, il film l’ho visto un po’ di anni fa; non mi esprimo del film in sé in quanto non spetta a me farlo, e, come già detto non stimo molto chi parla di tecnica, ma mi trovo d’accordo con le tue considerazioni. Inoltre, quando si parla di Keats, la mia attenzione viene attratta come calamita. (Io sono quello che se va a Roma passa dal cimitero acattolico solo per la tomba di Keats). Ottimo lavoro. Continua a incuriosire ^^
    Leo Adrian

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    1. Ciao, prima di tutto ti ringrazio per aver letto e per avermi lasciato questo bellissimo commento 🙂
      Keats (come la stragrande maggioranza dei poeti) è stato poco considerato e continua a esserlo… è davvero una cosa molto triste e proponendo questo film spero di sensibilizzare le persone ad avvicinarsi alla poesia e alla figura del poeta, ancora troppo maltrattata.
      (Prima o poi andrò anche io a Roma per la tomba di Keats!)
      A presto!

      Mi piace

  3. Ci sono vestiti che sembrano disegnati per il corpo di alcune donne ed alcuni uomini, quasi fossero delle seconde pelli e non delle armature con cui nascondersi e difendersi: li vedi in vetrina e sai che non necessariamente possono essere datti a tutti, ma quall stessa stoffa, quelle cuciture, quelle plissettature, se indossate dal corpo giusto divengono un outfit dell’animo.

    Così con certe opere, se a parlarne è la persona giusta, come il film della Champion recensito da te, animo eletto ed eternauta del lirismo attraverso i secoli, artista romantica che parla di amore e rinuncia e passione ed eternità.

    Non amo la Champion, pur apprezzandola, ma amo Keats e le sue poesie, così come stimo a dismisura l’attore Ben Whishaw, sia quando alterna parti assolutamente travolgenti e toccanti come quelle in Cloud Atlas o mainstream come in 007 e persino discusse come in Perfume: The Story of a Murderer.

    Più di ogni altra cosa, però, conosco la tua capacità di entrare in empatia, a volte anche dolorosa, con alcuni temi in bilico tra lirismo estremo e realtà quotidiana: questo è il tuo outfit e la tua forma essenziale.

    Grande pezzo, grande film, grande Alice

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    1. Invece questa volta sono io a lodare il tuo animo sensibile. Non ho parole per descrivere sempre la tua gentilezza e la tua empatia nei miei confronti. Non conosco molto la Champion, devo ammetterlo, ma ho apprezzato molto il film che per molti aspetti è interessante. Ben Whishaw fin ora l’ho conosciuto solo in questo ruolo ma sono curiosa di vederlo in altre caratterizzazioni, avendomi molto colpita.

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