Recensione su “Dancer in the Dark” di Lars von Trier

Dancer in the Dark

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Locandina di “Dancer in the dark” di Lars von Trier

Scheda

Titolo: Dancer in the Dark

Regista: Lars von Trier

Soggetto: Lars von Trier

Genere: Musicale, Drammatico

Musiche: Björk, Richard Rodgers, Thom Yorke

Anno: 2000

Durata: 140 minuti

Lingua originale: Inglese

Trama

Selma (Björk), un’emigrante cecoslovacca, è una ragazza madre che lavora in una fabbrica nella campagna americana. Non dice a nessuno la realtà della propria situazione: e’ affetta da una malattia genetica degenerativa che la sta portando velocemente alla cecità e, suo figlio Gene è destinato alla sua stessa sorte se non riuscirà a farlo operare in tempo. Si tratta di un intervento molto costoso, e per questo Selma giorno dopo giorno mette da parte il denaro, facendo doppi turni e più lavori. Determinata a salvare il figlio, trova nelle prove del musical della locale compagnia teatrale, l’unica via di fuga dalla realtà

(Dalla copertina del DVD)

Discussione (No Spoiler)

Ho visto per la prima volta questo film un po’ di settimane fa. Ho avuto bisogno di tempo per assimilarlo e trovare il momento adatto per scrivere giù questo mio piccolo pensiero.

È un film che ho amato ed è di una bellezza travolgente. La storia non è complessa, anzi, almeno per me, facilmente prevedibile, ma questo non ha guastato alla tragedia. Avevo intuito come continuasse ma speravo il contrario e c’era una certa rassegnazione drammatica a vedere la matassa districarsi come avevo immaginato. Mi sono sentita talmente tanto coinvolta che ero emozionatissima già a metà del film.

È una climax meravigliosa, che aumenta sensibilmente d’intensità per coinvolgere emotivamente l’osservatore. La musica è un elemento fondamentale della trama. Prima di tutto permette di creare squarci di follia e di quell’unica felicità che la protagonista riesce a strappare alla cruda realtà. Inoltre, l’uso della noise music aiuta a lanciare quell’urlo di libertà e leggerezza che la protagonista desidererebbe.

È come se si vedesse uno specchio infrangersi: il desiderio va in pezzi contro qualcosa di oscuro. Il suo male è il pregiudizio delle persone, non tanto il motivo del suo sacrificio.

È un film da vedere quando si è pronti per vedere qualcosa di serio, una visione dalle tematiche pesanti e delicate. Un ottimo spunto di riflessione per capire quanto, a volte, anche la nostra vita sia fallace e possa tutto cambiare per troppa fiducia e troppo benvolere verso gli altri uomini.

Fa riflettere come un uomo possa arrivare a perdere tutta la propria vita pur di seguire il proprio sogno e il proprio desiderio. Fa riflettere sull’egoismo delle persone, che pensano solo al proprio male, non esitando per un attimo a non rispettare gli altri pur di vedere il proprio interesse realizzato.

È una storia di esclusioni e di pregiudizi, perché qualcuno la pensa diversamente o si comporta in modo differente. È una storia di una donna giovane e forte che ha preso una decisione coraggiosa e continua nel suo intento, finendo per sembrare un’imbranata solo perché le sue condizioni fisiche e mentali non le permettono più di agire nel pieno delle sue facoltà.

E in questa storia triste e drammatica, spezzata dalla fiabesca aura del musical in cui “non può mai succedere nulla di brutto”, si collocano i pregiudizi contro la straniera, la donna, la senza cuore, le menzogne per un vile disegno (e non per qualcosa di generoso) e soprattutto il pregiudizio di volersi nascondere dietro una mancanza (quando è solo la cattiveria della gente a vedere falsa una sua verità).

Purtroppo il non poter fare molti spoiler mi vincola a non parlare troppo chiaramente, ma chi ha visto il film può capire a cosa mi riferisco.

Lars Von Trier ci presenta una donna incompresa – anche se la sua gentilezza le ha portato molte simpatie – che, solo grazie alla forte empatia che si instaura tra lei e lo spettatore, si riesce a perdonare e capire cosa provi. Il personaggio di Selma, molto ben riuscito, è costato davvero tantissima fatica alla fantastica  Björk (che adoro!) tanto da farle rifiutare altre parti cinematografiche. Era rimasta distrutta da quello che le chiedeva il regista (finendo anche per litigarci in continuazione e non creare un ambiente sereno sul set).

Persino l’utilizzo di una telecamera a mano ha dato un buon effetto… non so, mi ha dato quasi l’impressione che avvicinasse ancora di più alla storia, come se noi fossimo diretti testimoni degli eventi.

Non aggiungo altro, le parole sarebbero inutili e non voglio anticiparvi troppo!

Vi lascio il trailer, sperando che possa interessarvi!


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3 risposte a "Recensione su “Dancer in the Dark” di Lars von Trier"

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