Riflessioni sul discorso di Raskolnikov e Sonja

Delitto e Castigo – Discorso Raskolnikov e Sonja

Nella maturazione della sua follia, Raskolnikov giunge a capire il vero motivo che lo ha spinto a uccidere, rivelandolo al lettore. Le voci che sente nella locanda, il giorno prima di compiere il delitto, risveglia nel suo inconscio l’eco dell’articolo che aveva scritto sugli “esseri superiori”. Tutto ciò lo rivela a Zosimov in una veritiera follia, poi a Sonja in una travolgente confessione. Riprende la sua teoria, prendendo l’esempio di Napoleone e impersonandolo nella sua situazione, per immaginare che cosa avrebbe fatto. Riflette sulla sua condizione, su quello della madre e di Dunja, arrivando quasi a giustificarsi e dire che era l’unico modo per migliorare la propria condizione.
Raskolnikov deve giustificare alla sua coscienza e a Sonja l’orribile delitto che ha compiuto. Raskolnikov diventa cavia della sua stessa teoria e soccombe al rimorso che quello che ha fatto è stato sbagliato. Forse questo non si dimostra particolarmente dalle sue parole, ma dalle sue azioni. Il denaro che acquisisce non ha il coraggio di usarlo e lo nasconde, come cupa prova delle sue malefatte. Lui ha ceduto alla cupidigia, al potere corrotto del danaro e in esso non vede un modo per fare buone azioni ma un mezzo per continuare a vedere sangue. Quello stesso sangue che continua ancora e ancora a ripresentarsi davanti ai suoi occhi e che cambiano il suo carattere. Oltre al denaro, lui cede completamente alla follia, un’insanità di cui non riesce a liberarsi. E’ straziato e tormentato senza che per un momento il suo animo si plachi. Davanti al mondo deve giustificarsi e interviene la sua autoconservazione, negando l’evidenza e il malessere del suo animo. E’ come se vivesse in un sogno, sospeso dalla realtà e solo dopo l’assassinio realizza davvero il suo machiavelliano intento. La pazzia è il suo specchio interiore, la teoria è la sua disperata razionalità.
Il personaggio, preso come esempio dallo studente russo, è Napoleone.
Una presenza che era stato molto recente all’epoca di Dostoevskij e coinvolta contro la Russia. E’ uno degli uomini, prima del Congresso di Vienna, a dare una scossa a tutta l’Europa. Un uomo a volte presentato in modo positivo, altre in negativo. I suoi strateagemmi per ottenere e assicurarsi il potere non sono stati per nulla corretti. Raskolnikov prende questo personaggio per domandarsi qualcosa di terribile. Perché un assassinio è quasi più grave di ciò che ha fatto Napoleone che ha portato guerra e quindi la morte di molte persone?
Accosta un grande uomo alla sua situazione e si tormenta perché non capisce la differenza. Il paragone è riflessione profonda che ha la funzione di creare un essere superiore idealizzato sia nel piccolo sia nel grande. E’ come se Raskolnikov non abbia avuta la fortuna machiavelliana e non avendo l’occasione d’innalzarsi, avrebbe compiuto questo gesto. Il riferimento alla sua famiglia è presentato quasi come una caduta in un abisso, a differenza dell’”autorevole esempio” che aveva proposto prima, smantellando il “monumentale” che aveva proposto. La famiglia è la motivazione di Raskolnikov ad aver compiuto il male. Lui presenta come sarebbero rimase senza soldi e cibo, come la sorella si sarebbe disonorata e la madre si sarebbe rinsecchita negli affanni. Ma questo motivo è solo una faccia del problema. La madre e la sorella avevano una venerazione per lui e si sarebbero volentieri sacrificate per il suo successo. Bene o sbagliato che fosse la loro decisione, l’altruismo di Raskolnikov si trasforma quasi in egoismo. La sorella disonorata – non prendendo per nulla in considerazione Sonja che resta sempre onorevole – sarebbe stata la sua vergogna. Il suo altruismo è rivolto verso di sè perchè solo lui avrebbe potuto risollevare la situazione familiare. Mantenendosi all’università avrebbe aiutato la famiglia accrescendo la sua posizione sociale. Il delitto rappresentato da Raskolnikov è di un egoismo razionale proprio perchè tutti volevano uccidere la vecchia ma con la sua morte ha giovato a se stesso e pensava che sarebbe stato il modo per risolvere le sue disgrazie quando le fa solo iniziare. Lui non crede in un delitto spinto dall’istinto e da accecati sentimenti. Lui è un essere superiore perchè è diverso e ha il coraggio di ergersi e di compiere ciò che nessuno avrebbe fatto. Tutti odiavano la vecchia e le auguravano la morte. Il suo è un assassinio per un fine alto. Libera la società da una piaga e lui usa il denaro per mettersi su una strada nuova e indipendente, non dettata da odio.
Nessun uomo è superiore nella morte. Nessun uomo ha il dirito di troncare il diritto della vita e nessuno può individuare una morte giusta da una ingiusta. Nella vita non c’è una ragione o un torto assoluti, ognuno conosce le proprie ragioni senza pensare a quelle dell’altro. L’uomo in quanto tale può sbagliare e non può considerare il proprio errore un pregio.
La vecchia usuraia è un pidocchio nocivo perchè la società dipende dai suoi ricatti e violenza; schifoso perchè non ha umanità e il suo lavoro è un usurpazione.
Tutta questa travolgente confessione, nei suoi toni forti e aspri che nascondono una tacita supplica, Raskolnikov la rivolge a Sonja. Una donna dolce e forte che non si è lasciata contaminare dal suo mestiere e si è mostrata intatta nell’animo. Sonja e Raskolnikov è come se affrontassero insieme una tempesta in cui uno ha ceduto e l’altra ha resistito: sono entrambi reietti della società. Entrambi sono consci del dolore dell’altro e anche se Sonja non parla delle sue sventure, Raskolnikov empaticamente le sente e si confida a lei, cercando il suo aiuto e il suo consiglio.
Raskolnikov, come un eroe byroniano, vuole fondare la sua felicità, è alla sua disperata ricerca ma non sa come raggiungerla, troppo tormentato e pessimista verso l’uomo e la vita. In un momento estremo sceglie per l’estrema soluzione, sacrificando per la felicità il buon senso e fondando il tutto su fondamente fragili destinate a crollare. Raskolnikov è anche oppresso da speranze che si rivolgono verso di lui e con tutto ciò che gli è capitato non si può giustificare un delitto, come non si possono giustificare le guerre. Napoleone corrotto dal potere ha pensato al suo interesse, anche se inizialmente era condiviso dal popolo, stessa cosa per Raskolnikov. Un delitto è qualcosa di atroce e profondamente sbagliato, qualcosa di estremo che non deve essere compiuto. Si potrebbero compiere delitti per lo Stato ma dove inizia il pericolo dello Stato e non della tirannia? Difficile, anche questo troppo difficile per l’animo umano che è solo guidato dall’odio e dal tornaconto personale. Il delitto per vendetta o odio, il delitto d’onore o per eliminare ciò che viene considerato “male” è sbagliato. Male è qualcosa di troppo influenzato dalla cultura e la violenza non è mai un buon modo di agire. Il delitto chiama solo orrore, fino a quando l’uomo non si estinguerà nel suo stesso sangue.
Eppure eliminare il delitto, come la guerra, appare qualcosa di troppo lontano dall’uomo.

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