Il Cerchio

Il Cerchio

Questa storia partecipa alla quarta sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Cerchio” proposto da me, Alice Jane Raynor

Sbattè la porta di casa, allontanandosi rapida. Percorse il viottolo di campagna, soddisfatta di non poter essere vista, felice di non dover sopportare discussioni o giudizi. Era sempre stata contraria a quella solitudine, a quella lontananza dal centro abitato, ma per quella volta, ringraziò l’isolamento. Tremando si strinse nei lembi dello scialle. Presa dalla sua arditezza, non aveva badato al clima invernale che penetrava nelle ossa. Non poteva tornare indietro, non lo desiderava. Aveva freddo e il suo tremito non era causato solo da quella sensazione: il gelo che avvertiva era qualcosa di più profondo. Era un malessere che incespicava nel suo intero essere. Risaliva lento e doloroso, avvinghiandosi al suo cuore con ventose d’inquietudine.
Il suo corpo rubicondo, di una certa età, veniva scosso come un’esile foglia. Era triste, stanca di tutto. Aveva trascinato la sua vita senza alcuna soddisfazione nè serenità, senza amore e comprensione. L’avevano denigrata per il suo aspetto non corrispondente ai canoni di bellezza; l’avevano pregiudicata per le sue passioni e poi, quando aveva pensato di toccare la felicità, la speranza si era infranta. Odiata e picchiata dal marito, derisa per la sua debolezza e ingenuità, tutto era cambiato. Il dolore l’avveva trasfigurata, l’infelicità aveva lasciato il suo marchio sulle guance cadenti. Il tempo non ne aveva fatto una sapiente, aveva formato solo una vecchia, con le sue incertezze, delusioni e rimpianti. A volte si dice che si piange alla vecchiaia perchè si pensa ai piaceri della gioventù. Eppure lei si rammaricava perchè non li aveva mai assaggiati e solo ora se ne pentiva e si sentiva rapita del tempo.
Camminava, tentando di dimenticare. E più voleva distaccarsi dal ricordo, più esso si imprimeva con forza nel suo animo, senza che potesse distaccarsene. Non aveva compassione per l’erba gelata dalla neve che iniziava a fioccare, non aveva alcun interesse di quella gelida e pittoresca immobilità che la circondava. Quando l’uomo è concentrato sul proprio dolore non può scorgere quello degli altri e si ripiega con egoismo su se stesso. Se potesse riaprirsi al mondo, sboccerebbe nuovamente e della sofferenza rimarrebbe solo una magnifica lacrima, come rugiada gelata su un petalo.
Si addentrò nel bosco e gli aghi fitti si scrollavano per gioco i fiocchi, non facendo penetrare nemmeno un fascio di luce. Vagò senza destinazione, nè volontà, finendo per perdersi. Non se ne preoccupò se non per il fatto che avrebbe tanto desiderato uno scialle più pesante. Scrollò le spalle, allontanando subito il pensiero da quella materialità che la distraeva dal dolore. Dopotutto nella sua catapecchia non vi era niente di più pesante.
Si ripiegava sempre di più su se stessa, crogiolandosi e compatendosi in quell’angoscia, non volendo reagire e combattere. Procedette ancora, destreggianndosi in quel caos e integrandosi ad esso. Non si rese nemmeno conto come aveva preso a seguire una via di funghi blu, talmente sgargianti da apparire innaturali.
Si risvegliò da quel torpore solo quando vide delinearsi davanti a sè, sul prato secco, un cerchio irregolare di funghi rossi e bianchi. Sbattè più volte gli occhi, come se dovesse ricordarsi di un antico avvertimento, ma la mente sembrava ancora addormentata. Il suo sguardo era calamitato sulla circonferenza, il resto era buio. Il prato era sparito, gli alberi formavano un uniforme tenda oscura. Erano solo lei e il cerchio, un tu per tu spaventoso, in cui non c’era luogo in cui scappare se non le tenebre della perdizione.
Avvertì il tenue suono di un flauto. Era un sibilo dolce, invitante e insistente. Piano piano, ripetendo la stessa melodia, crebbe d’intensità fino a diventare irresistibile. Quel suono inizialmente sgradito o sospetto, alla donna ora appariva come una liberazione. L’aveva assolta da ogni memoria e viveva solo in funzione di quel rapido momento, di quella furia selvaggia che si innestava nel suo cuore e non voleva lasciarla andare.
Davanti agli occhi si alzarono delle figure ballare attorno al cerchio. Si dava della sciocca perchè lei non le aveva viste ma c’erano sempre state. Erano parte integrante del paesaggio, erano lo spirito selvaggio e pulsante della natura. Saltavano, ballavano e cantavano come menadi, reclinando le teste con violenza e indolori facevano le più svariate acrobazie.
La donna mosse un passo e si fermò.
Divorava con gli occhi quegli spiritelli cupamente vestiti, quegli esseri grotteschi e terrificanti immersi in un estasi che anche lei avrebbe voluto sperimentare.
Mosse un altro passo e ancora si fermò.
Si bloccò perchè la sua silente razionalità imperiava di fermarsi, di non cedere a quella follia da cui sarebbe uscita logorata.
Si gettò dentro, si slanciò mentre i tenui legacci che la mantenevano alla realtà si sfilarono per sempre.
Più ballava, più gli anni volavano indietro, facendola sentire una giovane. Derideva la realtà e la razionalità, osservando i frutti che questa sua sconsideratezza le aveva portato, considerandoli forse eterni. Più girava in tondo più le sembrava di affrontare il circolo della vita.
Derise il mondo e chi l’aveva giudicata, ora vedendo come fosse bella e in sintonia con il tutto.
Danzò fino a logorarsi i piedi e a stancare le braccia ma non se ne accorse e sul volto continuava pietrificato quel sorriso innaturale.
Perchè più dimenticava il dolore più non riusciva a godere della felicità. Iniziò ad annaspare. Prese ad agitarsi ancora di più, a muoversi con ancora più forza, nella disperata lussuria che la stava corrodendo. Si dimenticò della realtà e della fantasia, concentrandosi di nuovo su se stessa ma ormai giunta alla fine di quella lunga notte, invecchiò all’improvviso.
E questa volta dopo aver goduto i piaceri della giovinezza e averne mal usurfruiti portandosi al limite, non le restò che una fine. Cadde a terra, spoglia di ogni delizia, di ogni ricordo, della sua essenza, e non le rimase che morire orribilmente. Si contorse in quell’ignoranza in cui aveva voluto vivere quando forse le sarebbe bastato trovare la serenità di camminare in un prato e sorridere. Quello era un cerchio funesto che si chiudeva. La donna dal dolore non aveva saputo estrarre il bello e dalla vecchiaia non aveva afferrato il segreto per l’eterna giovinezza. Perchè nella vita tutto trascorre e poi ritorna in modi inaspettati e segreti. Centro di nulla, circonferenza di tutto, la vita abbraccia e avvolge e non bisogna voltarle le spalle.

Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Il Cerchio” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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27 thoughts on “Il Cerchio

  1. una prosa evocativa, aulica, dai risvolti filosofici/aforismatici – a tratti, mi hai ricordato Clark Ashton Smith – che sviluppa il tema proposto in modo efficace e personale. elementi positivi: nonostante qualche passaggio non troppo scorrevole, la scrittura risulta particolarmente intensa, quasi viscerale, dotata di una ricchezza sensoriale avvolgente che “traduce” con efficacia la fisicità del corpo; notevole anche la scelta di una protagonista scomoda (una *vecchia* sfigurata dal dolore e dalla frustrazione, tutt’altro che “telegenica” in senso hollywoodiano) per raccontare una storia altrettanto coraggiosamente scomoda; riusciti anche i tempi spiraliformi dalla narrazione che passo passo, in modo tanto graduale quanto inesorabile, intrappolano il lettore fino al tu per tu finale con la vita. elementi negativi: la mancanza di dialoghi – ovvero l’assoluta egemonia del narratore – che “sovrascrive” la voce della protagonista cancellandone la viva – seppure ancora per poco – voce (la vecchia potrebbe, chessò, parlare ad alta voce con se stessa, rivolgere parola agli spiritelli, o altro); l’assenza di odori lungo tutto l’arco del racconto (mentre l’olfatto è un senso antico, potente ed evocativo che avrebbe giovato all’immersione fisica del lettore nella scena descritta); e qualche, seppur minima, sbandata enfatica, tipo la “magnifica lacrima, come rugiada gelata su un petalo.”
    (ti segnalo, in calce, alcuni refusi: “un uniforme tenda” vs “un’uniforme tenda”; nella frase “si alzarono delle figure ballare attorno al cerchio” manca qualcosa; forse meglio “incuranti del dolore” di “”indolori”, ma vedi tu; “un’estasi” vs “un estasi”; forse meglio “biasimata” di “pregiudicata”, però, anche qui, vedi tu;)

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    1. Ciao ^^ Scusami se ti rispondo solo adesso, ti ringrazio per la bellissima e dettagliata recensione. Hai colto alcune cose del mio racconto ^^
      Non ho inserito dialoghi perchè avevo pensato di impostare in un certo modo il racconto che avrebbe creato un rapporto particolare tra lettore e lettura.
      Ti ringrazio per gli errori segnalati ^^ provvederò a correggere

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  2. E’ un racconto che, almeno su di me, ha avuto un effetto strano, perché mi ha fatto venire il desiderio di capire perché, questa anziata signora, fosse così insofferente. Mi sono chiesta chi avesse lasciato in quella casa, sbattendo furiosa la porta e, come mai nessuno si è sincerato del suo benessere. Poi perché, un’anziana signora si è buttata così in un cerchio delle fate? Tante domande ed uno scorcio assai curioso.
    Tuttavia, nonostante le mie diverse curiosità, devo farti i miei più vivi complimenti per le metafore ed il modo in cui le hai scritte. Frasi come questa: -Non aveva compassione per l’erba gelata dalla neve che iniziava a fioccare, non aveva alcun interesse di quella gelida e pittoresca immobilità che la circondava- lasciano il segno!
    Anche il tuo è un 5/5.
    Tutto bene con i dati e i back-up?
    Abbraccione e tieni duro!

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    1. Ciao cara, ti ringrazio per essere passata ^^
      Il passato della vecchia è appena accennato ma desidero che rimanga misterioso e alla fantasia del lettore, così come tutto il resto. Questi “buchi” nella narrazione servono a fare domande e a immaginare le cause del gesto della donna. Si è sicuramente gettata per la sua insoddisfazione e per il desiderio di ottenere una felicità che non era riuscita a ottenere in nessun altro modo.
      Sono contenta che ti sia piaciuta 🙂
      Purtroppo come ti ho detto in chat non sono riuscita a recuperare nulla ma continuerò con le mie attività ^^

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  3. Ero certissima di averlo già letto e commentato e invece per fortuna ho controllato e notato che non avevo scritto nulla. Sinceramente Alice, e spero che non ti offenda quello che sto per dirti… questa volta non mi è piaciuto questo racconto.
    Ora proverò anche a dirti il perchè:
    Personalmente, quindi è una cosa mia, non sono riuscita ad immedesimarmi nella protagonista, vuoi per le caratteristiche che le hai dato o per il fatto che sia a malapena descritta, se non nei suoi pensieri mentre si dirige sul posto.
    La storia non mi ha preso proprio, mi ha lasciato molto indifferente. E questo è un vero peccato, di solito nei tuoi scritti trasmetti molto… vuoi per la lunga descrizione iniziale, vuoi per il finale che proprio non mi è piaciuto.
    In più alcune frasi le ho trovate un po’ macchinose, forzate… difficili.
    Non so come tu sia arrivata a postare questo pezzo, ma pare quasi non sia la solita Alice.
    Alla fine mi duole ma ti do un 3,5/5 proprio per questa cosa strana che mi ha lasciato.

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    1. Ciao cara ^^ di certo non mi offendo
      Prima di tutto volevo precisare che sono sempre io, nessun cambiamento. Questa trama non deve coinvolgere. E’ mio particolare desiderio che il lettore deve rimanere freddo e raggelato da quello che leggere, sfiorare la conoscenza senza afferrarla e deve instillare il dubbio.
      Spero di aver chiarito le mie intenzioni 🙂

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  4. Ogni tuo racconto è un viaggio in un mondo fantastico, dove tutto può succedere e nulla è affidato al caso. Bel racconto, molto travolgente e appassionante. I sentimenti e le sensazioni della protagonista sono descritti in maniera impareggiabile.
    Non posso che dirti, brava e continua così ❤

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  5. Sinceramente il racconto mi è piaciuto tutto, tranne che per il finale. Forse il tentativo di spiegare ciò che era già chiaro, ha finito per rovinare l’effetto surreale e misterioso che, fino ad allora, aveva sorretto la narrazione. Non sono d’accordo con coloro che pretendono sempre chiarezza d’intenti e limpidezza di caratteri, come allo stesso tempo di profumi, dove il paesaggio è più onirico ed interiore, quindi non necessitante di percezioni fisiche. Ecco, credo che, se il finale, avesse lasciato più libera la fantasia, evitando delle considerazioni che mi sono suonate un po’ banali, il risultato sarebbe stato davvero encomiabile, poichè tra tutti i brani letti fino ad ora, questo mi sembra quello più dotato: ci si sente il gusto ed il piacere di raccontare. E non è poco. Ma credo che, apportando qualche insignificante miglioria, possa essere una chicca……
    Un saluto ed un fiore…

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  6. Scusa per il ritardo: avevo letto il racconto ma poi mi sono dimenicato di commentare XD
    Che dire… Mi è piaciuto tantissimo! Un racconto misterioso che si ammanta volontariamente di segretezza per attirare il lettore e lasciarlo sulle spine. La frase finale poi mi ha davvero colpito:
    “Centro di nulla, circonferenza di tutto, la vita abbraccia e avvolge e non bisogna voltarle le spalle.”
    Ottimo lavoro 😉

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    1. Ciao, grazie per aver commentato il racconto ^^
      Tranquillo ahahha capita! Io devo ancora iniziare a leggerle ma sono distrutta dagli impegni!
      Sono felicissima che ti sia piaciuta ^^ è un racconto diverso dai miei soliti e ce l’avevo pronto da un bel po’ di tempo e aspettavo il momento per metterla in gioco ^^

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  7. Quello che mi piace di questa storia è il fatalismo con cui tratti la protagonista. Non gode della vita, non sa farlo, non riesce a cogliere nemmeno l’opportunità di farlo. Muore così, o per quel che mi riguarda potrebbe benissimo essere ancora viva, dentro quel cerchio magico, ansimante per la stanchezza di esistere. La prosa è leggibile, anche se ho ancora qualche difficoltà con certe frasi (fin troppo) melodiose! Saluti

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