Pumpkins

 Pumpkins

Questa storia partecipa alla terza sfida del circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Zucche” proposto da  Galenacaehrdelirhon

Si dice che la notte di Halloween sia una notte pericolosa e che soltanto con il potere della paura si possa sopravvivere.
Il suono del citofono trillò secco per la seconda volta, mentre una figura slanciata si precipitava a vedere di chi si trattasse, camminando furtivamente. Guardò direttamente dallo spioncino, con aria diffidente. Dopo aver osservato per un po’ le figure nel vicolo oscuro si decise ad aprire i vari lucchetti e la serratura. Sfoderò un sorriso e si piegò  in avanti a osservare i bambini mascherati che cercavano vanamente di spaventarla con le loro maschere terrificanti.
«Trick or Treat?» chiocciò uno in un inglese incerto,  pronunciato quasi con voracità, aspettando di certo cioccolato e prelibatezze. A ruota la sua voce infantile, parve ingigantirsi e incupirsi, forse perchè tutti quanti del gruppo lo avevano imitato, stascicando quella richiesta come se contenesse una velata minaccia.
La donna rimase per un secondo ferma, addrizzandosi con il busto, mentre il sorriso lentamente veniva prosciugato. «Trick or Treat» scandì lentamente in una fredda paresi, come se dovesse assimilare ogni singolo suono. Guardò per un secondo i bambini desiderosi con sguardo assente, come se la sua mente viaggiasse lontana. Rimase imbambolata per un po’ e ritornò alla realtà solo grazie ai borbottii e lo scalciare dei piccoli. Si risvegliò da quella catarsi in cui era piombata e sorrise imbarazzata, mentre faceva loro cenno di aspettare. Si mosse rapidamente per la casa buia, aprì un cassetto ed estrasse con indifferenza alcuni dolciumi. Li portò ai ragazzi e poi richiuse dietro di sè la porta, mentre ascoltava quelle gride selvagge di giubilo infuriare ancora per un po’ nel vicolo deserto. Scivolò lentamente sulla superficie di legno della porta, fino a sedersi sul pavimento freddo dell’ingresso. Abbracciò le ginocchia e vi posò la testa, lasciando che i capelli andassero a ricoprire il suo volto.
«Treat» ripetè lei, alzando leggermente il capo, mentre lunghi ciuffi rossi nascondevano i suoi occhi. Fu percorsa da un brivido, poi con una mano si aiutò a mettersi in piedi e sicura scivolò nell’oscurità, senza osare accendere nemmeno una luce in quella cupa tenebra. Camminò follemente per i corridoi, percorrendo avanti e indietro velocemente le scale, come per misurare la sua agilità in quel labirinto rischiarato dalle deboli luci che filtravano dalle finestre.
Si calmò non prima di diversi giri, poi si diresse in cucina e decise di riprendere l’attività che aveva interrotto all’arrivo dei ragazzini. Afferrò una scatola di fiammiferi, si avvicinò a delle zucche cave e ritagliate che aveva posto in diversi punti della sala e accese le candele al loro interno. Presto si sprigionò una luce calda e rossastra che sfolgorava creando mostruose ombre sulle pareti spoglie.
Si avvicinò al tavolo, afferrando un coltello già sporco. Si sedette su una sedia e con dedizione prese a dare una nuova forma alla colorita zucca che le era capitata sotto mano. In quel silenzio innaturale si avvertiva soltanto la resistenza che la scorza arancione opponeva al coltello, creando uno strano ritmo.
Immerse la lama in cima, decisa a spolpare il frutto.
Tremava con la mano ma il suo volto rimaneva particolarmente concentrato nell’operazione. Riusciva a continuare grazie a una ferrea volontà. Eppure sobbalzava a ogni minimo scricchiolio, come se temesse l’arrivo di qualcosa o forse di qualcuno.
Aprì il coperchio che aveva creato e immerse senza esitazioni le mani nella polpa che a quel chiarore spettrale appariva come sangue. Le mani formicolavano in modo strano, bruciando come fuoco a contatto con quella strana materia. Emise un gemito di dolore ma continuò ad asportare la sostanza come se nulla fosse, mentre gli occhi smeraldini iniziavano a intorpidirsi del colore e risoluzione delle fiamme.
Continuò e non desistette, mentre si dipingeva sul volto un ghigno di rabbia e di odio. Scavava nella zucca e nelle sue memorie, non potendo in alcun modo fermare quel flusso di coscienza che la stava investendo in pieno.
Ricordava ancora quel terribile giorno, in cui si era sentita sfiorata, violentata e spogliata di ogni dignità con un solo sguardo. Era inutile nasconderla: non era quella la notte degli inganni, l’intera vita è un’ipocrita festa in cui non c’era alcuna regola ma solo un animalesco istinto di appropiarsi di ciò che più si desidera. Non vi era alcuna inviolabilità e rispetto, soprattutto per una donna fragile come lei era stata, costretta a sottostare a quel tocco viscido senza potersi ribellare. Era difficile descrivere quel terrore che l’attanagliava, che la portava alle lacrime e riduceva al nulla tutto il suo essere. Era una situazione di cui si vergognava intimamente e a cui non aveva saputo ribellarsi.
Anche indirettamente, si era sempre sentita rimproverata sull’argomento. Tutti si erano ritrovati a sostenere le medesime ragioni.
La colpa era stata la paura che l’aveva ridotta sempre al silenzio; il problema era stata la sua impossibilità a ribellarsi alla situazione; la condanna era stata meritata.
Ma gli altri non potevano minimamente comprendere l’angoscia e la paura a cui ogni giorno era stata sottoposta. Non poteva parlarne con nessuno perchè sapeva che non ci sarebbe stato alcun aiuto. La società era così inquinata che la colpa sarebbe comunque ricaduta su di lei e la sua liberalità, che provocava il maschio.
Come un fiume inarrestabile, la sua mente riportava a galla anche altro di più oscuro e non completamente assopito, ferite che bruciavano ancora come se appena inferte.
Con un gesto rapido e violento trafisse con forza il tavolo, immergendo la lama del coltello affilato. Respirava affannosamente, agitata, mentre la fronte si era imperlata di sudore. Era una reazione disperata: voleva allontanare per sempre quei momenti cupi.
Si voltò a guardare il ticchettio dell’orologio, mentre i vetri delle finestre iniziavano a tremare come scossi da un vento impetuoso.
Si alzò rapidamente e recuperò un altro coltello, affrettandosi a incidere la zucca. Disegnò velocemente un ghigno di sfida e occhi guardinghi. Poi fece una piccola cavità all’interno, posizionando una piccola candela che aveva a portata di mano. L’accese, prese l’ortaggio e andò a posizionarlo vicino agli altri, a guardia delle finestre e delle porte.
Si dice che la notte di Halloween sia una notte pericolosa ed è meglio evitare gli sconosciuti.
Non erano solo i vivi che dovevano regolare i loro conti e proteggersi dall’avanzata della notte. Anche i morti avevano le loro vendette e scaramucce. Persino nella morte trascinavano i loro rancori e cattivi propositi.
Scoccò la mezzanotte e mentre la notte raggiungeva lo zenit del suo manto di tenebra, le zucche risplendettero malignamente, respingendo quella prepotente intrusione. Un cerchio di sangue fresco si andò a tracciare attorno alla giovane donna mentre osservava beffarda l’oscurità, con un ghigno di vittoria.
Per quella notte non sarebbe più appartenuta all’aguzzino del suo passato, per quella notte si sarebbe finalmente ribellata a quel prepotente dominio. Anche lei era ormai un semplice spettro, consunto dalla vendetta e ogni 31 ottobre doveva rispondere a quell’appello di sangue. Si era trasformata in vita in un’assassina, uccidendo con uno di quegli stessi coltelli quell’amante indesiderato. Dopotutto quella era stata la sua casa, ormai decadente che nessuno osava abitare.
Ancora avvertiva quella gioia quando aveva trafitto il cuore dell’altro con la lama, con una forza dettata più dalla disperazione che da una cosciente volontà.
Rise folle, mentre ancora una volta quell’ombra scura veniva inghiottita dalla luce di quei talismani. Presto anche lei sarebbe sparita nel nulla, richiamata via dai bagliori dell’alba. Si inginocchiò, passando un dito sul sangue del pavimento. Ne assaporò l’odore di vita, quella vita che lei stessa aveva strappata da quei ragazzini, stroncati da dolci di un veleno mortale. Quello era il prezzo per la sua libertà, dall’amaro sapore di sangue.
«Treat!» trillò con soddisfazione, posseduta da una pazzia sempre più penetrante.
Si dice che la notte di Halloween sia una notte pericolosa in cui non bisogna fidarsi della falsa dolcezza.

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Creative Commons License

Alice Jane Raynor’s “Pumpkins” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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31 thoughts on “Pumpkins

  1. Ho veramente poco da dire sul tuo racconto. Snellirei la prosa ma è una questione personale, in realtà il tuo stile è bello, pieno, quasi melodioso. Anche il racconto ha una buona struttura, ti sei persa un pò nel finale, fino ad un certo punto ero preso, volevo sapere cosa era successo a questa donna sconfitta e persa nel buio della sua dimora. Il fatto che lei fosse uno spirito, non so, quando l’ho letto, forse non avrei voluto saperlo, ma soltanto “assaporarlo”. A quel punto la fine avvelenata sarebbe stata la ciliegina sulla torta e avrebbe lasciato tutti con la bocca aperta. Ma perché ha avvelenato dei bambini?!?! Un applauso anche per la tematica nascosta.
    Voto?
    4/5!

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    1. Ciao ^^ Grazie per essere passato a leggere!
      Lo stile è un mio “problema”, diciamo così. In fondo è difetto e particolarità al contempo… poi è una cosa spontanea quindi al momento non saprei bene come regolare la cosa.
      Ti ringrazio per i consigli cercherò di fare più attenzione (è la prima storia che scrivo del genere oltretutto ^^ )
      Alla prossima 🙂

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    1. Grazie per la lettura e per i complimenti 🙂
      Amo raccontare avendo in mente un messaggio da trasmettere e poi passo a costruire una storia simbolica sopra. Provo a incuriosire svelando piano piano i passaggi e la mia visione delle cose. Sono contenta che tu abbia apprezzato questa particolarità che cerco di trasmettere, grazie ^_^

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  2. Ciao Alice! Anche stavolta ti distingui col tuo stile, unico se vogliamo, e anche un po’ “ampolloso”, ma niente di eccessivo. Forse c’è da migliorare un po’ sulla scorrevolezza del testo e rendere tutto più chiaro, ma è innegabile che le cose le sai scrivere e anche ottimamente, quindi direi 4/5 ^^ il dark/horror è proprio il tuo genere e si vede ^^

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    1. Ciao ^^ Grazie per essere passato a leggere la mia storia 🙂
      Purtroppo il mio stile è quello, è il mio modo di esprimermi e forse di distinguermi, quindi per il momento non intendo cambiarlo 🙂
      sono felicissima che ti sia comunque piaciuta la storia 🙂
      Pensa che questa in realtà è la prima storia del genere che scrivo (ho scritto gotico ma un dark/horror e sono cose un po’ diverse). Magari dovrei provare a fare più storie di questo genere 🙂

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  3. Il brivido me lo hai dato…sopratutto con quelle caramelle date ad innocenti creature.
    Ma chi vende l’anima al diavolo per non essere sempre spettro nella vita deve pur riversare tanta rabbia e dolore su qualcuno.
    La follia non ha confine.
    Complimenti, credo sia un genere nuovo per te.

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  4. Il tema delle zucche sta tirando fuori il lato più macabro che c’è in noi xD
    Bello il racconto, ma l’ho sentito meno profondo rispetto a quello dei ponti, sembrava quasi di leggere un extra de “Il suono del rintocco”, sbaglio?
    Con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto, anzi, ma mi ha meno coinvolta.
    Voto 4/5

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    1. le zucche? xD Non è che il Suono è proprio l’allegria ed è privo di macabro ahha
      Non è un extra di “Il Suono del Rintocco”, tant’è che è ambientata anche in tutt’altra epoca ^^, è meno profonda forse perchè quella dei ponti era comunque una riflessione di una mente umana, qui forse la cosa è meno evidente ma ha anche un suo significato, non meno profondo ma soprattutto di beffa verso la società umana ^^
      Sono comunque contentissima che ti sia piaciuta ^^

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  5. Un bel racconto d’atmosfera, con un’interessante riflessione sull’ipocrisia della vita. Cupo e “malato” come piace a me (malato in senso buono,eh) XD Bello il colpo di scena finale con i bambini avvelenati: chi se lo sarebbe mai aspettato! Lo stile austero ci sta perché l’atmosfera è molto gotica, però sono d’accordo con Aven, c’è qualche punto meno scorrevole di altri, ma niente di che, non preoccuparti 🙂 Il mio voto è 4 stelline! 😉

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    1. Grazie per il commento ^^ Sono contenta ti sia piaciuta questa mia storia! Hai colto inoltre uno dei messaggi del racconto ovvero l’ipocrisia 🙂
      Sicuramente rivedrò le parti meno scorrevoli e cercherò di aggiustarle ^^ Ti ringrazio per tutto, a presto 🙂

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  6. Cioè anche lei era un spettro? oh ma che storia emozionate, carica di spaventosi dettagli e mistero.
    Non è il tuo solito genere, vero? Si vede dal fatto che verso la fine ti sei un pò persa, prima eri carica di dettagli, poi ad un certo punto sembra che ti sei resa conto di dover chiudere e non sapevi come farlo senza allunarti troppo. Ma questo è un esercizio di scrittura, il circolo serve anche a questo, no?
    (io lo dico sempre che 8mila caratteri sono troppo pochi)
    Comunque mi è piaciuta fin dal’inizio, carica di patos e suspence, solo l’avvelenamento dei bambini mi ha un po’ fatto storcere il naso, peccato. 4.5/5 ok?

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    1. Ciao cara ^^ Grazie per aver commentato.
      Sono contenta che la storia ti sia piaciuta.
      Non è il mio genere, o meglio, è la prima volta che scrivo una cosa del genere ma l’accelleramento finale è voluto per aumentare la suspance, non è un problema di lunghezza o perchè non sapevo come fare. (8mila caratteri sono pochini ma scrivere una volta al mese una storia più lunga è troppo impegnativo)
      Posso chiederti come mai l’avvelenamento ti ha fatto storcere il naso?

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      1. Beh ho letto tutte le altre e lasciato ad ognuna un commento, non leggere la tua sarebbe stato sciocco. Mi piace scoprire come qualcuno di diverso da me recepisce un argomento e sviluppa l’idea. Comunque, anche se non è il tuo solito campo di scrittura, come risultato non è così male. sì è vero 8mila parole una volta al mese sono accettabili, ma anche 10mila. Io ragiono in termini di pagine word… alla fine 10mila sono solo 2 paginette, dirlo così fa molta meno impressione XD Mi ha fatto storgere il naso perchè erano bambini… solo per quello. insomma sono molto sensibile quando si parla di creature piccole, quindi capire che alla fine il dolcetto era avvelenato mi ha un po’ infastidito. Ovvio che è un dettaglio minuscolo rispetto a tutta la storia, ma siccome volevo essere sincera mi è sembrato giusto dirtelo.

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      2. Sì anche a me interessa molto come qualcuno interpreta una semplice parole (questo alla fine è uno degli scopi della sfida del circolo).
        Valuterò se alzare o meno il numero di caratteri.
        Hai fatto benissimo a dirti che ti ha infastidito ma io ti dirò che quella sensazione era assolutamente voluta. Un horror fa “storcere il naso” soprattutto se lo unisco al gotico e al grottesco che sono più il mio campo, inoltre ha tutto un significato allegorico e volevo solo sapere il motivo esatto del perchè mi avessi detto quello ^^ Ti ringrazio per la sincerità!

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  7. Eccomi finalmente a leggere questo racconto, un po’ in ritardino XD
    Bello, ma non come il solito. Niente di preoccupante, il tuo stile è sempre eccezionale e il colpo di scena sulla fine mi ha sorpreso parecchio! 😀
    Ma ho notato una cosa che ha non dico minato la scorrevolezza della storia, ma mi ha più di una volta bloccato nella lettura perché mi dà un po’ di fastidio. Parlo delle parole che finiscono con -mente. Sono avverbi? *sono un disastro in grammatica XD *
    Dicevo… nelle prime righe hai messo tanti -mente (furtivamente, direttamente, diffidente, vanamente) tutti molto vicini. Poi anche più avanti altri due -mente che suonano un po’ come una strana poesia e secondo me stonano.
    Al di là di questo ho apprezzato le descrizioni e l’atmosfera che hai saputo creare egregiamente ^^ spero che le mie critiche non ti offendano *^*
    Se avessi dovuto dare il voto direi 4/5.

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    1. Tranquilla cara ^^ Ognuno passa quando può!
      Sì sono avverbi xD in effetti hi ragione minano alla scorrevolezza e dovrei decisamente aggiustarli ^^ Grazie per la segnalazione!
      Le critiche non mi offendono affatto! Anzi mi aiutano a capire dove avevo minato nella scorrevolezza dato che non me ne sono proprio accorta! Sicuramente riprenderò la storia e la aggiusterò per bene ^^ e magari se trovo l’ispirazione giusta scriverò altri horror/gotici

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  8. Ho scoperto di recente che casi di avvelenamento ad Halloween in America ci sono stati per davvero… mi è piaciuto molto il tic nervoso del “Treat!” che ha. L’unica critica che mi sento di farti è che dovresti alleggerire un po’ lo stile e renderlo più leggero all’inizio,in modo da creare un colpo di scena finale. Come lo hai impostato ora si capisce subito che qualcosa non va^^
    4\5

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