Analisi su “Il Castello di Otranto” di Horace Walpole

Il Castello di Otranto

Identikit

Titolo:Il Castello di Otranto
Titolo Originale:The Castle of Otranto
Autore:Horace Walpole
1° Edizione:1764
Paese d’Origine: Inghilterra
Lingua Originale: Inglese
Genere: Romanzo Gotico

Particolarità e critiche dell’epoca

Analizzare il primo romanzo gotico è stato davvero molto interessante. E’ certamente un libro molto breve, forse agli occhi di noi contemporanei banale ma ha molti aspetti interessanti che spero di esplicitare meglio in questa mia critica.

Prima di tutto volevo spendere due parole sulla trama. E’ semplice ma allo stesso tempo perfettamente intrigata, mi spiego meglio. Tutti gli elementi, i personaggi o gli eventi soprannaturali hanno un riscontro ben preciso e sono stati sicuramente oggetto di grande riflessione dato che tutto combacia alla perfezione. Questo intrigo è stato un grandissimo punto a favore e anche se (almeno per me) scontato all’epoca doveva essere un bell’intreccio. Inoltre sempre parlando della trama è incredibile come “Il Castello di Otranto” siano poi entrate nell’immaginario collettivo del dark, del gotico e poi anche dell’horror in qualsiasi tipo di rappresentazione. Un esempio possono essere i quadri severi degli antenati che si muovono fino a far emergere fantasmi, castelli misteriosi, maledizioni o profezie, corvi, scricchiolii e tanto altro. Già questo fa vedere come l’iniziatore del movimento gotico, il sottovalutato Horace Walpole, abbia instillato in tutti noi quella serie di cliché che tutti hanno colto in una frase, in un film, in un libro… Inutile dire che influenzerà altri autori di fine Settecento, Ottocento e Novecento come Maurier, Stoker, Radcliffe o lo stesso Poe.

Per chi non lo sapesse Horace Walpole non solo ha scritto questo libro che ha dato inizio al gotico ma ha anche costruito la sua villa, Strawberry Hill, a immagine e somiglianza al nuovo stile architettonico che rispecchia il suo scritto. Se notate gli interni di Strawberry Hill c’è una grandissima opulenza barocca, le pareti damascate e gli archi a ogiva. Inoltre inaugura anche quella che nel Romanticismo sarà la rivalutazione del periodo medioevale, prima del 1800 considerato un’epoca oscura e di arretramento dell’umanità. Sarà quindi anche il primo a mostrare un certo amore verso le antichità. E’ inoltre interessante come sia costante oltre il cavalleresco anche elementi tipici del teatro, infatti la storia stessa cerca di unire commedia (i servi) e tragedia (l’intero intrigo che si svilupperà).

Molto importante per analizzare l’opera, è leggere le diverse prefazione che l’autore allega nelle diverse edizioni. Nella prima adotta la finzione letteraria di fingere di ritrovare un antico manoscritto, come gli italiani ricordano soprattutto con il prologo dei Promessi Sposi di Manzoni.

Nel passato era abitudine dare dei titoli molto lunghi e descrittivi per far capire di cosa si trattasse. Il titolo iniziale del Castello di Otranto era infatti

The Castle of Otranto, A Story. Translated by William Marshal, Gent. From the Original Italian of Onuphrio Muralto, Canon of the Church of St. Nicholas at Otranto.”

“Il Castello di Otranto, Una Storia. Tradotta da William Marshal, gent. Dall’originale italiano di Onuphrio Muralto, vescovo della chiesa di San Nicola di Otranto”

Come potete leggere quindi “Il Castello di Otranto” viene presentata come una storia tradotta da un manoscritto stampato a Napoli del 1529 e poi ritrovata da lui nella biblioteca di “un’antica famiglia Cattolica a Nord dell’Inghilterra.”, probabilmente riferendosi ai Percy.  William Marshal in realtà non è altro lo pseudonimo sotto cui Horace si nasconde mentre Onuphrio Muralto rappresenta il suo stimolo di scrittura. Inoltre a quanto pare la storia del Castello di Otranto viene collocata persino nel Medioevo, al tempo delle Crociate, creando grande scalpore nei critici. In un primo momento con questa rivelazione l’opera fu ammirata, poiché era un romanzo molto antico datato tra il 1095 e il 1243, anni di collocamento delle Crociate e un romanzo di estremo valore, inoltre designarono Walpole come un “ingenious translator”, cioè “ingegnoso traduttore”.

Nella seconda e terza prefazione invece la situazione cambia drasticamente. Walpole riconosce la paternitàd ell’opera, scrivendo

“The favourable manner in which this little piece has been received by the public, calls upon the author to explain the grounds on which he composed it”

“Il modo favorevole con cui questo piccolo racconto è stato ricevuto dal pubblico, richiama l’autore a spiegare il principio con cui lo ha composto”

Con questa rivelazione la critica si rovescia a suo sfavore e l’intera storia viene additata come “absurd, fluffy, romantic fiction.” Cioè assurda, mielosa storia romantica (romantica intesa come facente parte della corrente del romanticismo). Questo apre un piccolo dibattito sulla condizione dell’epoca.

Si dibatteva infatti quale fosse la funzione della letteratura, se dovesse rappresentare la vita (Naturalismo) o se dovesse essere frutto di immaginazione (Romanticismo). Horace Walpole con questa sua opera cerca di combinare entrambe le cose e lo spiega nella stessa prefazione.

“an attempt to blend the two kinds of romance, the ancient and the modern. In the former all was imagination and improbability: in the latter, nature is always intended to be, and sometimes has been, copied with success…”.

“Un tentativo di mescolare due tipi di romanzi, l’anziano e il moderno. All’inizio tutto era immaginazione e improbabilità, alla fine, la natura sempre emerge e qualche volta è copiata con successo.”

Con questa spiegazione cambiò radicalmente il modo di vedere il romanzo, gettandolo ovviamente nella critica più totale, dato che molti o appoggiavano i naturalisti o i romantici, senza cercare magari una via di mezzo che Walpole aveva proposto, aggiungendo anche tratti dei cicli cavallereschi.

Nel 1924 Montague Summers dimostra come alcuni eventi che si svolgono nel libro sono ispirati evidentemente alla vita di Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II di Svevia e il castello di Otranto appunto era uno dei suoi possedimenti.

Un’altra curiosità è il collegamento che intercorre tra Walpole e Shakespeare. In realtà con quasi tutti gli autori inglesi si potrebbe creare un paragone con questo grandissimo esponente della loro letteratura. Nella prefazione del Castelo di Otranto però è lui stesso a muovere i primi paragoni con Shakespeare.

Parla infatti di come lui si sia ispirato alla figura del fantasma che Amleto incontra. Questi elementi dovevano creare un senso di mistero e di meraviglia nel pubblico protestante di entrambi i classici. Queste fantasie che sono pur sempre cattoliche (il fantasma come bocca della verità) è proprio uno di quei “template of terrore” che Walpole voleva richiamare e sono ben tre diverse apparizioni di questi fantasmi a richiamare tre diverse fasi dell’Amleto.

Entrambi Walpole e Shakespeare inoltre analizzano la questione delle successioni di sangue e la questione del matrimonio ( ci sono riferimenti a Enrico VIII)

Biografia dell’Autore

Horatio Walpole, Quarto Conto di Orford, o Horace Walpole, era un storico dell’arte, un uomo di cultura, un antiquario e un politico. Come ho già scritto sopra è conosciuto per due cose: Strawberry Hill, la sua casa Gotica e il libro che sto analizzando “Il Castello di Otranto”. Importanti sono anche le sue Lettere, da un punto di vista politico e sociale (dovete sapere che l’Inghilterra georgiana è poco trattata nei romanzi e anche una fonte come questa può essere molto utile per ricostruire bene l’epoca)

Horace nacque a Londra,  figlio minore del Primo Ministro Inglese Sir Robert Walpole. Ricevette un’ottima educazione studiando a Bexley, poi andò all’ Eton College e infine al King’s College di Cambridge.

A Eton strinse amicizia con Thomas Grey che ha scritto “Elegia in un cimitero di campagna”, un vero capolavoro, ve lo consiglio ^^. Ebbe con Thomas Grey un rapporto conflittuale ma si scrissero spesso lettere, anche quando Thomas si chiuse in esilio nella sua proprietà.

A Cambridge ricevette l’influenza di un teologo non ortodosso, Conyers Middleton, che cambiò il suo approccio con la religione per tutta la vita. Era molto scettico su alcune dottrine della religione cristiana, odiando soprattutto i bigotti e le superstizioni.

Nel 1737 la madre di Walpole morì. E’ un evento importante e controverso. Walpole infatti non si sposò mai e l’unica donna per cui provò un certo affetto fu la madre. Vi lascio immaginare quindi come si sia sollevata la questione se Walpole fosse omosessuale o asessuale.

Dal 1739 al 1741 Walpole viaggiò con Grey per il Grand Tour (per chi non lo sapesse era un lungo viaggio in Europa affrontato dall’aristocrazia ricca europea) andando principalmente in Francia e in Italia.
Passò il resto della sua vita dedicandosi alla politica.

Morì nel 1797, non prima di aver mostrato il suo sdegno per gli avvenimenti della Rivoluzione Francese.

Trama (Senza Anticipazioni)

Manfredi, padrone del castello e della sua famiglia, aveva due figli: Conrado e Matilda. Quest’ultima non era di alcun interesse per il padre, mentre Conrado, come sue erede, prendeva tutte le sue attenzioni. La loro famiglia era minacciata da una terribile e antica profezia

“Il castello e il comando di Otranto sarebbe passato a un’altra famiglia, quando il proprietario legittimo sarebbe diventato troppo grande per abitarlo”

Ippolita, moglie di Manfredi, è ormai sterile e non può più assicurare una forte discendenza al marito, che anche se possiede un erede, è malaticcio e malsano. Proprio per questo il Lord del Castello di Otranto decide di far sposare il quindicenne Conrado alla principessa Isabella, sperando di ottenere una progenie che gli impedisca di far avverare la profezia. Il libro si apre quindi con questo matrimonio e tutti sono in trepida attesa per lo sposo. Per il ritardo di Conrado, Manfredi inizia a spazientirsi e manda dei servi a chiamarlo. Sfortunatamente questi, al loro ritorno, sono incapacitati a parlare e gesticolano convulsamente per attirare l’attenzione del loro padrone. Manfredi corre nel cortile, dove un enorme elmo caduto dall’alto aveva schiacciato e ucciso il povero Conrado.

Nel frattempo la folla è terrorizzata e inizia a parlare di uno stregone che ha gettato quel maleficio. Viene additato un povero contadino, che tenta di dichiararsi innocente, ma spinto dalla folla e dalla furia sadica di Manfredi, viene imprigionato sotto l’elmo e condannato a morire di fame.

Ippolita sviene e viene sostenuta dalla figlia Matilda e da Isabella, che la riconducono nelle sue stanze e cercano invano di consolarla. Tuttavia la principessa di Otranto non vuole essere consolata e spedisce la figlia a tentare di consolare il padre, sicuramente distrutto da ciò che è successo a Conrado. Tuttavia viene violentemente scacciata e le viene chiesto di far giungere nella sua stanza Isabella.

Manfredi, ancora solo, è terrorizzato dalla morte di Conrado perché quella morte tanto soprannaturale gli ricorda la profezia e l’inizio della fine della sua stirpe. Decide quindi di prendere la situazione in mano e all’arrivo di Isabella, le propone di sposarlo al posto del figlio, decidendo di divorziare con la moglie Ippolita, che non può procurargli il nuovo erede che desidera.

Ricevendo un diniego dalla ragazza, terrorizzata da quello che sta accadendo, Manfredi tenta di violentarla ma lei scappa per il castello fino a raggiungere un passaggio segreto che potrà condurla nella chiesa a chiedere protezione. Nel tragitto viene aiutata dallo stesso contadino, Teodoro, che era stato imprigionato sotto l’elmo ed era riuscito a scappare a sua volta.

Intanto nel castello i servitori iniziano a far circolare voci di un enorme armatura che si aggira per il castello mentre Manfredi stesso vede un fantasma.

Manfredi trova Teodoro e cerca di farsi rivelare dove sia scappata Isabella ma non ottiene nessuna risposta, inoltre Matilda vede in lui una forte somiglianza con il santo che ha dato inizio alla loro gloriosa casata.

Frate Jerome intanto giunge al castello e intima a Manfredi di non tentare nessun divorzio e anche se il Lord cerca di muoverlo a compassione e di accettare la sua causa, il monaco non sembra per nulla convinto. Inoltre ha ormai Isabella sotto la sua protezione e non ha alcuna intenzione di riportarla al castello. Manfredi ordina la morte di Theodore mentre parla con Frate Jerome, che riconosce nel condannato suo figlio. Infatti Frate Jerome era prima un nobile siciliano che dopo la morte della moglie e la presunta scomparsa del figlio aveva deciso di prendere i voti. Manfredi decreta che risparmierà il figlio solo se lui avrà indietro Isabella e il permesso di salvarla.

Cosa deciderà il frate? Manfredi riuscirà a scongiurare la profezia?

Analisi dei personaggi

Manfred: Il Lord del Castello di Otranto. Padre di Conrad e Matilda, marito di Ippolita. E’ ossessionato del potere, un dittatore e un padre che mette prima le questioni di eredità che d’affetto. Non ama la moglie e vuole divorziare da lei e sposare Isabella.

Ippolita: Moglie di Manfredi e madre di Conrad e Matilda. E’ una donna sottomessa al marito e alla religione. Manfredo vorrebbe divorziare con lei perché sterile, adducendo la storia che in realtà erano già dei parenti prima del matrimonio e quindi non poteva essere valido. Metterebbe da parte la sua moralità per la felicità del marito.

Conrad: il quindicenne figlio di Manfred e Ippolita e fratello minore di Matilda. E’ una persona malaticcia che morirà schiacciato da un elmo gigante il giorno del suo matrimonio con Isabella.

Matilda: figlia di Ippolita e Manfred. E’ la donna proibita della letteratura Gotica. Ama Theodore ma il matrimonio viene ostacolato dai suoi genitori. Buona amica di Isabella.

Isabella: Figlia del marchese di Vicenza e fidanzata di Conrad. Non ama quest’ultimo ma lo preferisce sicuramente a Manfred. Anche lei ama Theodore.

Theodore: un contadino in realtà figlio di Padre Jerome. Ha una strana somiglianza con il santo della casata di Otranto.

Padre Jerome: Il padre del monastero vicino al castello di Otranto, padre di Theodore. Era precedentemente un lord siciliano. Manfred cerca di corromperlo per il divorzio.

Bianca: Serva di Matilda, ha un ruolo comico e anche melodrammatico

Diego e Jaquez: altre due servi del Castello di Otranto

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26 thoughts on “Analisi su “Il Castello di Otranto” di Horace Walpole

  1. Molto interessante! Dato che da poco mi sto avvicinando, grazie a te, alla letteratura gotica, questo articolo è stato utile e sicuramente penserò anche di aggiungerò questo alla mia lista. ^^

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    1. La letteratura gotica è molto particolare. Conta che questo è il primo del genere quindi è molto semplice ma ha davvero ottimi spunti per quello che sarà poi il gotico ^^ E’ molto difficile da trovare, molto breve ma se uno vuole approfondire il genere e conoscerlo meglio è un buon punto di partenza ^^

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    1. E’ un libro molto difficile da trovare, io sono riuscita a trovarlo per caso (Ed era solo una copia ben nascosta!) E’ molto semplice ma per la letteratura gotica è fondamentale ed è molto interessante da leggere ^^ Prova a cercarlo online, lì lo troverai sicuramente ^^ Semplice e veloce

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    1. Grazie ^^
      Di Jane Austen ammetto di aver letto solo “Orgoglio e Pregiudizio” e “Ragione e Sentimento” ma avevo già sentito parlare di l’Abbazia di Northanger. Ti dirò avendo trovando quei due molto simili temo di rimanere un po’ delusa ma ho sentito parlare bene di quel libro quindi credo che lo leggerò e magari gli dedicherò una recensione ^^

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      1. In realtà è abbastanza lontano dai libri della Austen da te citati… E’ anche leggero! Non è un capolavoro, ma ha diversi riferimenti alla letteratura gotica, quindi te l’ho consigliato 🙂

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      2. Più che riferimenti io sapevo che era una critica al gotico… dopotutto non ce la vedo per nulla Jane Austen a parlare seriamente di gotico, a differenza delle Bronte xD
        Almeno è diverso da quei due, iniziavo a temere che Jane Austen e l’originalità erano due cose diverse xD
        Lo leggerò sicuramente appena posso ^^

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      3. Oltretutto le Bronte battono la Austen dieci a zero… Comunque ci sono riferimenti al gotico, ma non la definirei parodia del gotico, più che altro della società inglese dell’epoca. Poi c’è la protagonista che si fa dei film assurdi /: comunque sì, leggilo che almeno ti fai una tua idea 😀 poi lo smonterai in una delle tue recensioni ahaah

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    2. Veramente Northanger Abbey viene considerato dagli studiosi uno dei primissimi libri parodia, la Austen odiava il gotico con tutte le sue forze, non avrebbe mai scritto un libro a tinte dark se non per prenderlo in giro. Se non ti fidi di wikipedia, ci sono comunque molti siti che parlano della Austen (esempio: http://goo.gl/lYUv99) che lo dicono chiaramente.

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