Analisi su “Jane Eyre” di Charlotte Brontë

Jane Eyre

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Disegno di F. H. Townsend per la seconda edizione di Jane Eyre di Charlotte Brontë

Scheda

Titolo: Jane Eyre

Autore: Charlotte Brontë

Prima edizione: 16 ottobre 1847

Editore: Smith Elder and co.

Paese d’origine: Inghilterra

Lingua originale: Inglese

Genere: Romanzo romantico

Quarta di Copertina

Dopo un’infanzia difficile, di povertà e di privazioni, la giovane Jane trova la via del riscatto: si procura un lavoro come istitutrice presso la casa di un ricco gentiluomo, il signor Rochester. I due iniziano a conoscersi, si parlano, si confrontano e imparano a rispettarsi. Dal rispetto nasce l’amore e la possibilità per Jane di una vita serena. Ma proprio quando un futuro meraviglioso appare vicino, viene alla luce una terribile verità, quasi a dimostrare che Jane non può essere felice, non può avere l’amore, non può sfuggire al suo destino. Rochester sembra celare un tremendo segreto: una presenza minacciosa si aggira infatti nelle soffitte del suo tetro palazzo.

(Dalla quarta di copertina della Giunti Editore)

Analisi (Possibili Spoiler)

Jane Eyre (originariamente pubblicato con il nome di Jane Eyre: An Autobiography) è una specie di autobiografia della stessa scrittrice che ha pubblicato il libro sotto lo pseudonimo di Currer Bell.
Proprio come ai suoi tempi lo era stato Pamela, Jane Eyre ha l’abilità di coinvolgere direttamente il lettore non solo perché si rivolge in modo diretto ma anche per lo stile che presenta descrizioni di ambienti e personaggi, prima esclusivi della poesia, tanto da rivoluzionare lo stile di scrittura. La protagonista non è affatto un personaggio statico e, nella narrazione, si può notare la sua evoluzione dal punto di vista emotivo, sentimentale e morale.
È considerato il capolavoro di Charlotte (il suo primo romanzo, The Professor, era stato scartato) ed è stato anche accolto con grande clamore al suo tempo, pur ponendosi in grande dissonanza con i valori e i modelli dell’epoca.
Il libro affronta dei temi “tabù”, o che erano considerati tali, come il classismo, il rapporto tra i sessi, la religione e il proto-femminismo. Elizabeth Rigby definì Jane la “personificazione di uno spirito indisciplinato e non rigenerato” e il romanzo lo definì “anticristiano”.
Ma oggi cosa si pensa del libro? Il romanzo è tuttora attuale grazie a moltissimi fattori che lo rendono unico. Oltre i meravigliosi aspetti descrittivi, vivaci e realistici, c’è da considerare la psicologia dei personaggi colta con grande grazia.

La creazione migliore resta Jane Eyre (che per l’epoca doveva risultare una donna ben strana!) dotata di grande moralità, indipendenza (cosa impensabile e vergognosa secondo l’epoca), grandissima forza interiore e una passionalità travolgente che viene solamente temprata dalla sua intelligenza e dalla moralità che sono inflessibili. Si raggiunge un punto tale da entrare in confidenza con il personaggio, pare che stia accanto a te, a raccontarti la sua storia.
Insomma anche se non rispetta i pensieri dell’epoca, il libro non è privo di una moralità (molto rigida per certi versi) ma di un etica tutta sua. Dobbiamo pensare che Charlotte era la figlia di un reverendo, quindi ha subito per forza un certo modo di comportarsi e di pensare. Non solo però è una donna istruita (cosa molto straordinaria) ma è anche riuscita a liberarsi di molti pregiudizi inculcati dal padre e questo la rende ancora più straordinaria.

Personalmente ho trovato un punto di vista molto moderno. Vengono comunque denunciati i comportamenti inaccettabili per l’Epoca Vittoriana, in primo piano dalla figura del doppelgänger di Jane.
La rettitudine morale di Jane non le consente di scendere a compromessi e si ritroverà a fuggire dal suo stesso amore, da quello che aveva sempre desiderato. Nonostante questo suo estremo sacrificio, dopo stenti non meno grandi, lei riprenderà in mano la sua vita, seguendo le stesse convinzioni di prima, senza lasciarsi distogliere. Alla fine sarà proprio così che riuscirà a conquistare tutta la sua felicità. La sua moralità è fondata sull’ amore (temprata dalla ragione), sull’indipendenza e sul perdono. Vi porto il maggiore esempio della sua moralità.

“[…] I principi, le leggi non sono fatti per i momenti privi di tentazione: ma per i momenti come questi, quando il corpo e l’anima si ribellano al loro rigore; sono inviolabili; saranno inviolati. Se io potessi infrangerli per mia personale convenienza, che valore avrebbero? E hanno valore; l’ho sempre creduto; se non riesco a crederlo ora è perché sono pazza, sì, pazza […] Idee preconcette, decisioni già prese: soltanto a quelle posso appoggiarmi: a quelle mi sostengo. […]”

Jane, comunque, attraversando tutte queste sfaccettature della religione, giunge a un mix molto assortito che non assomiglia a nessuna delle forme standard della cristianità. Lei, come detto sopra, rispetta le tradizioni morali, crede sinceramente, non è ipocrita nella sua fede né bigotta… inoltre ha un qualcosa di “pagano” nei suoi pensieri.

Jane si trova in una posizione sociale molto ambigua. Non ha soldi ma è un’orfana educata da una buona famiglia, anche se questa non è contenta di averla con sé. La cosa che personalmente trovo molto buffa è che lei è un partito davvero poco desiderabile, mi spiego. Non solo non ha una dote, ma è anche dotata di una fervida intelligenza (cosa che non piaceva di certo, dato che a comandare era il maschio e non si volevano persone intelligenti al fianco… insomma era preferibile una donna stupida). Questa sua posizione fra due classi (anche se è povera ha l’opportunità di conoscere le abitudini dei ricchi – e lei stessa dice che la ricchezza le è una cosa molto estranea e la mette a disagio) le permette di criticare le discriminazioni delle classi. Anche se è educata, possiede buone maniere ed è relativamente molto sofisticata, resta sempre un’istitutrice, un’impiegata (quindi middle class e dalla sua situazione finanziaria direi anche sulla soglia della classe… anche se beneficia di servire gente aristocratica o comunque borghese) e senza alcun potere decisionale. Si differenzia dagli invitati di sua zia Reed prima e da Rochester e i suoi ospiti dopo, che sono aristocratici o comunque ben ricchi. Ma comunque chiede a Leah, la domestica (lower class, quindi inferiore a lei) di portarle una candela invece di prenderla da sola e inoltre avrà anche una servetta.
Nonostante lei sia quindi cosciente di quello che può e non può fare secondo la sua posizione sociale (Rochester è il padrone e lei l’impiegata) nei problemi di tutti giorni, quando avrà problemi di cuore si professerà sua eguale, come appare evidente in un suo discorso. Almeno un pezzo lo riporto:

“[…] Non vi parlo attraverso le usanze e le convinzioni, neppure attraverso la mia spoglia mortale: è il mio spirito che si rivolge al vostro spirito; come se entrambi avessimo conosciuto la morte e fossimo ai piedi di Dio, noi due, uguali… come siamo! […]”

Un altro tema particolare e importante nel romanzo è la descrizione della società patriarcale. Jane tenta – se non di far prevalere – di far riconoscere la sua identità in una società dominata da uno spirito maschile. Tre dei più importanti personaggi maschili Mr Brocklehurst, Mr Rochester e St. John Rivers tentano di far sottostare Jane e tentano di soffocare i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Jane si allontana da Mr Brocklehurst e dalla sua ipocrisia, ripudia St. John e sposa Rochester solo quando sarà sicura che il matrimonio avverrà in situazione di parità da ambo le parti. Attraverso Jane, Charlotte si oppone ai stereotipi Vittoriani delle donne, articolando il suo pensiero:

“[…] In genere si crede che le donne siano molto quiete: le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini; hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, di poter mettere a prova le loro capacità, come i loro fratelli; soffrono di troppe rigide restrizioni, di un’immobilità troppo assoluta esattamente come ne soffrirebbero gli uomini; è indice di una mentalità ristretta nei loro privilegiati compagni dire che dovrebbero limitarsi a cucinare e a fare la calza; a suonare il pianoforte e ricamare borsette. È insensato condannarle o schernirle se cercano di fare o imparare più di quanto l’abitudine abbia decretato necessario per il loro sesso. […]”

Un altro tema centrale è il contrasto tra ragione e passione. Jane, che ha un carattere appassionato, ha una costante relazione con Dio, lottando tra i due estremi (ragione e passione) per la maggior parte del romanzo. Un esempio può essere visto quando sta per diventare una mistress (amante). Prima di quel momento, Jane aveva rimpiazzato colui che ama con Dio, permettendo che tutte le sue ragioni venissero spazzate. Ma, una volta che la dura realtà le viene posta davanti, Jane fa di tutto per rifiutare ciò che di più ama e desidera. Lei fugge lontano dalla tentazione, seguendo i suoi principi. Ma nonostante tutto ha sempre un tocco speciale nel fare qualcosa, il fatto che si appassioni a tutto ciò che fa, stupisce – non poco – gli uomini che la circondano, ma nonostante tutto continua per la sua strada indipendente.
Vengono ancora espressi, poi, i pensieri di Charlotte, sul ruolo della donna nell’epoca Vittoriana e in particolar modo sull’indipendenza e sull’abilità di Jane di prendere decisioni da sola. Infatti non ama avere debiti con gli altri – e non ne avrà, sono gli altri ad essere in debito con lei. Intanto sarà per molto combattuta anche se sposarsi e diventare dipendente di un uomo o rimanere libera. Anche quando accetterà di sposarsi, lei rifiuterà ogni singolo dono che potrebbe farla sentire in imbarazzo e in debito (tra le ire del suo fidanzato). Inoltre Jane vuole continuare a esercitare la sua professione anche dopo il matrimonio (come se in qualche modo ripagasse tutto quello che le veniva offerto). Proprio per questo, quando verrà a sapere di avere un lontano parente che vuole lasciarle in eredità la sua fortuna, lei non esiterà, sperando in questo modo di non dipendere ulteriormente sul suo futuro marito.
D’altro canto St. John Rivers reprime i sentimenti di Jane e la controlla eccessivamente. Spesso infatti lei dirà che lui ” le toglieva la sua libertà di pensare”. Quando John si dichiarerà, Jane realizza che non può sposare un uomo che la forza alla sottomissione e la tratta come un oggetto e lo . Un’altra volta ancora la sua indipendenza trionferà.
Insomma Jane si sposa solo quando trova un uomo con cui sia economicamente, intellettualmente ed emozionalmente uguale. Sta di fatto che ancora una volta la scrittrice riesce di nuovo a prendere in giro l’epoca Vittoriana con stile.
Jane, orfana e senza alcun amico, è sempre alla ricerca di una famiglia e di qualcuno che la ami. Viene quindi ribadita l’importanza della famiglia e del suo sostegno. Lei lotta fra l’essere indipendente o avere un sostegno – e di conseguenza un dovere – verso qualcuno che ama.
Un’altra tematica che si affronta nel libro è che la troppa freddezza (senza alcun sentimento) è sbagliata.

Jane Eyre non si può definire un romanzo completamente gotico ma ha alcune tematiche che si riferiscono a questo stile (mescolato con il romanticismo). Il maniero gotico, l’eroe byorniano e la donna che passeggia nell’attico ridendo in modo spettrale non fanno altro che accrescere il mistero di Thornfield Hall. Come anche quest’atmosfera viene poi continuata, per esempio, quando alcuni personaggi commetteranno il suicidio. Attraverso il romanzo poi ci sono numerosi avvenimenti soprannaturali come i sogni profetici di Jane, come quando lei è convinta nella camera rossa di vedere lo spettro di suo zio, il fulmine che spezza l’ippocastano o ancora quando Jane è capace di sentire una voce che la richiama ripetutamente nella brughiera.
Vengono inoltre fatte numerose allusioni dalla Bibbia, da racconti, da Il pellegrinaggio del cristiano, dal Paradiso perduto e romanzi e poesie di Walter Scott. John Reed per esempio è paragonato a Caligula, mentre Jane a Guy Fawkes. Inoltre vengono ribadite figure bibliche come Sansone o figure dai miti Greci come Apollo o Vulcano o ancora ad altri personaggi storici come Bothwell o Rizzio ( o Riccio… il mistero aleggia sulla sua pronuncia).

Analisi dei personaggi

Jane Eyre: protagonista del romanzo ed è in realtà la scrittrice stessa, Charlotte. Non viene considerata molto bella, è piccola, gracile, pallida e minuta. Veste abiti neri molto uniformi, non ama indossare gioielli o cose che possano farla apparire bella. Jane comunica con il lettore attraverso i suoi pensieri, i suoi sentimenti, si critica e rivela il suo essere austero ma allo stesso tempo pieno di un carattere appassionato. Il suo amore intenso e immutabile si scontra con la sua mente lucida, si dimostra intelligente e cauta nelle sue situazioni. La sua moralità e coscienza correggono gli eccessi del suo carattere. Prima di Lowood, che la aiuterà a controllarsi, è smodatamente orgogliosa, considera con ripugnanza la povertà. Imparerà a sottomettersi solo quando serve e imparerà l’importanza di una buona educazione. Rimane orfana a tre mesi, lotta per superare la sua triste infanzia priva di affetti, lascerà poi Lowood per fare da governante nella residenza di Mr. Rochester. È coraggiosa, è piena di valori di libertà e indipendenza, ha una grande coscienza morale e una forte determinazione cristiana.

Mr Reed zio materno di Jane e nobile inglese dall’animo generoso, amava così tanto la sorella da prendersi cura di sua figlia alla sua morte. Sente una grande compassione per Jane e la ama più dei suoi stessi figli, tanto da chiamare lei al suo capezzale da morto al posto dei figli. Muore quando Jane aveva due o tre anni.

Mrs Sarah Reed: moglie di Mr Reed che, morente, le aveva fatto promettere di allevare Jane come se fosse una loro figlia. Ma, anche se la tiene in casa, non mantiene il giuramento, trascura e maltratta la bambina, che verrà cacciata di casa per essere inviata a Lowood, nient’altro che un istituto di carità. Quando suo figlio, John Reed muore, lei si ammala dal dispiacere e fa chiamare Jane, rivelandole che suo zio paterno è in vita e vuole farla padrona di tutta la sua eredità. Non perdonerà Jane nemmeno quando questa presenterà la sua parte di scuse.

John Reed: cugino di Jane, figlio di Mrs e Mr Reed. Sottopone Jane a continui atti di bullismo, addirittura in presenza della madre, che fa finta di non vederlo. Avrà paura di Jane quando per la prima volta tenterà di difendersi. Si rovina con il bere e il gioco d’azzardo, muore a Londra per mano delle sue stesse cattive compagnie, dopo aver dilapidato tutto il patrimonio materno e paterno.

Eliza Reed: cugina di Jane, sorella di John Reed. È invidiosa del fatto che non sia attraente come la sorella, si dedica al duro lavoro e alla religione, ma anche al guadagno e una severità esemplare. Dopo la morte della madre si farà suora.

Georgiana Reed: cugina di Jane, sorella di John ed Eliza Reed. Viene considerata fin da piccola affascinante e bellissima (contrapponendola spesso alla “sciatta” Jane). Ha un carattere insolente, dispettoso ed è devota all’ozio. Farà un buon matrimonio con un uomo alla moda e ricco.

Bessie Lee: balia di Gateshead, residenza dei Reed. Tratta la piccola Jane a volte con durezza e rimproverandola, ma sempre più verso la fine del suo soggiorno sarà gentile e affettuosa. Racconta e canta le storie alla piccola Jane. Più tardi sposerà Robert.

Robert Leaven: cocchiere di Gateshead. Porterà a Jane la notizia della morte di John Reed. Sposerà Bessie Lee.

Mr Lloyd: farmacista molto gentile che raccomanda Jane a sua zia e le permette di andare a scuola.

Mr Brocklehurst: reverendo protestante, un personaggio a cui piace punire i suoi studenti con prediche sull’umiltà e la compassione (mentre fa sfilare sua moglie e le sue figlie rivestite delle più grandi ricchezze). Tradizionalista e bigotto, sostiene con eccessiva durezza le opinioni sulla disciplina e lo stile di (non) vita. Dirige l’Istituto Lowood ed è molto ipocrita. Professa aiuto e carità ma fa esattamente l’opposto, usando la religione come giustificazione alle punizioni corporali (mentre quelle psicologiche non le considera nemmeno, tanto mica è lui quello che soffre!). In breve… spara frasi della Bibbia a caso per dimostrare che ha ragione (e non ce l’ha).

Miss Mary Temple: incantevole e intelligente sovrintendente alla Scuola Lowood. A differenza di Brocklehurst, tratta tutte le giovani con gentilezza, rispetto, compassione e ha un modo particolare di parlare e di porsi, tanto da farsi amare da tutte. Difende Jane dalle accuse rivolte a lei da Brocklehurst, finisce con il prendersi cura di Helen. Alla fine sposa il reverendo Naysmith, pastore buono e giusto.

Miss Scatcherd: insegnante aspra e severa di Lowood. Punisce costantemente Helen per la sua mancanza di ordine ma non riesce in nessun modo a cogliere le qualità della ragazza.

Helen Burns: Migliore amica di Jane. Si rifiuta di provare odio e rancore nei confronti di chi la punisce, confida in Dio e prega per la salvezza celeste. Insegna Jane ad abbracciare il cristianesimo, muore tra le sue braccia. Ricorda la morte della sorella maggiore di Charlotte. È l’esatto contrario di Brocklehurst; segue il concetto cristiano di “porgi l’altra guancia” e di amare chi odia.

Edward Fairfax Rochester: padrone del maniero di Thornfield. Tipico antieroe byroniano. È collerico, brusco, imprevedibile, sarcastico, mutevole, può passare dalla più grande cortesia nella rabbia più nera in poco tempo, se non alla crudeltà. Tuttavia non ha perso la parte migliore di sé: è gentile, premuroso, un buon padrone, dall’animo romantico, ammette lui stesso i suoi errori e ha una grande senso del dovere. Non è un uomo felice, non molto bello e ammira particolarmente in Jane la sua franchezza, cosa che lui non riesce ad avere. Essendo un titanico, lui è tutto meno che un perfetto cristiano.
Bertha Antoinetta Mason: sorella di Mr Mason
Adèle Varens: bambina francese di cui si occupa Jane. Accolta da Rochester quando sua madre, la vecchia amante di Edward, l’aveva abbandonata per fuggire in Italia con un musicista.

Mrs Alice Fairfax: Anziana vedova governante di Thornfield. Si preoccupa per Jane e ha un grande rispetto per Edward che è un suo parente alla lontana, anche se non ha mai osato mostrarsi come tale.

Leah: giovane cameriera a Thornfield.

Blanche Ingram: una donna nobile a cui Rochester fa la corte. È bella esteriormente ma ha un comportamento insensibile e intenti meschini.

Richard Mason: un inglese delle Indie occidentali, è il fratello di Bertha.

Grace Poole: invidiata da tutte le cameriere di Thornfield perché prende uno stipendio molto alto. Ha un debole per il gin.
St. John Rivers: un reverendo.
Diana e Mary Rivers: sorelle di John Rivers.

Rosamond Oliver: giovane innamorata di John Rivers.
Alice Wood: servetta di Jane.
John Eyre: parente di Jane.
Mr Oliver: padre di Rosamond.

Significato dei nomi dei luoghi

Gateshead: (head) = principio, inizio e (Gates) = barriere.

Lowood: (woods) = bosco e (Low) = degrado

Thornfield: (Thorns) = spine e (Field) = campo

Whitcross: (White) = bianco e (Cross) = incrocio

Marsh End: (Marsh) = palude e (End) = fine

Ferndean: (Fern) = felci


Versioni Cinematografiche

Jane Eyre 1996 di Franco Zeffirelli


Approfondimenti

Un personaggio appartiene solo al proprio autore? – Piccola riflessione a partire da Jane Eyre


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26 risposte a "Analisi su “Jane Eyre” di Charlotte Brontë"

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  1. L’ho letto intorno ai 16/17 anni, me lo assegnò l’insegnante di Italianoalle magistrali…L’ho amato.Tanto.
    Credo che mi sia piaciuto perchè in fondo c’è molto della stessa autrice.
    Comunque la forza del personaggio è meravigliosa: potrei dire che emoziona per il suo coraggio nel cercare l’indipendenza individuale così rara in quell’epoca; mi piace la sua voglia di ribellarsi, di mantenersi…una donna “attuale” che ha una marcia in più rispetto alle donen di oggi, accettarsi anche fisicamente, far capire che l’intelligenza supera anche una aspetto non particolarmente attraente, oggi si fanno carte false per averlo! E la forza del libro, secondo me, è anche nelle meravigliose descrizioni che ha creato la Bronte: il vento, la notte, gli interni….Sicuramente un libro da leggere e non dimenticare.

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    1. Sono assolutamente d’accordo con quello che hai detto! E’ un libro molto sottovalutato secondo il mio parere, oscurato da “Cime tempestose” ma ha una forza che non deve essere dimenticata. Amo la protagonista, la sua attualità e tutto quello che hai fatto notare 🙂

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      1. La storia di Cime Tempestose è molto bella ma non mi piace molto com’è scritta… inoltre è troppo difficile paragonare le due opere. Personalmente preferisco Jane Eyre ma forse perchè il carattere di Charlotte lo capisco di più così come la sua storia… presto leggerò anche gli altri suoi libri 🙂

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  2. Ti faccio notare che “Il Grande mare dei Sargassi” è stato scritto dalla stessa autrice di Jane Eyre, quindi per quanto possa essere ben analizzato o ripreso la figura della pazza non sarà mai il personaggio della Bronte. Si tratta inoltre di un romanzo in un contesto completamente diverso e non può essere ripreso a modello per l’originale.

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  3. Non l’ho letto ma ho visto uno dei tanti film, a scuola, per letteratura inglese. Confrontandolo con la trama che hai descritto, era una trasposizione molto fedele, ma non ricordo di chi fosse…
    In ogni caso mi incuriosisce, però non saprei quando leggerlo… troppe cose da fare 😦

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  4. La trama del libro puo essere ricondotta a tre periodi essenziali: l infanzia di Jane, vissuta presso la zia e i cugini che non l amano, e in seguito presso la tetra Lowood School dove diviene insegnante; il lavoro, come istitutrice di una bambina, presso Thornfield Hall ed il progressivo nascere e approfondirsi del sentimento che la leghera al padrone, mister Rochester, in un clima di attesa, mistero e tragedia; l autodeterminazione di Jane, che la porta a nuove conoscenze ed esperienze, e infine, alla scelta di tornare da chi ama. Jane Eyre infatti e un eroina, perche e dotata di una vivida intelligenza che l aiutera a destreggiarsi nella societa conformista e spietata in cui visse la stessa Charlotte Bronte. Jane Eyre risulta infatti essere un opera parzialmente autobiografica. La rettitudine morale di Jane, infatti, non le consente di scendere a compromessi, ed ella si trova costretta a rifuggire dal suo amore.

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