Analisi su “Jane Eyre” di Charlotte Brontë

Jane Eyre

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Identikit

Titolo: Jane Eyre
Titolo Originale: Jane Eyre
Autore: Charlotte Brontë
1° Edizione: 16 Ottobre 1847
Editore: Smith Elder and Co.
Paese d’Origine: 18px-Flag_of_England.svg, Inghilterra
Lingua Originale: Inglese
Genere: Romanzo Romantico/Critico sulla società/Bildungsroman/Accenni Gotici

Particolarità e critiche dell’epoca&Analisi dei Temi

Jane Eyre (originariamente pubblicato con il nome di Jane Eyre: An Autobiography – notare come la maggior parte delle scrittrici del tempo dessero il nome del personaggio alla propria opera) è appunto in parte una sorte di autobiografia della stessa scrittrice che ha pubblicato il libro sotto lo pseudonimo di Currer Bell.
Proprio come ai suoi tempi era stato Pamela, Jane Eyre ha l’abilità di coinvolgere direttamente il lettore non solo perchè si rivolge in modo diretto ma anche per lo stile che presenta descrizioni di ambienti e personaggi, prima esclusivi della poesia, tanto da rivoluzionare lo stile di scrittura, inoltre la protagonista non è affatto un personaggio statico e nella narrazione si può notare la sua evoluzione dal punto di vista emotivo, sentimentale e morale.
E’ considerato il capolavoro di Charlotte (benchè il suo primo romanzo The Professor fosse stato scartato) ed è stato anche accolto con grande clamore al suo tempo, pur ponendosi in grande dissonanza con i valori e i modelli dell’epoca. Inoltre vorrei essere più che chiara nel precisare che se il libro di sua sorella Emily (Cime Tempestose), ha avuto successo, è solo grazie perchè PRIMA Charlotte ha pubblicato Jane Eyre.
Il libro affronta dei temi “tabù” o che erano considerati tali, come il classismo, il rapporto tra i sessi, la religione e il proto-femminismo. Elizabeth Rigby definì Jane la “personificazione di uno spirito indisciplinato e non rigenerato” e il romanzo lo definì “anticristiano”
Ma oggi cosa si pensa del libro? Il romanzo è tuttora molto attuale grazie a moltissimi fattori che lo rendono unico, oltre i meravigliosi aspetti descrittivi, vivaci e realistici ma non pesanti, la psicologia dei personaggi colta con grande grazia (pensando che i romanzi psicologici nascono solo nel 1900! Poi anche quelle descrizioni non sono pesanti ma fanno un tutt’uno con il libro e non se ne può fare a meno!), l’analisi dei sentimenti ma soprattutto la creazione migliore resta Jane Eyre (che per l’epoca doveva risultare una donna ben strana!) dotata di grande moralità, indipendenza (cosa impensabile e vergognosa secondo l’epoca), grandissima forza interiore e una passionalità travolgente che viene solamente temprata dalla sua intelligenza (e moralità) che sono inflessibili. Si raggiunge un punto tale da entrare in confidenza con il personaggio, pare che stia accanto a te, a raccontarti la sua storia.
Insomma anche se non rispetta i pensieri dell’epoca, il libro non è privo di una moralità (molto rigida per certi versi) ma di un etica tutta sua. Dobbiamo pensare che Charlotte era la figlia di un reverendo, quindi ha subito per forza un certo modo di comportarsi e di pensare. Non solo però è una donna istruita (cosa molto straordinaria) ma è anche riuscita a liberarsi di molti pregiudizi inculcati dal padre e questo la rende ancora più straordinaria.

Personalmente ho trovato un punto di vista molto moderno (e la penso prevalentemente come la pensa Jane). Vengono comunque denunciati i comportamenti inaccettabili per l’Epoca Vittoriana, in primo piano dalla figura del doppelgänger di Jane, Bertha Mason.
La rettitudine morale di Jane non le consente di scendere a compromessi e si ritroverà a fuggire dal suo stesso amore, da quello che aveva sempre desiderato. Nonostante questo suo estremo sacrificio, dopo stenti non meno grandi, lei riprenderà in mano la sua vita, seguendo le stesse convinzioni di prima, senza lasciarsi distogliere. Alla fine sarà proprio così che riuscirà a conquistare tutta la sua felicità. La sua moralità è fondata sull’ amore (Temprata dalla ragione), sull’indipendenza e sul perdono. Vi porto il maggiore esempio della sua moralità.

<< […] I principi, le leggi non sono fatti per i momenti privi di tentazione: ma per i momenti come questi, quando il corpo e l’anima si ribellano al loro rigore; sono inviolabili; saranno inviolati. Se io potessi infrangerli per mia personale convenienza, che valore avrebbero? E hanno valore; l’ho sempre creduto; se non riesco a crederlo ora è perchè sono pazza, sì, pazza […] Idee preconcette, decisioni già prese: soltanto a quelle posso appoggiarmi: a quelle mi sostengo.>> […]

La Religione è un altro argomento portante e tra molti e diversi personaggi si ripropone la questione in modi molto differenti. Jane riesce infine a trovare un equilibrio fra i doveri della moralità e la felicità del cuore. Disprezza l’ipocrita fede di Mr. Brocklehurst e prova disgusto la fissazione di St. John Rivers nella ricerca del solo dovere religioso, senza che si comporti umanamente (E che quindi dimostri di avere sentimenti). Da bambina ammira la filosofia di Helen Burns e questa sua fede, da cui verrà influenzata, la porterà da grande a perdonare la crudeltà di sua zia Reed e dei suoi figli. Vi porterò due frasi, con cui sarà più facile capire la fede di Helen.

[…] << Non è la violenza che trionfa sull’odio, nè la vendetta che meglio sana l’offesa.>> […]
<< […] Nessun maltrattamento segna con tanta intensità i miei sentimenti. Non saresti più felice se cercassi di dimenticare la sua severità e le reazioni violente che ha suscitato in te? La vita mi sembra troppo breve per trascorrerla coltivando risentimenti e prendendo nota dei torti subiti. In questo mondo siamo tutti, e non possiamo non esserlo, carichi di colpe […] >>.

Jane comunque, attraversando tutte queste sfaccettature della religione, giunge a un mix molto assortito (e che su moltissimi punti condivido alla grande) che non assomiglia a nessuna delle forme standard della Cristianità. Lei, come detto sopra, rispetta le tradizioni morali, crede sinceramente, non è ipocrita nella sua fede nè bigotta… inoltre ha un qualcosa di “pagano” nei suoi pensieri.
Farò qualche esempio di diverse credenze dei personaggi, quello che per loro è la “vera” Cristianità più avanti, nella sezione dedicata all’analisi dei personaggi.
Jane inoltre si trova in una posizione sociale molto ambigua. Non ha soldi ma è un’orfana educata da una buona famiglia, anche se questa non è contenta di averla con sè. La cosa che personalmente trovo molto buffa è che lei è un partito davvero poco desiderabile, mi spiego. Non solo non ha una dote, ma è anche dotata di una fervida intelligenza (cosa che non piaceva di certo, dato che a comandare era il maschio e non si volevano persone intelligenti al fianco… Insomma era preferibile una donna stupida). Questa sua posizione fra due classi (anche se è povera ha l’opportunità di conoscere le abitudini dei ricchi – e lei stessa dice che la ricchezza le è una cosa molto estranea e la mette a disagio) le permette di criticare le discriminazioni delle classi. Anche se è educata, possiede buone maniere ed è relativamente molto sofisticata, resta sempre un’istitutrice, un’impiegata ( quindi middle class e dalla sua situazione finanziaria direi anche sulla soglia della classe… anche se beneficia di servire gente aristocratica o comunque borghese) e senza alcun potere decisionale. Rispettosamente differisce dagli invitati di sua zia Reed prima e da Rochester e i suoi ospiti dopo, che sono aristocratici o comunque ben ricchi. Ma comunque chiede a Leah, la domestica (lower class, quindi inferiore a lei) di portarle una candela invece di prenderla da sola e inoltre avrà anche una servetta.
Nonostante lei sia quindi cosciente di quello che può e non può fare secondo la sua posizione sociale (Rochester è il padrone e lei l’impiegata) nei problemi di tutti giorni, quando avrà problemi di cuore si professerà sua eguale, come appare evidente in un suo discorso, almeno un pezzo lo riporto *^*

<< […] Non vi parlo attraverso le usanze e le convinzioni, neppure attraverso la mia spoglia mortale: è il mio spirito che si rivolge al vostro spirito; come se entrambi avessimo conosciuto la morte e fossimo ai piedi di Dio, noi due, uguali… come siamo!>> […]

Un altro tema particolare e importante nel romanzo è la descrizione della società patriarcale. Jane tenta di – se non di far prevalere – almeno di far riconoscere la sua identità in una società dominata da uno spirito maschile. Tre dei più importanti personaggi maschili Mr. Brocklehurst, Mr. Rochester e St. John Rivers tentano di far sottostare Jane e tentano di soffocare i suoi sentimenti e i suoi pensieri – in modo molto generale perchè c’è chi ha meno colpa degli altri ma non voglio anticiparvi nulla. Jane scappa da Mr. Brocklehurst e dalla sua ipocrisia, ripudia St. John e sposa Rochester solo quando sarà sicura che il matrimonio avverrà in situazione di parità da ambo le parti. Attraverso Jane, Charlotte si oppone ai stereotipi Vittoriani delle donne, articolando il suo pensiero:

[…] In genere si crede che le donne siano molto quiete: le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini; hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, di poter mettere a prova le loro capacità, come i loro fratelli; soffrono di troppe rigide restrizioni, di un’immobilità troppo assoluta esattamente come ne soffrirebbero gli uomini; è indice di una mentalità ristretta nei loro privilegiati compagni dire che dovrebbero limitarsi a cucinare e a fare la calza; a suonare il pianoforte e ricamare borsette. E’ insensato condannarle o schernirle se cercano di fare o imparare più di quanto l’abitudine abbia decretato necessario per il loro sesso. […]

E’ anche interessante dire che molti lettori di Jane Eyre si soffermano sul fatto che la pazza è solo definita tale perchè viene odiata per altri motivi. Quello che viene detto di lei, prima che diventi pazza è che era “violenta e non casta” e così viene degradata. Molte femministe dicono che in realtà questa è un’altra ristrettezza maschilista poichè sono questi aggettivi che l’hanno definita pazza, non per qualche altra patologia mentale. Sono veramente poco d’accordo, non viene odiata senza motivo e non vedo perchè non dovrebbe essere realmente pazza (soprattutto dopo quello che fa…) inoltre chi la odia non è privo di senno quindi non ce lo vedo proprio con una cosa del genere… inoltre viene detto che non viene odiata perchè è pazza.
Ci sono altre interpretazioni del genere ma le trovo davvero molto esagerate o meglio… metafore fin troppo velate perchè la scrittrice se ne sia servita. Non che non sia possibile ma lo avrebbe fatto capire in qualche modo che fosse un personaggio positivo (e anche se Jane la compatisce) fa davvero azioni poco normali…

Un altro tema centrale è il contrasto tra ragione e passione. Jane, che ha un carattere appassionato, dedica una costante relazione con Dio, lottando tra i due estremi (ragione e passione) per la maggior parte del romanzo. Un esempio della sua inclinazione fra ragione e passione può essere visto quando sta per diventare una mistress (amante). Prima di quel momento Jane, nell’onda dell’emozione, i suoi occhi avevano rimpiazzato colui che ama con Dio, permettendo che tutte le sue ragioni venissero spazzate. Ma, una volta che la dura realtà le viene posta davanti, Jane fa di tutto per rifiutare ciò che di più ama e desidera. Lei fugge lontano dalla tentazione, seguendo i suoi principi. Ma nonostante tutto ha sempre un tocco speciale nel fare qualcosa, il fatto che si appassioni a tutto ciò che fa, stupisce – non poco – gli uomini che la circondano, ma nonostante tutto continua per la sua strada indipendente.
Vengono ancora espressi, poi, i pensieri di Charlotte, sul ruolo della donna nell’epoca Vittoriana e in particolar modo sull’indipendenza e sull’abilità di Jane di prendere decisioni da sola. Infatti non ama avere debiti con gli altri – e non ne avrà, sono gli altri ad essere in debito con lei. Intanto sarà per molto combattuta anche se sposarsi e diventare dipendente di un uomo o rimanere libera. Anche quando accetterà di sposarsi, lei rifiuterà ogni singolo dono che potrebbe farla sentire in imbarazzo e in debito (tra le ire del suo fidanzato). Inoltre Jane vuole continuare a esercitare la sua professione anche dopo il matrimonio (come se in qualche modo ripagasse tutto quello che le veniva offerto). Proprio per questo, quando verrà a sapere di avere un lontano parente che vuole lasciarle in eredità la sua fortuna, lei non esiterà, sperando in questo modo di non dipendere ulteriormente sul suo futuro marito.
D’altro canto St. John Rivers reprime i sentimenti di Jane e la controlla eccessivamente. Spesso infatti lei dirà che lui ” le toglieva la sua libertà di pensare”. Quando John si dichiarerà, Jane realizza che non può sposare un uomo che la forza alla sottomissione e la tratta come un oggetto e lo . Un’altra volta ancora la sua indipendenza trionferà.
Insomma Jane si sposa solo quando trova un uomo con cui sia economicamente, intellettualmente ed emozionalmente uguale. (E io non sono d’accordo su quest’ultimo pezzo… ma il motivo è spoiler, quindi non vi dico nulla) Sta di fatto che ancora una volta la scrittrice ( per me resta un mito) riesce di nuovo a prendere in giro l’epoca Vittoriana con stile.
Jane, orfana e senza alcun amico, è sempre alla ricerca di una famiglia e di qualcuno che la ami. Viene quindi ribadita l’importanza della famiglia e del suo sostegno. Lei inoltre lotta fra l’essere indipendente o avere un sostegno – e di conseguenza un dovere – verso qualcuno che ama.
Un’altra tematica che si affronta nel libro è che la troppa freddezza (senza alcun sentimento) è sbagliata.

Voglio concludere con alcune allusioni del romanzo.
Perchè ho scritto “accenni gotici”? Allora Jane Eyre non si può definire un romanzo completamente gotico ma ha alcune tematiche che si riferiscono a questo stile (mischiato con il romanticismo). Il maniero Gotico, l’eroe Byorniano e la donna che passeggia nell’attico ridendo in modo spettrale non fanno altro che accrescere il mistero di Thornfield Hall con gli oscuri segreti che racchiude, in un’atmosfera tipicamente Gotica. Come anche quest’atmosfera viene poi continuata, per esempio, quando alcuni personaggi commetteranno il suicidio. Attraverso il romanzo poi ci sono numerosi avvenimenti sopranaturali come i sogni profetici di Jane, come quando lei è convinta nella camera rossa di vedere lo spettro di suo zio, il fulmine che spezza l’ippocastano o ancora quando Jane è capace di sentire una voce che la richiama ripetutamente nella brughiera.
Vengono inoltre fatte numerose allusioni dalla Bibbia, da racconti, The Pilgrim’s Progress, Paradise Lost, e romanzi e poesie di Walter Scott. John Reed per esempio è paragonato a Caligula, mentre Jane a Guy Fawkes (non so se avete presente la festività inglese del 5 Novembre dove si buttano nel falò dei fantocci, bene è quel tipo che è stato un cospiratore inglese). Inoltre vengono ribadite figure bibliche come Sansone o figure dai miti Greci come Apollo o Vulcano o ancora ad altri personaggi storici come Bothwell o Rizzio ( o Riccio… il mistero aleggia sulla sua pronuncia)

Biografia dell’Autrice

Dato che come più volte ho ribadito, la storia è un autobiografia più che scrivere la vita dell’autrice, questa volta preferisco fare dei paragoni su cui si è basata per la stesura del libro. Più in là, se nei commenti mi verrà richiesta la biografia farò ciò che devo xD
Charlotte visse nello Yorkshire, vicino alla brughiera e quindi da piccola restò molto in contatto con questo scenario e proprio per questo fa delle descrizioni mozzafiato (seguita a ruota dalla sorella Emily).
La prima sequenza del romanzo, ambientata a Lowood è basta sulle personali esperienze della stessa autrice. La vita dura, la gente che moriva di tifo e la scarsa alimentazione li ha vissuti in prima persona e questa esperienza lasciò la sua salute molto precaria. La morte di Helen Burns, morta di tubercolosi, richiama le morti delle due sorelle di Charlotte Elizabeth e Maria, più grandi di lei e si sua sorella Emily, che non riuscirono a sopravvivere. Lowood è quindi ispirata alla scuola di figlie di ecclesiastici a Cowan Bridge, vicino a Tunstall, nel Lancashire. Mr. Brocklehurst è ispirato a William Carus Wilson, il ministro evangelico che gestiva la scuola. Allo stesso modo la vita dissoluta e l’alcolismo di John Reed si riferisce al fratello di Charlotte, Brandwell, che diventò dipendente di oppio e alcool prima della sua morte. Jane invece è proprio Charlotte Brontë che è stata una governante anche lei. Inoltre voglio precisare che tutto ciò che disegna, legge e ama Jane è quello che amava anche la sua creatrice. Vi voglio lasciare una piccola considerazione dell’epoca

[…] Racconta nelle sue memorie Lady Ritchie, figlia di William Makepeace Thackeray, l’eccitazione della Londra letteraria quel giorno dell’estate 1848 in cui l’enigmatico Currer Bell, autore di Jane Eyre – il caso letterario dell’anno – rivelatosi donna, anzi fanciulla, e piccola, timida, introversa, dai capelli chiari leggeri e dritti, aveva accettato di prendere parte al ricevimento indetto in suo onore in casa dell’autore Vanity Fair. […] Thackeray dovette inchinarsi per porgerle il braccio e condurla all’interno, tanto era piccola. Ella si sedette su un divano d’angolo e non vi fu verso di farla spostare in un punto più centrale della sala. E non pronunciò parola per tutta la sera. Tranne una risposta a domanda diretta proferita sovrattono da Mrs. Brookfield: ” Do you like London, Miss Brontë?”. ” Yes and No”. fu la risposta pronunciata con lentezza e gravità, ma accompagnata da uno sguardo di fuoco. […] E Charlotte che altro era restata, in fondo, se non una piccola governante, una istitutrice di provincia? Tuttavia quello sguardo orgoglioso e perforante, quello no, non era da fanciulla, nè da governante […]

Intrigante vero? Lei rappresenta molto la sua piccola protagonista, Jane Eyre. Così Mr. Rochester è in realtà il professore belga Hèger. Tutti questi particolari vengono rivelati in The Life of Charlotte Brontë (1857) scritto da un’amica di Charlotte Elizabeth Gaskell.
Il gotico maniero di Thornfield Hall è probabilmente ispirato a North Lees Hall, vicino Hathersage nel Peak District. Questo fu visitato dalla scrittrice e la sua amica Ellen Nussey nell’estate del 1845. Fu la residenza della famiglia Eyre e la sua prima proprietaria, Agnes Ashurst, fu confinata come lunatica ( e pazza) al secondo piano.
E’ stato anche pensato che Wycoller Hall nel Lancashire fosse la residenza Ferndean Manor, infatti ci sono anche somiglianze tra i due proprietari.

Quando la povera scrittrice trovò la felicità in un matrimonio (dopo che tutte le sue sorelle e il padre fossero morti), morì, quando ancora era incinta nel 1855.

Trama Senza Anticipazioni

Il romanzo ci introduce subito nella mente della protagonista, comprendendo le sue abitudini e il modo crudele in cui viene trattata dai suoi cugini e sua zia ma persino dalla servitù. Ha dieci anni, piccola, gracile, viene considerata brutta e con un carattere davvero pessimo. Sogna la libertà, cerca di imporre le sue idee, ribelle e ama stare in solitudine e a leggere. Zia Reed continua a mantenerla perchè suo marito, come ultimo desiderio prima di morire, le aveva fatto giurare di trattarla come fosse stata sua figlia e benchè la bambina viva ancora con lei viene spesso esclusa da molti privilegi di cui godono i suoi cugini: John, Eliza e Georgiana. Questi la ritengono giusto un essere da maltrattare (soprattutto dato che hanno l’appoggio della madre) dato che lei incoraggia più volte i suoi pupilli a non considerare quella “piccola ingrata”. La servitù la disprezza e pensano che sia “meno di una serva” perchè non faceva niente per guadagnarsi da vivere, se non incomodare in tutti i modi i Reeds, con cui doveva essere buona e gentile per mantenere le loro grazie. Jane quindi è orfana e povera in una casa borghese (e con tanto di puzza sotto il naso eh). Mrs. Reed e i suoi tre bambini abusano di Jane fisicamente, emozionalmente in breve… il suo completo spirito è tormentato dalla loro costante presenza. L’unica che sembra darle un po’ di sostegno sembra proprio essere la balia Bessie che pure non si fa problemi a sgridarla duramente, ma in fondo le vuole bene. Esclusa da qualsiasi attività o amore familiare, Jane è incredibilmente infelice, con solo una bambola da amare e dei libri in cui perdersi. Un giorno, subendo uno dei tanti soprusi di John – che la picchiava – lei tenta di difendersi (dopo aver ricevuto un bel colpo alla testa, tanto da farla sanguinare) ma guarda un po’… nessuno si accorge che lei si è fatta male ma si avvedono della sua natura violenta dato che la poveretta si stava solo difendendo una volta dopo chissà quante volte che il cugino le aveva alzato le mani addosso. Jane viene rinchiusa in una stanza damascata di rosso, non solo la stanza più solenne perchè non veniva mai usata ma quella in cui era morto suo zio, proprio per questo ha vari attacchi di panico, i suoi nervi cedono e sviene, sicura di aver visto il fantasma di suo zio. Riprende conoscenza e viene visitata dal gentilissimo farmacista Mr. Lloyd, a cui Jane rivela la sua grande infelicità a Gateshead Hall. Jane si rifiuta di voler fare una vita povera, avendo timore della povertà (notiamo che è una bambina di dieci anni, più in là apprenderà della dignità povera) ma vorrebbe avere un istruzione e magari andare in una scuola (e non perchè lei sa cosa sia una scuola. Semplicemente sa che John Reed odia la scuola e quindi lei – che non si trovava mai d’accordo con lui – doveva piacerle). Notiamo anche che Mrs. Reed per lei e i suoi figli chiama dei medici, per Jane un farmacista (e meglio così! Forse i medici che le venivano dietro erano anche antipatici!)
Il buon Mr. Lloyd intima a Mrs. Reed che Jane dovrebbe andare in una scuola e Mrs. Reed è felice dell’idea (così si può togliere dai piedi quella ragazzina fastidiosa). Chiede quindi l’aiuto di Mr. Brocklehurst, un ecclesiastico, nonchè direttore dell’Istituzione Lowood, una scuola di carità per ragazze. Jane incontra quindi per la prima volta Mr. Brocklehurst e in sua stessa presenza, l’ecclesiastico viene messo in guardia da Mrs. Reed della sua natura malvagia e soprattutto “la tendenza all’inganno” e di conseguenza che è un’ottima “bugiarda”. Jane si vede infrangere sotto i piedi la possibilità di una nuova esistenza, avvelenata per colpa di sua zia e non di meno da quell’ipocrita di Brocklehurst. Ma ora bisogna esibire una perla di Jane!

Mr Brocklehurst: ” non c’è spettacolo più triste di un bambino cattivo… e specialmente di una bambina cattiva. Lo sai dove vanno i cattivi quando muoiono?”
Jane: ” Vanno all’inferno”
Mr. B: ” E sai dirmi cos’è l’inferno?”
J: ” Un pozzo pieno di fuoco”
Mr. B: ” E ti piacerebbe precipitare in quel pozzo e bruciarvi per sempre?”
J: ” No, signore”
Mr. B: ” Che cosa devi fare per evitarlo?”
J: ” Devo conservarmi in buona salute e non morire.”

Insomma mi sembra una grandissima gag delle risposte ortodosse (scontate e i tipi che le pongono fanno tanto i saputelli) e di tutta la bigotteria del reverendo Brocklehurst. Comunque potete immaginare con quanta sfrontatezza fu considerata quella risposta. Tuttavia prima che Jane parta, si confronta con Mrs. Reed e dichiara che non la chiamerà mai più “zia”, che lei e sua figlia, Georgiana, sono ingannevoli e che dirà a tutti a Lowood con quanta cattiveria è stata trattata da lei. La zia rimane alquanto stupita del comportamento di Jane e le intima di non salutarla al momento della partenza.
All’Istituzione Lowood, una scuola per poveri e orfani, Jane scopre presto le difficoltà della vita e prova in tutti i modi di adattarsi, dopotutto è una ragazzina dal carattere forte e decisa e si adatterà presto al sacrificio e al lavoro pesante che sono le regole del giorno per le fanciulle come lei. Diventa amica di una ragazza più grande, Helen Burns, che è capace di accettare le punizioni con filosofia, con un pensiero molto religioso. Durante un’ispezione a scuola di Mr. Brocklehurst, Jane accidentalmente fa cadere la sua lavagna, rompendola in mille pezzi e catturando l’attenzione di tutti. Il nostro carissimo reverendo si ricorda di lei e la obbliga a stare in piedi, su una sedia per tutto il giorno, senza mangiare nè bere, tenendo al collo un cartello con su scritto “bugiarda” e umilia quindi il suo orgoglio esibendola in quel modo davanti all’intera assemblea. Lei ricorda le parole di Mrs. Reed che l’hanno condannata, nuovamente, davanti a tutti, dove si era guadagnata il rispetto e la fiducia delle insegnanti. Viene poi confortata da Helen e da Miss Temple, la gentile sovrintendente dell’istituto. La donna conosce il farmacista, Mr. Lloyd e gli scriverà per chiedergli di confermare o negare le parole di Jane. Alcune settimane dopo, la risposta affermativa di Mr. Lloyd scagiona Jane da tutte le accuse rivolte a lei da Mr. Brocklehurst, tra l’acclamazione di tutti (tranne secondo me del reverendo che però nel libro sembra non ne venga a conoscenza).
La scuola purtroppo è tutt’altro che salubre. Le stanze sono fredde, i pasti troppo scarni (quando ci sono eh, perchè capitava pure di saltarlo perchè il cibo era immangiabile oppure le più grandi obbligavano le più piccole a cederle il loro pasto) e le vesti troppo leggere. Trovandosi poi tutto in una palude o comunque vicino a un bosco, molte studenti si ammalano, e il tifo miete le sue vittime senza pietà. Jane è risparmiata da questo dolore ma dovrà subirne uno più grande, perchè vede morire tra le sue braccia Helen (però muore di tubercolosi) dopo che lei le abbia raccomandato che si sarebbero incontrate all’altro mondo e che lei non era adatta a vivere perchè troppo sognatrice. Quando i maltrattamenti di Mr. Brocklehurst vengono resi pubblici, molti benefattori si adoperano per costruire una nuova struttura e instaurano una commissione che rimpiazzi Brocklehurst. Le condizioni cambiano quindi vertiginosamente.

Jane finalmente diventa una donna assennata, con lo stesso carattere appassionato temprato dall’indulgenza di Helen. Ha trascorso sei anni come studente e due come insegnante. Jane decide di lasciare Lowood, proprio perchè Miss Temple, l’unica cosa che amava davvero in quel posto, si era sposata, lasciando Lowood. Si strugge nel pensare come poter cambiare la propria vita e infine decide di scrivere un’inserzione nel giornale, proponendosi come istitutrice. Infine riceve una risposta da Alice Farifax, la governante (attenzione! Governante qui non è inteso come istitutrice ma come colei che gestiva tutta la servitù in una casa nobile) di Thornfield Hall. Lei accetta il nuovo lavoro e si ritrova a insegnare a una giovane bambina francese, Adele Varens, a tratti molto frivola e scioccherella, senza alcuna evidente capacità nell’apprendere ma risultava ugualmente dolce. Apprende solo in seguito che Alice Fairfax non è la padrona della casa, nè la madre di Adèle, la casa appartiene a un fantomatico Mr. Rochester, che non sta quasi mai in quella abitazione. Inoltre spesso sente delle strane risate provenire dai piani alti, dove vive Grace Poole, di cui inizia ad avere paura e timore.
Jane inizia a sentire tutta la monotonia della sua vita, in cui non vede futuro e in uno slancio di attività, decide di recarsi nel paese vicino, per consegnare delle lettere di Mrs. Fairfax. Un cavaliere le viene incontro e purtroppo il cavallo scivola sul ghiaccio e fa cadere il cavallerizzo. Lei cerca di aiutarlo a rimontare a cavallo, contro la bruschezza di quell’uomo che le rivolge delle domande e le intima di ritornare a casa il prima possibile perchè quel buio sarebbe potuto essere pericoloso.
Ritornando a Thornfield apprende che quel’uomo è Edward Rochester, il padrone della casa. Al loro primo incontro “ufficiale” a Thornfield, lui la analizza e la accusa di stregoneria per il fatto che sia caduto da cavallo, ma Jane riesce a donargli delle abili risposte e quindi a ribattere alle accuse che le venivano rivolte. Mr. Rochester e Jane presto passano vari pomeriggi insieme, dove Mr. Rochester rivela alcuni particolari segreto sul suo conto o parla come una sfinge per capire cosa lei pensi.
Molte cose succedono nella casa, le strane risate si susseguono e un misterioso fuoco viene appiccato nella stanza di Mr. Rochester quando lui dormiva, rischiando di ucciderlo. E’ la stessa Jane a salvarla e da quel momento il suo padrone si sentirà in debito verso di lei, per quanto lei tenti di minimizzare le sue azioni. L’impetuoso e sarcastico padrone parte dopo quella stessa disavventura, per poi condurre nella sua casa molta gente nobile e ricca, tra cui spicca Miss. Blanche Ingram, che sembra essere ormai, a detta di tutti, la futura fidanzata di Rochester. Succede anche un incidente per cui un ospite di Rochester, Mr. Mason, rimane ferito misteriosamente una notte. Viene condotto via, senza che nessuno sappia più dove sia andato.
Intanto Jane riceve una visita di Bessie, che la prega di ritornare da sua zia, che sta morendo e la vuole rivedere. Apprende anche di come suo cugino John sia morto in tristissime circostanze, dopo aver dilapidato tutte le fortune della madre. Ritorna quindi a Gateshead e rimane per un mese, aspettando la morte della zia e assistendo poi le cugine dopo il funerale. Mrs. Reed, in punto di morte, confessa a Jane che le aveva fatto due torti, il primo quello di non aver rispettato la promessa di trattarla come una figlia e poi le consegna una lettera di un parente di Jane, John Eyre, che aveva fatto fortuna a Madeira e che voleva farla sua erede. Mrs. Reed ammette di avergli detto che lei era morta a Lowood e in questo consiste il suo secondo torto. Jane comunque la perdonerà, mentre lei continuerà, fino alla morte, a non volerla. Dopo tutto questo, Jane ritorna a Thornfield dove verrà a conoscenza che ormai le nozze fra Blanche Ingram e Mr. Rochester sono ormai prossime.

Analisi dei personaggi

Jane Eyre: Protagonista del romanzo ed è in realtà la scrittrice stessa, Charlotte. Non viene considerata molto bella, è piccola, gracile, pallida e minuta. Veste abiti neri molto uniformi, non ama indossare gioielli o cose che possano farla apparire bella. Jane comunica con il lettore attraverso i suoi pensieri, i suoi sentimenti, si critica e rivela il suo essere austero ma allo stesso tempo pieno di un carattere appassionato. Il suo amore intenso e immutabile si scontra con la sua mente lucida, si dimostra intelligente e cauta nelle sue situazioni. La sua moralità e coscienza correggono gli eccessi del suo carattere. La sua infinita pazienza e determinazione nel sopportare le difficoltà che le vengono imposte quando la sua felicità era più che prossima. Prima di Lowood, che la aiuterà a controllarsi, è smodatamente orgogliosa, considera con ripugnanza la povertà. Imparerà a sottomettersi solo quando serve e imparerà l’importanza di una buona educazione. Rimane orfana a tre mesi, lotta per superare la sua triste infanzia priva di affetti, lascerà poi Lowood per fare da governante nella residenza di Mr. Rochester. E’ coraggiosa, è piena di valori di libertà e indipendenza, ha una grande coscienza morale e una forte determinazione cristiana.

Mr. Reed Zio materno di Jane e nobile inglese dall’animo generoso, amava così tanto la sorella di prendersi cura di sua figlia appena lei morì di tifo,dopo essere diseredata dal padre perchè aveva sposato un uomo inferiore socialmente. Sente una grande compassione per lei e la ama più dei suoi stessi figli, tanto da chiamare lei al suo capezzale di morto al posto dei figli. Muore quando Jane aveva due o tre anni.

Mrs. Sarah Reed: Moglie di Mr. Reed che, morente, le aveva fatto promettere di allevare Jane come se fosse una loro figlia. Ma anche se la tiene in casa non mantiene il giuramento, trascura e maltratta la bambina, che verrà cacciata di casa per essere inviata a Lowood, nient’altro che un istituto di carità. Quando suo figlio, John Reed muore, lei si ammala dal dispiacere e fa chiamare Jane, rivelandole che suo zio paterno è in vita e vuole farla padrona di tutta la sua eredità. Non perdonerà Jane nemmeno quando questa presenterà la sua parte di scuse.

John Reed: Cugino di Jane, figlio di Mrs. e Mr. Reed. Sottopone Jane a continui atti di bullismo, addirittura in presenza della madre, che fa finta di non vederlo. Avrà paura di Jane quando per la prima volta tenterà di difendersi. Si rovina con il bere e il gioco d’azzardo, muore a Londra per mano delle sue stesse cattive compagnie, dopo aver dilapidato tutto il patrimonio materno e paterno.

Eliza Reed: Cugina di Jane, sorella di John Reed. E’ invidiosa del fatto che non sia attraente come la sorella, si dedica al duro lavoro e alla religione, ma anche al guadagno e una severità esemplare. Dopo la morte della madre si farà suora.

Georgiana Reed: Cugina di Jane, sorella di John ed Eliza Reed. Viene considerata fin da piccola affascinante e bellissima (contrapponendola spesso alla “sciatta” Jane). Ha un carattere insolente, dispettoso ed è devota all’ozio. Farà un buon matrimonio con un uomo alla moda e ricco.

Bessie Lee: Balia di Gateshead, residenza dei Reed. Tratta la piccola Jane a volte con durezza e rimproverandola, ma sempre più verso la fine del suo soggiorno sarà gentile e affettuosa, racconta le storie e cantandole. Più tardi sposerà Robert.

Robert Leaven: Cocchiere di Gateshead. Porterà a Jane la notizia della morte di John Reed. Sposerà Bessie Lee.

Mr. Lloyd: Farmacista molto gentile che raccomanda Jane a sua zia e le permette di andare a scuola.

Mr. Brocklehurst: Reverendo protestante, un personaggio a cui piace far picchiare e soffrire i suoi studenti con prediche sull’umiltà e la compassione (mentre fa sfilare sua moglie e le sue figlie rivestite delle più grandi ricchezze). Tradizionalista e bigotto, sostiene con eccessiva durezza le opinioni sulla disciplina e lo stile di (non) vita. Dirige l’Istituto Lowood ed è molto ipocrita. Professa aiuto e carità ma fa esattamente l’opposto, usando la religione come giustificazione alle punizioni corporali (mentre quelle psicologiche non le considera nemmeno, tanto mica è lui quello che soffre!). In breve… spara frasi della Bibbia a caso per dimostrare che ha ragione (e non ce l’ha).

Miss Mary Temple: Incantevole e intelligente sovrintendente alla Scuola Lowood. A differenza di Brocklehurst, tratta tutte le giovani con gentilezza, rispetto, compassione e ha un modo particolare di parlare e di porsi, tanto da farsi amare da tutte. Difende Jane dalle accuse rivolte a lei da Brocklehurst, finisce con il prendersi cura di Helen. Alla fine sposa il reverendo Naysmith, pastore buono e giusto.

Miss Scatcherd: Insegnante aspra e severa di Lowood. Punisce costantemente Helen per la sua mancanza di ordine ma non riesce in nessun modo a cogliere le qualità della ragazza.

Helen Burns: Migliore amica di Jane. Si rifiuta di provare odio e rancore nei confronti di chi la punisce, confida in Dio e prega per la salvezza celeste. Insegna a Jane ad abbracciare il cristianesimo, muore tra le sue braccia. Ricorda la morte della sorella maggiore di Charlotte. E’ l’esatto contrario di Brocklehurst; segue il concetto Cristiano di “porgi l’altra guancia” e di amare chi odia.

Edward Fairfax Rochester: Padrone del maniero di Thornfield. Tipico eroe byroniano. E’ collerico, brusco, imprevedibile, sarcastico, mutevole, può passare dalla più grande cortesia nella rabbia più nera in poco tempo, se non alla crudeltà. Tuttavia non ha perso la parte migliore di sè, è gentile, premuroso, un buon padrone, dall’animo romantico, ammette lui stesso i suoi errori e ha una grande senso del dovere. Non è un uomo felice, non molto bello e ammira particolarmente in Jane la sua franchezza, cosa che lui non riesce ad avere. Essendo un titanico, lui è tutto meno che un perfetto Cristiano.
Bertha Antoinetta Mason: Sorella di Mr. Mason
Adèle Varens: Bambina francese di cui si occupa Jane. Accolta da Rochester quando sua madre, la vecchia amante di Edward, l’aveva abbandonata per fuggire in Italia con un musicista.

Mrs. Alice Fairfax: Anziana vedova governante di Thornfield. Si preoccupa per Jane e ha un grande rispetto per Edward che è un suo parente alla lontana, anche se non ha mai osato mostrarsi come tale.

Leah: Giovane cameriera a Thornfield.

Blanche Ingram: Una donna nobile giovane a cui Rochester fa la corte. E’ bella esteriormente ma ha un comportamento insensibile e intenti meschini.

Richard Mason: Un inglese delle Indie occidentali, è il fratello di Bertha.

Grace Poole: Invidiata da tutte le cameriere di Thornfield perchè prende uno stipendio molto alto. Ha un debole per il gin
St. John Rivers: Un reverendo
Diana e Mary Rivers: Sorelle di John Rivers

Rosamond Oliver: Giovane innamorata di John Rivers
Alice Wood: Servetta di Jane
John Eyre: Parente di Jane
Mr. Oliver: Padre di Rosamond

Significato dei nomi dei luoghi

Gateshead: (head) = principio, inizio e (Gates) = Barriere.

Lowood: (woods) = Bosco e (Low) = degrado

Thornfield: (Thorns) = Spine e (Field) = Campo

Whitcross: (White) = Bianco e (Cross) = Incrocio

Marsh End: (Marsh) = Palude e (End) = Fine

Ferndean: (Fern) = Felci

Versioni Cinematografiche

Jane Eyre 1996 di Franco Zeffirelli

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23 thoughts on “Analisi su “Jane Eyre” di Charlotte Brontë

  1. L’ho letto intorno ai 16/17 anni, me lo assegnò l’insegnante di Italianoalle magistrali…L’ho amato.Tanto.
    Credo che mi sia piaciuto perchè in fondo c’è molto della stessa autrice.
    Comunque la forza del personaggio è meravigliosa: potrei dire che emoziona per il suo coraggio nel cercare l’indipendenza individuale così rara in quell’epoca; mi piace la sua voglia di ribellarsi, di mantenersi…una donna “attuale” che ha una marcia in più rispetto alle donen di oggi, accettarsi anche fisicamente, far capire che l’intelligenza supera anche una aspetto non particolarmente attraente, oggi si fanno carte false per averlo! E la forza del libro, secondo me, è anche nelle meravigliose descrizioni che ha creato la Bronte: il vento, la notte, gli interni….Sicuramente un libro da leggere e non dimenticare.

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    1. Sono assolutamente d’accordo con quello che hai detto! E’ un libro molto sottovalutato secondo il mio parere, oscurato da “Cime tempestose” ma ha una forza che non deve essere dimenticata. Amo la protagonista, la sua attualità e tutto quello che hai fatto notare 🙂

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      1. La storia di Cime Tempestose è molto bella ma non mi piace molto com’è scritta… inoltre è troppo difficile paragonare le due opere. Personalmente preferisco Jane Eyre ma forse perchè il carattere di Charlotte lo capisco di più così come la sua storia… presto leggerò anche gli altri suoi libri 🙂

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  2. Ti faccio notare che “Il Grande mare dei Sargassi” è stato scritto dalla stessa autrice di Jane Eyre, quindi per quanto possa essere ben analizzato o ripreso la figura della pazza non sarà mai il personaggio della Bronte. Si tratta inoltre di un romanzo in un contesto completamente diverso e non può essere ripreso a modello per l’originale.

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  3. Non l’ho letto ma ho visto uno dei tanti film, a scuola, per letteratura inglese. Confrontandolo con la trama che hai descritto, era una trasposizione molto fedele, ma non ricordo di chi fosse…
    In ogni caso mi incuriosisce, però non saprei quando leggerlo… troppe cose da fare 😦

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