Analisi su “Ventimila Leghe sotto i Mari” di Jules Verne

Ventimila Leghe sotto i Mari

La seconda copertina di “Ventimila Leghe sotto i mari” di Jules Verne

Scheda

Titolo: Ventimila Leghe sotto i Mari
Titolo Originale: Vingt mille lieues sous les mers
Autore: Jules Verne
Prima Edizione: 1870
Editore: Pierre-Jules Hetzel
Disegnatori: Alphonse de Neuville e Édouard Riou
Paese d’origine: Francia
Lingua originale: francese
Genere: romanzo fantascientifico (scientifico), avventura

Quarta di copertina

Scritto nel 1870, il romanzo di Jules Verne, tra i più celebri dello scrittore francese, è stato ripreso nel corso del Novecento da innumerevoli adattamenti televisivi e cinematografici. Pensato come il primo volume di una trilogia, fin da subito il romanzo accese l’immaginazione dei contemporanei, per la straordinaria visione di un sottomarino in grado di esplorare il fondo dei mari. Una nave, difatti, l’Abraham Lincoln, viene incaricata di catturare un misterioso mostro marino. Nell’equipaggio spiccano il naturalista, professore Aronnax, il servo Conseil e il fiocinatore Ned Land. Travolti da un’ondata, i tre vengono raccolti proprio dal “mostro marino”, il Nautilus, guidato dal misterioso capitano Nemo, un uomo che rifugge il consesso civile, si schiera talvolta a sostegno degli oppressi e peraltro si sente un perseguitato. Insieme al capitano Nemo, avranno modo di percorrere in lungo e in largo gli oceani, alla riscoperta delle rovine dell’Atlantide perduta e lottando contro piovre gigantesche, fino al sorprendente finale.

Dalla quarta di copertina della Universale Economica Feltrinelli Classici

Analisi (Possibili Spoiler)

Ventimila leghe sotto i mari rappresenta il secondo capitolo di una trilogia costituita da “I figli del capitano Grant” e si conclude con “L’isola misteriosa”. Il libro fu apprezzato all’epoca? Prima di tutto bisogna essere consapevoli del fatto che Verne, seppure inconsciamente, ha dato vita alla fantascienza nella sua forma più radicale. Combinando motivi tipici dell’epoca come personaggi da romanzetti o da “palcoscenico”, trame e pose drammatiche (che oggi considereremo da “film”) è riuscito a divulgare la scienza, un settore in pieno sviluppo. Il libro fu acclamato alla grande alla pubblicazione e ancora oggi è ben accettato. È visto come uno dei primi romanzi d’avventura e uno dei lavori migliori di Verne, insieme a “Giro del Mondo in 80 giorni” e “Viaggio al Centro della Terra”. Ma cosa lo rendeva tanto unico? L’originalità dei dialoghi (sempre molto teatrali e acuti), la particolarità della situazione ma soprattutto la descrizione della nave di Nemo, il Nautilus, considerando che i sottomarini che esistevano al tempo di Verne erano molto primitivi mentre il sottomarino di Nemo è molto più organizzato e futuristico. Ovviamente non mancò di critiche negative, come la tagliente osservazione di Apollinaire : “Che stile quello di Jules Verne, nient’altro che nomi”. Dovrei dargli atto ma per gli scienziati del tempo era sicuramente un mare di risorse (toh che battuta pessima…).
Le 20.000 leghe che donano il nome al libro si riferiscono alla distanza percorsa dal Nautilus durante la permanenza a bordo di Aronnax, Ned e Conseil, come viene stesso spiegato dai personaggi all’interno del libro.
Questo scritto è sicuramente la testimonianza del genio di Jules Verne, che riesce a rievocare non solo le conoscenze del suo tempo per immaginare le profondità marine ma presenta delle “anticipazioni” nelle quali fa visita a delle profondità che mai nessuno aveva ancora esplorato. Ci offre anche una precisa descrizione sull’oceonografia, la biologia marina e l’ittitologia. Per scrivere questo libro, Verne ha comunque fatto dei viaggi in barca per osservare la vita marina.
Allo stesso modo, anticipa la tecnologia per il Nautilus, il sottomarino di Nemo, che funziona con l’elettricità, utilizzando le risorse minerali che si trovano negli oceani. Nella realtà si dovranno attendere ancora trent’anni prima che appaia il primo sottomarino che utilizzi elettricità e vapore.
Si nominano anche le immersioni sottomarine, lo scafandro e la caccia sottomarina (ogni gentleman che si rispetti praticava la caccia… possibile che il Capitano Nemo, che tanto odiava la società, non si priva di questa passione, sebbene in una maniera tutta particolare, come appunto cacciare sott’acqua, il suo regno).

Il problema della società che tanto condannava l’uomo ottocentesco si fa risentire, rappresentato dal prototipo di eroe byroniano:

[…] “Io non sono quello che voi chiamate un uomo civile! Ho rotto con la società intera, per ragioni che io solo ho il diritto di giudicare. Quindi, non ubbidisco alle sue regole; e chiedo che non le invochiate mai davanti a me!” […]


Annoux: “I vostri morti vi dormono almeno in pace, capitano, al sicuro dai pescecani!”
Nemo: “Sì signore, al sicuro dai pescecani e dagli uomini!”

L’odio però non esclude l’aiuto verso altre persone, facendo scoprire nel personaggio di Nemo comunque un animo generoso.

Quell’indiano, vive nel paese degli oppressi e a un simile paese io appartengo ancora e apparterrò fino all’ultimo respiro!”

Viene spesso ripresentata la solitudine nelle profondità del mare e l’esclusione della società (mentre il professore e i suoi compagni sognano di ricongiungersi a essa).
Nel romanzo figurano anche un incontrastato desiderio di libertà (Ned Land), l’elogio dell’elettricità (in opposizione al vapore), il desiderio di conquista (che animava molto soprattutto gli inglesi del tempo, il colonialismo insomma) di Nemo quando pianta la sua bandiera ma anche un desiderio di vendetta e distruzione, condannato dall’autore.
Nel tutto penso di aver trovato anche una sorta di dedizione alle arti e alla scienza da parte di Nemo, che ama l’arte del mare, quadri, adora suonare l’organo, ha una biblioteca immensa e il nome stesso del Capitano Nemo richiama in latino la parola “nessuno”, un buffo modo per richiamare lo stratagemma di Odisseo che usa con il ciclope Polifemo.

[…] ” Questi musicisti sono contemporanei di Orfeo poichè le differenze cronologiche si annullano nella memoria dei morti. E io sono morto, signor professore, morto quanto i vostri amici che riposino sei piedi sotto la terra!” […]

Vorrei anche riportare una geniale constatazione sul nome del Capitano.

” […] Inoltre, il signor Nemo, che giustifica molto bene il suo nome latino, ci dà fastidio quanto ce ne darebbe se non esistesse affatto” […]

Biografia dell’Autore

Jules Gabriel Verne nacque l’8 febbraio del 1828 a Nantes da Pierre Gabriel Verne, avvocato, e Sophie Allotte de la Fuye. L’anno seguente nacque suo fratello Paul, per il quale Jules sarà sempre molto affezionato.

Nel 1839 si imbarca clandestinamente sulla Coralie, una nave diretta nelle Indie, sperando di poter riportare con sé una collana di corallo per la sua amatissima cugina. All’epoca, quando il lavoro minorile era in voga, non rappresentava certo uno scandalo (Jules aveva corrotto un piccolo mozzo per poi prenderne il posto). Fu per puro caso che il padre riuscì a raggiungerlo e a riportarlo indietro. Nonostante la sua testardaggine e le sue idee diverse da quelle dei genitori, non ruppe mai con loro, forse perché rappresentavano una bella fonte di denaro. Jules non si sentiva appassionato per un lavoro e sospettava che il suo genio servisse ad altro. Fece in modo di andare a studiare a Parigi, dove iniziò a frequentare “cattive compagnie” come lo scrittore Alexandre Dumas père. Veniva spesso respinto da donne irraggiungibili per lui, così si dedicava alla stesura di sonetti sarcastici sulla perfidia delle donne. Infine diventò un libertino e andò avanti così per anni. Dopo anni di stesure teatrali che lo stavano portando quasi al ridicolo, riuscì a trovare un lavoro in un teatro. A questo punto cantò vittoria e scrisse delle lettere alla famiglia per dimostrare ciò che era diventato (in realtà ancora un bel niente) ma lui era convinto di un successo. Fondò un gruppo artistico-letterario chiamato “Gli Undici senza donne”. Alla fine uno degli undici si sposò e Jules lo seguì a sua volta, sposando la sorella della sposa (che acconsentì perché non poteva aspirare a qualcosa di migliore). Mentre la moglie cercava di trascinarlo in società, lui si diede alla Borsa finché non riprese a scrivere racconti (ispirato da Edgar Poe) e verrà assunto da un editore che decise di metterlo alla prova con dei libri. Jules doveva scrivere due libri all’anno in cambio di uno stipendio mensile. Fece così la conoscenza di Nadar (avete presente quello della fotografia aerea?) e così lo scrittore con l’ispirazione della sua compagnia iniziò ad abbozzare il suo romanzo. La moglie era tanto impazzita da dire

“Ci sono manoscritti ovunque, nient’altro che manoscritti. Speriamo che non finiscano anche nelle pentole.”

Jules non dimenticò mai la guerra civile parigina. Alla fine diventò abbastanza ricco più grazie al teatro che per i libri (grande importanza il suo Michele Strogoff, che, quando uscì, fu la moda dell’intera Parigi). Fece varie crociere e persino il papa lo ricevette elogiandolo per i suoi romanzi privi di volgarità. Jules entrò anche in politica. Anche se lui non poteva mai fare davvero parte della società, le sue idee erano troppo avanti e i suoi studi spesso richiedevano la solitudine. Gli ultimi anni furono dolorosi, un nipote gli sparò a un piede, rendendolo storpio. Morì a settantasette anni, in mezzo a una famiglia litigiosa (suo figlio ebbe diversi guai con la polizia, mentre le figlie innalzarono una barriera con la sua famiglia per non far ricadere la colpa su di loro per il loro fratello degenerato). Morì di una grave crisi di diabete, il 24 Marzo del 1905.

Analisi dei Personaggi

Pierre Aronnax: Professore del Museo di Storia Naturale di Parigi, è il narratore del romanzo. È un grande scienziato su molti campi, come la mineralogia, la botanica, la zoologia (soprattutto marittima) e da qui le grandi descrizioni scientifiche del romanzo. È curioso e affascinato dai paesaggi che il Nautilus riesce a mostrargli. Autore di un opera di successo, Il mistero dei grandi fondali oceanici. Ha praticato la medicina prima di entrare al Museo. Rimane completamente affascinato dalla figura di Nemo e dal suo rifiuto per la società. È l’unico che non vuole scappare dal Nautilus per i suoi studi. Ma allo stesso tempo non vuole privare i suoi compagni della possibilità di riguadagnare la libertà.

Conseil: Domestico di Aronnax. Ha trenta anni è descritto come un bravo fiammingo, un essere flemmatico per natura, regolare per principio, zelante per abitudine, non è facile a sorprendersi e, nonostante il suo nome, non dona mai consigli neanche se gli vengono richiesti. A forza di stare a contatto con i sapienti del Museo, Conseil è capace di classificare le specie di animali ma non è capace di riconoscerle a vista. Molto fedele ad Aronnax. Per quanto voglia lasciare la nave, si adatta ai voleri del suo padrone e in un primo tempo è dedito di fare sfoggio delle sue conoscenze sui pesci. Jules Verne gli ha dato il nome dell’ingegnere Jacques-François Conseil, inventore di una nave semi-sommergibile, con cui aveva fatto conoscenza verso il 1860.

Ned Land: Fiociniere canadese francofono, è molto collerico e suscettibile. Taciturno sulla fregata Abraham Lincoln, fa amicizia con il professore Aronnax – a suo avviso per il fatto che parli francese come lui. Dotato di una vista eccezionale ed è molto competente nell’uso dell’arpione. Completa spesso le conoscenze teoriche del sapiente. Cerca costantemente di evadere dal Nautilus e apprezza poco la vita e il cibo acquatico che viene servito ogni giorno. Sente la mancanza di pane, di vino e di selvaggina. Impazzisce quando deve uccidere balene. La cosa buffa del tutto è che il suo cognome “Land” viene dall’inglese = terra. Bel nome per un marinaio!


Capitano Nemo: Come anticipato su, il suo nome significa Nessuno, dal latino. Un personaggio geniale, oscuro e misterioso. Dice di aver rinunciato alla società degli uomini e ha rotto ogni legame con la terra. Contribuisce molto alle esposizioni scientifiche della narrazione. Molto ricco grazie ai tesori che recupera dal fondale marino… ha anche un’invidiabile collezione di perle, coralli e conchiglie. Conosce molte lingue, ha comportamenti europei ma non si riesce a comprendere la sua nazionalità. Suona malinconicamente l’organo. Jules Verne voleva fare di lui un uomo della Polonia schiacciato dalla dominazione Russa ma l’editore lo vietò, dato che la Russia aveva buoni rapporti con la Francia.

Comandante Farragut: Capitano dell’Abraham Lincoln. Crede per fede al mostro ed è deciso a sterminarlo, perché così gli è stato impartito. Incita la sua ciurma a non desistere.

Secondo Capitano del Nautilus: Non parla mai, non si sa niente di lui. Appare spesso nel romanzo.

L’equipaggio del Nautilus: resta completamente nell’ombra, solo il secondo capitano appare qualche volta, questo aggiunge ancora più di mistero al Nautilus. Comunicano tutti con quella strana lingua che il professore e i suoi compagni non sono riusciti a identificare. Completamente fedeli e assoggettati al loro Comandante.


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54 risposte a "Analisi su “Ventimila Leghe sotto i Mari” di Jules Verne"

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    1. sono assolutamente d’accordo!
      Molti dettagli tecnici sono molto noiosi però è davvero interessante quando Verne comunque studiasse tutti questi particolari e si avvicina sempre di più alla scienza moderna. Inoltre un’altra cosa da apprezzare è che abbia immaginato molte cose che sono effettivamente reali (non vorrei sbagliarmi ma per esempio il canale di Suez) cioè ha avuto una grandissima inventiva e a tratti supposizioni reali. Questo bisogna riconoscerglielo 🙂

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    1. Grazie 🙂 adoro fare delle belle analisi. Ma tu devi contare che sono appunto più analisi che recensioni perchè io non dico cosa ne penso ma dico solamente oggettivamente cosa c’è e cosa non c’è e paragono con altri libri o argomenti 🙂
      Ammetto che non ho letto ancora “Viaggio al centro della Terra” ma se ti è piaciuto il genere ti consiglio di leggere questo ^^
      Figurati, è un piacere 🙂 ogni venerdì spero che altri libri che proporrò ti interesseranno 🙂
      Alla prossima ^^

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      1. well, I can’t tell you’re not good at English! Thanks for answering my comment – as you might guess my Italian is very bad – by the way I was practicing it ( 😀 ) this afternoon watching Cinema Paradiso once again with the family (my 13-year-old son watched it for the first time – he said he liked it) . Anyhow it is a must-see movie from time to time here at home – perfect for a rainy summer afternoon afternoon! 😀

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  1. Libro stupendo di cui conservo gelosamente la copia che mi regalò mio padre; ero una bambina ma ancora oggi lo leggo gni tanto. Mia figlia mi ha detto che lo leggerà, spero….Mi ci immergo e mi sembra di vivere quell’avventura a bordo del magnifico Nautilus e la fantasia vola. Ancora malgrado non sono più una bambina. Un libro che non sembra invecchiare visto i “mostri” tecnologici che ne fanno parte…Verne, un precursore.

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  2. Jules Verne è relegato alla mia memoria, lessi qualcosa da bambino, insieme a Robinson Crusoe (di Defoe). Se non che a calamitarmi, era Emilio Salgari, di cui lessi tra i dieci e dodici almeno una trentina di romanzi. Emilio Salgari anche era buon descrittore di piante e usanze e luoghi, nel suo caso, esotici.
    Me quello che voglio sottolineare in questo mio momento è lo stupore per il tuo impegno non indifferente nel dare resoconto di questo “Ventimila” ecc. e del suo autore.
    Molto precisa e… generosa. Mi inchino. La tua è una tesina! Ben più di un post!

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    1. Ho letto Robinson Crusoe ma non posso dire lo stesso di qualche scritto di Emilio Salgari… l’ho aggiunto in lista un po’ di tempo fa e sono molto curiosa di conoscere di più questo autore di cui ho sentito tanto parlare ^^
      Grazie davvero tanto per i complimenti ^^ Cerco di fare del mio meglio e per quanto queste recensioni sono fatte da un’amatoriale come me spero di essere esaustiva e chiara ^^ Questo tuo commento mi ha fatto davvero tanto piacere. Significa che sto procedendo bene, grazie ancora ^^

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      1. Ti devo dire, per prudenza, che mi sono riletto un Salgari un paio d’anni fa. Giusto per la curiosità di vedere l’effetto che mi avrebbe prodotto, da adulto. E devo dirti che tutta quella magia, quel calore che dava alla mia fantasia di ragazzino, non li ho più ritrovati. Anzi. Ho riscontrato tanta ingenuità. Ho letto poche pagine e ho smesso.
        D’altra parte, succede anche con i luoghi e le persone.
        La cosa, devo dire, il confronto deludente, non mi hanno comunque lasciato molto depresso! 🙂
        Tutto questo, ripeto, te lo dico perchè il tuo approccio con Salgari sia … cauto, non accompagnato da eccessive aspettative 🙂

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      2. Ammetto che è un autore che mi ha sempre incuriosito anche se la tua esperienza mi fa pensare a una cosa.
        Molto probabilmente quello che attira più dei scritti di Salgari sono proprio le sue atmosfere lontane e sconosciute che immaginava senza averle mai viste. E’ ovvio quindi che si lasciasse andare a questa magia dei luoghi e al mistero che potevano suscitare ^^ Probabilmente quindi per un ragazzo questo scenario porta a sognare mentre un adulto valuterebbe il tutto appunto come ingenuo.
        Scusa lo sproloquio xD inoltre è solo una mia ipotesi dato che non l’ho letto e quindi non posso sbilanciarmi in un giudizio 🙂 Sicuramente appena posso leggerò qualcosa e dedicherò una analisi ^^

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      3. Il tuo è tutt’altro che uno sproloquio e condivido anzi la tua ipotesi.
        Devo aggiungere che all’epoca in cui leggevo Salgari, ed ero ragazzino, giungle e oceani erano entità mitiche, Internet ha reso quotidiani mondi altrimenti lontani, praticamente solo immaginabili, e quindi da indurre al sogno. In sostanza, ripeto quanto tu dici.
        Io ho tenuto a dirtelo per evitarti eventuali letture che magari avresti ritenute inutili 🙂

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      4. Immagina quindi Salgari in un’epoca ancora più lontana. Doveva essere proprio amato da chi desiderava viaggiare e sentire uno spirito di avventura 🙂
        Considero davvero poche letture inutili perchè nel bene e nel male qualsiasi cosa aiuta a formare e a giudicare oggettivamente anche un buono scritto da uno meno buono ^^ Io poi cerco di leggere di tutto ^^ Sicuramente poi Salgari sarà molto più utile rispetto a tanti “scrittori” che non considero tali.

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      5. Questa tua ultima osservazione mi fa riaffiorare un ricordo e suggerisce una considerazione.
        < La considerazione: Salgari era strangolato dagli editori, era l'epoca degli artisti disperati rintanati nelle mansarde avvolti negli sciarponi per non morire congelati. Salgari doveva sfornare una storia dopo l'altra per racimolare il gramo denaro di editori sfruttatori, ha avuto una vita dannata e dovrei controllare (non lo faccio ora per pigrizia) ma ho in mente che sia morto suicida e relativamente giovane.
        < Il ricordo: mio padre più volte mi espresse la sua stima per Salgari; mio padre asseriva che mentre il Manzoni aveva potuto permettersi il lusso di impiegare un'intera vita per scrivere I Promessi Sposi, Salgari aveva messo al mondo in molto meno tempo e in condizioni umane al limite una maggiore mole di lavoro, professionalmente onorevole, con ricostruzioni geniali di ambienti, flora e fauna, e anche storiche – lui, Salgari, che non aveva avuto certo la ventura di viaggiare.

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  3. Buongiorno, ho letto quest’analisi completa e veramente esaustiva. Complimenti. Non avrei pensato mai che un giorno mi sarei imbattuto in qualcosa del genere: una scheda “tecnica” di un libro che sembra così scontato ma non lo è. Chi non l’ha letto lo immagina come una storia alla Salgari. Ho letto il libro alle scuole medie, alcuni decenni fa, e pur non avendolo poi più riletto integralmente , ne ho subito il fascino per tutta la vita. In una chat fra amici di tanti anni fa il mio nikname era Capitan Nemo….

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    1. Buongiorno!
      Sono contenta che questa analisi ti sia piaciuta.
      Molti libri hanno elementi e caratteristiche molto curate e proprio per questo tento di fare queste analisi. Ma sono solo una principiante e mi diletto a fare molte ricerche ^^
      Non ho letto Salgari ma conoscendo sommariamente entrambi gli scrittori sicuramente Verne è molto più tecnico rispetto a Salgari ^^ Leggerò quest’ultimo al più presto per poterlo giudicare ^^
      Capitano Nemo è un grande personaggio (oltretutto è pur sempre un eroe byroniano!)
      Alla prossima!

      "Mi piace"

  4. Ho il libro a casa, lo lessi quasi per intero alle medie e ancora mi piace, ma purtroppo non ho tempo di riprenderlo come si deve. In ogni caso, Verne ha del genio, e tantissimo, nell’ immaginare futuri sviluppi plausibili della scienza e della tecnica: analizzandone i romanzi, troviamo prefigurazioni di invenzioni che allora erano null’altro che ipotesi fantasiose, come il sottomarino elettrico e la moderna attrezzatura subacquea (Ventimila leghe sotto i mari), i cannoni a lunga gittata (Michele Strogoff), le navi da crociera giganti (Una città galleggiante), ecc. Praticamente il padre di quell’anima futuribile della fantascienza che convive con la parte avventurosa e a volte inquietante creata da H.G. Welles.

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      1. Scartando le ipotesi fantascientifiche, secondo cui sarebbe arrivato nel XIX secolo dal futuro, direi che studiasse parecchio le scienze e si tenesse molto informato sulle ultime scoperte. Con molta intuizione, deve aver immaginato le più plausibili evoluzioni di certi studi. Completamente priva di basi, all’epoca, era invece la scena della piovra che attacca il Nautilus. Allora si credeva che fosse una leggenda e c’erano solo i segni di tentacoli trovati sulla pelle di alcuni capodogli a darle sostegno: il primo esemplare vero fu trovato morto su una spiaggia in Nuova Zelanda dieci anni dopo la pubblicazione del romanzo, un calamaro gigante di venti metri!

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      2. Quello che non capirò mai, anche alla luce di quel che ho detto sopra, è come abbia fatto a descrivere con tanta precisione il viaggio sulla luna e l’effetto-fionda (“De la Terre à la Lune” e “Atour à la Lune”). L’unico errore, per altro inevitabile, sta nella propulsione del veicolo spaziale: sparato da un cannone gigantesco come fosse un proiettile… a parte gli errori di calcolo sulla velocità, nessuno sopravvirebbe ad una partenza così, ma allora il razzo non era neppure contemplato, quindi perdoniamo.

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