Analisi su “Ventimila Leghe sotto i Mari” di Jules Verne

Ventimila Leghe sotto i Mari

Identikit

Titolo: Ventimila Leghe sotto i Mari
Titolo Originale: Vingt mille lieues sous les mers
Autore: Jules Verne
1° Edizione: 1870
Editore: Pierre-Jules Hetzel
Disegnatori: Alphonse de Neuville e Édouard Riou
Paese d’Origine: 20px-Flag_of_France.svg, Francia
Lingua Originale: Francese
Genere: Trilogia, Romanzo fantascientifico (scientifico), avventura

Particolarità e critiche dell’epoca&Analisi dei Temi 

Ventimila leghe sotto i mari rappresenta il secondo capitolo di una trilogia costituita da “I figli del capitano Grant” e si conclude con “L’isola misteriosa”. Il libro fu apprezzato all’epoca? Prima di tutto bisogna essere consapevoli del fatto che Verne, seppure inconsciamente, ha dato vita alla fantascienza nella sua forma più radicale. Combinando motivi tipici dell’epoca come personaggi da romanzetti o da “palcoscenico”, trame e pose drammatiche (che oggi considereremo da “film”) è riuscito a divulgare la scienza, un settore in pieno sviluppo. Il libro fu acclamato alla grande quando fu rilasciato e ancora oggi è ben accettato. E’ visto come uno dei primi romanzi d’avventura e uno dei lavori migliori di Verne, insieme a Giro del Mondo in 80 giorni e Viaggio al Centro della Terra. Ma cosa lo rendeva tanto unico? L’originalità dei dialoghi (sempre molto teatrali e acuti), la particolarità della situazione ma soprattutto la descrizione della nave di Nemo, il Nautilus, soprattutto considerando che i sottomarini che esistevano al tempo di Verne erano molto primitivi mentre il sottomarino di Nemo è molto più organizzato e futuristico. Ovviamente non mancò di critiche negative, come la tagliente osservazione di Apollinaire : ” Che stile quello di Jules Verne, nient’altro che nomi” dovrei dargli atto xD ma per gli scienziati del tempo era sicuramente un mare di risorse (toh che battuta pessima… vabbè procediamo) e credo anche che per gli studiosi ( storici… soprattutto per quanto riguarda quando e come è stata scoperta un’isola) moderni riesca a dare delle valide informazioni.
Le 20.000 leghe che donano il nome al libro si riferiscono alla distanza percorsa dal Nautilus durante la permanenza a bordo di Aronnax, Ned e Conseil, come viene stesso spiegato dai personaggi all’interno del libro.
Questo scritto è sicuramente la testimonianza del genio di Jules Verne, che riesce a rievocare non solo le conoscenze del suo tempo per immaginare le profondità marine ma presenta delle “anticipazioni” nelle quali fa visita a delle profondità che mai nessuno aveva ancora esplorato. Ci offre anche una precisa descrizione sull’oceonografia, la biologia marina e l’ittitologia. Se non sbaglio infatti per scrivere questo libro Verne ha comunque fatto dei viaggi in barca per osservare la vita marina.
Allo stesso modo anticipa la tecnologia per il Nautilus, il sottomarino di Nemo, che funziona con l’elettricità, utilizzando le risorse minerali che si trovano negli oceani. Nella realtà si dovranno attendere ancora trent’anni prima che appaia il primo sottomarino che utilizza elettricità e vapore.
Si nominano anche le immersioni sottomarine, lo scafandro e la caccia sottomarina ( E mi sembra ricordare che ogni gentleman che si rispetti praticava la caccia… possibile che il Capitano Nemo, che tanto odiava la società non si priva di questa passione, sebbene in una maniera tutta particolare, come appunto cacciare sott’acqua, il suo regno).

Il problema della società che tanto condannava l’uomo ottocentesco si fa risentire, rappresentato dal prototipo di eroe byroniano:

[…] <> […]


Annoux: <>
Nemo: <>

L’odio però non esclude l’aiuto verso altre persone, facendo scoprire nel personaggio di Nemo comunque un animo generoso.

<>

Viene spesso ripresentato la solitudine nelle profondità del mare e l’esclusione della società (mentre il professore e i suoi compagni sognano di ricongiungersi a essa).
Nel romanzo figurano anche un incontrastato desiderio di libertà (Ned Land), l’elogio dell’elettricità (in opposizione al vapore), il desiderio di conquista (che animava molto soprattutto gli inglesi del tempo, il colonialismo insomma) di Nemo quando pianta la sua bandiera ma anche un desiderio di vendetta e distruzione, condannato dall’autore. (Possibile richiamo al Conte di MonteCristo?).
Nel tutto penso di aver trovato anche una sorta di dedizione alle arti e alla scienza da parte di Nemo, che ama l’arte del mare, quadri, adora suonare l’organo, ha una biblioteca immensa e il nome stesso del Capitano Nemo richiama in latino la parola “nessuno”, un buffo modo per richiamare lo stratagemma di Odisseo che usa con il ciclope Polifemo.

[…] <> […]

Vorrei anche riportare una geniale constatazione sul nome del Capitano.

” […] Inoltre, il signor Nemo, che giustifica molto bene il suo nome latino, ci dà fastidio quanto ce ne darebbe se non esistesse affatto” […]

Biografia dell’Autore

Jules Gabriel Verne nacque l’8 febbraio del 1828 a Nantes da Pierre Gabriel Verne, avvocato, e Sophie Allotte de la Fuye. L’anno seguente nacque suo fratello Paul, per il quale Jules sarà sempre molto affezionato. Il giovane Jules era tutto ciò che un ricco avvocato cattolico reazionario non poteva desiderare. Nel 1839 si imbarca clandestinamente sulla Coralie, una nave diretta nelle Indie, sperando di poter riportare con sè una collana di corallo per la sua amatissima cugina. All’epoca, che il lavoro minorile era in voga, non rappresentava certo uno scandalo (Jules aveva corrotto un piccolo mozzo per poi prenderne il posto). Fu per puro caso che il padre riuscì a raggiungerlo e a riportarlo indietro. Nonostante la sua testardaggine e le sue idee diverse da quelle dei genitori, non ruppe mai con loro, forse perchè rappresentavano una bella fonte di denaro. Jules non si sentiva appassionato per un lavoro e sospettava che il suo genio servisse ad altro. Fece in modo di andare a studiare a Parigi, dove iniziò a frequentare “cattive compagnie” come lo scrittore Alexandre Dumas père. Veniva spesso respinto da donne irraggiungibili per lui, così si dedicava alla stesura di sonetti sarcastici sulla perfidia delle donne. Infine diventò un libertino e andò così per anni. Dopo anni di stesure teatrali che lo stavano portando quasi al ridicolo, riuscì a trovare un lavoro in un teatro. A questo punto cantò vittoria e scrisse delle lettere alla famiglia per dimostrare ciò che era diventato (in realtà ancora un bel niente xD) ma lui era convinto di un successo. Fondò un gruppo artistico- letterario chiamato gli Undici senza donne. Alla fine uno degli undici si sposò e Jules lo seguì a sua volta, sposando la sorella della sposa (che acconsentì perchè non poteva aspirare a qualcosa di migliore). Mentre la moglie cercava di trascinarlo in società, lui si diede alla Borsa finchè non riprese a scrivere racconti (ispirato da Edgar Poe) e verrà assunto da un editore che decise di metterlo alla prova con dei libri. Jules doveva scrivere due libri all’anno in cambio di uno stipendio mensile. Fece così la conoscenza di Nadar (avete presente quello della fotografia aerea?) e così lo scrittore con l’ispirazione della sua compagnia iniziò ad abbozzare il suo romanzo. La moglie era tanto impazzita da dire

” Ci sono manoscritti ovunque, nient’altro che manoscritti. Speriamo che non finiscano anche nelle pentole” .

Jules non dimenticò mai la guerra civile parigina. Alla fine diventò abbastanza ricco più grazie al teatro che per i libri (grande importanza il suo Michele Strogoff, che quando uscì fu la moda dell’intera Parigi). Fece varie crociere e persino il papa lo ricevette elogiandolo per i suoi romanzi privi di volgarità. Jules entrò anche in politica. Anche se lui non poteva mai fare davvero parte della società, le sue idee erano troppo avanti e i suoi studi spesso richiedevano la solitudine. Gli ultimi anni furono dolorosi, un nipote gli sparò a un piede, rendendolo storpio. Morì a settantasette anni, in mezzo a una famiglia litigiosa (suo figlio ebbe diversi guai con la polizia, mentre le figlie innalzarono una barriera con la sua famiglia per non far ricadere la colpa su di loro per il loro fratello degenerato e quindi per non disonorarsi). Morì di una grave crisi di diabete, il 24 Marzo del 1905.

Trama Senza Anticipazioni

1866. Il mondo marittimo è completamente in subbuglio. Un misterioso mostro marino affonda le navi che incontra durante il percorso. I pochi superstiti testimoniano di grandi riflessi fluorescenti, una massa enorme capace di muoversi a una velocità prodigiosa e sbuffare colonne d’acqua ad altezze vertiginose. La gente inizia a riportare a galla storie da marinai, serpenti leggendari, calamari enormi e capidogli giganti. La maggior parte dei giornali smentiscono la cosa, mettendo il tutto al ridicolo. Si pensa anche all’esistenza di un sottomarino, ma nessuno Stato avrebbe potuto nascondere un tale manufatto. Intanto la bestia continua a mietere le sue vittime, senza che possa essere arrestata. La situazione sarebbe ancora mantenuta sul ridicolo se la bestia non annoverasse fra le sue prede anche una barca di una compagnia navale con una reputazione solida come una roccia. Gli Stati si decidono quindi a organizzare una caccia al mostro e viene allestita l’ Abraham Lincoln, una meravigliosa fregata messa a disposizione dalla Marina degli Stati Uniti per l’impresa. Intanto, il professor Pierre Aronnax, celebre naturalista del Museo di Storia Naturale di Parigi, viene interrogato sull’argomento, essendo lo scrittore di un’importante opera sulla vita marina. Fin quando le circostanze gliel’avevano permesso aveva evitato una propria posizione al riguardo. Alla fine è costretto a cedere e ipotizza che il tutto possa essere stato causato da un liocorno di mare dalla grandezza colossale. Poco prima che la spedizione inizi e che l’Abraham Lincoln guadagni il largo, giunge una lettera al professore dalla Marina americana che lo prega di recarsi a bordo della fregata per rappresentare la Francia. Il professore, che era appena ritornato da un viaggio del Nebraska e alcuni suoi affari lo richiamavano a Parigi, decide ugualmente – per amore della scienza – di accettare un’occasione simile che sicuramente non gli sarebbe più stata offerta. E’ accompagnato nell’avventura dal suo fedele domestico fiammingo, Conseil (in italiano = Consiglio) che a differenza del nome che gli era stato donato non è molto bravo a donare consigli. A bordo fanno la conoscenza con Ned Land, fiociniere originario del Québec che, pur mostrando un avversità per tutto l’equipaggio non riesce a far meno di fare amicizia con il professore. La caccia dura per mesi, senza risultati. L’entusiasmo generale iniziale svia verso il malcontento e si inizia a pensare nuovamente che il “liocorno gigante” non sia reale. Ned Land, che da subito non aveva nascosto la sua opinione scettica sul soggetto stava per avere la rivalsa sul professore, che aveva protetto la sua tesi. Il comandante Farragut, completamente devoto a quella missione, in cui ci credeva completamente – per fede – e perchè voleva estirpare quel male dei mari, tenta in tutti i modi di incitare maggiormente la ciurma, fino a riuscire a ottenere un ulteriore tempo di navigazione – accordatagli dai marinai – come era proprio successo secoli prima a Colombo. La sua testardaggine viene premiata ed è proprio Ned Land ad avvistare il mostro tanto atteso.L’animale è dotato di una forza incredibile, crea dei getti d’acqua , simili a quelle delle balene, ad un’altezza impressionante, è incredibilmente veloce ed è dotato di una strana iridiscenza. L’equipaggio della fregata tenta di arpionarlo – facendo numerosi sforzi per avvicinarglisi – senza alcun successo. Viene aperto il fuoco, ma i proiettili rimbalzano sul dorso, senza provocare nemmeno un graffio. L’animale passa quindi al contrattacco e sperona la nave. A causa dell’impatto, Aronnax viene buttato in mare e trascinato via dalle onde. Conseil si tuffa a sua volta per salvare il suo amato padrone. Dopo lunghe ore passate a nuotare e a farsi largo nella tempesta, i due sentono delle urla che rispondono al loro chiamata di soccorso. Allo stremo delle forze si avviano in quella direzione, nella nebbia, andando a trovare riposo su un’isolotto. La voce non apparteneva a nessun’altro se non Ned Land, anche lui scaraventato in mare a causa dell’urto. Notando la consistenza metallica di dove si trovavano, comprendono che l’isolotto non è altro che il mostro (grazie a una constatazione di Ned Land che precedentemente aveva tentato di arpionare la bestia ma aveva notato una resistenza metallica). I tre sono sorpresi dall’equipaggio del mezzo che li imprigionano. Nella loro cella si fanno avanti due uomini misteriosi che parlano una lingua mai udita prima. I tre raccontano in varie versioni la loro storia ( Aronnax in francese, Ned Land in inglese, Conseil in tedesco e infine – notando che i due non comprendevano – Aronnax tenta un’ultima spiegazione in latino. Dato che mi piace la descrizione che ne fa l’autore ve la posto

” Finalmente, sentitomi con le spalle al muro, chiamai a raccolta quanto mi restava dei primi studi e descrissi le nostre avventure in latino. Cicerone si sarebbe turato le orecchie e mi avrebbe spedito in cucina…” )
I due se ne vanno, senza pronunciare una parola, tra la confusione dei prigionieri. I tre nonostante tutto non vengono maltrattati e nell’ottimo servizio da tavola è presente un insegna che recitava ” Mobilis in Mobile. N” ( Latino: Mobile nel mobile elemento). Il giorno dopo Ned Land tenta di aggredire lo steward ( il cameriere di bordo ) ma viene ostacolato giusto in tempo da un ammonimento in francese. Uno dei due uomini che si erano presentati il giorno prima, spiega di conoscere tutte le lingue in cui il giorno prima si erano espressi e conosce di fama anche il professore Aronnax. L’uomo sconosciuto mostrava una rabbia repressa per il fatto che fosse stato “braccato” dall’Abraham Lincoln e si rivolge ai suoi ospiti dicendo che sono venuti a turbare la sua esistenza. Spiega anche che aveva il diritto di immergersi nel mare senza accoglierli, facendoli così annegare e a una protesta del professore che richiama l’etica e la società, l’altro ribatte di non invocare mai la civiltà davanti a lui. Il comandante pone quindi delle condizioni per la loro vita. I suoi ospiti hanno la più grande libertà sulla sua nave ma alcuni giorni potrebbero essere rinchiusi per non “vedere ciò che non deve essere visto”. Inoltre devono rinunciare a vedere la loro patria e la loro gente ma il comandante non chiede nessun giuramento affinchè non tentino di scappare.

” […] Voi mi avete attaccato. Siete venuti a violare un segreto che nessun uomo al mondo deve penetrare, il segreto di tutta la mia esistenza! E credete che io possa farvi tornare in terraferma, dove nessuno deve conoscermi più? Mai. Trattenendovi non custodisco voi quanto me stesso” […]

I tre, accettando le sue condizioni, apprendono il nome del personaggio. Lui è il Capitano Nemo e la sua nave è chiamata il Nautilus. I tre vengono alloggiati in alcune cabine e Aronnax viene invitato a pranzare con il Capitano. Le portate sono tutte a base di pesce, ma molti piatti sono ancora del tutto sconosciuti al professore ma ugualmente deliziosi. Il Nautilus dispone di una vastissima biblioteca (tra cui è presente anche il famoso libro redatto dal professore), una collezione invidiabile di perle, coralli e altri tesori del mare. Il professore viene anche a conoscenza del fatto che Nemo sia smodatamente ricco, che ha costruito personalmente il suo sommergibile senza che nessuno potesse accorgersene e seguono anche varie delucidazioni sulla funzione elettrica del mezzo.
Il giorno dopo il professore, in compagnia di Conseil e Ned Land assistono a un scenario unico. Il Nautilus, immerso nelle acque, fa aprire un’immensa vetrata nella quale si possono osservare tutti i pesci e le specie animale marine di quella regione.
Mentre Ned continua a pensare a una via di fuga, Conseil a catalogare i pesci per le varie specie a cui appartengono, Aronnax, oltre che occupato nella stesura di un trattato sui mari, prova una certa curiosità crescente per Nemo, quest’uomo che è scappato dal mondo della superficie e della società. Cosa nasconde il Capitano Nemo? Riusciranno i tre prigionieri a ritornare nella loro patria o rimarranno per sempre intrappolat nel Nautilus? Cosa vedranno nel loro viaggio?

Analisi dei Personaggi

Pierre Aronnax: Professore del Museo di Storia Naturale di Parigi, è il narratore del romanzo. E’ un grande scienziato su molti campi, come la mineralogia, la botanica, la zoologia ( soprattutto marittima) e da qui le grandi descrizioni scientifiche del romanzo. E’ curioso e affascinato dai paesaggi che il Nautilus riesce a mostrargli. Autore di un opera di successo, Il mistero dei grandi fondali oceanici. Ha praticato la medicina prima di entrare al Museo. Rimane completamente affascinato dalla figura di Nemo e dal suo rifiuto per la società. E’ l’unico che non vuole scappare dal Nautilus per i suoi studi. Ma allo stesso tempo non vuole privare i suoi compagni della possibilità di riguadagnare la libertà.

Conseil: Domestico di Aronnax. Ha trenta anni è descritto come un bravo fiammingo, un essere flemmatico per natura, regolare per principio, zelante per abitudine, non è facile a sorprendersi, molto competente con le sue mani, atto al suo servizio e, nonostante il suo nome, non dona mai consigli neanche se gli vengono richiesti. A forza di stare a contatto con i sapienti del Museo, Conseil è capace di classificare le specie di animali ma non è capace di riconoscerle a vista. Molto fedele ad Aronnax. Per quanto voglia lasciare la nave, si adatta ai voleri del suo padrone e in un primo tempo è dedito di fare sfoggio delle sue conoscenze sui pesci. Jules Verne gli ha dato il nome dell’ingegnere Jacques-François Conseil, inventore di una nave semi-sommergibile, con cui aveva fatto conoscenza verso il 1860.

Ned Land: Fiociniere canadese francofono, è molto collerico e suscettibile. Taciturno sulla fregata Abraham Lincoln, fa amicizia con il professore Aronnax – a suo avviso per il fatto che parli francese come lui. Dotato di una vista eccezionale ed è molto competente nell’uso dell’arpione. Completa spesso le conoscenze teoriche del sapiente. Cerca costantemente di evadere dal Nautilus e apprezza poco la vita e il cibo acquatica che viene servito ogni giorno. Sente la mancanza di pane, di vino e di selvaggina. Impazzisce quando deve uccidere balene, animali o chi ne ha più ne metta. La cosa buffa del tutto è che il suo cognome “Land” viene dall’inglese = terra. Bel nome per un marinaio!
Capitano Nemo: Come anticipato su il suo nome significa Nessuno, dal latino. Un personaggio geniale, oscuro e misterioso. Dice di aver rinunciato alla società degli uomini e ha rotto ogni legame con la terra. Contribuisce molto alle esposizioni scientifiche della narrazione. Molto ricco grazie ai tesori che recupera dal fondale marino… ha anche un’invidiabile collezione di perle, coralli e conchiglie. Conosce molte lingue, ha comportamenti europei ma non si riesce a comprendere la sua nazionalità. Suona malinconicamente l’organo. Jules Verne voleva fare di lui un uomo della Polonia schiacciato dalla dominazione Russa ma l’editore lo vietò, dato che la Russia aveva buoni rapporti con la Francia.

Comandante Farragut: Capitano dell’Abraham Lincoln. Crede per fede al mostro ed è deciso a sterminarlo, perchè così gli è stato impartito. Incita la sua ciurma a non desistere.

Secondo Capitano del Nautilus: Non parla mai, non si sa niente di lui. Appare spesso nel romanzo.

L’equipaggio del Nautilus: resta completamente nell’ombra, solo il secondo capitano appare qualche volta, questo aggiunge ancora più di mistero al Nautilus. Comunicano tutti con quella strana lingua che il professore e i suoi compagni non sono riusciti a identificare. Completamente fedeli e assoggettati al loro Comandante.

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54 thoughts on “Analisi su “Ventimila Leghe sotto i Mari” di Jules Verne

    1. sono assolutamente d’accordo!
      Molti dettagli tecnici sono molto noiosi però è davvero interessante quando Verne comunque studiasse tutti questi particolari e si avvicina sempre di più alla scienza moderna. Inoltre un’altra cosa da apprezzare è che abbia immaginato molte cose che sono effettivamente reali (non vorrei sbagliarmi ma per esempio il canale di Suez) cioè ha avuto una grandissima inventiva e a tratti supposizioni reali. Questo bisogna riconoscerglielo 🙂

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    1. Grazie 🙂 adoro fare delle belle analisi. Ma tu devi contare che sono appunto più analisi che recensioni perchè io non dico cosa ne penso ma dico solamente oggettivamente cosa c’è e cosa non c’è e paragono con altri libri o argomenti 🙂
      Ammetto che non ho letto ancora “Viaggio al centro della Terra” ma se ti è piaciuto il genere ti consiglio di leggere questo ^^
      Figurati, è un piacere 🙂 ogni venerdì spero che altri libri che proporrò ti interesseranno 🙂
      Alla prossima ^^

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      1. well, I can’t tell you’re not good at English! Thanks for answering my comment – as you might guess my Italian is very bad – by the way I was practicing it ( 😀 ) this afternoon watching Cinema Paradiso once again with the family (my 13-year-old son watched it for the first time – he said he liked it) . Anyhow it is a must-see movie from time to time here at home – perfect for a rainy summer afternoon afternoon! 😀

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  1. Libro stupendo di cui conservo gelosamente la copia che mi regalò mio padre; ero una bambina ma ancora oggi lo leggo gni tanto. Mia figlia mi ha detto che lo leggerà, spero….Mi ci immergo e mi sembra di vivere quell’avventura a bordo del magnifico Nautilus e la fantasia vola. Ancora malgrado non sono più una bambina. Un libro che non sembra invecchiare visto i “mostri” tecnologici che ne fanno parte…Verne, un precursore.

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  2. Jules Verne è relegato alla mia memoria, lessi qualcosa da bambino, insieme a Robinson Crusoe (di Defoe). Se non che a calamitarmi, era Emilio Salgari, di cui lessi tra i dieci e dodici almeno una trentina di romanzi. Emilio Salgari anche era buon descrittore di piante e usanze e luoghi, nel suo caso, esotici.
    Me quello che voglio sottolineare in questo mio momento è lo stupore per il tuo impegno non indifferente nel dare resoconto di questo “Ventimila” ecc. e del suo autore.
    Molto precisa e… generosa. Mi inchino. La tua è una tesina! Ben più di un post!

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    1. Ho letto Robinson Crusoe ma non posso dire lo stesso di qualche scritto di Emilio Salgari… l’ho aggiunto in lista un po’ di tempo fa e sono molto curiosa di conoscere di più questo autore di cui ho sentito tanto parlare ^^
      Grazie davvero tanto per i complimenti ^^ Cerco di fare del mio meglio e per quanto queste recensioni sono fatte da un’amatoriale come me spero di essere esaustiva e chiara ^^ Questo tuo commento mi ha fatto davvero tanto piacere. Significa che sto procedendo bene, grazie ancora ^^

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      1. Ti devo dire, per prudenza, che mi sono riletto un Salgari un paio d’anni fa. Giusto per la curiosità di vedere l’effetto che mi avrebbe prodotto, da adulto. E devo dirti che tutta quella magia, quel calore che dava alla mia fantasia di ragazzino, non li ho più ritrovati. Anzi. Ho riscontrato tanta ingenuità. Ho letto poche pagine e ho smesso.
        D’altra parte, succede anche con i luoghi e le persone.
        La cosa, devo dire, il confronto deludente, non mi hanno comunque lasciato molto depresso! 🙂
        Tutto questo, ripeto, te lo dico perchè il tuo approccio con Salgari sia … cauto, non accompagnato da eccessive aspettative 🙂

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      2. Ammetto che è un autore che mi ha sempre incuriosito anche se la tua esperienza mi fa pensare a una cosa.
        Molto probabilmente quello che attira più dei scritti di Salgari sono proprio le sue atmosfere lontane e sconosciute che immaginava senza averle mai viste. E’ ovvio quindi che si lasciasse andare a questa magia dei luoghi e al mistero che potevano suscitare ^^ Probabilmente quindi per un ragazzo questo scenario porta a sognare mentre un adulto valuterebbe il tutto appunto come ingenuo.
        Scusa lo sproloquio xD inoltre è solo una mia ipotesi dato che non l’ho letto e quindi non posso sbilanciarmi in un giudizio 🙂 Sicuramente appena posso leggerò qualcosa e dedicherò una analisi ^^

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      3. Il tuo è tutt’altro che uno sproloquio e condivido anzi la tua ipotesi.
        Devo aggiungere che all’epoca in cui leggevo Salgari, ed ero ragazzino, giungle e oceani erano entità mitiche, Internet ha reso quotidiani mondi altrimenti lontani, praticamente solo immaginabili, e quindi da indurre al sogno. In sostanza, ripeto quanto tu dici.
        Io ho tenuto a dirtelo per evitarti eventuali letture che magari avresti ritenute inutili 🙂

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      4. Immagina quindi Salgari in un’epoca ancora più lontana. Doveva essere proprio amato da chi desiderava viaggiare e sentire uno spirito di avventura 🙂
        Considero davvero poche letture inutili perchè nel bene e nel male qualsiasi cosa aiuta a formare e a giudicare oggettivamente anche un buono scritto da uno meno buono ^^ Io poi cerco di leggere di tutto ^^ Sicuramente poi Salgari sarà molto più utile rispetto a tanti “scrittori” che non considero tali.

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      5. Questa tua ultima osservazione mi fa riaffiorare un ricordo e suggerisce una considerazione.
        < La considerazione: Salgari era strangolato dagli editori, era l'epoca degli artisti disperati rintanati nelle mansarde avvolti negli sciarponi per non morire congelati. Salgari doveva sfornare una storia dopo l'altra per racimolare il gramo denaro di editori sfruttatori, ha avuto una vita dannata e dovrei controllare (non lo faccio ora per pigrizia) ma ho in mente che sia morto suicida e relativamente giovane.
        < Il ricordo: mio padre più volte mi espresse la sua stima per Salgari; mio padre asseriva che mentre il Manzoni aveva potuto permettersi il lusso di impiegare un'intera vita per scrivere I Promessi Sposi, Salgari aveva messo al mondo in molto meno tempo e in condizioni umane al limite una maggiore mole di lavoro, professionalmente onorevole, con ricostruzioni geniali di ambienti, flora e fauna, e anche storiche – lui, Salgari, che non aveva avuto certo la ventura di viaggiare.

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  3. Buongiorno, ho letto quest’analisi completa e veramente esaustiva. Complimenti. Non avrei pensato mai che un giorno mi sarei imbattuto in qualcosa del genere: una scheda “tecnica” di un libro che sembra così scontato ma non lo è. Chi non l’ha letto lo immagina come una storia alla Salgari. Ho letto il libro alle scuole medie, alcuni decenni fa, e pur non avendolo poi più riletto integralmente , ne ho subito il fascino per tutta la vita. In una chat fra amici di tanti anni fa il mio nikname era Capitan Nemo….

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    1. Buongiorno!
      Sono contenta che questa analisi ti sia piaciuta.
      Molti libri hanno elementi e caratteristiche molto curate e proprio per questo tento di fare queste analisi. Ma sono solo una principiante e mi diletto a fare molte ricerche ^^
      Non ho letto Salgari ma conoscendo sommariamente entrambi gli scrittori sicuramente Verne è molto più tecnico rispetto a Salgari ^^ Leggerò quest’ultimo al più presto per poterlo giudicare ^^
      Capitano Nemo è un grande personaggio (oltretutto è pur sempre un eroe byroniano!)
      Alla prossima!

      Mi piace

  4. Ho il libro a casa, lo lessi quasi per intero alle medie e ancora mi piace, ma purtroppo non ho tempo di riprenderlo come si deve. In ogni caso, Verne ha del genio, e tantissimo, nell’ immaginare futuri sviluppi plausibili della scienza e della tecnica: analizzandone i romanzi, troviamo prefigurazioni di invenzioni che allora erano null’altro che ipotesi fantasiose, come il sottomarino elettrico e la moderna attrezzatura subacquea (Ventimila leghe sotto i mari), i cannoni a lunga gittata (Michele Strogoff), le navi da crociera giganti (Una città galleggiante), ecc. Praticamente il padre di quell’anima futuribile della fantascienza che convive con la parte avventurosa e a volte inquietante creata da H.G. Welles.

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      1. Scartando le ipotesi fantascientifiche, secondo cui sarebbe arrivato nel XIX secolo dal futuro, direi che studiasse parecchio le scienze e si tenesse molto informato sulle ultime scoperte. Con molta intuizione, deve aver immaginato le più plausibili evoluzioni di certi studi. Completamente priva di basi, all’epoca, era invece la scena della piovra che attacca il Nautilus. Allora si credeva che fosse una leggenda e c’erano solo i segni di tentacoli trovati sulla pelle di alcuni capodogli a darle sostegno: il primo esemplare vero fu trovato morto su una spiaggia in Nuova Zelanda dieci anni dopo la pubblicazione del romanzo, un calamaro gigante di venti metri!

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      2. Quello che non capirò mai, anche alla luce di quel che ho detto sopra, è come abbia fatto a descrivere con tanta precisione il viaggio sulla luna e l’effetto-fionda (“De la Terre à la Lune” e “Atour à la Lune”). L’unico errore, per altro inevitabile, sta nella propulsione del veicolo spaziale: sparato da un cannone gigantesco come fosse un proiettile… a parte gli errori di calcolo sulla velocità, nessuno sopravvirebbe ad una partenza così, ma allora il razzo non era neppure contemplato, quindi perdoniamo.

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