Analisi su “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo

Notre-Dame de Paris

Identikit

Titolo: Notre-Dame de Paris
Titolo Originale: Notre-Dame de Paris
Autore: Victor Hugo
1° Edizione: 1831
Editore: Gosselin
Paese d’Origine: 20px-Flag_of_France.svg, Parigi
Lingua Originale: Francese

Genere: Romanzo Romantico/Gotico

Particolarità e critiche dell’epoca&Analisi dei Temi

Prima di tutto vorrei farvi capire di che libro parliamo (dato che pochi sono quelli che lo riconoscono leggendo il titolo). Tecnicamente è la storia del Gobbo di Notre-Dame, conosciuto principalmente per il cartone Disney, ecco ce l’ avete presente ora? Bene, dimenticatevelo perchè non c’entra ma davvero niente, anche se la storia rappresentata doveva essere di questo libro. Personalmente non ho mai apprezzato troppo quel cartone, il libro al contrario mi ha piacevolmente sorpresa e ho adorato la storia. Ma torniamo alle critiche dell’epoca.
Pubblicato da Hugo all’età di 29 anni, fu il primo grande successo dello scrittore. Venne infatti accolto con grande clamore, superando anche le censure dell’epoca. Particolare fu la critica sul talento con cui Hugo aveva fatto rivivere la Parigi del XV secolo e il modo in cui rende la cattedrale “la grande figura del romanzo, che può essere addirittura la sua eroina”. Anche Paul Lacroix afferma qualcosa di molto simile come “in qualche modo il personaggio principale del libro”. Inoltre il romanzo fa concordare tutti i diversi elementi in modo che le varietà dei colori si accordino meravigliosamente con la scienza dell’immaginazione. Anche lo stile non viene biasimato da giornali e popolo.
Ma un libro poteva essere completamente elogiato? Certamente no e molti scrittori manifestarono le loro idee avverse. La maggior parte erano disgustati dalla sua assenza di spiritualità quando parlava di religione o della stessa cattedrale. Si giunse persino a dire che la cattedrale sembrava illuminata da raggi infernali, piuttosto che dalla grazia divina. Inoltre manca la Provvidenza che viene sostituita dalla Fatalità (ἀνάγκη).
Sicuramente la critica più forte fu quella dello scrittore Honoré de Balzac che scrisse

« Je viens de lire Notre-Dame, deux belles scènes, trois mots, le tout invraisemblable, deux descriptions, la belle et la bête, et un déluge de mauvais goût — une fable sans possibilité et par-dessus tout un ouvrage ennuyeux, vide, plein de prétention architecturale — voilà où nous mène l’amour-propre excessif. »
( Ho appena letto Notre-Dame, due belle scene, tre parole, del tutto inverosimili, due descrizioni, la bella e la bestia, e un diluvio di cattivo gusto – una fiaba senza possibilità e soprattutto un opera noiosa, vuota, piena di pretese architettoniche – ecco dove ci conduce l’amor proprio eccessivo.)

Insomma critiche pesanti…
“Criticando” a mia volta le parole di Balzac dirò che la storia, per quanto semplice (se proprio così la vogliamo definire… è una tragedia che ha anche alcuni elementi del teatro ed è un bell’intrigo anche se non eccessivamente complicato) mi è piaciuta e ci sono scene meravigliose. La bella e la bestia? Uhm… forse ma è vero in parte. Ci ritroviamo a osservare un intrigo in cui “la bestia”  può avere molteplici significati. Chi è la bestia? Un militare avvenente che sfrutta le persone per i suoi piaceri, un prete dissoluto ma al contempo disperato nel cercare affetto o un uomo brutto ma gentile? Una bella sfida ed è cura del lettore scegliere tra questi chi sia più bestiale. Non avendo poi la concentrazione su una sola di queste “bestie” il tutto si dimostra particolarmente curato e la storia può insegnare molto di più di quello che si ritiene.

Pretese architettoniche? Ammetto che le descrizioni sono veramente troppo pesanti. Hugo volendo descrivere perfettamente la sua amata Parigi in un epoca a cui non apparteneva, cercare di catturarne tutte le sfumature. Temo che persino chi studia storia dell’arte o architettura ha un po’ di difficoltà a stargli dietro. Insomma perfette per chi vuole studiare Parigi di quell’epoca ( o più o meno qualsivoglia città), per chi vuole ricreare un romanzo in quell’epoca e per chi vuole soddisfare la propria curiosità architettonica insomma. Estremamente noiosa per chi vorrebbe godersi un romanzo e la sua bellissima storia. La verità? L’inizio è insopportabile ma se arriverete fino alla fine non ve ne pentirete!
Ritornato ai demeriti della Disney che ha chiamato il cartone il Gobbo di Notre-Dame, mentre avrete notato che il titolo originale è Notre-Dame de Paris. Perchè? E’ semplice. Mentre il cartone aveva bisogno di un protagonista, il libro ne è sprovvisto. Anzi, sembra proprio – come avrete letto in precedenza – che sia la cattedrale a essere la protagonista. Tutto si aggira attorno a lei – tranne qualche rara eccezione – e se non accade dentro di lei, o nei suoi pressi, la sua figura sembra stagliarsi su tutta Parigi. La Cattedrale ai tempi di Hugo era quasi finita in rovina (o per meglio dire nel dimenticatoio) e così lo scrittore voleva ripristinare la sua funzione di simbolo della città. E’ la cattedrale a racchiudere in sè tutte le caratteristiche gotiche: architettura, passione e religione proprio per questo motivo non c’era da meravigliarsi che questo tipo di Chiesa cozzasse drasticamente con la “Chiesa purificata” che si voleva mostrare. Nel libro appare un capitolo “Questo ucciderà Quello” una frase dell’arcidiacono Frollo e per farvela capire meglio, citerò parti stesse del libro che a me sono piaciute molto e sono di una bellezza unica.

” […] Questo ucciderà quello. Il libro ucciderà l’edificio […] Era il terrore del sacerdozio davanti a un fenomeno nuovo, la stampa. […] Era la cattedra e il manoscritto, la parola parlata e quella scritta, in allarme davanti alla parola stampata […] Era il grido del profeta che sente rumoreggiare e brulicare l’umanità emancipata, che vede nell’avvenire l’intelligenza soppiantare la fede, l’opinione detronizzare la religione, il mondo scuotere Roma. Pronostico del filosofo che vede il pensiero umano, volatilizzato dalla stampa, evaporare dal vaso teocratico […] Questo significa che un potere stava per succedere a un altro potere. Questo voleva dire: la stampa ucciderà la chiesa”

In una mia libera interpretazione posso quasi dire che era la paura dell’uomo potente davanti all’ignoranza che stava per evolversi in razionalità. Perchè? I libri danno conoscenza, i libri danno cultura. Con un proprio ingegno è meno facile seguire inclinazioni sbagliate (e farsi manipolare). Perchè i più grandi tiranni hanno vietato la cultura? Prendiamo un esempio a caso… Savonarola! Lui ha bruciato libri, quadri e molti oggetti artistici perchè considerati eretici. Ma erano davvero tutti eretici? Probabilmente no ma il suo potere si basava sull’ignoranza altrui. Insomma secondo me questa è un anticipazione su quello che poi vedrà nel suo tempo e ancora nel nostro (già se ci pensate Martin Lutero quando ha tradotto la Bibbia ha contestato la Chiesa, liberando anche dall’ignoranza molte persone e riportando un messaggio chiaro e alla portata di tutti).

Avendo comunque una Chiesa tanto oscura come protagonista del romanzo non si poteva di certo avere una Provvidenza ma una Fatalità (come ho detto precedentemente). La parola greca ἀνάγκη descrive tutto il concetto di questa “Provvidenza nera”. Citerò sempre un passo del libro per farlo capire meglio.

” […] seguendo la direzione dello sguardo di lui, vide come si fosse meccanicamente fissato sulla grande ragnatela che tappezzava la finestra. In quel momento una mosca stordita, che cercava il sole di marzo, si gettò in quella rete e vi si invischiò. […] L’enorme ragno scattò bruscamente dal centro e si precipitò con un balzo sulla mosca […]
<< Ecco un simbolo di tutto. Vola, è felice, è appena nata; cerca la primavera,l'aria pura, la libertà […] Lasciate fare! E' la fatalità! […] Tu volavi verso la scienza, la luce, il sole, tu volevi solo arrivare alla grande luce della verità eterna […] non hai visto quella sottile ragnatela tesa dal destino tra la luce e te, e ti ci sei gettato a capofitto, miserabile pazzo […] E quand'anche avessi potuto rompere questa pericolosa tela con le tue ali da moscerino credi che avresti potuto raggiungere la luce […]"

Non è una Moira alla greca, nè un Fato latino, ma non è nemmeno una Provvidenza benevola. Sembra quasi che il libero arbitrio possa portarti, per un unico sbaglio, alla Fatalità dei fatti.

Un altra cosa che dimostra il romanzo è che una persona non può essere giudicata dall’apparenza. Citerò un altro passo molto bello (almeno per me).

” […] Una mattina ella vide sulla finestra, svegliandosi, due vasi pieni di fiori. Uno era un vaso di cristallo, bellissimo e splendente, ma incrinato. Aveva lasciato sfuggire l’acqua di cui era stato riempito, e i fiori che conteneva erano appassiti. L’altro era un recipiente di coccio, rozzo e comune, che aveva però conservato tutta l’acqua, e i cui fiori erano rimasti freschi e vermigli […] ma lei prese il mazzo appassito, e lo portò tutto il giorno sul seno […]”

Una metafora più chiara di così non può essere commentata, Hugo è un genio.

Le altre particolarità del romanzo sono poi l’architettura che classifica un popolo e i suoi ideali, la differenza dei valori tra i francesi del ‘500 e quelli dell’ 800 e quindi l’evoluzione della cultura.

Biografia dell’Autore

Nacque il 26 Febbrario del 1802 a Besancon nella Franca Contea, il padre era un conte napoleonico e militare dell’esercito di Giuseppe Bonaparte. Seguì il padre, insieme alla madre e ai fratelli prima a Parigi, poi a Napoli e in Spagna – dove il padre ottenne il grado di Generale – il giovane Hugo non dimenticò mai questi posti visitati.
Nel 1813 i suoi genitori si separarono e la madre ritornò a Parigi, dove Hugo frequentò un Politecnico per volere del padre. Presto abbandonò questi studi tecnici per dedicarsi alla letteratura.
Scrisse le Odi, che furono la sua prima composizione letteraria. Insieme ai fratelli fondò il foglio Il conservatore letterario (1819) e nello stesso anno vinse un concorso dell’Académie des Jeux Floraux.
Il 12 ottobre del 1822 sposò una sua amica d’infanzia. Scoprì dopo alcuni anni del tradimento della moglie e questo lo portò a condurre una vita di libertinaggio. Sua amante per circa cinquant’anni fu Juliette Drouet che restò sempre vicina (salvandolo anche dalla prigione in occasione del colpo di Stato di Napoleone III) nonostante le continue infedeltà dell’amante: lui le scriverà molti poemi, tra cui un Libro dell’anniversario compilato dai due ogni anno, appunto il giorno dell’anniversario del loro primo incontro.
Intrattenne anche una vita politica che poi lo portò all’esilio. Venne citato sempre come “Padre della Patria in Esilio” e riuscì a tornare in Francia dopo la caduta di Napoleone III. Hugo venne accolto da una folla acclamante ed entusiastica e la sua casa diventò nuovamente luogo di incontro tra letterati; fino alla sua morte rimase un nume tutelare della repubblica restaurata. Morì il 22 maggio 1885 dopo aver resistito a varie tragedie.

Trama (Senza Anticipazioni)

L’intrigo inizia a Parigi nel 6 Gennaio del 1482. La folla si è riunita al Palazzo di Giustizia per assistere a un Mistero rappresentato in onore dell’ambasciata fiamminga. Mezzogiorno infine arriva, senza che la rappresentazione sia ancora iniziata, la folla prende a inferocirsi e benchè ancora non siano arrivati nè i nobili nè l’ambasciata viene rappresentato l’atteso mistero. Questa sollecitudine e consenso è stato dato da Gringoire, un personaggio oscuro che si rivela essere l’autore di quella composizione e i primi due libri del romanzo lo seguono nelle sue avventure. Sfortunatamente l’attenzione della folla viene presto sviata – il Mistero è troppo poetico e aulico per il genere popolare – prima da Clopin Trouillefou, da Jehan Frollo, poi dagli ambasciatori in persona e poi, dal calzettaio fiammingo, Jacques Coppenole che ripudia il Mistero, trovandolo noioso e propone l’organizzazione improvvisa dell’elezione di un Papa dei Folli, in occasione appunto della Festa dei Folli che aveva luogo quel giorno.

Il popolo acclama la proposta, il mistero viene interrotto – con grandissimo disappunto i Gringoire – e si apprestano all’elezione. I concorrenti sono numerosi e ognuno deve esibire una smorfia, la più brutta avrebbe meritato il titolo di Papa dei Folli per quel giorno. Il campanaro di Notre-Dame, Quasimodo viene infine scelto per la sua bruttezza e viene tributato con i più grandi onori. Intanto Gringoire, amareggiato, inizia a sentire parlare di Esmeralda, una danzatrice egiziana (si credeva che l’Egitto fosse la patria degli Zingari) che deliziava con i suoi balli, le sue canzoni e la capra Djali che sapeva compiere vari giochi di prestigio. Il poeta presto deve rinunciare all’incanto di Esmeralda, poichè dalla folla emerge un prete in nero che prende ad accusare la ragazza di stregoneria che, spaventata, scappa via. Intanto la processione del Papa dei Folli giunge fino a lì e la gloria del Papa viene interrotta da quello stesso prete che si mostra adirato dalla presenza del campanaro. Quest’ultimo appare tutto a un tratto sottomesso da quella figura.
Intanto Gringoire, senza soldi e rattristato per la sua opera non andata a termine, inizia a seguire Esmeralda mentre Parigi piomba nell’oscurità. Avendo un animo codardo, si nasconde quando la Zingara per un pelo non viene rapita da Quasimodo e un uomo vestito di nero grazie all’intervento del capitano delle guardie Phœbus de Châteaupers. Lei fugge dal capitano, e seppur odiando le guardie in genere è affascinata da lui. Gringoire intanto riprenderà a girovagare finchè si perde nella Corte dei Miracoli, il quartiere infestato dai peggiori delinquenti della capitale. Sta per essere impiccato da Clopin Trouillefou, un mendicante scaltro e carismatico, un assassino e capo dei delinquenti. Si salva due volte ma la terza sembra quella definitiva quando giunge Esmeralda e lo sposa, rompendo una brocca, solo per salvarlo. Gringoire viene quindi a scoprire che la ragazza ha al collo un sacchettino, suo tesoro che le permetterà di ritrovare sua madre soltanto se lei resta casta, proprio per questo lui capisce di non poter essere suo marito, anche perchè Esmeralda è completamente assorta da un nome: Phoebus.

Il libro III presenta una brillante descrizione architettonica di Notre-Dame, ricostruisce la sua storia e le ristrutturazioni mal pensate che sono state apportate, dona inoltre una visione completa della città di Parigi dall’alto della Cattedrale.

Il libro IV ricorre a varie flash-back, si parla della nascita di Quasimodo, la gioventù di Claude Frollo e sulle condizioni per le quali l’arcidiacono ha adottato il gobbo. Frollo è sempre stato appassionato delle scienze e della cultura in genere, dopo la morte tragica dei suoi genitori, decide di adottare il fratello minore Jehan, sperando di farne un uomo buono ma senza riuscirci poichè il giovane ha anche dissipato tutti i suoi risparmi, nonostante abbiano una proprietà. Parla anche del gobbo Quasimodo che Frollo aveva adottato quando tutti lo avevano ripudiato mentre era esposto nella cattedrale. Facendo quest’atto di carità sperava così di far perdonare in Cielo qualche malefatta del suo fratello minore. Frollo non rinchiude Quasimodo nella Cattedrale ma è lui che ne fa la sua dimora. Il gobbo si trova in sintonia con l’aria gotica della Chiesa, ama le sue campane e fuori da quelle mura gli aspetta un mondo ostile per la sua bruttezza ( le donne al suo passaggio chiudevano gli occhi o si voltavano, da come viene scritto credo che fosse un usanza dell’epoca altrimenti anche loro partorivano figli storpi). Frollo ha insegnato a Quasimodo tutto quello che sa e il gobbo purtroppo non solo è orribile ma anche sordo per le campane e quasi muto… ha la facoltà di parlare ma lo fa raramente. Inoltre ha spesso uno sguardo minaccioso con le persone in genere mentre ha una grande devozione per Claude Frollo, l’arcidiacono. Quest’ultimo dal canto sua non ha mai provato nessuna passione per le donne, di cui ha un opinione pessima e detesta le zingare.

Nel libro V Frollo immerso nei suoi studi, che insieme alle sue conoscenze di teologia gli hanno permesso di diventare arcidiacono di Notre-Dame, riceve la visita di Jacques Coictier, medico del re, accompagnato da un misterioso visitatore, il compare Tourangeau. Tutti e tre discutono sulla medicina e poi Frollo prende a parlare di alchimia, mentre Coictier lo addita come un pazzo. Il misterioso personaggio si rivela essere l’abate di Saint-Martin de Tours, cioè re Luigi XI medesimo. Nel corso della discussione, Frollo fa allusione al fatto che la stampa ucciderà l’edificio “Questo ucciderà quello” per l’appunto. Il capitolo successivo spiega perfettamente i pensieri del personaggio su questa affermazione.

Nel libro VI Quasimodo è giudicato a Châtelet per il suo tentativo di rapire Esmeralda. L’affare è messo alle attenzioni di un uditore sordo, proprio come Quasimodo: il processo è una farsa e Quasimodo senza aver sentito qualcosa e senza aver capito cosa stava succedendo, viene fustigato sulla piazza de Grève. In quella stessa piazza, si trova il così chiamato “Buco dei topi” che serve come cella d’isolamento a recluse volontarie che passano lì la vita a pregare, in quel periodo si trovava una donna chiamata Sorella Gudule. Un gruppo di donne (Gervaise, Oudarde e Mahiette) intanto discutono non lontano di lì; Mahiette racconta la storia di Paquette, soprannominata la Chantefleurie, la cui figlia, sua unica consolazione, era stata rapita appena nata, circa quindici anni fa, dagli egiziani e avevano rimpiazzato la bellissima bambina con un gobbo. La Chantefleurie probabilmente era diventata pazza per la perdita di sua figlia, che non ha mai ritrovato. Mahiette, portando una focaccia gialla alla reclusa che adorava una scarpetta – unico oggetto di sua figlia che gli zingari avevano lasciato – comprende che si tratta proprio di lei. Inoltre Gudule ha un astio feroce contro gli egiziani e in particolare per Esmeralda, perchè è bella e quindi ammaliatrice.

Intanto Quasimodo continua a subire il supplizio, tutti lo beffeggiano ma ecco che dalla folla emerge la stessa Esmeralda -seguita da un coro di insulti da parte di Gudule – che con un gesto generoso dona lei stessa da bere a Quasimodo che da quel momento la amerà fino alla follia.

Il libro VII si svolge settimane dopo, quando Esmeralda è intenta a danzare vicino a Notre-Dame, mentre Gringoire, che si è fatto malvivente, fa il giocoliere. Esmeralda è ammirata e osservata dall’intera folla, ma anche da Frollo dall’alto delle torri e da Phœbus de Châteaupers. Costui si trova dalla sua futura sposa, Fleur-de-Lys, la cui casa si affaccia sulla cattedrale. Riconoscendo la zingara, la fa salire in casa, sperando che possa intrattenerli con una delle sue danze. Esmeralda che era stata tanto ammirata da lontano da Fleur-de-Lys e dalla sua compagnia, in sua presenza suscita sdegno e gelosia per la sua bellezza. La zinara inoltre è tradita dalla sua capra Djali a cui ha insegnato a disporre le lettere per formare il nome di Phœbus: in quello stesso momento viene cacciata.

Frollo si avvicina a Gringoire, che è stato suo allievo, per farlo parlare a proposito di Esmeralda e comprende che lei è innamorata del Capitano delle guardie. I giorni passano e Frollo diventa sempre più ossessionato dalla passione per la Zingara e dalla crescente gelosia verso Phœbus. Suo fratello Jehan, che spendendo regolarmente soldi tra vino e donne, va a fargli visita per chiedergli del denaro, ecco che l’arcidiacono riceve la visita di mastro Jacques Charmolue e Jehan deve rimanere nascosto in un angolo per ascoltare la loro conversazione che verte su alcuni processi di stregoneria da intentare contro alcune persone. Usando questa conversazione come ricatto, Jehan riceve i soldi dal fratello – che lo ama troppo – e così lasciando la cattedrale, Jehan incontra Phœbus, che era uno dei suoi compagni di libertinaggio.

Jehan così viene informato da Phœbus – che non è per niente innamorato di Esmeralda, ma vuole passare una notte con lei – che le ha dato un appuntamento quella sera stessa. Dopo che Phœbus abbandona Jehan, mezzo morto a causa dell’alcool viene avvicinato da un incappucciato nero che gli domanda di poter assistere al suo incontro con la zingara, con un pagamento e Phœbus accetta – essendo a corto di denaro.

Esmeralda giunge all’incontro, dove Phœbus si mostra molto intraprendente (a quanto pare era esperto in libertinaggi) ma nel momento stesso in cui lei (abbandonando completamente il suo voto per ritrovare sua madre) ecco che il Capitano viene pugnalato e l’ombra incappucciata scappa dalla finestra, gettandosi nella Senna. Esmeralda verrà messa sotto processo per la morte di Phœbus. Riuscirà Esmeralda a salvarsi e a trovare sua madre?

Analisi dei personaggi

Notre-Dame: Come già anticipato viene considerata la vera protagonista del romanzo. Mi sono già dilungata nelle critiche sopra, quindi inutile soffermarsi xD

Pierre Gringoire: Il suo personaggio si ispira liberamente al poeta e drammaturgo suo omonimo. Gringoire è un artista, allievo di Claude Frollo, senza un soldo che coltiva grande filosofia e poesia. (Insomma lui è tutto filosofia e si perde nei suoi ragionamenti e così si perde per Parigi). Si perde nella Corte dei Miracoli e condannato alla forca, viene salvato da Esmeralda che lo sposa. Notando però che lei ama Phoebus, lui non la tocca e diventa suo amico. Ha un amore sfrenato verso la capra, che lo delizia con i suoi giochi di prestigio.

Esmeralda: Lei è una zingara che soggiorna alla Corte dei Miracoli, dove si trova la sua gente. Ha sedici anni, vive con le offerte che le vengono date danzando per le strade di Parigi. Risalta per la sua bellezza, ammirata da tutti. Incarna l’innocenza – che le permetterà di ritrovare sua madre- ed ha una certa aria naif. Particolarmente conosciuta per le sue “smorfiette”, si innamora perdutamente di Phoebus.
Claude Frollo: Arcidiacono di Notre-Dame, fratello maggiore di Jehan Frollo, padrone/padre adottivo di Quasimodo, maestro di Gringoire e perdutamente innamorato di Esmeralda, che lo odia. E’ l’anima nera del romanzo. Ama perdutamente il fratello, anche se lui lo delude in più modi e conduce una vita dissoluta, ama anche Quasimodo, di cui è sicuro della sua fedeltà. In seguito alle sue delusione si getta a capofitto nello studio e nell’alchimia. Per quanto odia gli zingari e le donne in genere non può resistere a Esmeralda.

Quasimodo: E’ stato abbandonato dai suoi genitori alla nascita a causa della sua bruttezza. E’ stato deposto a Notre-Dame, dove Frollo lo raccoglie e lo accudisce. L’arcidiacono è l’unico che sa comunicare con lui a segni o con l’aiuto di un fischietto che il sordo riesce a sentire. Gobbo, storpio, sordo e orribile, appare inizialmente nel romanzo simile quasi a un animale per i comportamenti e la rabbia e come il più grande bruto al servizio di Frollo. Grande fedeltà nei confronti di Frollo.

Jehan Frollo : Il giovane fratello di Claude Frollo, studente all’università. Ha dissipato molti soldi del fratello fra donne e vino. E’ un giovane completamente deviato che ha dato solo delusioni al fratello maggiore. Fa di tutto per stuzzicare Quasimodo.

Phœbus de Châteaupers : Capitano delle Guardie. E’ attirato dalla zingara Esmeralda senza avere veramente dell’affetto per lei. E’ già fidanzato con Fleur-de-Lys che dimostrerà gelosia verso l’egiziana. E’ un uomo dissoluto, perverso e dedito al vino, anche se sembra quasi non accorgersi dell’amore reale che nutre per lui Esmeralda.

Fleur-de-Lys de Gondelaurier: Fidanzata di Phoebus, molto gelosa di Esmeralda.

Clopin Trouillefou : Uno dei capi della banda dei malviventi, occupa grande importanza nella Corte dei Miracoli.

Louis XI de France : Crudele, avaro e calcolatore, il re di Francia, appare solo in una scena ma gioca un ruolo decisivo per la repressione della rivolta dei malviventi che tentano di salvare Esmeralda. Interessato alla questione della pietra filosofale, va a Notre-Dame sotto falsa identità per parlare con Frollo.

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22 thoughts on “Analisi su “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo

    1. Ciao ^^ grazie per essere passato
      Adoro Hugo quindi non posso fare altro che essere d’accordo con te.
      Ammetto forse che con la Disney sono stata un po’ cattiva ma personalmente non trovo Notre Dame de Paris una storia adattabile ai bambini. Ma è un mio parere e non può essere condiviso. Inoltre dato che molti sono più influenzati dal cartone che dal libro era inevitabile il confronto, almeno per far capire di cosa stavo trattando 🙂

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      1. Figurati, è un piacere leggere questi articoli.
        Sí, capisco bene che per parlare di questo romanzo sia facile dover ricorrere alla trasposizione Disney, che per altro non sono riuscito a vedere completamente perché insopportabile (ho però letto la trasposizione su Topolino della trasposizione del romanzo…), solo che proprio perché il soggetto è sbagliato credo sia riuscita male la trasposizione.
        Abbi pietà del mio scrivere, te ne prego.

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  1. Ti dirò, a me invece il film della Disney è piaciuto e addirittura lo considero il migliore fatto da loro ^^

    Molto bella anche la tua recensione, approfondita e che parla di tutto… sicuramente viene ancora più voglia di leggerlo ^^ quindi potresti farne più spesso recensioni di questo tipo perché sono molto interessanti 😀 bravissima!

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    1. Sono gusti personali, a me non piace. Nè per i disegni nè per come i caratteri dei personaggi siano stati travolti (ogni riferimento a Phoebus e a Frollo è puramente casuale). Inoltre è la particolarità di Notre Dame quella di non avere protagonista o di lasciare emergere le apparenze di questi stessi.
      Sono contenta che ti piaccia 🙂
      Adesso infatti ho avviato questa rubrica e ogni venerdì ne pubblicherò una, già la settimana scorsa ne ho pubblicata una ^^ La prossima (sì ne ho un bel po’ pronte) sarà su “Ventimila leghe sotto i mari” anche per variare genere.
      Alla prossima e grazie ^^

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  2. Devo leggerlo! Anche se mi sembra un po’ complicato, direi che devo leggerlo! Mi ha incuriosito parecchio.
    Una bell’analisi approfondita e che non svela troppo, complimenti!
    Difficile fare una recensione così ben fatta!
    A me il cartone della Disney è piaciuto moltissimo, direi che lo adoro… 😀 ma io non ho letto il libro.
    A presto! ^^

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    1. Ciao ^^ grazie per aver letto!
      Allora guarda io leggo principalmente classici e ce ne sono di bellissimi! Spesso sono complicati ma davvero ne vale la pena 🙂 Poi Notre Dame è un libro bellissimo ^^
      Amo le analisi e spero presto di farne altre 🙂 senza rivelare mai troppo e rivelare altre curiosità per chi conosce il libro ^^
      Guarda il cartone Disney è un mio parere ma dalla storia davvero si distacca molto… gli stessi personaggi sono deformati…
      A presto e grazie :3

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  3. Splendida analisi. Notre Dame de Paris è un libro che ho iniziato tre volte, ma per varie ragioni l’ho sempre abbandonato dopo le prime pagine, nonostante l’enorme fascino che ancora mi suscita. Devo assolutamente trovare il tempo e il modo di leggerlo con calma, anche perché le tue parole hanno rinnovato il mio interesse !

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  5. Ciao Alice, ho veramente adorato questo articolo e ti volevo chiedere se potessi prenderne spunto per la mia tesina di maturità che si incentrerà sul romanzo di Hugo e il musical di Cocciante di Notre Dame de Paris. Nel caso prendessi alcuni dei tuoi commenti saresti nella bibliografia a fine tesina. Grazie mille e complimenti!

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