Delirium Tremens

Delirium Tremens
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Camminò lentamente, seppur con una certa velata fretta, tra le eriche e la bassa vegetazione della brughiera. Aveva il tipico andamento di chi non vuole ammettere il suo ritardo, facendosi aspettare e desiderare, ma al contempo era inquieto di continuare per la sua strada.

«Da quanto tempo!» Edgar alzò lievemente gli occhi e sorrise. Nel suo volto si leggeva superbia ma dagli occhi traspirava una brillante felicità.

«Troppo Miss Elinor, da quanto non ho potuto rivedere il vostro volto radioso.» Si fermò un attimo, continuando a sorridere, pregustando le parole con cui avrebbe continuato «ma nulla in confronto a quello che la mia assenza deve avervi provocato, ammirare la perfezione vuol dire desiderarla e imitarla, perdere me anche solo per un istante vuol dire perdere la perfezione e i benefici che ne scaturiscono.»

Elinor rise divertita, lui non aveva assolutamente perso il suo animo ironico e orgoglioso. Scuoteva leggermente la testa, i riccioli si muovevano con il vento, le sue labbra erano curvate in un sorriso. Edgar la osservava, traendo piacere da quella gioia, estasiato da quella vista. La amava, senza dubbio, come lei amava lui. Lì, nell’ombra fosca della landa selvaggia nessuna società li avrebbe giudicati. Non vi era nulla di male in quel discorso innocente e nel loro divertimento onesto ma erano soli, lontani da tutti e questo era punibile.

Edgar si voltò, eretto nella sua statura, fieramente sprezzante contro il vento, il bastone affondato nell’erba. «Come può la natura non reagire a tanta bellezza? Perché le nubi coprono la nostra azione, come se fosse vergognosa e illecita, perché la luce esita a portare conforto alle nostre anime?» Improvvisamente si era incupito, perdendo il suo animo allegro.

Elinor lo guardò, non comprendendo le sue difficoltà, rispondendo ingenuamente «Forse la luce ti ha visto ed è scappata.»

Edgar la guardò mesto e imbarazzato, poi un nuovo guizzo ridiede vita ai suoi occhi e ribatté serafico «Ti sbagli Elinor, la luce non è scappata. Sono io la luce dell’esistenza.» Si voltò a guardarla, ghignando furbamente. Non immaginava come presto quella frase si sarebbe rivelata sbagliata.

~

Nessuna luna si ergeva nel firmamento, le stelle ammantavano quella volta scura e impenetrabile. Lontano dalle luci della città, nella notte inoltrata, Edgar si trascinava in avanti, barcollando vistosamente. Il suo cammino era sempre più travagliato, fino a quando crollò in ginocchio, vicino a un muretto solitario.

I capelli lunghi e poco curati si erano appiccicati al suo volto emaciato e terribilmente pallido. Gli occhi spalancati, spaventosamente vuoti, a tratti venivano scossi da un fremito di puro terrore e tutto il suo corpo tremava, sotto la pressione dell’alcool. La bottiglia che aveva tra le mani scivolò piano, lontano dal suo corpo. Avrebbe voluto riafferrarla, aggrapparsi di nuovo a quell’aiuto fugace che lo aveva aiutato a dimenticare. Le sue tempie scoppiavano, battendo furiosamente, al ritmo del cuore, la sua mente mandava impulsi frenetici e scoordinati all’intero corpo. Scosso dai fremiti, il suo corpo aveva scatti furenti e incontrollabili, non si accorse nemmeno del contenuto della bottiglia che si rovesciò, concimando la terra del suo potente liquido. Presto i vetri si sarebbero infranti sulla dura terra. Si rannicchiò, cercando protezione contro il muro.

Il vento calmo ma pungente penetrava facilmente nei suoi vestiti, un tempo di ottima taglia e di perfetta qualità, ma adesso laceri e sporchi. Ma lui non si accorgeva di niente, aveva gli occhi orribilmente spalancati e fissi nel vuoto. Soffriva atrocemente per quelle visioni che continuavano a tormentarlo con il passato.

Con una certa ansia, prese a frugare nella giacca, tremando vistosamente. Temeva di aver perso ogni traccia di lei, paventava di non avere più niente che nella sua miseria potesse ricordarla. Estrasse il suo fazzoletto ricamato, pur se la sua povera vista non lo aiutava, né la luce gli dava alcun sussidio, non si diede per vinto. Tastò freneticamente l’oggetto, finché trovo l’irregolarità della stoffa. Percorse con le dita quelle lettere ricamate, le iniziali della sua amata e nel suo delirio rievocava lentamente il suo nome.

No, mai era stato la luce né mai era stato la perfezione. Neanche lei lo era, ma quando le stava accanto, sapeva di poter essere qualcuno importante e sperava di poter aspirare in alto. Era stato superbo e cieco, la luce non era il singolo ma l’unione e l’equilibrio che erano riusciti a ottenere. Sorrise amaramente. Quanto si pentiva di non aver rivolto mai quelle parole gentili che aveva sempre tenuto dentro di sé, in fondo era timido e non aveva mai potuto aprirsi con le donne, soprattutto con Elinor, che rispettava e amava come pochi. Figlio minore di una casa aristocratica, il suo eventuale matrimonio per amore mai gli avrebbe portato una qualche sorta di ingente dote. Sottoposto al ligio dovere e alla convenienza, l’aveva abbandonata a malincuore e adesso era finito così, sul ciglio della sua disperazione, nella bolgia del suo tormento. Aveva ceduto al liquore, unica sua consolazione.

La sua prima confidente era stata la dinamica Società, ma troppo chiassosa e maldicente per il suo instabile stato d’animo. Poi aveva conosciuto Solitudine, ma il suo silenzio lo dilaniava e gli permetteva solo di pensare con ancora più straziante intensità. Allora si era rifugiato nella dolce compagnia dell’Alcool e ne era stato piacevolmente conquistato. La sua amicizia lo aveva portato alla rovina e quindi poi all’inoperosità. Non era mai stato superbo perché credeva di essere davvero in qualche modo importante. Aveva bisogno di un incoraggiamento per credere che fosse utile per qualcuno e che sarebbe riuscito in qualche modo nella vita, era stato il suo disperato tentativo per autoconvincersi della sua importanza. Autoingannato da se stesso e allo stesso tempo scoraggiato, si era trascinato lui stesso nella fredda tomba, dalla quale non avrebbe fatto alcun ritorno.

Sarebbe voluto almeno morire felice, osservando il sorriso preoccupato di lei, sussurrandole di continuare a vivere per lui. Si agitò, sempre più convulsamente, le sue pupille si ingrandirono sempre di più. Non esisteva più né la città lontana, né il muretto, né la notte, né il vento. Nella sua pazzia vedeva solo lei in tutto il suo splendore. Ma la sua lucentezza era contagiata da una persona che le stava al fianco, di spalle rispetto a Edgar, che la faceva sorridere, che la divertiva.

Il corpo, giù provato dalla malattia sempre più convulsa, si fermò. Il cuore rallentò significativamente i suoi battiti. Toccato il massimo punto delle tenebre, intanto, la luce intraprendeva la sua gloriosa ascesa. Ma per Edgar non ci sarebbe stata più pace.

Se in vita avesse visto più da vicino la soluzione, probabilmente sarebbe stato felice.

Se fosse stato più accorto, avrebbe visto che a far sorridere Elinor, anche vedendolo nella sua atroce follia, era stato il suo allegro lui stesso.


Creative Commons License
Alice Jane Raynor’s “Delirium Tremens” is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.
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10 thoughts on “Delirium Tremens

  1. Molto bello e toccante! Complimenti! 😀
    È un racconto breve o c’è anche un seguito? In poche parole sei riuscita a farmi affezionare ai tuoi personaggi e a volerne sapere di più sul loro carattere e sulla loro storia! 🙂
    Io sto provando ormai da anni a portare avanti un fantasy, forse nella nuova versione che farò del mio blog ne pubblicherò qualche pezzo… Nel frattempo tornerò di certo a rileggerti un po’ alla volta, per non finire tutto subito! 😉
    Sei davvero brava, ancora complimenti! ^_^

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  2. Ciao ^^ Grazie per essere passata!
    Sono contenta che la storia ti sia piaciuta *.*
    Purtroppo è un racconto breve, l’unica storia che al momento avrà un seguito in questo blog è “Il suono del Rintocco” che spero diventerà un giorno un vero e proprio romanzo gotico ^^
    Sono davvero felice che mi dici come ti sei affezionata ai personaggi, è una bella sfida in poche parole riuscire a raccontare una storia completa e a far emozionare il lettore, questo tuo commento mi ha davvero rallegrato la giornata ^^
    Spero che pubblicherai questo fantasy, così potrò seguirlo, leggerlo e magari darti qualche consiglio **
    Sono davvero contenta che ti sia piaciuto e grazie davvero per questo commento, sei stata dolcissima! 😀
    Alla prossima ❤ ti aspetto!

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    1. Prego, non c’è di che! Spesso non ho molto tempo, ma i racconti (soprattutto i fantasy) mi piacciono molto e quindi tornerò senz’altro presto per scoprire il tuo “Il suono del Rintocco”. 😉
      Intanto in bocca al lupo per tutto, spero che un giorno riuscirai a pubblicarlo!
      Grazie per le belle parole! ^_^
      A presto! 😀

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  3. Questo, personalmente parlando, l’ho trovato migliore 😉 ma anche qui devi fare un po’di tiro all’avverbio. Comunque sei riuscita a caratterizzare due personaggi nello spazio di nemmeno 7000 battute…e questo vuol dire 😉

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